Prospettive, ipotesi, eventualità nella previsione scientifica del corso storico

Nota redazionale: Il testo è stato pubblicato da poco meno di due mesi, la sua ripubblicazione coincide con la vicinanza del primo maggio, e dunque mira a sfatare le illusorie certezze di quelle forze politiche che sostengono ancora oggi la inevitabilità di un percorso lineare, ascensionale, della storia umana, dal buio verso la luce, dal basso verso l’alto. Qualcuno obietterà che il percorso storico è tracciato inesorabilmente, il modo di produzione socialista deve succedere al modo di produzione attuale capitalistico, punto e basta. Bene, proviamo a rispondere a questa obiezione: in uno schema astratto è così, ma nella realtà storica non funziona in questo modo, e lo sviluppo degli eventi può semplicemente sconfessare lo schema astratto. Sappiamo che i modelli socio-economici, gli schemi astratti, servono a cercare di semplificare la complessità mutevole del mondo reale, tuttavia erra profondamente chi fa coincidere il modello (euristico) con la realtà intera dell’essere ( si rileggano le lettere dell’ultimo Engels sulla scienza come approssimazione al vero, e non come succedaneo della metafisica o della dogmatica teologica, patristica). Il mondo, cioè il tempo dell’esistenza,  è un luogo pieno di pericoli e di imprevedibilità, secondo la concezione di alcune popolazioni ‘primitive’ studiate dall’etnologo Marcel Mauss. Le pratiche sciamanico-animistiche, e i rapporti sociali comunitari permettono a queste popolazioni di ridurre la componente di rischio contenuta nella vita, di arginare l’imprevedibile, di difendersi dall’inaudito. Il mondo non è un luogo sicuro, non lo è mai stato, e proprio per questo la società, intesa come comunità umana solidale e fraterna funge da scudo e da spada contro le continue minacce alla vita.  Gli oracoli, cioè le previsioni del futuro corso degli eventi, ricorda Bordiga, avevano sempre due facce, due risvolti, due esiti: uno funesto e l’altro fausto. Come potremmo dunque credere che il futuro sia contenuto in uno schema astratto della successione dei modi di produzione, ben sapendo che schema e mondo reale non necessariamente sono sempre coincidenti? Marx sostiene che l’uomo scrive la storia, sebbene all’interno di condizioni determinate. Quindi ancora una volta ci tocca ripetere che nella storia esistono due piani (soggettivo e oggettivo) che interagiscono, si intrecciano, si condizionano reciprocamente. Realismo dialettico versus scientismo meccanicista.  La scelta dovrebbe essere scontata. Il pregio del lavoro appena riproposto è nella mole di citazioni inequivocabili tratte da ‘Controrivoluzione maestra’, in esse si sostiene Dunque le prospettive che abbiamo precedentemente indicate sulla scorta del passo del « Manifesto dei comunisti» (pure essendo chiaro che sono le nostre spiegazioni che devono adattarsi alla storia, e non la storia che deve adattarsi ai nostri desideriinella autorevolissima espressione marx-engelsiana, vanno così graduate, in un paese in cui la classe feudale sia ancora al potere. Primo: che lo scoppio della rivoluzione borghese dia immediato adito, colla sua vittoria, ad una rivoluzione del proletariato contro la borghesia, teoria svolta anche dalla circolare della Lega dei Comunisti del marzo 1850, colle parole: il grido di battaglia dei lavoratori sarà: la Rivoluzione in permanenza! – e che Trotzky svolse per la Russia come teoria della rivoluzione permanente. Secondo: che in caso di disfatta rivoluzionaria anche la borghesia sia sconfitta con gli operai, e resti al potere la reazione feudale. Terzo (ipotesi peggiore di tutte): che la vittoria della borghesia sulla reazione sia seguita non dalla rivoluzione proletaria ma dal consolidamento stabile del potere borghese, come in Francia nel giugno dopo la repressione dell’insurrezione operaia”. ‘Controrivoluzione maestra’.

Qualcuno obietterà che le tre eventualità riguardano solo una frazione del percorso storico, e non il grandioso affresco della successione dei modi di produzione; ebbene ricordiamo ancora una volta il monito del ‘Manifesto’. Quando la lotta della classe oppressa non riesce a spezzare l’involucro dei rapporti di produzione esistenti, ovvero la resistenza della classe dominante, può semplicemente aprirsi uno scenario di comune rovina delle classi sociali. Nel ‘Manifesto’ questa argomentazione funge ovviamente da pungolo verso le forze politiche e sociali che spingono in direzione del cambiamento, anche se rimane intatta ugualmente la funesta possibilità, già storicamente verificata, di una comune rovina : “ La storia di ogni società sinora esistita (escluso il comunismo primitivo n.r) è storia di lotte di classe. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi, stettero sempre in contrasto fra di loro, sostennero una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese; una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta”. Concludendo, la successione marxista dei modi di produzione non pretende di mettere le braghe alla storia, ma solo di delineare il senso di un percorso già avvenuto, delineando poi un probabile sviluppo successivo, il comunismo.  L’avvento del comunismo è da considerare in senso scientifico, cioè come una previsione condizionata dalla presenza di determinati fattori oggettivi e soggettivi interagenti. In assenza di questa interazione trionfante, si avvicinerà sempre di più il momento dell’attuazione del risvolto funesto della previsione scientifica. Dice nulla il motto socialismo o barbarie?

 

 

Prospettive di sviluppo del divenire storico come risultato di una valutazione dei dati della realtà di fatto

 

Nel corso della sua vita plurisecolare la teoria (storicamente) invariante marxista ha avuto delle alterne vicende. Il suo apparente trionfo nei regimi che si spacciavano per socialismo reale, coincideva nei fatti con il suo massimo disconoscimento. Tuttavia, anche al di fuori dell’uso distorto e strumentale fattone dal capitalismo di stato russo o cinese, sono sempre comparse, nel corso del tempo, in effetti Marx ancora vivo, delle deformazioni del nucleo critico vitale del marxismo. Questo dato di fatto non deve troppo meravigliare, i lettori e gli interpreti del marxismo vivono immersi nel mondo capitalistico, e dunque non sono immuni ai condizionamenti della cultura dominante (alias ideologia della classe dominante).

Nel corso di una lotta (teorica e pratica) gli avversari si affrontano utilizzando le armi e i metodi più efficaci per conquistare la vittoria, studiano il terreno e i punti deboli del nemico. La lucidità e la chiarezza della percezione sono un fattore indispensabile per evitare la sconfitta, essi sono una questione di vita o di morte, all’interno di un terreno di scontro mutevole e insidioso come il divenire storico del conflitto di classe.

L’avanguardia politica della classe proletaria non può crogiolarsi in visioni rassicuranti del corso del conflitto, poiché la lotta di classe procede sul filo rosso di prospettive non di dogmi (queste prospettive derivano da una valutazione scientifica della realtà di fatto, ma noi sappiamo che anche la parola scienza, perfino la scienza rivoluzionaria, non pretende di ‘numerare l’innumerevole’, Engels).

Le svolte storiche si manifestano sulla base della costante spinta del conflitto di classe, la forza agente dietro la ruota degli eventi storici è dunque lo scontro fra le classi, in parole povere i gruppi socio-economici che occupano posizioni differenti all’interno di determinati rapporti di produzione. Queste svolte, è storicamente verificato, presentano delle alternative non univoche, questo asserto noi lo sosteniamo sulla base dello studio della realtà di fatto e non certo per dogma di fede, per meglio chiarire citiamo il testo ‘Controrivoluzione maestra’, che indubbiamente delinea tre alternative di sviluppo degli eventi, in relazione a un certo periodo di svolta: Se alla rivoluzione di Ottobre e di Lenin è succeduta una controrivoluzione apparentemente incruenta – non vi sono state invasioni restauratrici dal di fuori, né cambiamenti formali al potere e al governo, ma d’altra parte è storia che una serie di purghe tremende hanno debellato masse di militanti operai e di partito, della corrente radicale – è poco dire che, Lenin malato e impotente dal 1922, e morto poi nel 1924, Stalin ha sfigurata e tradita la rivoluzione.

Lenin, morto prima di essere battuto sui campi della guerra civile, o a sua volta trascinato in una fatale «involuzione», ha vinto teoricamente. Quello che lui volle impedire, ma che aveva preveduto, è avvenuto. Nemmeno la mano di Lenin ferma la storia; forse la sua mente poté un giorno contenerla. E non fu meno giusto che egli gridasse di andare più avanti, come nel 1848 e nel 1871 fu giusto gridare.

Si è verificata la peggiore delle tre eventualità. (1) Non la rivoluzione permanente che voleva la Lega nel 1850, e il generoso Trotzky dal 1903, che arrivasse alla dittatura europea del proletariato: solo risultato che le avrebbe dato il diritto di fermarsi. (2) Non la controrivoluzione armata che schiacciasse insieme borghesi democratici e operai socialisti, rimettendo le cose al punto di prima, al punto del 1905, quando fu chiaro che, parafrasando, «ogni rivoluzione proletaria russa avrebbe accompagnata una guerra mondiale».
(3)Si è verificato il peggio. I vincoli feudali sono stati spezzati, ma al loro posto è ingigantita la virulenza del capitalismo.

Il proletariato russo ha fatta la rivoluzione, ha tentato con Lenin di farla, per sé, ma alla fine dei conti l’ha fatta per il capitalismo.

Il capitalismo in Russia non ha avuto né fasi eroiche né ebbrezze ideologiche e filosofiche, se non nei circoli di pochi smarriti intellettuali. Come ha accettato di essere tenuto a balia dall’autocrazia, così vive oggi, elefantiaco, e cresce ancora, nella serra di un bonapartismo statolatra e totalitario irto di sbirri e di divisioni”. ‘Controrivoluzione maestra’

Nel testo appena citato abbiamo sottolineato in rosso alcuni passaggi, inizialmente ritroviamo la frase ‘Nemmeno la mano di Lenin ferma la storia’, questa frase può significare, alla luce delle righe successive, che in base alle condizioni esistenti nella realtà fattuale, si delineavano tre prospettive (eventualità) di sviluppo degli eventi. Ripetiamolo: il testo riconosce e ammette che sulla base degli stessi dati di partenza (condizioni di fatto), esistevano almeno tre possibili scenari (eventualità, prospettive). Alla fine si è affermata la peggiore delle tre eventualità. Cosa significa questo dato di fatto storico? Significa che bisognerebbe studiare in modo attento il comportamento degli attori che si muovevano (o venivano mossi) sulla scacchiera del conflitto di classe (in quel periodo storico, principalmente in Russia e in Europa), le condizioni socio-economiche in cui questi attori si muovevano (e poi, sulla base di queste condizioni socio-economiche, analizzare la maggiore o minore probabilità di successo di una delle tre eventualità precedentemente individuate, alla luce di quello che poi si è storicamente verificato).

Il testo ‘Controrivoluzione maestra’ afferma poi con nettezza che sono le nostre analisi a doversi adeguare alla comprensione degli accadimenti reali, e non i fatti reali a dover essere piegati ai nostri desideri, leggiamo: Dunque le prospettive che abbiamo precedentemente indicate sulla scorta del passo del « Manifesto dei comunisti» (pure essendo chiaro che sono le nostre spiegazioni che devono adattarsi alla storia, e non la storia che deve adattarsi ai nostri desideriinella autorevolissima espressione marx-engelsiana, vanno così graduate, in un paese in cui la classe feudale sia ancora al potere.

Primo: che lo scoppio della rivoluzione borghese dia immediato adito, colla sua vittoria, ad una rivoluzione del proletariato contro la borghesia, teoria svolta anche dalla circolare della Lega dei Comunisti del marzo 1850, colle parole: il grido di battaglia dei lavoratori sarà: la Rivoluzione in permanenza! – e che Trotzky svolse per la Russia come teoria della rivoluzione permanente.

Secondo: che in caso di disfatta rivoluzionaria anche la borghesia sia sconfitta con gli operai, e resti al potere la reazione feudale.

Terzo (ipotesi peggiore di tutte): che la vittoria della borghesia sulla reazione sia seguita non dalla rivoluzione proletaria ma dal consolidamento stabile del potere borghese, come in Francia nel giugno dopo la repressione dell’insurrezione operaia”. ‘Controrivoluzione maestra’.

Cosa dire, anche in questa citazione tratta dallo stesso testo ritroviamo la delineazione di almeno tre eventualità (in questo caso vengono chiamate significativamente ipotesi).

Nel corso della lettura del testo ‘Controrivoluzione maestra’ abbiamo rilevato l’utilizzo di tre termini non casuali (prospettive, ipotesi, eventualità) per definire i caratteri della lettura marxista del divenire storico, in altre parole la previsione deterministica, basata sullo studio dei dati della realtà di fatto, non significa che un percorso univoco debba necessariamente (meccanicisticamente) verificarsi, poiché come ben dimostrato dalle citazioni, nella realtà storica le condizioni di partenza possono sfociare in prospettive, ipotesi, eventualità non univoche. I tre termini posseggono un significato indubbiamente lontanissimo da ogni assolutismo metafisico, e rimandano invece alla concretezza di un metodo di indagine che individua dei dati della realtà di fatto, ne studia la genesi, l’interiore articolazione e infine il rapporto con l’insieme di cui sono un elemento componente. Da questo studio vengono dedotte delle possibilità di sviluppo storico, i nomi dati a queste possibilità (come si evince inconfutabilmente dal testo ‘Controrivoluzione maestra’) sono i seguenti: prospettive, ipotesi, eventualità. Possiamo sbagliarci, ma non ci sembra proprio che tali termini coincidano con il concetto di verità assoluta (o meglio ancora di determinismo assoluto).

Ultima considerazione; il vecchio vizio del meccanicismo, sinonimo di materialismo volgare, ritorna anche ai nostri giorni sotto forma di fatalismo collassista, per alludere ad una inevitabile scomparsa del capitalismo, immemore del fatto che le previsioni scientifiche sono condizionate, cosi come gli antichi oracoli che avevano, al pari di Giano bifronte, almeno due risvolti, o sentenze.

 

Postilla

Abbiamo pubblicato alla fine di maggio 2015 una analisi critica della cosiddetta lettura ‘fatalista/collassista’ dei fenomeni sociali, tale critica è stata poi ulteriormente approfondita in due testi successivi (‘Storia e dialettica’, ‘Scienza, tecnologia e apparato militare-industriale’). Un testo del 1952 (Dizionarietto dei chiodi revisionisti;attivismo), può ulteriormente venire a supporto della nostra critica.

L’attivismo, nella sua incapacità di valutare i fattori oggettivi e soggettivi realmente esistenti un una situazione storica determinata, fa da paio con le posizioni da noi definite ‘collassiste’ e fataliste (ancora oggi diffuse in certi contesti). Il testo  del 1952 fa invece giustizia e chiarisce ( a nostro avviso) ogni residuo dubbio, non solo sulla inesistente coerenza marxista, ma anche sulla non aderenza alla realtà contenuta in determinate posizioni da noi stessi precedentemente criticate. In modo particolare, viene potentemente confutata l’idea che il partito possa sbrigativamente sorgere (nella sua base teorica e programmatica) in prossimità dei fermenti sociali associabili al collasso del sistema (infatti, ecco cosa dice il testo) ‘La trasformazione della crisi borghese in guerra di classe e in rivoluzione, presuppone l’obiettivo sfacelo dell’impalcatura sociale e politica del capitalismo, ma non può porsi nemmeno potenzialmente se la maggioranza dei lavoratori non è conquistata o influenzata dalla teoria rivoluzionaria incarnata nel partito, la quale non si improvvisa sulle barricate’.

Esso (il partito) preesiste ai fermenti sociali e politici rivoluzionari, che potrebbero (non necessariamente) accompagnare il collasso (bisognerebbe infatti riflettere sul dato di fatto, volendo fare un paragone, che un organismo vivente, biologico o sociale, può anche sopravvivere diverse volte ai vari infarti e collassi nel corso della sua esistenza). Ecco cosa dice il testo ‘È invece vero che in qualunque frangente, anche il più periglioso dell’esistenza della dominazione borghese, anche allorché tutto sembra franare e andare in rovina (la macchina statale, la gerarchia sociale, lo schieramento politico borghese, i sindacati, la macchina propagandistica), la situazione non sarà mai rivoluzionaria, ma sarà a tutti gli effetti controrivoluzionaria, se il partito rivoluzionario di classe sarà deficitario, male sviluppato, teoricamente traballante’. Dunque, ci permettiamo di ripetere l’intera sequenza del mutamento sociale di sistema che emerge anche dal testo del 1952: lotta di classe, partito, rivoluzione, dittatura del proletariato (ecco una schematica equazione, non esattamente spontaneista e collassista, che tuttavia speriamo sarà apprezzata anche dai patiti della matematica e della scienza). I nostri critici potranno sostenere che il testo del 1952 non è più attuale (e noi saremmo dunque i suoi pappagalleschi ripetitori, incapaci di aggiornarci), oppure che esso non dice esattamente le cose che noi pensiamo di leggervi (in entrambi i casi auguriamo buona fortuna a coloro che dovranno arrampicarsi sugli specchi per formulare tali sofismi). Purtroppo nella vita reale la verità prima o poi torna a galla, e allora è amaro e doloroso mettere da parte le illusioni sull’auto-produzione ‘frattalica’ dei fenomeni sociali, ed essere costretti a riconoscere che l’ISIS ( quando ormai è di pubblico dominio) è la risultante dialettica dell’interazione fra fattori strutturali (crisi economico-sociali) e sovrastrutturali ( strategie imperiali del caos). Il tempo è galantuomo, e quindi prima o poi la potenza dei fatti si afferma sulle letture ‘fantasiose’ e ‘creative’ del divenire sociale, tuttavia le posizioni sbagliate sono un elemento di confusione che arreca danno al progresso della lotta di classe, togliendo lucidità di visione all’avanguardia proletaria che si scontra quotidianamente con il sistema di oppressione sociale borghese, e quindi per questo motivo il nostro compito è quello di continuare a confutarle con l’arma della critica. Il testo del 1952 dice a chiare lettere che la crisi sociale e politica, il collasso del sistema, non significa necessariamente la sua fine. Per parlare di fine o di morte del sistema capitalista non basta un collasso temporaneo delle sue funzioni principali, è invece indispensabile che si verifichi una concomitanza di fattori oggettivi e soggettivi, strutturali e sovrastrutturali, espressione di determinati rapporti di forza fra le classi in lotta (leggiamo cosa dice il testo del 1952) ‘Una situazione di crisi profonda della società borghese è suscettibile di sfociare in un movimento di sovvertimento rivoluzionario, allorché “gli strati superiori non possono vivere alla vecchia maniera, e gli strati inferiori non vogliono vivere alla vecchia maniera” (Lenin, L’estremismo), cioè quando la classe dirigente non riesce più a far funzionare il proprio meccanismo di repressione e di oppressione, e la maggioranza dei lavoratori abbia “pienamente compreso la necessità del rivolgimento”. Ma siffatta coscienza dei lavoratori non può esprimersi che nel partito di classe che in definitiva è il fattore determinante della trasformazione della crisi borghese in catastrofe rivoluzionaria di tutta la società. È necessario dunque affinché la società esca dal marasma in cui è piombata, e che la classe dominante è impotente a sanare, perché impotente a scoprire le nuove forme adatte a scarcerare le forze di produzione e avviarle verso nuovi sviluppi, che esista un organo di pensiero e di azione rivoluzionario collettivo che convogli ed illumini la volontà sovvertitrice delle masse. Il “non voler vivere alla vecchia maniera” delle masse, la volontà di lottare, l’impulso ad agire contro il nemico di classe, presuppongono, nell’ambito dell’avanguardia proletaria chiamata a svolgere la funzione di guida delle masse rivoluzionarie la cristallizzazione di una salda teoria rivoluzionaria. Nel partito la coscienza precede l’azione, contrariamente a quanto accade nelle masse e negli individui’.

 Non vogliamo insistere ulteriormente con queste ‘illuminanti’ citazioni tratte dal testo del 1952, tuttavia ci è sembrato e ci sembra politicamente importante ribattere i chiodi della dottrina invariante (soprattutto in presenza di posizioni che mentre compiono un certo ossequio formale a questa dottrina , negano invece di fatto il suo contenuto reale proponendo letture irrealistiche del divenire storico-sociale). Non si tratta di dispute teoriche astratte, ma di ribadire l’importanza di una chiara e lucida visione del terreno di lotta fra le classi, cioè della fisionomia dell’avversario di classe borghese, del suo strumento statale potenziato (non indebolito) di repressione e oppressione, e infine della  necessità ‘che esista un organo di pensiero e di azione rivoluzionario collettivo che convogli ed illumini la volontà sovvertitrice delle masse’.

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