Chaos Imperium, parte nona: Rinascita del teorema kautskiano in forme differenti ( ipostasi del lato economico-strutturale e postulazione di un imperialismo globale)

 

Sotto il termine imperialismo globale, reperibile in varie e recenti pubblicazioni, si nasconde il vecchio teorema kautskiano del super-imperialismo. Sfogliando alcune di queste pubblicazioni si può leggere che fra le cinque condizioni basiche postulate da Lenin per inquadrare l’imperialismo, le prime tre si sono rivelate storicamente vere, mentre le ultime due non sono al momento confermate (in parte o del tutto) dal divenire storico empiricamente verificabile. Per inciso le due condizioni suddette sono le seguenti: ‘4) il sorgere di associazioni monopolistiche internazionali di capitalisti, che si ripartiscono il mondo; 5) la compiuta ripartizione della terra tra le più grandi potenze capitalistiche. L’imperialismo è dunque il capitalismo giunto a quella fase di’ sviluppo, in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l’esportazione di capitale ha acquistato grande importanza, è cominciata la ripartizione del mondo tra i trust internazionali, ed è già compiuta la ripartizione dell’intera superficie terrestre tra i più grandi paesi capitalistici’. Lenin, Imperialismo…

La critica si fonda sui seguenti ragionamenti; il capitale monopolistico multinazionale ha ormai raggiunto una tale ‘possanza’ e concentrazione economico-aziendale che riesce a utilizzare gli stati, secondo le contingenze e le opportunità, come semplici terminali dei propri input di comando, svuotando quindi i suddetti stati della loro residua apparenza di sovranità e autonomia rispetto alla struttura economica capitalistica. Inoltre anche le attuali diatribe geo-politiche fra gli attori statali imperiali e nazionali, per l’accaparramento di risorse e plus-valore, sarebbero in effetti una pura forma di auto-inganno e di auto-rappresentazione delle direzioni politiche, in realtà tutte eterodirette dal capitale mondiale unificato, che proprio per questo motivo è definito ‘imperialismo globale’. Lo stesso concetto di grandi potenze capitaliste, declinato da Lenin al plurale, viene soppresso dalla potenza unica e accentrata dell’imperialismo globale. Quindi anche le lotte reali fra apparati militari-industriali capitalistici, gli scontri fra fratelli coltelli borghesi, il quotidiano sterminio di capitale vivo in eccesso ad essi sotteso, diventano un orpello accessorio, o meglio una pura apparenza che nasconde la gloria eterna dell’impero globale del capitale unificato. Ritroviamo potenti echi teologici in questa concezione, infatti il capitale globale che si appropria di volta in volta degli stati borghesi per farne l’uso che vuole, ricorda da vicino l’anima (atma) eterna che si incarna di volta in volta nei corpi mortali attraverso il ciclo delle morti e delle rinascite. Nel Mahabaratta il principe Arjuna si duole per la morte e la sofferenza che ha inferto a tanti nobili guerrieri, e allora sorge il dio Krisna per rassicurarlo, svelandogli che egli ha colpito solo dei corpi, che sono il temporaneo veicolo dell’anima, mentre quest’anima è sempre salva e non può essere raggiunta da nessun colpo sferrato dalla mano dell’uomo. Anche il presunto imperialismo globale, in queste recenti letture (ma anche in Kautsky), è assimilabile analogicamente alla  super-dimensione animica, in questo caso ad una illusoria e mistificatrice sfera estranea al divenire storico dialettico reale, in cui al posto del rapporto dialettico (e concretamente determinato) fra struttura economica capitalistica e sovrastruttura statale borghese, si postula una ipostasi antistorica del solo lato economico-strutturale del rapporto. Tentando di utilizzare in modo parziale talune citazioni di Marx, queste letture mirano di fatto a negare il carattere contraddittorio e conflittuale del modo di produzione capitalistico, presentando come lotte di facciata le lotte reali e feroci fra fratelli coltelli borghesi. Immaginando un imperialismo globale, e quindi una presunta cessazione delle lotte fra capitali e borghesie concorrenti, viene inoltre svalutato, di conseguenza, il ruolo specifico delle sovrastrutture statali nazionali nella difesa degli interessi delle proprie borghesie di riferimento. Inoltre, non si comprende il rapporto di azione e reazione fra struttura e sovrastruttura, sottovalutando la circostanza che la forza di un apparato statale, pur dipendendo dalla potenza della base economica, è a sua volta, in quanto forza, un fattore in grado di condizionare la stessa base economica. Si comprende, tuttavia, il sottinteso politico di questa lettura della realtà, lo scopo consiste nel fornire, in certi casi, a una certa ‘sinistra’, le motivazioni teoriche per continuare ad invocare la nascita di un vero super-stato europeo, in grado di esorcizzare quest’anima vagante dell’imperialismo globale, ristabilendo welfare per i ceti ‘sfortunati’ e sovranità statale sui mercati finanziari e sulle banche; in altri casi, lo scopo è quello di immaginare, sulla scorta di Kautsky, un età dell’oro imminente, semplicemente sull’onda della socializzazione della produzione realizzata dall’imperialismo globale. Considerazioni finali: il capitalismo produce a ciclo continuo merci inutili, lontane dai bisogni reali umani, esercitando in questo campo notevoli doti di fantasia, ma anche nel campo della sua produzione ‘scientifica’ non sono rari gli esempi di racconti veramente notevoli per la intrinseca potenza fantastica. 

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