I duellanti (Capitolo quattro: Titoli tossici e crisi bancarie)

Capitolo quattro: Titoli tossici e crisi bancarie

Nel circuito bancario-finanziario del capitalismo mondiale circolano dei valori fittizi, superiori di 50 volte il PIL mondiale. La caduta del saggio di profitto nell’economia reale diventa la causa basilare della bolla finanziaria; l’investimento finanziario-bancario, alternativo e sostitutivo di quello nell’economia reale, si riproduce in modo frattalico, come un gioco di specchi autoreferenziale fra crediti e debiti, staccato da ogni rapporto commerciale di compravendita di merci e servizi. La bolla è formata innanzitutto da titoli tossici, cerchiamo di descrivere in cosa consiste il loro funzionamento. Agli inizi della crisi attuale, cioè nell’ottobre 2007, un titolo tossico era definito come il bond (titolo) di una cartolarizzazione, con caratteri tecnico-contabili complessi, opachi, tali da renderne la valutazione difficile e incerta. Proviamo allora a comprendere cosa significa ‘cartolarizzazione’: la cartolarizzazione è una operazione assimilabile alla cessione di crediti, e dunque è un’operazione finanziaria (ma non necessariamente collegabile ai titoli tossici). Diciamo qualcosa sulla cessione di crediti: normalmente essa avviene a titolo oneroso, il cedente ottiene da una banca o da altri intermediari creditizi, in cambio del pagamento di interessi passivi calcolati sui giorni di anticipo rispetto alle scadenze dei crediti, una somma corrispondente al valore totale o parziale dei crediti ceduti. In genere l’impresa cede un portafoglio di crediti verso clienti commerciali, questi crediti, rappresentati da fatture di vendita o da cambiali attive , vengono ceduti a una banca, o a una società di factoring, le quali concedono un anticipo monetario al cedente (come contropartita alle fatture o alle cambiali attive presentate). La cessione di credito avviene generalmente alla clausola pro soluto, tale clausola, diversamente dalla clausola pro-solvendo, implica che l’impresa cedente non è tenuta a fornire garanzie alla società intermediaria in caso di insolvenza, cioè di mancato pagamento da parte dei debitori ceduti. Tuttavia anche le banche possono cedere i propri crediti (nati da concessioni di mutui e finanziamenti vari alla clientela), a società intermediarie che, a fronte dei crediti ceduti, emettono titoli negoziabili, collocabili sui mercati nazionali o internazionali (e qui entriamo nell’ambito della cartolarizzazione).

La base finanziaria della cartolarizzazione non è nient’altro che una tecnica di smobilizzo di capitali altrimenti vincolati nella forma di finanziamento a terzi (quindi un modo per trasformare in liquidità immediata quella parte di liquidità differite rappresentate dai crediti verso clienti). Questa pratica di smobilizzo caratterizza da lungo tempo le operazioni finanziarie intercorrenti fra banche e imprese industriali e commerciali. Tuttavia, quando parliamo di cartolarizzazione, riferendoci alla crisi del 2008, pensiamo innanzitutto alla diffusione e vendita di titoli garantiti dai mutui concessi ai cittadini americani per l’acquisto di immobili. In questo caso siamo in un ambito che travalica il semplice smobilizzo di crediti commerciali, ed entriamo nella sfera speculativa delle vere e proprie operazioni di cartolarizzazione. I soggetti coinvolti in queste operazioni sono tre: il creditore originario (nel caso americano sono le banche che hanno concesso i mutui senza pretendere garanzie), il cessionario, cioè la società finanziaria intermediaria, che ha solo lo scopo di effettuare una o più cartolarizzazioni, e infine il sottoscrittore/compratore dei titoli emessi dal soggetto numero due. La crisi del 2008 ha fortemente incrinato la fiducia dei potenziali compratori verso tutti i titoli cartolarizzati, quindi anche verso quelli garantiti da solide garanzie di recupero della somma investita per l’acquisto. I titoli sospettati di essere illiquidi (cioè non rimborsabili in parte o del tutto) sono stati venduti in massa, provocando un crollo del loro valore originario di emissione, trasformandoli in titoli tossici, con caratteri tecnico-contabili complessi, opachi, tali da renderne la valutazione difficile e incerta. Una banca americana fu definita nel 2008 ‘zombie bank’, perché continuava ad esistere anche avendo le casse vuote. Questa banca aveva un passivo di oltre 600 miliardi di dollari, dovuti all’emissione di mutui sub-prime, cioè di mutui concessi a clienti privi delle garanzie necessarie per ricevere quel determinato finanziamento. La massa dei mutui concessi in modo poco avveduto ( su sollecitazione della FED allo scopo di rilanciare l’economia), è stata poi raggruppata in pacchetti e venduta a società finanziarie cessionarie (costituite allo scopo), quotate in borsa come SPA. Quando buona parte dei mutui originariamente concessi dalla ‘zombie bank’ ai clienti inaffidabili non stati restituiti, l’inadempienza è ricaduta sui possessori delle azioni della società concessionaria che aveva cartolarizzato i crediti ceduti (i mutui), e non sulla banca. Quando si è diffusa la notizia della illiquidità dei titoli basati sui mutui sub-prime, si è verificato un crollo della loro domanda. Intanto la crisi economica reale e l’aumento della disoccupazione, hanno reso aleatoria ogni ulteriore prospettiva di recupero delle somme prestate dalla banca ai soggetti inaffidabili. A causa del deprezzamento del mercato immobiliare e quindi del valore delle case, anche la rivendita dell’immobile ipotecato, ha consentito alla banca di recuperare solo una parte delle somme anticipate al cliente per l’acquisto del bene. Nonostante lo stratagemma della cartolarizzazione, la perdita secca determinata dai mutui sub-prime ha colpito infine pure la banca (oltre che i possessori delle azioni della società concessionaria e dei titoli tossici).

La FED stampa moneta, come le altre banche centrali, chiediamoci a quali ancoraggi economici reali si leghino le quotazioni e i cambi delle maggiori valute circolanti.

Esiste il legittimo sospetto che anche per certe monete possa proporsi un discorso analogo a quello dei titoli tossici. La creazione di titoli tossici non si è interrotta nel 2008, ma è proseguita, oggigiorno possiamo valutare che il sistema bancario globale abbia emesso 50 volte il pil mondiale in titoli, e in moneta circolante. Titoli di credito per qualcuno e quindi di debito per qualche altro. Una immensa bolla determinata dai meccanismi di finanziarizzazione del capitale, cioè dalla ricerca del profitto nel gioco di specchi dei titoli del debito pubblico e privato, ‘il debito pubblico ha fatto nascere le società per azioni, il commercio di effetti negoziabili di ogni specie, l’aggiotaggio: in una parola, ha fatto nascere il giuoco di Borsa e la bancocrazia moderna’. Marx

Come si può ben evincere dal passo citato, Marx anticipa la vicenda dei titoli tossici, poiché è ben chiaro nella sua analisi, anche se risalente agli ultimi decenni del 1800, che ‘il debito pubblico ha fatto nascere le società per azioni, (e) il commercio di effetti negoziabili di ogni specie’.

L’appropriazione di plus-valore in veste di interesse sui titoli, cioè ‘effetti negoziabili di ogni specie’, nasce dalla difficoltà storica di valorizzazione del capitale nella sfera dell’economia reale, difficoltà determinata dalla caduta tendenziale del saggio di profitto. Gli apparati statali borghesi spremono fino alla consunzione il proletariato, costretto a subire le imposte che vengono impiegate per pagare il capitale usuraio-finanziario che detiene i titoli del debito pubblico. Un doppio parassitismo coglie gli sventurati sudditi del capitale: il parassitismo dato dal furto di plus-lavoro nelle moderne galere aziendali, e il parassitismo del capitale finanziario a cui le entrate fiscali dello stato borghese garantiscono un ‘equo’ interesse.

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