Breaking news: Syrian army, Palmyra, l’ultimo assalto

Breaking news: Syrian army, Palmyra, l’ultimo assalto

Parte prima: ‘Le sorti del guerriero’

Nel testo Le sorti del guerriero’, lo storico delle religioni Georges Dumezil, attraverso lo studio dei miti e delle leggende di popoli diversi, giunge a concludere come sia pesante e rischioso il mestiere delle armi, e quindi precaria e faticosa la vita del guerriero. Oggi, anno 2016, gli interessi opposti delle potenze capitalistiche che si confrontano in Siria hanno bisogno di guerrieri (regolari o irregolari, terroristi e non), pronti a uccidere e ad essere uccisi in nome di ideologie (religiose o nazionaliste) che nascondono le stesse ambizioni di dominio politico-economico, ovvero gli stessi obiettivi di controllo e possesso delle risorse energetiche (petrolio, metano) e delle loro vie di trasferimento e commercializzazione (1). Lo abbiamo scritto spesso in questi anni, e il corso degli eventi conferma sempre puntualmente le nostre analisi. Il capitalismo, incapace di risolvere in modo definitivo i problemi e gli squilibri immanenti al suo modo di essere, condannato quindi a cercare di distruggere masse enormi di forza-lavoro (capitale vivo) in eccesso rispetto ai propri bisogni di valorizzazione, e ad accumulare e disaccumulare come un ossesso quote di capitale costante attraverso la distruzione rigeneratrice della guerra (cronica e acuta), si è storicamente dimostrato capace di impiegare (anche di recente) i propri schiavi proletari nelle guerre a sfondo ideologico nazionale/religioso. Senza saperlo, i proletari che indossano le più variegate casacche, anche nei recenti conflitti mediorientali, lottano in realtà contro i propri interessi di classe, a tutto vantaggio delle proprie borghesie nazionali e dei blocchi imperialistici concorrenti ad esse collegate da interessi economici e politici. Una delle ultime aggregazioni sociali comuniste, storicamente documentata dagli scavi archeologici di Mohenio Daro (India), presentava una tripartizione organica della comunità in tre funzioni principali, entrambe produttive e utili alla vita della società (Sacerdoti/guerrieri/agricoltori). La vita si svolgeva in città popolate da decine di migliaia di abitanti, in case costruite con pietra e muratura, relativamente confortevoli; i depositi comuni e le mense comuni dove si ammassavano e consumavano le scorte di prodotti agricoli, ci rivelano il carattere comunista di queste formazioni sociali. In esse i guerrieri svolgevano l’importante funzione di proteggere la comunità da vari nemici, in una fase storica (3000/2500 a.c) in cui già si formavano nelle aree geografiche limitrofe le prime società classiste (anche se l’evento decisivo, nel caso dell’India, è l’invasione dal nord di popolazioni nomadi indoeuropee intorno al 2000 a.c). In ogni caso i guerrieri di Mohenio Daro, pur esercitando il rischioso mestiere delle armi, e quindi vivendo la precaria e faticosa esistenza descritta da Dumezil nel testo ‘Le sorti del guerriero’, combattevano in realtà per l’interesse di tutta la società umana, mentre gli attuali soldati del capitale (variamente schierati e mascherati) uccidono e vengono uccisi per l’esclusivo interesse di minoranze sociali parassitarie.

 

Mohenjo-Daro

reperti

unicorn

KA454

Parte seconda: Bagliori di morte

Primavera 2016, un caccia bombardiere della federazione russa fende l’aria a nord della città di Palmyra, il pilota ha la missione di distruggere un convoglio di rinforzi inviato ai terroristi assediati nella città. Ora li vede, ecco i bersagli: finalmente comincia la caccia. Troppo tardi la colonna si avvede del pericolo, le bombe termo-bariche compiono il loro lavoro velocemente, e decine di terroristi e di veicoli militari vengono inceneriti al suolo. Bagliori argentei si propagano dalla fusoliera del jet russo, mentre bagliori di morte si diffondono dall’incendio che avvolge la colonna di terroristi. Gli inconsapevoli (forse) strumenti di guerra asimmetrica della potenza americana esalano l’ultimo alito di vita; pensavano di stare dalla parte giusta, facendosi agente di morte e sofferenza per l’impero del caos americano (sotto la bandiera apparente di anacronistici califfati), e invece hanno conosciuto solo la brutale vendetta del potente apparato militare avversario russo. Avevamo previsto, agli inizi della spedizione russa nel settembre 2015, che la rinnovata potenza militare del capitalismo russo avrebbe mutato le sorti del conflitto, rimescolando gli equilibri economici e politici presenti nell’area mediorientale. E così è stato. Il nove febbraio 2016 abbiamo scritto un breve aggiornamento sulla situazione siriana (2), che riteniamo utile riportare per intero, in quanto esso contiene una sintesi della nostra analisi politica. In questa analisi il terrorismo dell’ISIS viene definito terrorismo di stato, proprio perché, scrivevamo; ‘il pargoletto ISIS, auto-prodottosi sul terreno della struttura economica mediorientale, è stato poi svezzato e fatto crescere a dismisura anche dalle cure amorevoli elargite dalle sovrastrutture statali di alcune borghesie nazionali e internazionali, allo scopo di difendere e far prosperare, ecco il rapporto di interazione dialettico appreso ai tempi dell’ABC del marxismo, le proprie strutture economiche’.

Tutto questo avviene in un contesto storico in cui ‘Le guerre per procura, asimmetriche, condotte dalle variegate bande di terroristi e taglia-gole finanziati, armati e addestrati dalle varie potenze capitalistiche concorrenti, in funzione di differenti strategie imperiali, si susseguono da decenni, mietendo vittime civili e soffocando sul nascere ogni iniziativa proletaria autonoma. Conseguentemente denunciamo da tempo la natura anti-proletaria di questi sedicenti califfati, in verità strumento di oppressione delle masse sfruttate, e utile pedina al servizio dei centri capitalistici internazionali e degli scontri interni alle borghesie locali. Essi vanno letti come l’ennesimo frutto avvelenato originato dal corpo in decomposizione del capitalismo (corpo in cui sono incluse, tuttavia, le sovrastrutturali strategie politiche di dominio imperiale)’.

Inquadrato il significato di tali fenomeni dentro le logiche di funzionamento del capitalismo senile, e quindi evidenziato il correlato incremento della lotta fra fratelli coltelli borghesi (locali e internazionali), ribadita inoltre l’elementare interazione dialettica fra le strutture economiche e le sovrastrutture statali di dominio, non resta che aggiornare i lettori (appunto, breaking news) sugli sviluppi del conflitto (e sulle sorti degli esseri umani che vengono scagliati gli uni contro gli altri da meccanismi economico-sociali di cui sono generalmente ignari). Palmyra è ormai da diverse settimane al centro di una vasta operazione militare condotta dall’esercito siriano, che ha messo in campo vari reparti di élite come la ‘Forza Tigre’ e i ‘Falchi del Deserto’, coadiuvati validamente dalla milizia sciita libanese di Hezbollah, da reparti di Pasdaran iraniani e milizie sciite irachene.

Helicopter

Truppe scelte sono recentissimamente giunte in massa dalla provincia di Latakia (ormai ritornata sotto il pieno controllo governativo). Tutto questo dispiegamento di forze (coadiuvato dai micidiali attacchi dell’aviazione russa e siriana), ha eroso la presenza e le riserve militari terroristiche dispiegate in vari punti strategici intorno alla città, tagliando le linee di rifornimento delle truppe del califfato (oramai accerchiate e destinate a essere uccise o catturate, proprio come succede agli animali in una battuta di caccia). Gli assedianti hanno lasciato aperta solo una via di fuga dalla città, in modo da incanalare le truppe in ritirata verso una direzione precisa, dove li attende il fuoco dell’aviazione e dei reparti di artiglieria in agguato. Nell’inverno del 1944 fu adottata una strategia analoga dal maresciallo Konev, il quale consentì alle ignare divisioni SS e Wehrmacht dispiegate in un area compresa fra la Polonia meridionale e la Slovacchia, di ritirarsi dopo lo sfondamento del fronte effettuato dalle truppe russe, allo scopo di spingerle in una direzione dove erano attese da un muro di lanciamissili Katiuscha, artiglieria e carri armati. I consiglieri militari russi presenti sul fronte di Palmyra, hanno evidentemente suggerito ai siriani di applicare la stessa strategia adottata da konev nell’inverno 1944. Un piccolo inciso: si era parlato spesso a sproposito di ritiro russo dal teatro bellico siriano, e in effetti alcuni uomini e mezzi sono stati ritirati, tuttavia l’impegno militare continua in modo adeguato alla situazione (cioè ai rapporti di forza militari e politici) sul terreno. Dopo quasi sei mesi di bombardamenti aerei, e in qualche caso anche navali e sottomarini, il vantaggio e l’iniziativa strategica è saldamente passato in mano all’esercito siriano e ai suoi alleati. Inizialmente sono stati disarticolati e distrutti decine e decine di chilometri di passaggi sotterranei, attraverso cui i terroristi potevano nascondersi e attaccare alle spalle le forze governative. In concomitanza sono stati colpiti i maggiori centri di addestramento, comunicazione e comando delle forze avversarie. Infine l’aviazione russa ha seriamente ostacolato il commercio di petrolio attraverso cui l’ISIS si autofinanziava, distruggendo centinaia di autobotti e depositi di greggio. Ora, l’annuncio del ritiro parziale di aerei e uomini dal teatro bellico siriano è correlato, militarmente, alle nuove fasi del conflitto e alle mutate esigenze belliche. Infatti, disarticolata la capacità dei terroristi di condurre offensive su vasta scala, si pone per i russi innanzitutto l’obiettivo di supportare dall’aria le truppe governative. In questa logica sono stati ritirati alcuni aerei non pienamente adeguati al supporto delle truppe di terra, poi sostituiti con l’invio di nuovi elicotteri da combattimento, fra cui spiccano alcuni modelli di ultima generazione mai usati in precedenza. L’ottima performance dei mezzi prodotti dall’industria militare della federazione russa (aerei, elicotteri, missili, sistemi di rilevazione elettronica), rappresenta anche una efficace campagna pubblicitaria per questi prodotti, destinata ad incrementare le richieste di acquisto da parte di vari eserciti nazionali. L’annuncio del ritiro svolge invece sul piano politico un doppio compito: in primo luogo dimostrare agli attori internazionali e locali (coinvolti variamente nella vicenda siriana) che la Russia punta e crede negli accordi di pace raggiunti a Ginevra, e quindi inizia a ritirare una parte del proprio contingente militare, essendo ormai in atto un processo di pacificazione fra il governo di Assad e una parte della resistenza (fatta esclusione per gruppi come l’ISIS e Al Nusra). In effetti il negoziato di Ginevra, e gli accordi fra i ministri degli esteri Kerry e Lavrov , rappresentanti dei due super-Moloch statali americano e russo, ha sancito la sconfitta (temporanea) del progetto americano, e la contemporanea accettazione, obtorto collo, della via della trattativa diplomatica, offerta dai russi come alternativa alla sconfitta totale sul piano militare convenzionale dei gruppi ribelli ‘moderati’ sostenuti dall’America. In secondo luogo il ritiro parziale ha il compito di dimostrare che la Russia di oggi (diversamente dall’avversario imperiale statunitense), una volta raggiunti gli obiettivi prefissati, non si lascia impantanare nella trappola di un conflitto infinito. La circostanza reale data dal fatto che l’intervento dell’esercito russo si è solo adeguato alle nuove condizioni del conflitto, passa in ultimo piano, o addirittura viene ignorata dai commentatori che ingenuamente prendono per oro colato determinati annunci di ritiro. In realtà il controllo e il possesso delle risorse energetiche e delle loro vie di distribuzione sono da decenni all’origine dell’intervento di vari attori internazionali sul territorio siriano e iracheno; nel corso del tempo, in correlazione con l’evoluzione dei rapporti di forza economico-politici globali, l’ago della bilancia si è spostato a favore del blocco capitalistico a guida russo-cinese. Il tentativo del Chaos Imperium americano di ostacolare il business della concorrenza, rendendo problematiche le forniture di petrolio e metano mediorientale al gigante economico cinese, si è accoppiato alla costruzione di un sistema di basi navali oceaniche atte a realizzare il blocco commerciale dei prodotti cinesi. La risposta del capitalismo cinese è stata di tipo militare e commerciale, passando in primo luogo per l’alleanza strategica (economico-militare) con la Russia (forniture russe di petrolio, metano e tecnologia militare avanzata in grado di colpire le navi americane), mentre in secondo luogo si è concentrata sul superamento delle rivalità geo-storiche con l’India (attraverso la mediazione diplomatica russa), e infine sulla costruzione di una sicura ed economica ‘via della seta’ terrestre per il trasferimento dei propri prodotti. Non si può comprendere, fino in fondo, il senso geo-politico della vicenda siriana se non si riesce a inquadrarla nello scacchiere più ampio del confronto/scontro fra i blocchi capitalistici contemporanei, cogliendo inoltre dietro questo confronto/scontro fra Moloch statali di immani dimensioni’ l’ennesimo frutto avvelenato originato dal corpo in decomposizione del capitalismo’:il cadavere che ancora cammina.

Aereo

t90

(1). Le bande armate di predoni imperiali (cioè gli apparati militari-industriali con annesso e funzionale sistema tecnico-scientifico, in cui è suddivisa a livello globale la minoranza sociale parassitaria borghese), sono disposte a tutto per mantenere il controllo esclusivo delle risorse energetiche, delle vie commerciali, e del plus-valore estratto dalle masse di servi salariati. Tuttavia questi apparati statali militari-industriali borghesi, oltre a combattersi fra di loro, devono comunque fronteggiare, e quindi fare all’occorrenza blocco comune, contro il nemico di classe proletario. Le bande terroristiche di taglia-gole, usate in questo frangente storico all’interno della strategia americana del Kaos, ma anche dagli alleati e vassalli europei e mediorientali del Chaos Imperium, sono dunque uno strumento incarnante una doppia funzione: in primo luogo servono da esercito mercenario nella guerra per procura, asimmetrica, contro il blocco capitalistico concorrente (Russia, Cina e altri paesi), in secondo luogo svolgono la funzione (storica, regolare, fisiologica) del terrore di stato borghese contro la classe sociale proletaria. Queste bande di terroristi sono dunque assimilabili a precedenti storici, ben precisi, di guerra di classe preventiva borghese contro il proletariato, proponiamo due esempi; 1) le squadracce fasciste; 2) i Freikorps tedeschi. Definiamo dunque una volta per tutte la natura sociale classista di questi presunti rivoltosi, assimilandola al terrore che regolarmente, periodicamente, viene scatenato dalla borghesia per stringere il giogo (iugum, zygòs, zèugos) dell’oppressione di classe sui proletari. Dentro questo quadro attuale di scontro fra attori imperiali borghesi, e di concomitante terrorismo statale antiproletario, si delineano le tendenze sistemiche del capitalismo putrescente a sviluppare una sempre maggiore distruzione di capitale costante e variabile, cioè di mezzi tecnici di produzione e di forza-lavoro umana, per ottenere un momentaneo riequilibrio dei parametri di valorizzazione, accumulazione e dominio politico, fortemente alterati dalle due tendenze convergenti della caduta del saggio di profitto e dell’aumento della povertà (pauperizzazione) in senso assoluto e relativo.

(2) .Una feroce lotta per la difesa e l’affermazione di interessi economici particolari e divergenti si sta svolgendo in Siria, e in altri teatri di scontro fra centri capitalistici concorrenti. Il fiume di menzogne e mezze verità che accompagna la contesa fra i blocchi imperialisti ha ormai travolto gli argini, mentre i media di regime provano a nascondere la sostanza capitalistica delle attuali tragedie umanitarie. Pensiamo alle candide e lacrimevoli recenti dichiarazioni di condanna dell’intervento russo in Siria, espresse da un importante capo di stato europeo. Non ci interessa fare il suo nome, trattandosi di una delle tante pedine intercambiabili dello stesso gioco di potere e oppressione; tuttavia l’ipocrisia e la sfacciataggine della menzogna meritano in questo caso una menzione. Due pesi e due misure, morti e sofferenze da ricordare e morti e sofferenze da ignorare, senza importanza ( queste ultime sono quelle causate dai terroristi funzionali alle strategie del caos imperiale dell’America, e dei suoi alleati e vassalli europei e mediorientali ). Come già sostenuto in altri articoli, la previsione del ribaltamento dei rapporti di forza sul campo militare siriano (a seguito dell’intervento russo) trova ora piena conferma. I segnali di questo ribaltamento sono dati dal quasi totale accerchiamento di Aleppo, dalla riconquista della regione di Latakia, e dalle avanzate su tutte le linee del fronte da parte dell’esercito siriano e dei suoi alleati (pasdaran iraniani, hezbollah libanesi). Queste evoluzioni della situazione militare sul campo segnano una evidente battuta di arresto della politica del caos americana (politica finalizzata al controllo e alla rapina delle risorse di altri paesi e delle vie di trasferimento e distribuzione di queste risorse, innanzitutto attraverso la scomposizione /ricomposizione di stati sovrani). Le guerre per procura, asimmetriche, condotte dalle variegate bande di terroristi e taglia-gole finanziati, armati e addestrati dalle varie potenze capitalistiche concorrenti, in funzione di differenti strategie imperiali, si susseguono da decenni, mietendo vittime civili e soffocando sul nascere ogni iniziativa proletaria autonoma. Conseguentemente denunciamo da tempo la natura anti-proletaria di questi sedicenti califfati, in verità strumento di oppressione delle masse sfruttate, e utile pedina al servizio dei centri capitalistici internazionali e degli scontri interni alle borghesie locali. Essi vanno letti come l’ennesimo frutto avvelenato originato dal corpo in decomposizione del capitalismo (corpo in cui sono incluse, tuttavia, le sovrastrutturali strategie politiche di dominio imperiale). Eppure alcuni critici si premurano di ricordarci, con solerzia e gentilezza, che l’Isis è solo un fenomeno auto-prodotto ( volendo forse intendere, con tale facezia, che esso è un puro derivato dalla crisi della struttura economica borghese, e quindi nessun condizionamento esogeno – sovrastrutturale – l’ha posto in essere e tanto meno può avere influenzato il suo agire attuale). In altri casi i critici si chiedono, pensosi e stupiti, se lo Stato islamico e i movimenti affini non possano essere letti anche in chiave di fenomeno antimperialista. Ai primi, che dopo quasi un anno hanno scoperto che l’Isis ha ricevuto una montagna di finanziamenti, rispondiamo che ai tempi dell’ABC del marxismo veniva insegnato che fra struttura e sovrastruttura (Engels) ci sono rapporti di azione e reazione (e quindi vuoi vedere che il pargoletto ISIS, auto-prodottosi sul terreno della struttura economica mediorientale, è stato poi svezzato e fatto crescere a dismisura anche dalle cure amorevoli elargite dalle sovrastrutture statali di alcune borghesie nazionali e internazionali, allo scopo di difendere e far prosperare, ecco il rapporto di interazione dialettico appreso ai tempi dell’ABC del marxismo, le proprie strutture economiche?). Ma in fondo, risponde da un altro lato dell’aula accademica, l’immancabile scettico o Solone di turno, le lotte nazionali, vedasi il risorgimento italico, non si sono mai fatte mancare l’aiuto di potenze esterne. Cosa dire, abbiamo già risposto in altra sede a tali questioni enigmatiche, e tuttavia decisamente antistoriche, poiché basate sull’assunto erroneo che all’attuale fase matura e putrescente del capitalismo possano applicarsi le chiavi di lettura precedenti a questa fase. Tuttavia, vorremmo ricordare a questa seconda categoria di scettici, che sarà un tantino difficile convincere: 1) le donne destinate a essere vendute come schiave sessuali al mercato di Ninive; 2) i bambini destinati ad essere arruolati nelle milizie terroristiche; 3) i gay destinati a essere lanciati dai tetti degli edifici; 4) tutti gli esseri umani soggetti all’orgia di morte e di oppressione dell’attuale ‘civiltà’ capitalistica (di cui ISIS è valido alfiere), che i ‘fenomeni auto-prodotti’ come ISIS e affini sono, quasi quasi, da valutare non negativamente, come invece facciamo noi che li consideriamo puri strumenti di terrore statale borghese.

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