Tintinnare di sciabole nel Mediterraneo

La guerra in Siria dura da almeno sette anni, ma ormai sembra volgere verso l’epilogo. Essa è nata (a nostro avviso) dalla spinta concomitante di cause endogene ed esogene: fra le prime annoveriamo lo scontento sociale basico prodotto dal capitalismo (in Siria esiste il capitalismo, e quindi la miseria crescente e la disoccupazione), con il corollario della manipolazione dello scontento da parte di un segmento di borghesia siriana, segmento teso a promuovere i propri interessi, in conflitto con gli interessi di altri segmenti di borghesia.
Fra le cause esogene ritroviamo i disegni strategici dell’impero Usa e dei suoi alleati locali, miranti a favorire un cambio di governo in Siria al fine di ottenere un totale controllo delle risorse di metano e petrolio ivi presenti, oltreché delle vie commerciali atte al loro trasferimento.
I progetti della rete di interessi capitalistici ruotanti intorno agli USA, tuttavia, sono subito entrati in rotta di collisione con altri interessi, altrettanto capaci di affermarsi attraverso la forza militare.
Stiamo riferendoci, ovviamente, al capitalismo russo (e cinese), e al blocco di paesi alleati o semi-alleati che si muovono intorno a questi due potenti apparati capitalistici (paesi come l’India, Iran, Iraq, Venezuela, Turchia…).
Usiamo il termine apparato capitalistico nella seguente accezione: la simbiosi fra un complesso militare-industriale nazionale, supportato da adeguati laboratori di ricerca scientifica e di sviluppo tecnologico della ricerca, con gli interessi dei gruppi industriali-finanziari dominanti (conglomerati aziendali). Dunque l’apparato come simbiosi fra la struttura economica e la sovrastruttura politica, militare e scientifico-tecnologica di una società capitalistica.
Nell’attuale situazione di equilibrio del terrore, dal momento che i due maggiori apparati di potenza non possono scontrarsi all’ultimo sangue per il predominio globale, pena la distruzione nucleare reciproca, le  guerre fra i due players vengono combattute in modo indiretto, per procura, attraverso eserciti alleati o mercenari. Intorno ai due apparati (players) principali si muove un nugolo di attori secondari: alleati o vassalli.
Le alleanze sono mutevoli, ma i mutamenti nelle alleanze non sono imprevedibili, le classi dominanti nazionali seguono la logica della massima convenienza nelle relazioni internazionali, e quindi è facile comprendere, se si utilizza questa logica come chiave di lettura, la ragione di alcuni cambiamenti avvenuti di recente in medio Oriente: cambiamenti nell’approccio politico di vari paesi ( ad esempio Turchia, Qatar, Egitto, Libia), nei confronti della Russia (evidentemente percepita come il giocatore vittorioso nella partita siriana).
Attualmente in Siria resta solo una sacca di milizie jihadiste nella provincia di Idlib, e su queste milizie sta per scatenarsi l’attacco dell’esercito regolare, con il supporto dell’aviazione russa.
Alcune fonti ufficiali siriane e russe hanno già comunicato di essere in possesso di notizie sicure circa il progetto di un finto attacco chimico, che i miliziani jihadisti dovrebbero inscenare per fornire il pretesto di una rappresaglia agli Usa (rappresaglia peraltro già avvenuta nell’aprile 2017 e 2018).
Cosa accadrà questa volta?
Nelle precedenti rappresaglie i missili lanciati dalle navi USA sono stati quasi tutti distrutti o deviati elettronicamente in aree desertiche dalle misure di difesa siriane, senza riuscire a colpire nessun bersaglio significativo. 

Attualmente è già presente al largo delle coste siriane (si suppone in funzione dissuasiva) una squadra navale composta da più di venti unità della marina da guerra russa, questa squadra è coadiuvata da un potente schieramento aereo e terrestre.
È improbabile che i russi decidano di colpire direttamente le navi USA da cui potrebbe partire il nuovo ipotetico attacco verso la Siria, tuttavia questa ipotesi non si può escludere in assoluto, anche se ci sembra più verosimile che il dispositivo russo serva solo a fornire un migliore ombrello antimissile ai siriani.

Ci si potrà domandare, a questo punto del discorso, perché USA e alleati vari (Francia e Inghilterra) dovrebbero volere ripetere il flop dell’aprile 2018.

La risposta alla domanda potrebbe essere questa: in un confronto militare gioca da sempre il fattore propaganda, e quindi i simboli che potrebbero influire sulla psicologia sociale di massa. L’immagine di potenza derivante da un attacco missilistico lanciato da navi, sommergibili e aerei, (sebbene ininfluente sulle sorti della guerra) potrebbe compensare, sul piano simbolico, la sconfitta pratica vissuta sul piano reale.

Mentre il player russo, pur contribuendo alla vittoria dell’esercito siriano contro le milizie jihadiste, risulterebbe penalizzato – sul piano simbolico – dalla mancata reazione offensiva verso l’ininfluente attacco missilistico USA.

Seguendo una logica di puro pragmatismo militare ai russi (avendo vinto la guerra) non è convenuto rispondere ai precedenti attacchi degli USA con la distruzione degli aerei e dei vascelli da cui era partito l’attacco. Tuttavia vale anche un altra considerazione: gli USA, con gli attacchi missilistici, non mirano a invertire le sorti di una guerra già persa, ma a macchiare l’immagine vittoriosa del proprio avversario imperiale attraverso la rivelazione pubblica di quello che scrivevamo all’inizio dell’articolo, ovvero che i due players imperiali non possono portare la loro lotta fino alle estreme conseguenze, pena la distruzione reciproca e la fine del gioco. Game over.

Ci sembra che questa dinamica di relazione fra i due big statali sia stata predominante fino ai nostri giorni, anche se è prevedibile che il confronto/scontro fra i due blocchi capitalistici tenderà ad incrementarsi nel prossimo futuro, in ragione delle logiche di dominio ed espansione immanenti alla vita degli apparati capitalistici (struttura/sovrastruttura) intesi come espressione di società divise in classi antagoniste (dominanti e dominate), e come espressione della lotta interna alla stessa classe dominante.

In ogni caso è ipotizzabile che il messaggio di forza implicito in un nuovo probabile attacco missilistico USA abbia almeno due destinatari principali: il primo è ovviamente il rivale russo, mentre il secondo è il proletariato americano, Ad entrambi viene comunicato che la borghesia industriale-finanziaria che controlla l’apparato capitalistico USA (struttura/sovrastruttura), il cosiddetto deep state, lo stato profondo, non è disposta a cedere facilmente le proprie posizioni di predominio interne e internazionali. 

Ultima considerazione: questo sferragliare di sciabole fra i due maggiori apparati di potenza statale contemporanei, passa stranamente quasi inosservato sotto la lente dei media europei di larga diffusione, eppure è dalle acque del Mediterraneo, il vecchio mare nostrum dei latini, che proviene il suono inquietante del tintinnare di sciabole fra i due grandi Moloch statali capitalistici.

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