Sciopero della scuola, 5 maggio 2015: primi aliti di rivolta sul viso del premier Matteo Renzi e del suo governo.

Renzi e la buona scuola
‘Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa. Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che essi trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalla tradizione. La tradizione di tutte le generazioni scomparse pesa come un incubo sul cervello dei viventi e proprio quando sembra che essi lavorino a trasformare se stessi e le cose, a creare ciò che non è mai esistito, proprio in tali epoche di crisi rivoluzionaria essi evocano con angoscia gli spiriti del passato per prenderli al loro servizio; ne prendono a prestito i nomi, le parole d’ordine per la battaglia, i costumi, per rappresentare sotto questo vecchio e venerabile travestimento e con queste frasi prese a prestito la nuova scena della storia’. Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte. Marx.
‘La storica forma di produzione che è il capitalismo, col suo mito della proprietà privata come diritto degli uomini, che mistifica e maschera il monopolio di una classe minoritaria, ha avuto bisogno di segnare i nodi delle sue strutture e le tappe della sua evoluzione ed oggi involuzione con grandi nomi di progressiva notorietà. Nel lungo arco borghese, la cui sinistra storia pesa come un giogo sulle nostre spalle di ribelli, in partenza l’uomo più valente e forte raggiungeva la notorietà massima e tendeva ai massimi poteri; oggi, in questo dominante filisteismo piccolo-borghese, forse il più vile e il più debole acquistano importanza in funzione dello sporco metodo pubblicitario’. «IL PROGRAMMA COMUNISTA», N.7 DEL 20 APRILE-4 MAGGIO 1966.

Quanta tristezza, immaginiamo, coverà oggi nell’animo sensibile del nostro caro leader Matteo Renzi, sicuramente turbato dalle immagini e dai numeri della protesta della scuola. Certamente si starà chiedendo che bisogno c’era di protestare contro una riforma come quella della ‘buona scuola’: una riforma che già dal titolo annuncia di essere una garanzia di progresso verso il merito, la professionalità, l’efficienza e la migliore qualità dell’offerta formativa (oggi si dice così). Si consoli pensando che queste benemerite crociate contro i rami secchi della pubblica amministrazione, Brunetta docet, inizialmente non vengono mai comprese nella loro bellezza e utilità (per il profitto del capitale).

Al di là dello scherzo, ci immaginiamo lo stato di incredulità in cui sarà piombato il caro leader per questi primi aliti di rivolta (provenienti da buona parte dei lavoratori della scuola e dagli studenti ). A noi non resta che prendere atto degli esiti incerti del titanismo e del dirigismo taumaturgico, ripetentesi ossessivamente sulla scena ballerina della politica borghese ( con l’effetto soporifero di un brutto film già visto). Il farsesco ripetersi della stessa sceneggiatura, ‘in questo dominante filisteismo piccolo-borghese, (in cui) forse il più vile e il più debole acquistano importanza in funzione dello sporco metodo pubblicitario’, ci regala lo spettacolo della penosa parabola di ascesa, trionfo e declino del volenteroso amministratore di turno del regime politico borghese. Questa volta l’attore governativo prescelto ha esagerato con la ricetta riformatrice capitalistica. Mettere insieme il regalo alle imprese: le quattrocento ore di lavoro gratuito e obbligatorio degli studenti (con la scusa dell’alternanza scuola lavoro), e la attribuzione al dirigente scolastico di veri e propri poteri di assunzione e licenziamento simili a quelli del proprietario di una scuola privata, è troppo, anche per il nuovo uomo della provvidenza. Qualcuno in alto loco, nella sfera del potere politico-finanziario che conta sul serio, gli farà capire con pazienza che bisogna essere più prudenti, e che non sempre si possono ottenere in un sol colpo gli obbiettivi prefissi (cioè obbligare il proletariato giovanile a fornire gratuitamente la propria forza-lavoro alle imprese, e terrorizzare e ricattare i lavoratori della scuola con lo spauracchio del preside sindaco). Il termine azienda – scuola ora, in questa minacciata riforma, è diventato una realtà, non solo a causa della distruzione dei precedenti criteri di assunzione del personale, adesso discrezionalmente scelti dal dirigente – come in una vera azienda privata – ma anche perché una parte notevole del lavoro della scuola è rivolto a fornire – somministrare – lavoro forzato e gratuito al sistema capitalistico ( al pari di una agenzia privata di formazione, intermediazione e somministrazione di lavoro). Purtroppo un sistema putrescente non può sempre scegliersi l’amministratore migliore, e allora ecco che il nostro premier solerte e zelante scivola sulla classica buccia di banana della protesta di massa. Le proteste vanno possibilmente evitate, un bravo premier dovrebbe saperlo, se crescono troppo lo stato borghese deve togliersi la maschera di finta bonomia democratica e produrre un replay della mattanza di Genova 2001. Siamo sicuri che nei prossimi mesi la riforma della ‘buona scuola ‘sarà un po’ annacquata, con somma soddisfazione di tutte (o quasi) le parti politico-sindacali attualmente in scena, lasciando tuttavia inalterata la sostanza di un peggioramento delle condizioni di chi vive dentro la scuola (studenti e lavoratori). Bisogna comprendere che il disegno di riforma del governo è un semplice effetto derivato della brama di profitto del capitale, quindi solo la rimozione della causa potrà fare scomparire anche l’effetto. Dentro il sistema affaristico-dispotico della scuola contemporanea, l’unico soggetto che non ha nulla da perdere (al di fuori delle catene della schiavitù del lavoro forzato e gratuito nelle galere aziendali), è proprio il proletariato giovanile. Questi non sono gli studenti delle precedenti rivolte, succedutesi dal 68 in poi, ma dei veri e propri schiavi a-salariati, carne fresca da immolare sull’altare del profitto.
Solo la saldatura fra le lotte di questi giovani proletari, con le lotte del resto della classe (lavoratori della scuola inclusi), potrà permettere la crescita di nuove prospettive del conflitto di classe.

Partito Comunista Internazionale
Schio,via Porta di Sotto 43
lasinistracomunistainternazionale.wordpress.com

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