Un parametro di analisi macroeconomica: Import-export, avanzo e disavanzo nella bilancia commerciale

Premessa

 

 

Dopo il crollo del cosiddetto ‘sistema sovietico’ a cavallo fra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta del secolo scorso, la Nato ha esteso la sua presenza militare in varie nazioni dell’ex blocco sovietico. Ad esempio i Paesi baltici, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Romania, la Bulgaria. In Ucraina stazionano istruttori militari occidentali. Il vecchio cordone protettivo del patto di Varsavia, che faceva da antemurale al centro imperiale storico della Moscova, è quindi svanito, dissolto, anzi si è trasformato nel suo opposto: un avamposto della Nato. LE DINAMICHE ECONOMICHE SI INTERSECANO CON QUELLE POLITICO-MILITARI: AL CALO DELLA PRESENZA ECONOMICA USA IN Europa, E NEL RESTO DEL MONDO, SI ASSOCIA LA CRESCITA BULIMICA DELLA NATO A GUIDA USA, mentre DI CONVERSO SI RAFFORZA IL DISPOSITIVO MILITARE INDUSTRIALE RUSSO E CINESE.  Inoltre  aumenta il peso DEGLI INVESTIMENTI CINESI IN PAESI COME LA GRECIA E L’UNGHERIA, E LA DIPENDENZA EUROPEA DALLE FORNITURE DI PETROLIO E METANO RUSSE.


La Cina sta investendo diversi miliardi in alcuni paesi dell’Europa dell’est, le stime giunte fino al 2015 parlano di quasi quattro miliardi. Quasi la metà di questa cifra risulta investita in Ungheria, dove serve a finanziare la costruzione della linea ferroviaria Budapest-Belgrado e altre infrastrutture minori. Lo scopo di queste realizzazioni infrastrutturali è quello di velocizzare la penetrazione delle merci prodotte in Cina nei mercati europei. Nel 2016 una grande compagnia di navigazione cinese ha comprato gran parte delle quote di proprietà del porto greco di Pireo, acquisendo il controllo di uno snodo commerciale importante del commercio marittimo nel mare mediterraneo. Le merci sbarcate nel porto di Pireo, ma anche quelle che giungono via terra (su gomma o su strada ferrata) dalla Russia e dall’Asia centrale, vengono poi trasportate prevalentemente per via ferrata ripartendo da Budapest, dove inizieranno un viaggio fino a Belgrado, per giungere infine sui mercati europei. La posizione geografica dell’Ungheria è ideale per il trasporto delle merci cinesi, poiché consente una notevole riduzione dei costi di distribuzione. Dunque gli investimenti infrastrutturali servono a creare un centro logistico per il deposito e lo smistamento delle merci indirizzate ai mercati europei. Da un punto di vista logistico-commerciale anche la Polonia e la Romania sono utilizzabili come snodi di collegamento con i mercati di sbocco-destinazione europei. Ora, a titolo di chiarimento del peso reale non solo dell’import-export commerciale fra Cina ed Europa possiamo esporre un altro dato di fatto: gli investimenti di capitale della Cina in Europa nel 2014 hanno superato quelli europei in Cina. Due anni dopo, ovvero nel 2016, vengono registrati i seguenti dati numerici: investimenti cinesi in Europa 35 miliardi di dollari, investimenti dell’Europa in Cina 8 miliardi. Una parte considerevole di questi investimenti di capitale monetario è servita per l’acquisto di aziende già avviate. Ad esempio nel 2015 ben 7 miliardi sono stati impiegati per rilevare un azienda produttrice di pneumatici. Nel 2016 invece 6,7 miliardi hanno consentito l’acquisto di una società di scommesse, e 4,4 miliardi sono serviti per l’acquisto si una società produttrice di robot, e l’elenco sarebbe ancora lungo.

Vedremo nel prossimo capitolo l’entità del disavanzo commerciale USA, rapportandolo all’avanzo commerciale cinese e anche di altri player capitalistici.  

 

Capitolo primo: Affari e politica

Alcune menti acute della politica USA hanno individuato nella penetrazione di capitali cinesi in Europa una minaccia alle relazioni euro-americane, peggiore, per certi versi, delle rinnovate strategie competitive (sul piano geopolitico ed economico) della federazione russa. Politica e affari dunque. La penetrazione di capitali cinesi in Europa, ovvero lo Shopping di aziende europee già avviate, costituisce in prospettiva un fattore di cambiamento geopolitico poco gradito alla classe dominante USA. Il debito pubblico USA rende problematico il mantenimento di un sistema di basi militari su scala mondiale come quello attuale, le richieste ai partner europei di incrementare le quote annuali di finanziamento per la NATO sono una conseguenza delle difficoltà attraversate dall’economia USA. La ricetta USA per l’Europa prevede l’incremento delle singole quote di finanziamento NATO (a guida USA), l’offerta di vendita a prezzi più alti di altri fornitori del metano ottenuto con costi maggiori (scisto), la richiesta di sanzioni economiche alla Russia, con danno economico finale dei sanzionatori europei. Questo lo stato dell’arte di un rapporto diseguale (per usare un eufemismo) fra i soci dell’alleanza euro-americana. Comprensibile, dunque, che una parte non secondaria della borghesia capitalistica europea persegua i propri interessi economici continuando ad acquistare risorse energetiche – come il metano – dal migliore offerente (in questo caso la Russia), declinando invece le poco convenienti offerte statunitensi.

Anche la vendita di quote azionarie di aziende già avviate, o addirittura l’aumento del capitale sociale di S.P.A, grazie all’ingresso di nuovi soci-azionisti cinesi, incarnano delle normali strategie economiche miranti a salvare o semplicemente a rafforzare la posizione sul mercato di una impresa. Dunque il rafforzamento o il salvataggio di una impresa economica viene compiuto, all’interno dell’economia capitalistica, con i soggetti in grado di fare degli investimenti (conferendo beni, servizi o denaro), ed ovviamente interessati a fare l’investimento in quella certa impresa. Con buona pace dei cervelli fini USA che paventano scollamenti nell’alleanza euro-americana.

L’economia cinese è in grado oggi di compiere grossi investimenti di capitali all’interno di altre economie nazionali, una capacità di investimento che evidentemente gli USA non posseggono nello stesso grado del concorrente cinese. Analizziamo dei dati numerici. Riportiamo solo i dati sull’import-export commerciale USA di maggio: esportazioni 191 miliardi, importazioni 234,7 miliardi, dunque si registra un deficit di 234,7 -191= 43,7 miliardi. Consideriamo ora che il volume complessivo del disavanzo commerciale USA, accumulatosi nel corso del tempo, dal 2000 ad oggi, è di oltre 8.630 miliardi di dollari. Il maggiore incremento si è avuto negli anni successivi allo scoppio della crisi del 2008: 3.500 miliardi. Il capitolo doloroso del debito pubblico USA l’abbiamo già affrontato in ‘The duellists’ e in ‘Ruina imperii’. Presentiamo tuttavia i dati salienti di questa voragine in modo sintetico. Nei primi mesi del 2016 il debito pubblico americano ha toccato quota 19.200 miliardi di dollari, circa il 105% del PIL. Agli inizi del 2008 era invece di 9.200 miliardi, circa il 65% del PIL. Nel 2000 era ‘solo’ di 5.600 miliardi. Anche il debito delle corporazioni private non finanziarie (quindi incluse nell’economia cosiddetta reale) ha raggiunto i 6.600 miliardi di dollari, mentre era di ‘soli’ 3.300 miliardi nel 2007. Allo stato attuale dei conti il debito totale USA (governo federale, stati singoli, enti pubblici locali, attività economico-aziendali private, ipoteche e debiti delle famiglie) si avvicina alla cifra di 64.000 miliardi, mentre nel 2000 era di 28.600 miliardi. Grossa parte del debito pubblico è stato acceso semplicemente per impedire i fallimenti di imprese bancarie, commerciali e industriali dalle dimensioni aziendali medio-grandi.

Il quesito che si pone di fronte a questi dati oggettivi è il seguente: fino a che punto i patti dell’alleanza politico-militare euro-americana, vecchia di 70 anni, in presenza di un mutamento radicale dei rapporti di forza economici e politico-militari globali, possono continuare inalterati sugli stessi binari iniziali?

Capitolo secondo: BRICS and go

BRICS è una sigla che racchiude le iniziali di cinque nazioni: Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa. La popolazione di queste cinque nazioni è quasi il 50% di quella mondiale, mentre il PIL realizzato dalle economie di questi paesi è oltre il 30% del PIL globale. Sarebbe errato, tuttavia, ritenere che l’alleanza dei BRICS sia attualmente serrata e stringente sul piano politico ed economico. Nel 2001 un economista previde che entro il 2040 le economie emergenti dei paesi Bric (il Sudafrica era ancora escluso) avrebbero superato quelle dell’occidente. In seguito la previsione dominante ha fissato al 2025 la data del superamento. Come affermato prima non esiste allo stato attuale un coordinamento /alleanza stringente fra i cinque paesi, fatta esclusione per la Cina e la Russia. Nel 2009 ci fu in Russia il primo vertice ufficiale dei BRIC. Nel 2013 si aggiunge il Sudafrica. Agli inizi di settembre 2017 il club si riunisce ancora una volta in Cina, il tema dell’incontro ė ‘Un partenariato più forte per un futuro più luminoso’. A livello attuale Brasile, India e Sudafrica sono ancora invischiati nel sistema monetario del dollaro, e di conseguenza negli istituti creditizi internazionali come FMI. Brasile e Sudafrica sono indebitati in dollari per quasi 300 miliardi totali. Tuttavia nel marzo 2013 è stata costituita la banca di sviluppo dei BRICS, un embrione di strumento creditizio comune, a cui ognuno dei cinque soci ha conferito una quota in dollari, per un totale di 100 miliardi. Inoltre la banca asiatica di investimento infrastrutturale, AIIB, a preponderante capitale cinese, costituisce a sua volta una alternativa di fatto ai finanziamenti del FMI. Come interpretare il fenomeno BRICS? Secondo la logica della centralizzazione capitalistica, naturalmente! Così come i singoli capitali aziendali aumentano le proprie dimensioni di partenza inglobando il capitale di aziende concorrenti sconfitte, o di aziende alleate, così le singole economie nazionali si associano in alleanze di interesse più o meno variabili. Lo scopo dell’alleanza è la tutela del reciproco interesse economico, la cui piena realizzazione implica anche accordi di tipo politico-militare. Russia e Cina sono già in una fase avanzata di alleanza strategica, mentre le altre componenti devono fare ancora diversi passi in direzione di una efficace alleanza politico-economica. Tuttavia le accelerazioni o i rallentamenti dipendono anche dalle mosse dei blocchi capitalistici rivali. Gli investimenti cinesi e le forniture energetiche russe in Europa sono un dato di fatto che scompagina la saldezza del blocco euro-americano. Non a caso le teste pensanti della politica USA rilasciano interviste preoccupate in merito a tale questione.

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