Origine e funzione della forma partito

Proponiamo alcuni passaggi tratti da ‘Origine e funzione della forma partito’, il testo completo è presente nella pagina ‘Testi marxisti’

 

“…Il movimento politico della classe operaia – scrive Marx a Bolte, il 29-11-1871 – ha naturalmente per scopo finale la conquista per la classe operaia stessa del potere politico.

A questo fine è naturalmente necessaria un’organizzazione preventiva sufficientemente sviluppata della classe operaia, che sorge dalle sue stesse lotte economiche. D’altra parte, ogni movimento in cui la classe operaia si oppone come classe alle classi dominanti e cerca di far forza su di esse con una pressione dall’esterno è un movimento politico. Per es. il tentativo, in una sola fabbrica o anche in un solo ramo industriale, di strappare al singolo capitalista, per mezzo di scioperi, ecc., una riduzione della giornata di lavoro è un movimento puramente economico; invece il movimento per strappare la conquista di una legge delle otto ore, ecc. è un movimento politico. È così che dai singoli movimenti
economici isolati degli operai sorge e si sviluppa dovunque un movimento politico, cioè un movimento della classe per far valere i suoi interessi in una forma generale, in una forma che possiede una forza generale, obbligatoria per l’intera società. Se è vero che questi movimenti presuppongono una certa organizzazione preventiva, essi sono da parte loro altrettanti mezzi per lo sviluppo di questa organizzazione. Là dove la classe proletaria non si è ancora sufficientemente organizzata per intraprendere una campagna decisiva contro il potere collettivo, cioè il potere politico, della classe dominante, essa deve essere preparata a questo fine mediante un’agitazione incessante contro l’atteggiamento ostile delle classi dominanti. Altrimenti, il proletariato rimane un balocco nella mani di queste classi”.
Il partito permette dunque l’organizzazione della classe; in seguito sarà il soggetto della:
2) Dittatura del proletariato:
“Art. 1. – Il fine dell’associazione è di abbattere tutte le classi privilegiate, di sottometterle alla dittatura dei proletari mantenendo la rivoluzione in permanenza fino alla realizzazione del comunismo, che deve essere l’ultima forma di costituzione della famiglia umana.
“Art. 2. – Per contribuire al raggiungimento di questo fine l’associazione creerà legami di solidarietà fra tutte le frazioni del partito comunista rivoluzionario facendo scomparire, conformemente al principio della fratellanza repubblicana, le divisioni di nazionalità”
(1850: Lega Universale dei comunisti rivoluzionari).
La dittatura permette di distruggere lo Stato borghese e quindi di dare impulso alla trasformazione sociale. Essa è storicamente necessaria, quindi “libera”. Qui importa sottolineare che noi non siamo per qualunque dittatura, e che questa per noi è un mezzo: ci interessa sapere contro chi deve essere diretta, contro che cosa, in nome di chi, in nome di che cosa. Sotto questo aspetto si può dire che solo le dittature reazionarie miranti al mantenimento di una oppressione di classe sono autoritarie, perché rifiutate dall’Uomo (al cui sviluppo non sono necessarie e accaparrano la Gemeinwesen per sfruttarlo) mentre la dittatura rivoluzionaria è accettata dall’Uomo come una liberazione, perché la nuova Gemeinwesen avrà sempre più la tendenza a identificarsi con l’Essere umano e quindi a sparire come fenomeno esterno all’Uomo (Lenin: La dittatura del proletariato è quella dell’immensa maggioranza sulla minoranza, in opposizione a quella della società borghese).
Ciò è tanto più vero in quanto, come Marx ha dimostrato nel Capitale, la dittatura borghese diventa sempre più quella del capitale, e quindi essa stessa esterna alla classe. Nel periodo rivoluzionario, il potere dittatoriale della borghesia aveva consentito una fioritura della produzione distruggendo gli ostacoli creati dalla società feudale, ma senza mai controllarne i meccanismi specifici. (In un testo del 1844, Engels indica già il carattere anarchico della produzione capitalistica). Allo stesso modo, in origine il capitale e il suo capitalista sono identici e la libertà dell’uno si riflette nell’altro. In seguito, con la concentrazione capitalistica legata ai meccanismi derivanti dalla caduta tendenziale del tasso del profitto, il capitalista tende a separarsi dalla sua proprietà e, lui che era
l’essere del capitale, ne diventa l’avere. Il capitalista in quanto personaggio sparisce; la libertà scompare; essa non è più che libertà del Capitale, e questo diventa una forza impersonale servita da una burocrazia (patologia delle classi) che è l’organizzazione tipica
dello Stato moderno; in altri termini, lo Stato diviene lo Stato-Capitale con la sua organizzazione burocratica:
“Il carattere sociale delle forze produttive costringe gli stessi capitalisti ad abbandonare i grandi organismi di produzione e comunicazione a società per azioni prima, a trust poi,infine allo Stato. La borghesia diventa una classe superflua: tutte le sue funzioni sono ora espletate da funzionari stipendiati”.
Tutti gli individui di questa classe partecipano al capitale; devono quindi ricevere un profitto proporzionale alla somma che vi hanno messa. Lo Stato moderno deve far rispettare questa operazione, questo conguaglio. Di qui la contraddizione stridente della nostra epoca: uno Stato sempre più oppressivo, e la richiesta degli individui che sia sempre più forte (ennesima illustrazione, l’ultima crisi francese legata alla guerra d’Algeria). La dittatura borghese è divenuta quella di una forza mostruosa estranea all’uomo, che impedisce il divenire di una società che, nella sua totalità, tende al comunismo. In effetti, lo stesso capitalismo tende a sparire. È contro questa dittatura che il proletariato deve lottare. La sua distruzione è la soppressione della malattia dell’uomo; l’instaurazione della dittatura del proletariato è la sua rigenerazione mediante l’appropriazione della natura umana.
Sono così risolte le antitesi: Individuo-Stato; Individuo-Specie; Libertà-Autorità-Necessità.
La dittatura del proletariato fu suggerita a Marx dagli eventi della rivoluzione borghese, da Babeuf, dalla lotta del proletariato francese con la sua specifica forma del blanquismo (contributo di socialisti come Flora Tristan) e dalle lotte degli operai inglesi e tedeschi. Gli operai esprimevano sul piano pratico l’esigenza teorica formulata da Marx nella sua critica ad Hegel. Marx ritrovava in tutta la sua costruzione l’esigenza della lotta: chi ha la forza ha ragione. (Gli operai hanno svolto una critica nei fatti: hanno respinto tutti i metodi di lotta e aspirano a una forma di potere che permetta il parto di una società senza classi; va notato che Marx si appoggia sempre alla realtà per stabilire la sua teoria).

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