Dinamiche di potenza UE/USA (concorrenza capitalistica globale e vicende politiche europee)

Parte quarta: Dinamiche di potenza UE/USA (concorrenza capitalistica globale e vicende politiche europee)

Dovete adunque sapere come sono dua generazione di combattere: l’uno con le leggi, l’altro con la forza: quel primo è proprio dello uomo, quel secondo delle bestie: ma, perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo.”
NICCOLÒ MACHIAVELLI

Il declino del centro imperiale USA tende a sospingere l’Europa verso un riposizionamento sullo scacchiere capitalistico mondiale. Nuove aggregazioni di potenza e di affarismo si manifestano, insidiando i vecchi equilibri emersi dopo il crollo dell’impero sovietico. Il sogno del nuovo ordine mondiale basato sull’unipolare egemonia USA è durato poco più di un decennio, scomparendo progressivamente a causa del rafforzamento e dell’attivismo di potenze capitalistiche rivali (Russia e Cina, innanzitutto). Potenze verso cui si orienta l’attuale moto di riposizionamento di una parte degli alleati e vassalli del ‘Chaos Imperium’. Siamo in una fase di transizione verso un paradigma capitalistico nuovamente, apertamente, multipolare, in cui, oltretutto,il presunto super-imperialismo unipolare USA rischia di essere derubricato allo status di semplice potenza locale (in base agli esiti dell’attuale competizione di potere fra blocchi rivali, e quindi alle dinamiche interne ed esterne a questi blocchi). Gli eventi contemporanei su scala locale e globale sono correlati, in vario grado e misura, alla suddetta competizione di potere fra blocchi rivali.

Le recenti misure protezionistiche USA, volte principalmente ad arginare le importazioni di prodotti dalla Cina e dalla Germania, e le rinnovate sanzioni all’Iran, che per alcuni paesi europei potrebbero ben presto trasformarsi nella perdita di decine di miliardi di euro (mancati investimenti e blocco di commesse in corso d’opera), sono il segnale della accentuata concorrenza fra le differenti economie nazionali provocata dall’attuale fase del ciclo economico.

La caduta del saggio di profitto morde i processi di valorizzazione del capitale, produce miseria crescente e quindi riduce la domanda globale delle merci prodotte dall’industria capitalistica, toglie fiato al consumismo compulsivo indotto dai modelli culturali dominanti, e alla fine spinge i fratelli coltelli borghesi (singole imprese, economie nazionali, alleanze e blocchi economici e politici) a sbranarsi reciprocamente, prima su un piano prevalentemente economico-commerciale (che non esclude le guerre locali e per procura), e poi su un piano prevalentemente militare.

Un possibile scenario posteriore alle mosse americane (dazi e sanzioni), potrebbe essere quello di un avvicinamento di vari paesi dell’Europa al blocco euroasiatico. Come sostenuto già in precedenza.

Oggigiorno l’unione europea, o meglio la centralizzazione di capitali che assume questo nome, è il terzo blocco economico mondiale, un blocco i cui stati sono tuttavia soggetti, in forme e modi diversi, ai condizionamenti politico-militari degli USA (principalmente attraverso la NATO e la presenza di basi militari USA), e alle ricadute economiche negative indotte da questi condizionamenti.

Il condizionamento crea una situazione di semi-vassallaggio in alcuni paesi EU, con la conseguenza dei costi correlati al dover seguire il‘Chaos Imperium’ nelle sue avventure militari (spesso improduttive), o nel dover applicare delle sanzioni reciprocamente dannose (al sanzionante e al sanzionato, come quelle contro l’Iran e la Russia), solo per ubbidire ancora una volta al grande fratello a stelle e strisce.

Mentre la logica dello sviluppo economico diseguale potrebbe ancora spiegare la predominanza di una economia forte (Germania), sulle economie deboli (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia), non trova invece giustificazione, sul piano della pura forza economica, l’attuale alleanza subordinata dell’Europa, terzo blocco economico mondiale, al declinante capitalismo USA.

Infatti il fattore egemonico USA nei confronti dell’Europa non è, oggigiorno, l’economia, ma il superiore complesso militare industriale con annesso apparato scientifico-tecnologico.

Senza questo poker di assi (Industria militare, esercito, scienza e tecnologia) ben poco potrebbero gli USA sul resto del mondo, e in particolare sull’Europa.

Tuttavia esistono nel mondo altre potenze capitalistiche, con una lunga tradizione imperiale, altrettanto, o anche meglio dotate di un complesso militare industriale con annesso apparato scientifico-tecnologico. Il blocco euroasiatico è tutto questo, esso comprende un piano economico in pieno sviluppo: pensiamo solo alla via della seta” (“silk Road”) che attrae investimenti colossali, alla ‘banca asiatica di investimento infrastrutturale‘, con cui la Cina impiega i propri capitali in Africa, Asia e America del sud, in prestiti finalizzati alla costruzione di porti, strade e reti ferroviarie, oppure alla progressiva sostituzione del dollaro (con lo yuan e il rublo negli scambi commerciali), non trascurando la vendita, da parte di molti paesi, di riserve valutarie in dollari, in cambio di oro, e infine le notevoli forniture di petrolio e metano della Russia all’Europa e il rinato progetto ‘North stream’.

L’Europa, terzo blocco economico mondiale, può essere interessata alle prospettive di investimento reciproco di capitali con questa area politico-economica euroasiatica (investimenti fra l’altro già in atto da tempo). Quindi, da un punto di vista semplicemente economico, l’interesse europeo graviterebbe principalmente verso la Cina, la Russia, l’India, cioè in definitiva l’Eurasia.
Ma può l’Europa, nell’attuale quadro di alleanze politico-militari con gli USA, galoppare liberamente verso i verdi pascoli di valorizzazione euro-asiatici?

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