Sull’attacco missilistico alla Siria del 14 aprile 2018

Il recente attacco avvenuto alle prime ore del mattino del 14 aprile, contro alcuni siti militari siriani (aeroporti e centri di ricerca), è stato dunque un fallimento. Le forze congiunte di USA, Francia e Gran Bretagna hanno scagliato 105 missili contro diversi obiettivi, ottenendo di vedersene abbattere, dai sistemi antimissile o deviare dai mezzi di disturbo elettronico, in totale 95. L’opera di difesa antimissile è stata realizzata interamente dai Siriani, che hanno impiegato sistemi di difesa di fabbricazione sovietica, ammodernati dai russi, denominati S-125, Buk e Kvadrat. Questi sistemi antimissile hanno consentito di proteggere le 4 principali basi aeree siriane. Sull’aeroporto militare di al-Dumayr furono lanciati 12 missili che furono tutti intercettati, contro l’aeroporto militare di Bulayl sono stati lanciati ben 18 missili, anche in questo caso tutti furono intercettati, idem per i 12 missili lanciati contro l’aeroporto militare di Shayrat, e lo stesso è accaduto per i 16 missili lanciati contro l’aeroporto militare di Homs, e i 9 missili lanciati contro l’aeroporto militare di Mazah (tutti intercettati e neutralizzati). Ben 30 missili furono lanciati contro un edificio vuoto, definito dai lanciatori ‘centro per la ricerca farmaceutica’, di questi missili solo 7 giungevano a colpire il bersaglio. Per fortuna non ci sono state vittime in seguito all’attacco missilistico del cosiddetto ‘asse del bene’. I sistemi di difesa denominati s 300 e s 400, gestiti direttamente dai russi, non sono stati neppure impiegati (deludendo la curiosità dei militari USA, che volevano testare, secondo alcuni analisti, le potenzialità degli s 400). Le basi navali e aeree dei russi non sono neanche state sfiorate dagli attacchi di USA, Francia e Gran Bretagna, che evidentemente non hanno ritenuto opportuno innalzare il livello dello scontro attualmente in corso con il complesso militare-industriale russo e i suoi alleati. Come abbiamo scritto negli ultimi due articoli, il confronto/scontro fra i blocchi imperiali concorrenti sta assumendo un certo grado di intensificazione quantitativa e qualitativa, fermo restando il solito fattore dell’equilibrio del terrore nucleare a fare da elemento frenante rispetto agli scenari di guerra totale. Commentare le opposte dichiarazioni dei capi di governo, dei militari e dei politici, diffuse dopo l’evento ‘missilistico’ è opera piuttosto sterile, infatti nessuna di queste dichiarazioni può svelare fino in fondo la logica da ‘fratelli coltelli borghesi’ che sottende gli attuali eventi. La partigianeria impedisce di valutare con sufficiente obiettività la posta realmente in ballo, e quindi impedisce di capire che non si tratta di tifare per uno dei due o più giocatori imperiali, ma solo di auspicare la fine del gioco di dominazione imperiale-capitalistico. Un gioco mortale per la classe proletaria, vittima dei regolamenti di conti fra fratelli coltelli borghesi, e quindi costretta a subire i deleteri effetti collegati a questi regolamenti. 

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