Super poteri al preside prefetto: la riforma della scuola come ulteriore segnale della fase capitalistica contemporanea.

Il 18 maggio 2015 è passato alla camera dei deputati il primo dispositivo di legge mirante a conferire maggiori poteri al dirigente scolastico (a dispetto delle proteste e dello sciopero del 5 maggio); una vittoria, dunque, per l’energico Matteo Renzi e per la maggioranza parlamentare che sostiene la riforma denominata ‘la buona scuola’.
Impropriamente definito preside sindaco (il sindaco viene eletto e non imposto), sarebbe più corretto, in questo caso, usare il termine prefetto.
Alcuni giornali hanno subito stigmatizzato l’evento con la pubblicazione di articoli dai toni accorati, come se l’evento in se stesso rappresentasse un passo decisivo verso la barbarie, oppure fosse il superamento di un limite mai prima valicato. Di certo la riforma contiene una forte accelerazione nell’adeguamento funzionale della scuola alle esigenze politico-economiche del capitale; queste esigenze sono fondamentalmente due: in primo luogo una maggiore subordinazione del personale dipendente al comando aziendale, allo scopo di aumentare la produttività del lavoro e prevenire eventuali forme di conflitto collegate alla congiuntura economica difficile, agli stipendi da fame, e in generale alla condizione del lavoro salariato-alienato ( in questo senso vanno letti i super-poteri attribuiti al preside prefetto, questi super-poteri sono infatti l’arnese necessario, in questa fase, per imporre con il ricatto di un potere decisionale insindacabile e discrezionale, il comando dispotico del capitale sulla forza-lavoro impiegata nella scuola); in secondo luogo questa riforma, imponendo 400 ore di cosiddetta alternanza scuola-lavoro agli studenti, si propone di soddisfare gli interessi del sistema delle imprese, fornendo e immettendo forza-lavoro giovanile gratuita nel ciclo di valorizzazione del capitale. Alla luce di queste evidenze fattuali, si può quindi concludere che Renzi non è affatto il barbaro che piomba fuori dal nulla per distruggere la civiltà e l’armonia di una scuola idilliaca, bensì va considerato, molto più modestamente, l’ultimo di una serie di ligi esecutori delle esigenze funzionali dell’organismo capitalistico. In altre parole il nostro caro premier promuove e sostiene diligentemente i disegni di legge necessari, in questa fase economica, alla sopravvivenza del Moloch capitalista che si onora di servire; esattamente come hanno fatto i suoi predecessori, i quali hanno impiegato degli strumenti normativi adeguati alle fasi economiche ormai passate, nella stagione in cui calcavano tronfi e superbi la scena politico-legislativa italica. Ognuno di questi (intercambiabili) uomini della provvidenza ha recitato la sua parte (la parte assegnatagli dall’organismo capitalistico), per il tempo concessogli dalle alchimie di dominio interne allo stesso organismo (di cui sono stati e sono una pura funzione personificata accessoria). Quando parliamo di questi leader politici, prendendo sul serio il loro vano agitarsi sulla scena politica borghese, continuiamo dunque a soggiacere alla potenza di un illusione. Questi individui, queste super persone, sono solo delle maschere di carattere, degli attori condannati a recitare un copione contenuto nei processi vitali dell’organismo economico-sociale capitalistico. Quando la vita mostruosa del suddetto organismo troverà la sua conclusione, nella furia vendicatrice e liberatrice della classe oppressa, allora anche la compagnia di attori, burattini e giullari uscirà di scena mestamente, privata per sempre di un padrone da servire e adorare.

‘Consumati, consumati, corta candela.
La vita è un ombra che cammina, un povero attore
Che si agita e pavoneggia la sua ora sul palco
E poi non se ne sa più niente’

Macbeth, William Shakespeare

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