Scenari di guerra ucraini anno 2018

Sono passate quasi del tutto inosservate, fra l’opinione pubblica europea, le notizie sulla fornitura di armi letali alle forze armate ucraine (da parte degli USA). Stiamo parlando di annunci ufficiali di esponenti politici USA , in base ai quali sembra che sia in atto, o di vicinissima attuazione, la fornitura all’esercito ucraino di sistemi d’arma (fucili di precisione e missili anticarro) in grado di bilanciare la forza militare delle repubbliche separatiste del Donbass, cioè Donetsk e Lugansk. Non ci interessano le attuali disquisizioni sulla natura offensiva o difensiva di queste armi letali, presenti inopinatamente anche in qualche forum sulla rete, essendo tutte  le armi normalmente impiegabili per il doppio scopo della difesa e dell’attacco. Infatti i due concetti (difesa e attacco) sono difficilmente districabili nel contesto pratico di un conflitto.

Invece l’incremento delle forniture militari comporterà indubbiamente un aggravio di spesa per le le casse dello stato ucraino, e questo incremento si verificherà in coincidenza con la difficile situazione economica del paese. In effetti, dopo il cambio di regime del 2014, la situazione economica dell’Ucraina non è migliorata (anche a causa della separazione di territori come il bacino minerario del Donbass, o della annessione/ricongiunzione della Crimea alla Russia).

Il conflitto con le due repubbliche indipendentiste è stato foriero di gravi sofferenze per la popolazione del Donbass, ma non ha prodotto nessun risultato militare decisivo per lo stato Ucraino, anzi ha rivelato un certo grado di impreparazione da parte dell’esercito attaccante ucraino.

Negli ultimi mesi, a dispetto degli accordi di pace (o di cessate il fuoco) raggiunti con la mediazione di Russia ed Europa, sono riprese delle sporadiche schermaglie in certe zone di confine delle due repubbliche indipendentiste. Sembra che l’iniziativa all’origine delle schermaglie provenga dalla parte ucraina. Sul piano degli equilibri e del confronto geopolitico generale, la situazione di conflitto nel Donbass, ma anche il dispiegamento di forze Nato nei paesi baltici e lo schieramento di sistemi missilistici ai confini della Russia, rappresenta una mossa di dominio da parte del blocco capitalistico a guida USA nei confronti dell’avversario russo, una mossa in grado di produrre una risposta simmetrica di uguale o superiore potenza.

E infatti, le recenti notizie ufficiali  provenienti dalla Federazione Russa sui nuovi sistemi d’arma posseduti, hanno ristabilito alcuni punti fermi: uno, nel confronto/scontro fra potenze statali capitalistiche, l’ultima parola spetta alla forza economico-militare; due, la forza economica di una nazione non si misura solo in termini di PIL attuale (reddito annuo), e quindi di produzione di beni e servizi in uno o più anni, ma anche sulla base di altri parametri, diciamo di tipo patrimoniale ( presenza di risorse energetiche come metano e petrolio, metalli e materie prime nel sottosuolo, controllo di vie commerciali, capacità di impiego di un apparato scientifico al servizio di una adeguata tecnologia militare); terzo, la potenza di uno stato nazione va misurata anche come l’espressione delle alleanze politico militari in cui questo stato è inserito. Nel caso della Russia non si possono dunque trascurare la rete di alleanze e scambi economici con paesi come la Cina, l’India, l’Iran, l’Egitto, la Turchia, la Libia, la Siria, i paesi sudamericani. 

Le azzardate mosse USA verso l’orso russo, hanno dunque prodotto semplicemente il ristabilimento di un equilibrio di forze mai realmente intaccato, anche dopo la fine del cosiddetto sistema sovietico. Un equilibrio basato sulla reciproca distruzione garantita in caso di guerra nucleare. Dunque la notizia della fornitura di ‘armi letali’ al cliente ucraino, indica solo la realtà di uno scambio commerciale fra un venditore e un compratore, non essendo in alcun modo pensabile che questa fornitura possa cambiare i dati fondamentali del conflitto nel Donbass, consentendo all’esercito ucraino di riprendersi i territori perduti nel 2014. Se gli Usa sono intenzionati a fornire ‘armi letali’ al cliente ucraino, non si comprende perché i russi non dovrebbero fare altrettanto con le repubbliche del Donbass, ristabilendo così l’equilibrio delle forze fra i giocatori locali, nel grande gioco di mosse e contromosse dei due giganti statali, sulla scacchiera del dominio globale.  

Essendo lontani dalla partigianeria a favore di uno o di un altro blocco economico-militare concorrente, e dunque essendo in opposizione agli interessi parassitari delle borghesie locali e internazionali (avversarie) che ruotano intorno a questi blocchi, la nostra visione si concentra sulla possibilità che il proletariato riesca a scrollarsi dalle spalle il peso del parassitismo del capitalismo globale, spezzando così il giogo della dominazione, innanzitutto nei territori governati dai due maggiori Moloch statali contemporanei. Se questa ipotesi/eventualità dovesse verificarsi, diventerebbe possibile l’inizio di un tipo diverso di società, dove anche le attuali guerre capitalistiche sarebbero gettate nella pattumiera della storia. 

 

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