1° Maggio 2021

Questo 1° maggio è molto particolare per l’aggravarsi della crisi economica (endemica da molti decenni) anche a causa della crisi sanitaria dovuta al Covid 19. L’attuale sistema economico appare visivamente per quello che è sostanzialmente: un sistema dissipativo, inefficiente, mortifero incapace di risolvere problemi che in una società diversa, non basata sul profitto, sarebbero risolti presto e bene. Inoltre, esso rivela la sua fragilità estrema: la crisi sanitaria ed il conseguente aggravarsi della crisi economica hanno inferto un colpo mortale ad una società che è già da decenni “un cadavere che ancora cammina”, come scrivevamo nel 1953.  Basta niente per aggravare ulteriormente la situazione; si pensi a quello che è successo con la chiusura del canale di Suez per qualche giorno. Gli stessi borghesi sono ben consci della situazione (è sufficiente leggere la loro stampa più qualificata) ma non possono farci nulla. Il capitalismo seguiterà inevitabilmente a distruggere l’ambiente a ritmo accelerato (lo stesso apparire del Covid 19 è dovuto alla distruzione dell’ecosistema che facilita il passaggio dei virus da una specie animale a quella umana); aumenterà lo sfruttamento bestiale del proletariato per mantenere i suoi profitti ormai in caduta libera; espellerà dal processo produttivo milioni di lavoratori non più utili alla produzione e che mai più potranno essere ricollocati;  sempre più verrà praticata la schiavitù (oggi nel mondo ci sono oltre 50 milioni di schiavi nel senso letterale del termine). Masse enormi, composte da proletari senza riserve e da piccola borghesia in via di proletarizzazione, in tutto il mondo si riversano nelle strade delle metropoli, scontrandosi con la polizia dall’America Latina alla Cina e all’India, dagli Usa alla Russia, dall’Europa al Medio Oriente. Esse non chiedono praticamente nulla perché non c’è nulla da chiedere se non la fine di questo sistema sociale. Le loro richieste coscienti sono ancora confuse e parziali ma ciò che conta è la sostanza delle cose: “Non si tratta di sapere che cosa questo o quel proletario, o anche il proletariato tutto intero, si propone temporaneamente come mèta. Si tratta di sapere che cosa esso è e che cosa esso sarà storicamente costretto a fare in conformità con questo suo essere..”  (Marx – Engels).  

L’economia globalizzata porta le rivolte a sincronizzarsi automaticamente e ad auto organizzarsi; la borghesia non può fare altro che aumentare la repressione, innescando nuove rivolte ancora più radicali. Per ritardare il raggiungimento del punto di non ritorno essa è  anche costretta a mantenere i suoi sottoposti senza contropartita; ma quella società che è costretta a mantenere i suoi schiavi invece di sfruttarli è condannata inevitabilmente alla fine. Inoltre la stessa borghesia è completamente in balia del capitale impersonale -in gran parte finanziarizzato-  e non può fare altro che seguire il corso delle cose, come un battello senza timoniere in un fiume in piena, fino all’inevitabile naufragio finale. La fame insaziabile di plusvalore da parte del moloch capitalista, cioè lo sfruttamento della forza-lavoro, pone un limite sociale all’esistenza del capitale, la fame senza freni di risorse naturali aggiunge un limite fisico invalicabile. L’esistenza stessa della specie umana è messa in pericolo e solo la rivoluzione comunista potrà spezzare questa spirale infernale prima che sia troppo tardi. Anche in questo caso i borghesi più avveduti hanno compreso il pericolo da molto tempo; ma la borghesia conosce solo il suo mondo ed è solo la fine di quello che essa può contemplare. Fino a non molto tempo fa pensava che il suo mondo fosse eterno. Ora comprende che esso si  avvia  verso  la sua implosione  storica  ma  non riesce a vedere altro. Una sorta di “dopo di me il diluvio” in versione borghese;     come sbagliava l’aristocrazia ieri,  così   sbaglia la borghesia oggi.  

Il campo sociale si va ionizzando velocemente e gli individui, al momento atomizzati, saranno attratti potentemente da un campo o dall’altro: da quello della conservazione  o da quello della rivoluzione.  L’aggravarsi inevitabile della crisi sociale porterà il proletariato a riscoprire la sua teoria nascosta preservata dai comunisti e ad organizzarsi nel futuro partito comunista mondiale adeguato alla nuova fase storica che stiamo vivendo e la cui forma non è dato ancora prevedere.  In vista dello scontro epocale che si profila all’orizzonte storico, la classe dominante prepara le sue armi ideologiche e materiali: blindatura militare della società; diffusione delle ideologie reazionarie più disparate (religiose, nazionaliste, razziste, social-riformiste, pacifiste, democratiche, pseudo-rivoluzionarie); foraggiamento della “guardia bianca” (manovalanza fascista, nazista  e -come si dice oggi- sovranista;  utili idioti che si credono autonomi di cui invece il capitale si serve per i lavori più sporchi). 

Un discorso a parte meritano i vari “sinistri”. Eredi dei vari partiti socialdemocratici e stalinisti ormai dissolti, si presentano sul palcoscenico della storia in varie forme, cercando di sviare il proletariato dalla sua strada maestra. Gli ideologi borghesi sanno bene, come dicevamo sopra, quello che accade e sanno anche –senza poterlo dire- che non possono farci niente. Gli ideologi piccolo-borghesi sanno, male, quello che accade e pensano di poterci fare qualche cosa. La cosa incredibile e che credono veramente alle castronerie che dicono.  Nel passato volevano “fare la rivoluzione” (nessuno li aveva informati che le rivoluzioni non si fanno);  poi volevano “fare il Partito” (ma nemmeno questo si fa).   Non accettavano il ruolo che gli era assegnato nel processo produttivo; si sentivano mortificati e volevano portare “l’immaginazione al potere”. Pertanto, volevano essere “avanguardie operaie”, volevano lottare in continuazione, volevano essere autonomi (nel senso che erano autonomi completamente dalla teoria critica), alternativi (alternando una castroneria all’altra), volevano servire il popolo (orribile termine democratico e interclassista).  Il loro progetto politico, consistente nel sostituirsi allo stalinismo ed alla socialdemocrazia nel controllo del proletariato, non è riuscito. Esso era espressione della piccola-borghesia radicalizzata stretta tra proletariato (nel quale storicamente è destinata, nel corso della crisi, a precipitare) e borghesia (alla quale vorrebbe appartenere).    Gli ideologi di questo progetto politico fallito, non potendo svolgere un ruolo sociale in prima persona, sono  finiti così a servire una parte del popolo: la borghesia.  Essa li ha ricompensati per i servigi resi allora e per quelli che rende oggi, inserendoli nei luoghi preposti al lavoro ideologico:  giornali, università, salotti televisivi, istituzioni economiche, istituzioni statali, istituzioni politiche (in primis nel parlamento dove sono sempre  al primo posto nel distinguersi in quella  degenerazione mentale incurabile che già Marx definiva “cretinismo parlamentare”).  Nel frattempo, stalinismo e socialdemocrazia sono morti per consunzione ed il proletariato, quando uscirà dal suo torpore, spinto dalle determinazioni materiali, si troverà di fronte,  senza forze intermedie  a fare da cuscinetto,  il suo nemico storico di sempre, la borghesia ed il suo sistema sociale capitalista in decomposizione.

 Mentre la borghesia e alcuni  intellettuali di destra riscoprono Marx per capirci qualche cosa e non passa giorno che non esca un articolo a tale riguardo, a “sinistra” invece considerano Marx superato e ne parlano quasi con livore.  Del resto  -lo abbiamo provato sperimentalmente-  è praticamente impossibile che uno di questi signori diventi comunista; è più facile che possa diventarlo un poliziotto. Così come è storicamente inevitabile che essi diventino poliziotti. Di piccoli  Noske c’è sempre bisogno. Già sgomitano.  Del resto, la storia lo dimostra, le repressioni antiproletarie più feroci sono state fatte dai “sinistri” (di nome e di fatto): il massacro del proletariato tedesco da parte dei socialdemocratici di Noske appunto; lo stesso dicasi per i socialdemocratici ungheresi. Nell’America del new deal la polizia sparava sugli operai; i sindacalisti venivano linciati e appesi ai pali telegrafici; alcuni venivano crocifissi sui vagoni ferroviari come monito itinerante, le squadracce padronali imperversavano con la complicità della polizia democratica, arrivando anche ad effettuare esecuzioni sommarie nelle stesse carceri; centinaia di scioperanti venivano portati nel deserto con tutte le famiglia e li abbandonati. E si potrebbe proseguire. Quando non si trasformavano in sbirri questi signori facevano i pompieri (in Italia, Francia, Gran Bretagna) spegnendo il fuoco della rivolta proletaria.

La crisi di sovrapproduzione, iniziata nella seconda metà degli anni ’70, alla fine del ciclo di accumulazione post-bellico, con alti e bassi si è trascinata fino ad oggi, aggravandosi sempre più.  “Nelle crisi scoppia una epidemia sociale che in ogni altra epoca sarebbe apparsa un controsenso: l’epidemia della sovrapproduzione. La società si trova improvvisamente ricacciata in uno stato di momentanea barbarie; una carestia, una guerra generale di sterminio sembra averle tolto tutti i mezzi di sussistenza; l’industria, il commercio sembrano annientati, e perché? Perché la società possiede troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio. Le forze produttive di cui essa dispone non giovano più a favorire lo sviluppo della civiltà borghese e dei rapporti della proprietà borghese; al contrario, esse sono divenute troppo potenti per tali rapporti, sicché ne vengono inceppate; e non appena superano quest’impedimento gettano nel disordine tutta quanta la società borghese, minacciano l’esistenza della società borghese. I rapporti borghesi sono diventati troppo angusti per contenere le ricchezze da essi prodotte.” (Marx, Engels, Il manifesto).  Inoltre, il capitale fittizio ha raggiunto dimensioni pletoriche. Naturalmente, l’origine della crisi non è nelle borse ma, al contrario, è la caduta dell’entità del saggio del profitto a far si che il capitale ricerchi disperatamente espedienti per la sua valorizzazione, rastrellando capitali ovunque sia possibile,  come un drogato in cerca della sua dose quotidiana.  Anche gli stati non sono in grado di evitare la speculazione monetaria e questo non fa che aggravare ulteriormente la crisi. Quell’epidemia, di cui parlavano  Marx  ed Engels, ha raggiunto proporzioni di grave pandemia sociale; ad essa si aggiunge la pandemia Covid 19 che aggrava ulteriormente la situazione.

Per quanto riguarda il  proletariato, esso non è affatto scomparso, come da anni sostengono gli ideologi borghesi e piccolo-borghesi, anzi è aumentato.  Nel mondo gli occupati sono oltre tre miliardi di cui il 50% sono salariati (85% degli occupati dei paesi a più vecchio capitalismo, 40% in Cina e India, 30% negli altri paesi). Una massa proletaria di questa entità nella storia del capitalismo non era mai esistita, sia in termini assoluti che relativi. Oltre a ciò esiste un esercito industriale di riserva di oltre 500 milioni di disoccupati e di 900 milioni di sottoccupati.  I sociologi se non vedono non credono; sarebbe come dire che l’attività vulcanica non esiste fino a quando non avviene un’eruzione devastante. 

Questa società appare ai più come l’unica società possibile, una società eterna sempre uguale a se stessa. Che si pensi al passato o al futuro, si vede sempre la stessa società in forme diverse. Il capitale ha annullato la storia e vive e fa vivere i suoi sudditi in un eterno alienato presente. Coloro che si oppongono confusamente al capitalismo vivono un senso di impotenza perché il nemico sembra invincibile. In realtà il capitalismo, soprattutto in questa fase storica, è un colosso dai piedi di argilla.  Per dirla con Marx, “Non si può certo dire che io abbia troppo in stima l’epoca presente; ma se non dispero di essa, ciò è per la sua situazione disperata, che mi riempie di speranza”. (Marx a Ruge). 

Quasi un secolo fa il primo assalto del proletariato mondiale alle fortezze del capitale veniva sconfitto dalla reazione congiunta di borghesia, socialdemocrazia e stalinismo. Attendiamo fiduciosi il secondo assalto.

Noi facciamo le nostre previsioni con la certezza di vederle confermate e in questo non c’è un briciolo di presunzione in quanto “noi crediamo alla rivoluzione, non come il cattolico crede in Cristo, ma come il matematico crede ai risultati delle sue ricerche“. (Amadeo Bordiga, 1912). Così come un astronomo può prevedere il moto di un  pianeta (la sua rivoluzione) e quando si verificherà un eclissi, noi possiamo prevedere lo sviluppo, la traiettoria e la catastrofe della società capitalista  e, alla scala storica, quando si presentano le condizioni della sua eclissi totale;  le condizioni della rivoluzione sociale.  Il capitalismo è già morto per auto consunzione, si tratta di seppellirlo e consegnarlo alle   pattumiere della Storia. Il proletariato non sarà il suo boia ma il suo becchino.  Quasi un secolo fa il primo assalto del proletariato mondiale alle fortezze del capitale veniva sconfitto dalla reazione congiunta di borghesia, socialdemocrazia e stalinismo. Attendiamo fiduciosi il secondo assalto.

L’alternativa non è capitalismo o comunismo ma comunismo o fine della specie umana.

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