Un «socialismo» castrato

Nota redazionale: Siamo nel 1963, lo sviluppo capitalistico della Cina ha determinato uno squilibrio (il ricorrente squilibrio) fra città e campagna, spingendo in avanti il settore industriale a discapito dell’agricoltura,ma il miglioramento relativo delle condizioni igieniche (cioè soprattutto l’acqua calda utilizzata in occasione dei parti) ha limitato la mortalità infantile e provocato una crescita demografica eccessiva ( con correlata crescita dei bisogni alimentari ). Ebbene si dirà, in questi casi basta produrre un volume maggiore di generi agricoli e alimentari, invece le autorità politiche cinesi, coerenti con l’imperativo del profitto hanno perseguito altre strade, ma leggiamo cosa viene scritto nell’articolo del 1963: ‘Le autorità politiche del regime di Mao hanno, pare, lanciato una campagna di sterilizzazione dei maschi per pianificare le nascite – in termini più chiari, per diminuire l’incremento demografico che in Cina sta assumendo da parecchi anni un ritmo preoccupante’. Dunque  Il controllo delle nascite, previa sterilizzazione dei maschi, per tentare di ovviare a uno squilibrio fra la crescita della popolazione e l’aumento dei bisogni alimentari senza rendersi conto (preventivamente n.r) della portata del fenomeno, senza piani preventivi di incremento dell’agricoltura; o quando hanno impostato una campagna di sviluppo della produzione agricola, hanno sostituito l’aratro di legno non con l’aratro d’acciaio, ma con la carta stampata della propaganda ad uso degli sbafatori a tanto il rigo e… con la industrializzazione a tappe forzate (ma di ciò un’altra volta), e, come la carta non fa crescere grano, così non ci si nutre dl acciaio, se non in senso traslato, in quanto cioè l’acciaio, sia diretto allo sviluppo dell’attrezzatura agricola, il che non è. Decadenza rurale e inurbamento industriale: la trappola dell’accumulazione capitalista è scattata, e ad essa possono solo corrispondere crisi e fame’. Dunque, nella particolare dinamica socio-economica cinese ritroviamo tutti i cliché e le trappole dell’accumulazione capitalistica ‘Decadenza rurale e inurbamento industriale’, con l’inevitabile corollario di ‘crisi e fame’. Al meccanismo infernale dell’accumulazione e dei problemi sociali correlati, il capitalismo cinese risponde con ‘una campagna di sterilizzazione dei maschi per pianificare le nascite’. Una menzione particolare di merito spetta alle righe con cui viene immaginata e descritta la procedura di soluzione del ‘problema: ‘Potremmo anche levarci lo sfizio di immaginare, dato il vomitorio cliché di faccende condotte tutte allo stesso modo, quale concomitanza di cause abbia messo in moto l’orrenda manovra (piani di sterilizzazione n.r). Da una parte, potremmo supporre, la mandria dei burocrati del Ministero della Salute Pubblica (si chiamerà così) nei pasticci di fronte all’impossibilità di controllare la popolazione, e quelli del Ministero della Propaganda, che non trovano slogan atti a distrarne l’attenzione dai problemi che l’attanagliano; dall’altra, qualche grossa industria chimica (appartenente al popolo) che nei suoi laboratori scopre e nelle sue aziende produce il siero sterilizzante. Ed ecco l’ingranaggio mettersi in moto: l’industria sottopone il siero all’approvazione del competente «ufficio», lì qualche mezze-maniche afferra l’idea e la rilancia in alto loco; di lassù questa rimbalza alla propaganda e, con la stessa tecnica con cui si pubblicizza in occidente un dentifricio, si fa il gioco; sospiro di sollievo nella pleiade d’imbrattacarte, che trovano un robusto motivo per giustificare i propri stipendi, ed enorme soddisfazione nell’industria produttrice, che ci farà grassi affari – il macchinone parte sbuffando, e la bestia diventa più bestia di prima’.

Le righe finali ricordano con chiarezza come anche questo ‘incidente sociale’,questa crescita demografica eccessiva, possa sempre convertirsi (nell’economia capitalistica) in un occasione di lauti guadagni, dato che l’industria produttrice del siero sterilizzante farà ‘grassi affari’, con ‘enorme soddisfazione’, vendendo ai clienti interessati il miracoloso toccasana al problema della sovrappopolazione. In fondo all’articolo una previsione: ‘Il socialismo pianificherà coscientemente la soddisfazione dei bisogni materiali umani: non avrà bisogno, per salvare la specie dalla fame, di rifornire di cori di voci bianche una nuova Cappella Sistina!

Buona lettura

Un «socialismo» castrato

Una delle ultime notizie giunte dalla Cina, per quel tanto che si può dar credito alla stampa d’informazione, è veramente paradossale e d’altronde, finora, non ha ricevuto smentita.

Le autorità politiche del regime di Mao hanno, pare, lanciato una campagna di sterilizzazione dei maschi per pianificare le nascite – in termini più chiari, per diminuire l’incremento demografico che in Cina sta assumendo da parecchi anni un ritmo preoccupante, accompagnandola con l’immancabile propaganda giornalistica e televisiva, in cui si mostrano gli sterilizzati che, felici d’essere sollevati dalle preoccupazioni familiari, si dedicano con gioia allo studio e al lavoro.

Ma lasciamo l’ironia alla solita stampa e cerchiamo di vedere più a fondo nelle condizioni economiche, sociali e politiche, che stanno alla base del provvedimento, e le conclusioni che se ne possono trarre.

Alla radice del controllo delle nascite sta la crisi agricola che non solo non riesce a tenere il passo con l’incremento della popolazione, ma anzi retrocede sempre più (altra notizia da noi riportata tempo fa, e che aggrava la situazione, è la mancata importazione di grano dalla Russia, anch’essa morsa dalla tarantola della crisi agraria, causa non ultima della guerra fredda tra i due paesi socialisti) sebbene da altra notizia sembrerebbe che si notino segni di ripresa, non tali peraltro da permettere di rimontare la china.

Una digressione si rende necessaria a questo punto, per spiegare il pauroso (per i dirigenti) aumento della popolazione in Cina (un fenomeno analogo si è verificato anche in India): in tutta la storia delle nazioni (o meglio popolazioni) asiatiche, l’altissima prolificità è un dato storico comune, un fenomeno niente affatto «nuovo»; ciò che manteneva l’incremento netto della popolazione entro limiti tollerabili, era l’altissima mortalità infantile, dovuta alla mancanza di norme igieniche e di profilassi, che in un certo senso «compensava» l’enorme natalità (e anche adulto) mantenendo in equilibrio il livello della popolazione (non si potrebbe usare un linguaggio più cinico, diranno i filantropi e i moralisti – ma andiamoci piano: il cinismo è nei fatti, non nelle parole che li esprimono) e non parliamo poi delle epidemie e carestie, altro fattore di «compensazione». Ora, i Soloni «rivoluzionari» della democrazia progressiva e «antimperialista» con la cecità assoluta che distingue tutti i transfughi del marxismo, hanno creduto di fare opera altamente «civile» introducendo nei villaggi arretrati qualcosa che a loro non costava nulla, la tecnica dell’acqua bollente; sissignori, l’asettico per eccellenza, che nel parto evita le febbri puerperali e le infezioni sia nella madre che nel neonato, e con ciò hanno bensì tagliato alla radice la mortalità infantile, ma non hanno potuto far nulla per rimediare ad una prolificità che, per inerzia fisiologica, si manteneva inalterata su tassi elevatissimi. Di qui l’esplosione demografica (una notizia che conferma quanto sopra viene dall’India, dove il Pandhit Nehru dichiara che nel giro di dieci anni la mortalità infantile è stata ridotta dal 232 al 93 per mille con un incremento netto di nati del 14%, il che, nel giro di dieci anni, essendo passata la popolazione indiana da 280 milioni a circa 450, dà un incremento netto del 7% annuo su una media, nei paesi altamente industrializzati, che va da 0,7 a 1.2, veramente sbalorditivo!).

Abbiamo parlato di cecità assoluta di questi pragmatisti inguaribili, perché, se essi hanno introdotto un elemento che poteva riuscire positivo, l’hanno fatto per motivi propagandistici, demagogici e contingenti, riducendolo a uno straccio puzzolente (ricordiamo le frasi pacchiane sul mondo «socialista» che «incrementava» la sua popolazione in modo «glorioso») e senza rendersi conto della portata del fenomeno, senza piani preventivi di incremento dell’agricoltura; o quando hanno impostato una campagna di sviluppo della produzione agricola, hanno sostituito l’aratro di legno non con l’aratro d’acciaio, ma con la carta stampata della propaganda ad uso degli sbafatori a tanto il rigo e… con la industrializzazione a tappe forzate (ma di ciò un’altra volta), e, come la carta non fa crescere grano, così non ci si nutre dl acciaio, se non in senso traslato, in quanto cioè l’acciaio, sia diretto allo sviluppo dell’attrezzatura agricola, il che non è. Decadenza rurale e inurbamento industriale: la trappola dell’accumulazione capitalista è scattata, e ad essa possono solo corrispondere crisi e fame.

Oggi i «grandi capi» si accorgono, sempre nei limiti di una miopia congenita, che la biscia sta mordendo il ciarlatano; il miagolio dei nuovi nati, ragionanti potentemente con lo stomaco, è più razionale dei loro uffici studi, e dei pianificatori, specialisti, accademici, tecnici, scienziati, politici e a simili zoologiche immondizie che vi prosperano. Questi nati pongono scientificamente il problema in una formulazione quanto mai limpida: abbiamo fame!

Ecco, allora, il super-scientifico rimedio: si prolifica troppo? Sterilizziamo i prolificatori!

Potremmo anche levarci lo sfizio di immaginare, dato il vomitorio cliché di faccende condotte tutte allo stesso modo, quale concomitanza di cause abbia messo in moto l’orrenda manovra. Da una parte, potremmo supporre, la mandria dei burocrati del Ministero della Salute Pubblica (si chiamerà così) nei pasticci di fronte all’impossibilità di controllare la popolazione, e quelli del Ministero della Propaganda, che non trovano slogan atti a distrarne l’attenzione dai problemi che l’attanagliano; dall’altra, qualche grossa industria chimica (appartenente al popolo) che nei suoi laboratori scopre e nelle sue aziende produce il siero sterilizzante. Ed ecco l’ingranaggio mettersi in moto: l’industria sottopone il siero all’approvazione del competente «ufficio», lì qualche mezze-maniche afferra l’idea e la rilancia in alto loco; di lassù questa rimbalza alla propaganda e, con la stessa tecnica con cui si pubblicizza in occidente un dentifricio, si fa il gioco; sospiro di sollievo nella pleiade d’imbrattacarte, che trovano un robusto motivo per giustificare i propri stipendi, ed enorme soddisfazione nell’industria produttrice, che ci farà grassi affari – il macchinone parte sbuffando, e la bestia diventa più bestia di prima. (Si era detto che il cliché è stucchevole: valga a riprova quanto è avvenuto in Germania e poi nel resto del mondo col il talidomide di fronte alle nevrosi provocate, in genere, dalla bestiale intensità dei ritmi di lavoro). Ed ecco due semplici equazioni germoglianti nella dissennata civile società moderna: Germania, nevrosi + talidomide = produzione di mostri; Cina, aumento di popolazione + poco cibo = produzione di castrati).

E questo sarebbe «socialismo»? Un «socialismo» che, premuto dalle forze convergenti dell’industrializzazione forzata e dell’accumulazione spasmodica, del contrastocrescente fra città e campagna, fra industria ed agricoltura, e della produzione non per i bisogni umani, ma per il mercato, cerca di uscirne mutilando l’essere umano, la «persona»? Un «socialismo» che, invece di produrre la fioritura della specie, la pota e la rinsecchisce? Un «socialismo», infine, schiavo dell’anarchia della produzione, compresa la «produzione e riproduzione dei produttori»?

• • •

Noi non supponiamo nemmeno per ipotesi che la società socialista debba, per sfamare le sue bocche, cominciare col mutilare il resto del corpo. Di più, teniamo nel più completo disprezzo le presunte scoperte di una scienza bastarda, affittata al dio profitto e al dio danaro. Le disprezziamo ancor più in un caso come questo, in cui è evidente che la soluzione anche «scientificamente» è idiota. Se ci si mette su questo falso terreno, bisognerebbe arrivare all’altra conclusione che, poiché bastano pochi maschi a fecondare molte femmine, e l’ansia di vivere e il perpetuarsi della specie trova la sua espressione nella sete di maternità della donna, sono da sterilizzare non i rappresentanti maschi ma i rappresentanti… femminili della popolazione! Quando il popolo arabo, in cui le misure dietetiche introdotte da Maometto e rivestite di sanzioni religiose nel Corano avevano permesso di ristabilire l’equilibrio demografico riducendo la mortalità, si trovò a corto di uomini in seguito al dissanguamento delle guerre di conquista, il nuovo squilibrio così creatosi venne superato mediante l’introduzione della poligamia, e negli harem la «riproduzione dei produttori» riprese il suo ritmo con un solo maschio e un numero illimitato di femmine.

Sempre nell’ipotesi cretina di un «socialismo» che dà da vivere a tutti, mutilando una parte della specie, o i cinesi castratori dovranno – cedendo al richiamo della maternità – legalizzare una forma larvata di poligamia, oppure, con tutto il moralismo famigliare che noi non conosciamo ma che tutto il «comunismo» degenere di Pechino o di Mosca trasuda – i mariti cinesi dovranno rassegnarsi a vedersi nascere scientificamente e programmaticamente… le corna!

Così lo scientificismo si distrugge con le sue stesse mani, e la tragedia si converte in satira immonda.

Il socialismo pianificherà coscientemente la soddisfazione dei bisogni materiali umani: non avrà bisogno, per salvare la specie dalla fame, di rifornire di cori di voci bianche una nuova Cappella Sistina!

 «Il Programma Comunista» – n. 14 – 1963

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