Primo maggio 2016: la possibilità di un mondo alternativo

Primo maggio 2016: la possibilità di un mondo alternativo

Ancora un primo maggio, ancora un giorno da celebrare come presagio di una società futura, della possibilità di un mondo alternativo rispetto all’incubo che chiamiamo realtà contemporanea. Sotto la spinta di leggi economiche inesorabili, il modo di produzione capitalistico è contorto da contraddizioni che deve ad ogni costo risolvere per continuare ad esistere. La caduta tendenziale del saggio medio di profitto, connessa alla sovrapproduzione di merci e alla accumulazione in eccesso di capitale costante e variabile, spinge i due principali blocchi capitalistici concorrenti ( imperniati sui Moloch statali militari-industriali di Russia e America) verso una logica sempre più acuta di confronto e scontro economico-finanziario e militare. Guerre asimmetriche, ibride, per procura, contese bancarie e valutarie, guerre commerciali e sanzioni, sono le principali manifestazioni di una contesa per il controllo del processo produttivo capitalistico, quindi per il bottino di plus-lavoro e plus-valore in esso realizzato, ma anche per il controllo e il saccheggio delle risorse petrolifere e degli oleodotti. La distruzione rigeneratrice della guerra (sia in forma cronica/locale che in forma acuta/generale) si staglia continuamente sull’orizzonte dell’epoca storica borghese, come un modo definitivo per far ripartire il ciclo di valorizzazione del capitale. Soffocato nella gabbia d’acciaio dell’economia capitalistica, controllato e oppresso dagli apparati statali della borghesia, il proletariato rappresenta ancora la base sociale di un possibile cambiamento sociale radicale, soprattutto alternativo al macello delle guerre croniche e acute (reali e potenziali). La sua forza potrebbe scuotere le fondamenta del sistema di oppressione di classe del capitale, eppure, sullo scenario della storia, ancora non tramonta lo spettacolo dello sfruttamento e della subordinazione proletaria al dominio borghese. Il modello socio-economico capitalistico è un cadavere che ancora cammina, un agente patogeno per l’intero biosistema terrestre, tenuto in vita solo dall’energia del plus-lavoro estorto alla classe sfruttata. Il primo maggio viene celebrato senza imbarazzo, dalle stesse forze politiche e sindacali complici della conservazione dello status quo capitalistico. Questa circostanza ci obbliga a ricordare l’origine storica di tale ricorrenza, simbolo  della lotta proletaria per la difesa immediata delle proprie condizioni di vita. Dunque, in verità, celebrazione del passato e del presente del conflitto di classe, uniti dal filo rosso del sangue versato dai proletari, nelle ricorrenti ribellioni al regime di oppressione borghese. Primo maggio, allora, come auspicio e promessa di un raggio di luce, la ripresa su larga scala del conflitto sociale, che fori le tenebre di una plumbea realtà di dominazione, una folata di vento che spazzi via il brutto sogno che il capitalismo continua a far sognare all’ umanità alienata. ‘Frangar, non flectar’ è l’invito che rivolgiamo alle vittime sociali del Moloch capitalistico, perché la gabbia d’acciaio che stritola le vite umane dentro la logica dell’asservimento e del profitto può essere spezzata, e il cadavere che ancora cammina può finalmente tornare all’inferno.

Partito comunista internazionale -Schio (VI) – Via Porta di Sotto 43

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