La funzione essenziale del sindacato nella tradizione marxista

Nota redazionale: Un passaggio del testo del 1962 ci sembra molto indicativo; ‘il sindacato (in certi contesti) diventa strumento rivoluzionario del partito di classe’.

Più avanti leggiamo ‘sindacati o altri organismi operai’ che diventano (in certi contesti) strumenti dell’azione di difesa e offesa nel conflitto di classe sotto la direzione del partito comunista.

Perché questa specificazione? Quale ratio politica si cela dietro le righe del testo del 1962?

Secondo il testo del 1962 (oltretutto il testo era un comunicato degli operai internazionalisti iscritti alla CGIL) esiste una gerarchia funzionale fra soggetto politico (partito) e organizzazioni a base operaia (sindacati, comitati…).

Il partito (storico) è l’unico organo di classe, gli organismi operai di difesa immediata, possono, in certi precisi momenti storici del conflitto di classe, diventare strumenti rivoluzionari, a patto di essere guidati dal programma comunista del partito di classe, il quale è partito formale ( cioè organizzazione politica di classe), solo a condizione di riuscire a stare sulla dorsale del partito storico ( ovvero la teoria in cui è racchiusa la conoscenza nata dalle lotte di classe manifestatesi nel corso della storia).

Dunque se le cose stanno in questo modo, perché oggigiorno qualche soggetto politico, che incautamente, tra l’altro, si autoproclama il partito, l’unico e insostituibile partito, nella sua pubblicistica usa termini come ‘sindacato di classe’?

Il testo del 1962, e varie decine di altri testi, dagli anni venti ad oggi, escludono lo scivolone attivista nascosto dietro il termine ‘ sindacato di classe‘.

A parole, formalmente dunque, gli assertori dell’esistenza del sindacato di classe, sembrano ribadire i contenuti della teoria marxista, invece, a ben discernere, sono solo dei veri e propri revisionatori di questa teoria. Nei loro articoli si inneggia all’allargamento del fronte di lotte, si auspica che il sindacato di classe (ovvero, nel concreto dell’attuale fase del conflitto sociale, qualche sindacato di base minoritario) persegua le giuste direttive da loro stessi fornite. Ancora una volta ricordiamo che queste posizioni esprimono solo delle illusioni attivistiche, dunque vane dal punto di vista dell’avanzamento della lotta di classe, e inoltre dispersive e dissipatrici delle poche risorse di militanza comunista esistenti.

A smentita di ogni illusione attivistica ricordiamo ancora una volta, a chiare lettere, le tre condizioni indispensabili, storicamente verificate, su cui può manifestarsi (cioè può, ma non è detto che debba inevitabilmente verificarsi ) l’azione del soggetto politico comunista (il partito) rispetto agli altri organismi associativi della classe (sindacati/comitati): 1) esistenza di un forte movimento di proteste e agitazioni (sulla base di fenomeni socio-economici come la crescita del dispotismo di fabbrica, della disoccupazione e della miseria) ; 2) conseguente e sostanziale inesistenza di ‘riserve patrimoniali a perdere’ all’interno della classe (in altre parole ininfluenza del ruolo dell’aristocrazia operaia); 3) presenza efficace di militanti del partito all’interno dei maggiori organismi associativi della classe, per conferire alle lotte i contenuti del programma comunista (questa presenza è essa stessa il risultato progressivo di precedenti esperienze di lotta).

Chiediamo alla ‘sinistra sindacale’ di fatto, cioè ai teorici del sindacato di classe qui e ora, quale rapporto ritengono di mantenere con la conoscenza racchiusa in quei testi della nostra corrente in cui vengono esplicitamente delineate le tre condizioni suddette.

In definitiva gli errori sulla funzione essenziale del sindacato nella tradizione marxista, compromettono gravemente la stessa coerenza teorica dei presunti eredi esclusivi della conoscenza comunista, condannando il partito, o i partiti,  reciprocamente autonominatisi esclusivi e presunti eredi di questa conoscenza, a linee di azione confuse e sbagliate.

 

 

Non sarebbe ora di iniziare a cambiare registro narrativo?

 

Buona lettura

 

 

La funzione essenziale del sindacato nella tradizione marxista

Il I Congresso Internazionale dei Sindacati Rossi, a Mosca il 21 luglio 1921, ribadì questo principio fondamentale: «I sindacati rivoluzionari si assegnano il compito essenziale di unire, disciplinare, e educare le masse per il rovesciamento violento del capitalismo». Su questo principio furono fondate le seguenti condizioni di ammissione: 1° riconoscimento del principio della lotta rivoluzionaria di classe; 2° applicazione di questo principio nella lotta quotidiana contro il capitale e lo Stato borghese; 3° necessità di rovesciare il capitalismo con la rivoluzione sociale e d’instaurare durante il periodo transitorio la dittatura del proletariato; 4° necessità di osservare la disciplina proletaria internazionale; 5° accordo completo fra tutte le organizzazioni rivoluzionarie e il partito comunista in tutte le azioni offensive e difensive contro la borghesia. A queste condizioni-base si ispirarono lo Statuto-tipo e il Regolamento-tipo dei Comitati di azienda e dei Comitati locali, al cui punto 9° sta scritto: sviluppare la coscienza rivoluzionaria di classe.

Questi principi furono fatti propri dai comunisti di allora anche in Italia, e sempre informarono l’azione sindacale del partito. Non c’è ragione che li si debba cambiare: essi non muteranno se non il giorno in cui il socialismo si sarà affermato in tutto il mondo. Ma quello che ci interessa mettere in rilievo non è tanto il carattere rivoluzionario comunista che i sindacati dovranno necessariamente assumere quando il proletariato internazionale riprenderà il cammino verso la rivoluzione, quanto il carattere decisamente opposto che ha oggi la CGIL, assai più contro-rivoluzionaria ed anti-comunista di quella diretta dai vari D’Aragona, Bianchi e compagnia.

Lenin, quando doveva affrontare la questione sindacale, s’infuriava di fronte agli atteggiamenti «neutralistici» dell’opportunismo. Al II Congresso dei Sindacati russi, Mosca 1919, egli dichiarava:
«L’idea della neutralità dei Sindacati professionali è sempre stata ed è ancora un’idea borghese. Non vi può essere questione di neutralità nel grande conflitto storico fra i socialisti rivoluzionari e i loro avversari. Coloro che a parole si pretendono neutrali in sostanza sostengono la borghesia e tradiscono la classe operaia; ogni socialista rivoluzionario deve romperla definitivamente con l’idea della neutralità sindacale».

Come si vede, il contenuto economico, immediato, contingente, del sindacato passa qui in ultima linea di fronte a quello finale ed essenziale della lotta politica ispirata dal partito comunista rivoluzionario. Noi non abbiamo mai celato il proposito di restituire il sindacato, come d’altronde ogni organismo operaio di massa, alla sua funzione primigenia di strumento di lotta contro il capitale e lo Stato capitalista, e quindi

di fare di ogni battaglia sindacale, di difesa economica e di condizioni di lavoro, una battaglia di emancipazione rivoluzionaria dei proletariato. Su questo principio abbiamo fondato e fonderemo le lotte operaie per collegarle tutte, dalla piccola fabbrica al grande complesso, dal villaggio alla metropoli, alla visione suprema della lotta frontale e diretta contro Il potere capitalista, senza quelle preclusioni ed esclusioni di tipo opportunista in virtù delle quali le lotte rivendicative si porrebbero obiettivi esclusivamente economici quindi cessano nell’atto in cui questi sono raggiunti o peggio ancora, quando le associazioni padronali, prima resistenti, son disposte a trattare; e l’agitazione sindacale viene polverizzata nelle mille e mille aziende in cui trova il suo striminzito inizio e la sua misera fine. Quale carattere rivoluzionario dà l’attuale CGIL alle lotte operaie, quale sforzo compie per educare le masse operaie alla rivoluzione comunista, quale collegamento tiene con l’autentico partito comunista rivoluzionario, quale lotta conduce contro l’opportunismo e contro il capitalismo?

In effetti, ed anche a parole, la CGIL, per tacere delle organizzazioni bianche e gialle apertamente anticomuniste, dirige le lotte operaie con l’occhio fisso agli interessi aziendali, statali é nazionali e rimane apertamente infeudata alla politica ultra opportunista di partiti pseudo-socialcomunisti soprattutto quando proclama d’essere «neutrale» fra i partiti e di non ispirarsi ad alcuna politica di partito. Per questo, finché sarà diretta da opportunisti che le affidano scopi di conciliazione sociale, non può né potrà mai divenire strumento rivoluzionario del partito di classe: per questo, rimane compito storico del nostro partito attirare gli operai, i proletari, i salariati, verso i principi del marxismo rivoluzionario, per assicurarsi la direzione delle loro lotte e dei loro organismi economici, e volgerli contro lo stato capitalista.

É con l’occhio fisso a questo obiettivo che, durante lo sciopero dei metalmeccanici e in ogni occasione noi ci battemmo e ci batteremo perché le lotte operaie siano il più possibile estese nello spazio e nel tempo, non siano vincolate allo stupido confine dell’azienda e arrestate di fronte al babau della legge, vengano rivolte verso il loro obiettivo non solo economico ma politico e, quando assumono aspetti violenti, non siano sconfessate, ma energicamente coordinate e dirette. Egualmente ci battiamo nel sindacato tradizionale, la CGIL, e fuori, per l’aumento radicale del salario-base, per la rivalutazione più che proporzionale del salario del manovale comune e delle categorie meno retribuite, per la lotta contro ogni forma di differenziazione secondo l’età, la categoria, il sesso, per l’eliminazione dei premi ed incentivi e per la riduzione del periodo di apprendistato, per un taglio netto, generale e uniforme, del tempo di lavoro!

«Spartaco», Bollettino centrale di impostazione programmatica e di battaglia dei Comunisti Internazionalisti iscritti alla C.G.I.L., N.5, 20 dicembre 1962, p.1

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