La lettura degli eventi oggi con quanto propinato dalla propaganda, con l’ausilio di piccole conferme, è come leggere una diapositiva, guidati dal materialismo marxista e dall’esperienza della Sinistra Comunista.
Dal 1870 in poi la guerra imperialista è prima di tutto guerra contro il proletariato, che purtroppo nei momenti cruciali 1914-1939 invece di schierarsi sul fronte comune di classe, si è piegato e si piega ancora oggi agli interessi nazional-borghesi. Gli Stati si armano principalmente per la guerra di classe, questa è la lezione della Sinistra. Gli Stati sono l’espressione del dominio di una classe contro le altre, possiamo anche aggiungere l’indicazione di Engels che il capitale tende sempre di più verso il capitalismo di stato. In Iran la struttura dei Pasdaran gestisce parecchie imprese, questo è un ulteriore motivo che potrebbe spiegare anche lotte di potere interne alla borghesia, con settore più interessati ad una sponda occidentale o russo- asiatica.
Il proletariato in Russia arrivò al 1905 con scioperi e repressioni, al 1917 allenato, con organismi economici e politici definiti. In Iran una repressione così violenta senza che il proletariato costituisca un briciolo di organizzazione economica classista e quindi politica porterebbe a pensare che più classi agiscano in contemporanea. Nel 77-78 il regime crollò quando il settore petrolifero entrò in sciopero. Durante la recente rivolta ci sono stati scioperi importanti nei centri industriali del sud dell’Iran, blocchi stradali con mezzi pesanti organizzati dai lavoratori. Purtroppo tali scioperi e picchetti non hanno raggiunto la necessaria ampiezza per rappresentare una ripresa significativa della lotta di classe. Il proletariato iraniano resta il più indocile del Medio Oriente, poiché sfida non soltanto il bastone e la galera ma anche il piombo e il patibolo.
L’imperialismo americano negli anni è stata la stampella del regime iraniano, ora entrambi giocano a fare i nemici, ma alla fine nel loro gioco tengono sotto scacco in Iran come negli USA il proprio proletariato. Gli atti di confronto militare a giugno sono certamente serviti più al controllo sociale in tutta l’area del Vicino Oriente che ad un effettivo riequilibrio di potenze militari. Altro aspetto interessante è l’incapacità della borghesia come classe ad esprimere un suo esercito se non di mercenari, milizie armate. In Iran sembrerebbero presenti milizie mercenarie di paesi confinanti al soldo del regime.
Succede nel conflitto in Ucraina come in Iran, una dimostrazione di forza tecnologia, ma di debolezza intrinseca della borghesia. Nel 1914 nelle trincee c’era il fior fiore della borghesia a portare all’assalto i poveri coscritti.
Guerre che terminano senza un controllo sociale del territorio sono impossibili per la borghesia, la seconda guerra mondiale ne è un esempio. In Germania nel 1945, avendo a memoria il rischio rosso del 1918, dei consigli operai, dei tentativi rivoluzionari, la borghesia tedesca cinicamente preferì andare sino alla fine con distruzione totale e occupazione militare da parte degli alleati.
Oggi buttare all’aria un regime senza un ricambio è cosa difficile, solo l’esercito potrebbe prendere il posto dei Pasdaran, ma questo esercito è solido? Sembrerebbe che ci siano stati episodi di fraternizzazione dell’esercito, recuperate con l’ausilio delle truppe mercenarie.
A noi comunisti non interessa parlare di geopolitica. Lasciamo questo compito ai prezzolati pennivendoli al servizio del Governo e dell’opposizione parlamentare. Compito dei comunisti oggi è lo studio e la propaganda. Per avvicinare i giovani proletari la cosa migliore è la chiarezza. E’ importante evitare qualsiasi cedimento al moralismo e all’interclassismo. Lo dichiariamo a chiare lettere: niente geopolitica e su ogni aspetto esprimere il punto di vista marxista, sulla linea del tempo che unisce il passato del movimento operaio al futuro della società senza classi.
Lascia un commento