Giornate capitalistiche: utopia e contraddizione, il caso dei venusiani

 

Sembra incredibile, ma i venusiani sono fra di noi, non parliamo beninteso di visitatori alieni, ma di esseri umani, molto umani, che affermano di conoscere dati e notizie su presunti visitatori di altri mondi. Non intendiamo ridicolizzare queste persone, le loro convinzioni, i loro stati d’animo. I venusiani, in modo particolare, sono a nostro avviso un sintomo del disagio quotidiano indotto nelle esistenze dalla civiltà borghese, le  teorie venusiane sono probabilmente una compensazione fantastica e inconscia alla barbarie dell’alienazione capitalistica del lavoro, base materiale di tutte le successive forme di alienazione. Neppure sarebbe saggio, tuttavia, escludere l’esistenza di altre forme di vita senziente nell’universo, o la possibilità che tali forme di vita visitino o abbiano visitato il nostro pianeta. Tuttavia, allo stato attuale delle cose non esistono sicure evidenze o  riscontri, non esistono prove riproducibili, non esistono certezze. Trovandoci nel campo delle ipotesi, sarà meglio sospendere il giudizio sulla realtà o irrealtà delle credenze venusiane, e dedicarsi invece alle determinazioni sociali incontrovertibili,  alla base di queste credenze. In questo campo le ipotesi lasciano il passo ai dati reali. Il sistema di vita borghese produce inaudita sofferenza e quindi il bisogno di una sua compensazione, in un secondo tempo, quando nella realtà non si giunge a nessun superamento delle cause della sofferenza, la compensazione si sposta sul piano fantastico. I venusiani e le loro credenze, vere o false che siano, sono dunque un sintomo del disagio, cioè dell’alienazione, in cui è imprigionato l’uomo contemporaneo. In quelle credenze si manifesta la malattia e l’anelito alla guarigione, non il superamento della malattia. In questo sistema di ‘pensiero’ infatti viene postulata la presenza di almeno quattro razze aliene, rappresentanti di civiltà più evolute, che starebbero da tempo visitando il pianeta e studiando i nostri costumi. Si tratta di affermazioni che circolano da decenni, a cui fa da corollario la presunta congiura dei governi per nascondere queste realtà. Congetture, ipotesi, ragionamenti spericolati, ma prove oggettive inesistenti. Siamo nel campo del possibile, non di certo nel campo della dimostrazione comprovata di fatti certi e innegabili. E allora l’unica realtà innegabile, in questi casi, è il racconto, il racconto di eventi senza riscontri empirici, e quindi l’esistenza di persone che raccontano. La domanda che poniamo a noi stessi e ai lettori, è la seguente: tali credenze e racconti sono un segnale del progressivo indebolimento del modello sociale borghese, oppure un segno (poiché il bisogno di fuga da questo modello avviene prevalentemente sul piano illusorio di credenze discutibili) della sua forza? L’utopia venusiana nasce dal desiderio/sogno di una diversa realtà, dunque se nella società compare fortemente questo sogno/desiderio, o anche altre tipologie di utopia, allora possiamo supporre, in primo luogo, che la potenza condizionante del modello sociale borghese sia in via di indebolimento, e tuttavia non abbastanza in via di indebolimento da consentire a venusiani e simili di comprendere che le loro credenze sono anche il frutto avvelenato di una società senza senso. Spostiamo quindi il discorso dal piano irrisolvibile della realtà o non realtà del contenuto delle credenze venusiane, al piano parallelo delle motivazioni sociali che spingono gruppi cospicui di esseri umani a impiegare tempo ed energie nella ricerca di scenari alternativi alla quotidianità capitalistica. Su questo piano i venusiani sono un altro segnale della forza e della debolezza della macchina sociale borghese. L’utopia come distacco e fuga illusoria dal modello di vita borghese, ma anche come il segnale di un suo indebolimento, dunque ancora una volta registriamo una delle varie contraddizioni in cui vive e si contorce l’ultima oppressiva società di classe.

 

 

POSTILLA

Nel Convivio Dante sostiene che i livelli di lettura e di interpretazione di un mito sono molteplici, egli afferma che ‘le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi’. Dante intende riferirsi al senso letterale, allegorico, morale e anagogico. Il senso letterale è quello che si concentra sul significato corrente dei termini utilizzati da chi scrive, il morale si riferisce al bene e al male, e quindi allude alla teologia, invece l’allegorico e l’anagogico rimandano, in modi diversi, alla dimensione dei simboli. Nel caso di alieni e affini riteniamo appropriato lo schema interpretativo sociale-allegorico. In un certo senso si tratta anche di realtà simboliche ricorrenti in contesti storico-sociali differenti, e quindi trascendenti il puro ambiente borghese contemporaneo,  ovvero afferenti la sfera profonda dell’umano. L’alieno è un simbolo di rottura e di cambiamento brusco di orizzonte. L’irruzione di una presenza inaudita che sconvolge, nel nostro caso, la soffocante monotonia delle giornate capitalistiche. Uno squarcio nella realtà, dal significato ambiguo e ambivalente di liberazione o di terrore. Non una semplice allegoria, ma forse un simbolo duale di morte e risurrezione, tipico delle fasi di transizione da una società di un certo tipo ad una società differente. Il bisogno di cambiamento e insieme ad esso la paura del cambiamento, luce ed ombra, speranza e terrore. Troviamo le tracce di questo dualismo nei testi di narrativa fantascientifica, nella cinematografia, nei fumetti, nelle canzoni. Alieno buono, alieno cattivo, libertà e schiavitù. Noi siamo portati a interpretare questo simbolo, e i racconti venusiani che gli girano intorno, come il segnale rivelatore di una fase di transizione sociale, in cui forze socio-economiche antagoniste, classi sociali dominanti e dominate, si scontrano in una lotta mortale, feroce, senza tregua, dando vita alle costruzioni allegoriche che sublimano il conflitto in corso, e quindi la speranza del cambiamento da parte degli oppressi (gli alieni buoni dei venusiani allegoria di una società diversa), o la paura del cambiamento da parte degli oppressori (gli alieni cattivi della cinematografia soprattutto americana, allegoria della paura di perdere i privilegi da parte dei borghesi ).

 

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