Giornate capitalistiche: Un ritorno dal passato

Il recente articolo di una organizzazione politica desiderosa di rinverdire i fasti del gramscismo, contiene alcuni passaggi che sarebbero persino, a una prima lettura, quasi sottoscrivibili. Eppure, al di là della forma espressiva, il contenuto generale del testo è sbagliato. Si parla di allargare la breccia aperta dai risultati delle ultime elezioni, non comprendendo che la stessa ritualità elettorale, verso cui il proletariato dimostra ancora di credere, è un segnale della incorrotta forza del sistema, e dunque della capacità manipolatoria del parassitismo borghese. I riposizionamenti interni alla borghesia, fra capitale finanziario e industriale, e quindi  l’altalena fra austerità e keynesismo, che sono dietro gli attuali cambi di governo e di maggioranze parlamentari, sono tranquillamente ignorati dai nostri eroi. Nell’articolo si inneggia alla lotta dura e pura, in un contesto di rapporti di classe in cui invece il conflitto sociale ancora langue, a conferma della validità delle analisi contenute nel testo del 1946, recentemente ripubblicato, ‘Prometeo incatenato’. L’attivismo grottesco, proveniente oltretutto dagli eredi e continuatori di una tradizione politica, che in quanto tale ha svolto un ruolo essenziale nell’incatenamento del proletariato alle esigenze del parassitismo capitalistico, negli anni di ferro in cui milioni di proletari, in Italia e altrove, credevano nel mito dello stato proletario russo e nella sua natura socialista, è paradossale. D’altronde nulla di nuovo sotto il sole, gli attuali eredi di tradizioni politiche vetuste, ampiamente funzionali alla conservazione del sistema, tentando di percorrere strade diverse, vanno poi a cascare nei vecchi vizi apologetici del capitalismo di stato cinese, così come avvenuto in passato per il capitalismo russo, spacciato inopinatamente per socialismo negli anni d’oro dell’Unione sovietica. Il problema di allora e di oggi è sempre lo stesso, come si può definire socialismo una economia dove vigono tutte le leggi e le categorie economiche del capitalismo? Questo è un mistero senza risposta, o meglio spiegabile solo con le necessità di conservazione del parassitismo capitalistico, che cerca di conseguire anche attraverso il condizionamento ideologico, cioè con la manipolazione delle menti dei proletari, la sopravvivenza. L’abbiamo appena ripetuto nell’introduzione al testo del 1946: ‘Prometeo incatenato‘, la manipolazione capitalistica della realtà consiste nel presentare l’oppressione di classe sotto le finte vesti della democrazia o del socialismo, in questo modo il capitalismo di stato russo e cinese nel corso della storia è stato percepito da milioni di proletari come qualcosa d’altro dal suo essere reale. Dunque la buona volontà dei nostri neo-gramsciani, che all’inizio faceva intravedere scenari diversi dalle precedenti esperienze storiche, svela alla fine un risvolto surreale proprio nella persistente incapacità di comprendere la natura socio-economica capitalistica della Cina, confondendo ancora una volta la statizzazione con il socialismo. Dunque, i nostri epigoni neo-gramsciani, indicando nella Cina un modello di società e di economia alternativi al capitalismo, non si avvedono di disconoscere la storia economica del capitalismo, che nasce statale ( nelle repubbliche marinare, in Inghilterra, in Russia e altrove), e al pari del mimetismo/camaleontismo riscontrabile in certe specie animali, si camuffa nel suo opposto solo per meglio ingannare i propri potenziali nemici.

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