Sukhanah (the art of the war)

 

Siria: Sukhanah (the art of the war)
Sukhanah era l’ultima roccaforte di un certo rilievo sulla strada per Deir Ezzour. L’esercito siriano, con l’ausilio di una milizia sciita afghana, è riuscito, il cinque agosto 2017, a penetrare le difese dell’isis e a prendere il controllo della città (il cui numero di abitanti prima del conflitto era stimato in oltre 16.000 unità ). Nei giorni precedenti erano state occupate alcune alture strategiche per il cosiddetto controllo di fuoco sui movimenti dell’avversario, mirante ad interdire le vie di fuga o l’arrivo di rinforzi. Infine il perimetro difensivo di Sukhanah è stato attaccato da tre lati, consentendo agli attaccanti di spezzare la resistenza e di  trovare un varco all’interno dell’abitato. La cattura o l’uccisione delle forze isis occupanti è stata rapida e senza via di scampo. È molto probabile che le operazioni principali siano state pianificate e dirette con il supporto di alti ufficiali russi. Ai tempi dell’Impero sovietico, d’altronde, non era rara la presenza di consiglieri militari russi o di paesi del patto di Varsavia in giro per il mondo. Nel mondo contemporaneo le guerre fra stati borghesi (dirette o per procura, palesi od occulte) rispondono ad esigenze di tutela e avanzamento di determinati interessi economici e politici. Lenin afferma infatti che le guerre imperialistiche sono lotte fra padroni di schiavi. Abbiamo chiarito (ad esempio nell’articolo dedicato alla Catalunia) che oggigiorno, anno 2017, una lettura delle contemporanee lotte nazionali in veste di fattore progressivo per la lotta di classe proletaria è assurda e improponibile (sul piano storico e politico). Una analisi delle vicende siriane, con la lente critica del marxismo in quanto metodo scientifico (nel senso concreto attribuito al termine scienza nell’articolo dal titolo ‘Conoscenza’), non può non rilevare la natura ideologica delle motivazioni nazionali e religiose rivendicate o attribuite agli attori in scena. Tuttavia persistono, anche nel campo di studi marxista, delle incertezze e dei seri fraintendimenti in merito alla questione del significato sociopolitico del conflitto siriano. È facile cadere nella trappola della partigianeria e poi sostenere le posizioni di uno dei  contendenti. È accaduto a chi sosteneva in principio la causa curda siriana , e ora invece mastica amaro pensando al rapporto  delle milizie curde siriane con il Player americano. In un certo qual modo alcuni soggetti ‘marxisti’ hanno addirittura attribuito alle forze fondamentaliste, oggettivamente funzionali ad uno dei contendenti imperiali, una valenza antimperialista (dunque da appoggiare). Nello stesso modo degli altri soggetti hanno preso parte per le ragioni del blocco russo-siriano-iraniano, come se questo blocco incarnasse in assoluto una prospettiva migliore per l’avanzamento della causa proletaria. Mentre, in merito a questo ultimo aspetto, noi sosteniamo solo che la vittoria di questo blocco, in senso relativo e non assoluto, potrebbe forse favorire l’accelerazione dei processi di decadenza delll’imperialismo USA, e dunque una maggiore conflittualità del proletariato americano. Qualcuno ha poi anche sostenuto l’autoproduzione del fenomeno fondamentalista, leggendolo come segnale di crisi,o  imminente collasso, del sistema sociale capitalistico, accusando di cospirazionismo chi invece evidenziava il quadro internazionale in cui tale fenomeno era inseribile. In seguito, di fronte alle schiaccianti prove e notizie di pubblico dominio, a sostegno delle nostre tesi, costoro hanno provato a rettificare maldestramente il tiro. Potremmo chiosare, a fronte di questo scenario di letture sbagliate, con la parafrasi di un titolo del passato: ‘Fatti e misfatti della contemporanea decadenza… analitica’  marxista’. Anche se, a onor del vero, leggendo e navigando nel mare magnum della rete, abbiamo constatato con piacere una certa convergenza di analisi con altri gruppi marxisti. In definitiva la nostra chiave di lettura è basata sull’ipotesi  di due fattori agenti (endogeni ed esogeni) nello sviluppo delle attuali vicende siriane. L’abbiamo già scritto. In primo luogo la protesta sociale endogena, anche proletaria, sorta sulla base del peggioramento delle condizioni di vita. Non trovando la forza per sfociare su un piano politico autonomo, la protesta sociale è stata diretta (intruppata) sotto le bandiere nazionali e religiose, che sono servite e servono per nascondere le lotte di potere fra opposte frazioni di borghesia, sia nazionale che internazionale. Definiamo fattori esogeni in modo principale gli interventi di potenze statali confinanti con la Siria, potenze variamente alleate ai due maggiori apparati militari-industriali esistenti. Lo scontro ha provocato in cinque anni decine di migliaia di morti, feriti, orfani. Inizialmente una parte della popolazione e delle forze armate si è schierata contro il governo legittimo, poi il conflitto fra lealisti e rivoltosi ha attirato varie decine di migliaia di jihadisti da tutto il mondo, suddivisi in varie sigle, spesso in  lotta fra di loro. La funzione storica di questa galassia armata fondamentalista, al di là delle autorappresentazioni, è stata quella di favorire un ipotetico cambio di regime in Siria. Quest’ultimo era necessario per rimuovere il governo di Assad, e quindi permettere il pieno dispiegamento delle strategie economiche e politiche, anche differenti, di un certo numero di paesi vicini e lontani (abbiamo già scritto in dettaglio su questi aspetti in ‘Is-stato islamico – e politica imperiale del caos). L’ intervento iraniano, e nel settembre 2015 l’intervento russo, hanno impedito alla strategia del caos di ottenere i risultati agognati. Sono ancora prevedibili dei colpi di coda e delle provocazioni da parte degli stati, o da parte di settori statali, di quei paesi che avevano l’interesse a favorire il regime change. E tuttavia le operazioni militari lasciano pochi dubbi sugli esiti della lotta. Gli ultimi due bastioni dell’isis (Raqqa e Deir Ezzour) sono nel mirino rispettivamente dei curdi e dell’esercito regolare. La conquista di Sukhanah ha di fatto aperto la corsa verso Deir Ezzour, una città di 100.000 abitanti assediata da oltre tre anni, e rifornita di armi e viveri per via aerea. Si prepara dunque in questa regione (governatorato di Deir Ezzour) una decisiva resa dei conti fra l’esercito siriano e l’isis. L’esistenza di centinaia di migliaia di soggetti umani (soprattutto proletari) disposti, più o meno volontariamente, a morire per una bandiera ideologica (fondamentalismo, indipendenza nazionale, esportazione della democrazia), in fondo per una partigianeria contraria ai propri interessi reali, dimostra pienamente il grave livello di arretramento del conflitto di classe in questo periodo di controrivoluzione.

 

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