Borghesia e complotti

Borghesia e complotti: contro l’anticomplottismo scientista, contro il complottismo idealista, per un’analisi materialista e dialettica del fenomeno

“…non si tratta di immaginare rapporti nella propria mente ma di scoprirli nei fatti” (F. Engels)

Dialettica significa collegamento, ossia relazione. Come vi è relazione tra cosa e cosa, tra evento ed evento del mondo reale, così vi è relazione tra i riflessi (più o meno imperfetti) di questo mondo reale nel nostro pensiero, e tra le formulazioni che noi adoperiamo per descriverlo e per immagazzinare e sfruttare praticamente la conoscenza di esso che abbiamo acquisita. Il nostro modo quindi di esporre, di ragionare, di dedurre, di trarre conclusioni, può essere guidato e ordinato con certe regole, corrispondenti alla felice interpretazione della realtà. Tali regole formano la logica in quanto guidano le forme del ragionamento; e in un senso più vasto formano la dialettica in quanto servono di metodo per collegare tra loro le verità scientifiche acquisite. Logica e dialettica ci aiutano a percorrere un cammino non fallace allorchè, partendo dal nostro modo di formulare certi risultati della osservazione del mondo reale, vogliamo giungere ad enunciare altre proprietà da quelle dedotte. Se tali proprietà si riscontreranno valide nel campo sperimentale, vorrà dire che le nostre formule e il nostro modo di trasformarle erano sufficientemente esatte.” (Sul metodo dialettico, 1950)

Nella scienza, quando si affronta lo studio di un fenomeno, la prima cosa che occorre chiedersi é se esso sia reale e non frutto di illusione. Prima si constata l’esistenza reale di un fenomeno; poi, in caso affermativo, lo si indaga nelle sue forme essenziali; infine, si individuano gli aspetti caratteristici e ricorrenti che lo definiscono.

La classe dominante (qualunque classe dominante, anche quelle pre-borghesi) ha sempre usato la pratica dei complotti per mantenere il potere o per prevalere su un’altra frazione della stessa classe. Nel caso della borghesia questa pratica si è intensificata massimamente. Nella fase del capitalismo senescente, nella quale ci troviamo da molti decenni e che è giunta oggi al suo massimo grado, questa pratica è ulteriormente aumentata, si è fatta più raffinata e tecnologicamente attrezzata. Il capitale impersonale (come un gigantesco elaboratore che funziona –secondo un programma determinato- indipendentemente dagli umani) non ha più bisogno da molto tempo della classe dei capitalisti che ha ridotto al ruolo di meri esecutori degli imperativi economici, tanto più demenziali quanto più prevale il capitale finanziario. Al contempo questa classe, ormai completamente parassitaria e storicamente inutile, non si può auto sopprimere. Il capitalismo può anche, potenzialmente, arrivare ad auto sopprimersi , la borghesia no; anche se è inevitabilmente destinata a rovinare insieme al sistema sociale che la rappresenta. Si tratta di evitare che trascini l’intera specie umana nel baratro. Il proletariato “nell’abiezione è la rivolta contro questa abiezione” (Marx) e, affermandosi con la sua rivoluzione, si negherà, negando le classi e affermando la società di specie: il comunismo. La borghesia nella sua alienazione invece si realizza. La borghesia di oggi, miserabile e priva di una coscienza di classe ampia e di respiro storico, non riesce nemmeno a fare bene i suoi interessi collettivi e naviga a vista, dovendo difendersi dall’implosione oggettiva del modo di produzione capitalista; dai singoli capitalisti, indifferenti all’interesse generale della loro classe di appartenenza e che agiscono con atteggiamento ultra-individualista e predatorio; dal proletariato che, prima o poi, spinto dagli scossoni deterministici, ritroverà la sua strada, divenendo classe per sé e riscoprendo la sua teoria nascosta . Proprio perché la sua situazione è questa e la Storia l’ha ormai messa con le spalle al muro, essa manterrà il suo potere ad ogni costo, difendendosi con tutte le sue forze come una bestia morente. Da una parte essa mette in pericolo l’esistenza stessa della specie umana, portando il pianeta al punto di non ritorno (ovviamente in questo sistema); dall’altra non rinuncerà a nessun mezzo –anche il più estremo- per conservare il suo potere sulla società. Essa impara dalla storia e dai suoi errori del passato, rendendo i suoi interventi sempre più raffinati. Per cercare di controllare il corso storico, mette in atto dei correttivi socioeconomici per procrastinare il tracollo, attua soluzioni politiche precise e, all’occorrenza, ordisce complotti. Si possono fare vari esempi di complotti attivi o passivi ( nel senso di lasciar accadere degli avvenimenti reputati utili alla conservazione sociale) ad opera della borghesia. Elenchiamoli, in modo non esaustivo, a caso:  Una nave, il Maine venne affondata dagli Americani (morirono 260 marinai), causando un’esplosione a bordo. Di ciò vennero incolpati gli Spagnoli, avendo il pretesto per dare il via alla guerra ispano-americana del 1898.

Il falso “Protocollo dei Savi di Sion” ad opera della polizia segreta zarista. La natura di falso fu appurata già fin dai primissimi tempi successivi alla pubblicazione di detti Protocolli nel 1903 ; in particolare, una serie di articoli pubblicati sul Times di Londra nel 1921 dimostrò che gran parte del materiale era frutto di plagio da precedenti opere di satira politica, che non avevano niente a che fare con gli ebrei. Nonostante la comprovata falsità di tali documenti, essi riscossero ampio credito in ambienti antisemiti e, tuttora, sono la base, specie in MO, per avvalorare la teoria della cosiddetta cospirazione ebraica.

L’incendio del Reichstag fu utilizzato dal regime nazista, come pretesto per attaccare il movimento comunista in Germania, accusandolo di cospirazione ai danni del governo

L’attacco nipponico alla base USA di Pearl Harbour si sarebbe potuto evitare; sembra che le forze armate inglesi avessero intercettato messaggi criptati, riferendo al presidente Roosvelt di un possibile attacco nell’Oceano Pacifico; inoltre, un radarista vide sullo schermo del radar gli aerei nipponici in arrivo ma la sua segnalazione non venne, stranamente, presa in considerazione. Nonostante tutto ciò nulla fu fatto per evitare l’attacco o per contrastarlo adeguatamente. Questo sarebbe servito come pretesto per l’entrata in guerra degli Stati Uniti, vincendo l’opposizione interna isolazionista e scatenando l’odio contro i “musi gialli”.

Analogamente i sovietici erano perfettamente al corrente da tempo dell’Operazione Barbarossa, ma non fecero nulla per impedire l’invasione dell’URSS da parte delle armate tedesche. Successivamente sfruttarono politicamente l’accaduto per raccogliere intorno alla “patria socialista” il proletariato mobilitato contro gli invasori nazisti.

Gli alleati democratici che combattevano contro la “barbarie nazista” erano perfettamente al corrente di quanto avveniva nei lager ma si guardarono bene dal bombardare le linee ferroviarie che venivano utilizzate per trasportare gli internati; si guardarono bene dall’accogliere sul loro suolo i profughi che erano riusciti a fuggire; si guardarono bene dal salvare da morte certa migliaia di deportati che gli stessi nazisti volevano vendere –perché di merce in soprannumero si trattava- ai nostri umanitari democratici. Si trattava di esseri umani improduttivi per il capitale che andavano eliminati. I democratici fecero fare il lavoro sporco ai nazisti; i nazisti utilizzarono questi esseri umani eccedenti -che non servivano ai democratici- come forza-lavoro schiavizzata da sfruttare fino alla morte. Del resto, i nazisti non facevano altro che replicare quanto i democratici avevano ampiamente fatto nelle loro colonie nei confronti dei popoli di colore. Aimè Cesaire, giustamente, scriveva nel 1950 sulla rivista Presence Africaine: “Quel che egli (il borghese democratico n.d.r.) non perdona a Hitler, non è il crimine in sé, il crimine contro l’uomo, l’umiliazione dell’uomo in sé, è il crimine contro l’uomo bianco, è la sua umiliazione, è di aver applicato all’Europa procedimenti colonialisti fin qui utilizzati solo verso gli arabi d’Algeria i coolies dell’India e i negri d’Africa” (e i pellerossa in America, aggiungiamo noi). Naturalmente la visione di Cesaire non è di classe; tuttavia, come esponente di un popolo colonizzato, sapeva bene di cosa parlava.

Il “Programma Northwoods”, fu elaborato dai servizi segreti statunitensi nel 1962 per invadere Cuba; fu firmata l’approvazione, ma fu rifiutato da Kennedy ritenendolo troppo pericoloso se fosse stato scoperto e perché era prioritario l’intervento in Vietnam. E’ istruttivo riportare alcuni stralci delle direttrici del programma perché sono valide per analoghe operazioni e rendono bene l’idea su come si muova la borghesia per ottenere i suoi scopi:

Dal momento che parrebbe consigliabile l’utilizzo di una provocazione come base per un intervento militare statunitense a Cuba, potrebbe essere portato ad esecuzione un piano segreto di simulazione, che includa necessarie azioni preliminari (…) Dovrebbero essere incrementati inganni e iniziative di disturbo per convincere Cuba di una invasione imminente. La nostra posizione militare durante l’esecuzione del piano permetterà un cambio rapido dallo stato di esercitazione a quello di intervento se la risposta cubana lo giustificherà. 1. Sarà pianificata una serie di incidenti ben coordinati a Guantanamo, apparentemente condotti da forze cubane nemiche. a. Ipotesi di incidente per rendere credibile un attacco (non in ordine cronologico): 1. Diffondere molte voci usando una radio clandestina.

2. Sbarcare forze cubane amiche in uniforme mimetica per inscenare un attacco alla base. 3. Simulare la cattura di sabotatori cubani nella base. 4. Creare disordini ai cancelli della base utilizzando forze alleate cubane. 5. Far esplodere munizioni e accendere fuochi nella base. 6. Incendiare un aereo sulle piste (sabotaggio). 7. Colpire la base dall’esterno con colpi di mortaio con alcuni danni alle installazioni. 8. Catturare squadre d’assalto in avvicinamento dal mare a Guantanamo City o nelle vicinanze. 9. Catturare gruppi di miliziani che assaltano la base. 10.Sabotare una nave nel porto con fiamme e incendi. 11. Affondare una nave accanto alla bocca del porto. Simulare funerali di finte vittime (possibilmente una decina). (…) 2. Un incidente sullo stile del “Maine” (citato all’inizio di questo elenco n.d.r.) potrebbe essere organizzato in vari modi: a. Si potrebbe far esplodere una nave americana a Guantanamo e incolpare Cuba. b. Si potrebbe abbattere un velivolo telecomandato (senza equipaggio) sulle acque territoriali cubane. (…). Liste di vittime sui giornali porterebbero una utile ondata di indignazione nazionale.

3. Potrebbe essere avviata una campagna terroristica di matrice comunista cubana nella zona di Miami, in altre città della Florida o addirittura a Washington. La campagna potrebbe mirare a rifugiati negli Stati Uniti. Potremmo affondare una barca di cubani in rotta verso la Florida, nella realtà o con una simulazione. Potremmo promuovere attentati alle vite di rifugiati cubani negli Stati Uniti fino al punto di pubblicizzare ampiamente dei ferimenti. L’esplosione di alcune bombe al plastico in manifestazioni sportive selezionate, L’arresto di agenti cubani e la diffusione di documenti predisposti per sostenere il coinvolgimento cubano, sarebbero utili nel promuovere l’immagine di un governo irresponsabile. 4. Potrebbe essere simulata ostilità di matrice cubana e castrista nei confronti di una vicina nazione caraibica, (…) Ad esempio possiamo sfruttare la reattività delle Forze Aeree Dominicane nei confronti di intrusioni sullo spazio aereo nazionale. B-26 o C-46 “cubani” potrebbero effettuare raid incendiari notturni (…). 5. L’uso di caccia di produzione sovietica pilotati da aviatori americani potrebbe fornire ulteriori provocazioni. (…). Tentativi di dirottamento nei confronti di aerei e imbarcazioni dovrebbero apparentemente proseguire come misure di disturbo organizzate dal governo cubano. (…). 6. È possibile provocare un incidente che dimostri in modo convincente che un aereo cubano abbia attaccato e abbattuto un velivolo charter civile in volo dagli Stati Uniti verso Giamaica, il Guatemala, Panama o il Venezuela. La destinazione potrebbe essere scelta in modo che il piano di volo incroci Cuba. I passeggeri dovrebbero essere un gruppo di studenti universitari in vacanza o qualsiasi gruppo di persone con interessi comuni tali da giustificare un volo charter e non di linea.

7. È possibile inscenare un incidente che faccia pensare che MIG cubani abbiano abbattuto un aereo dell’USAF su acque internazionali durante un attacco non provocato.”

Il giornalista James Bamford scrive nel suo libro “Body of Secrets” (come, del resto, si evince chiaramente da quanto riportato sopra): « L’Operazione Northwoods, che aveva l’approvazione per iscritto del Capo e di tutti i membri degli Stati Maggiori Riuniti, richiedeva che si sparasse a persone innocenti nelle strade d’America; che si affondassero in alto mare barche cariche di rifugiati in fuga da Cuba; che si scatenasse un’ondata di terrorismo violento a Washington D.C., Miami e altrove. Degli innocenti sarebbero stati incastrati per attentati dinamitardi che non avevano commesso; degli aerei sarebbero stati dirottati. »

Usando prove false, di tutto ciò sarebbe stato accusato il governo Cubano, dando in tal modo a Lemnitzer (il Capo degli Stati Maggiori Riuniti USA) e ai suoi associati il pretesto del quale avevano bisogno per scatenare la guerra con il supporto dell’opinione pubblica interna ed internazionale. Kennedy rigettò il Piano e dispose affinché il Generale Lemnitzer fosse allontanato e non si occupasse più della questione cubana. Le continue spinte dirette contro il governo cubano da parte di elementi interni alle Forze Armate ed ai Servizi Segreti USA (per esempio la fallita invasione della Baia dei Porci nel 1961), sollecitarono il presidente Kennedy a cercare di porre un freno agli elementi governativi che, con il loro forte sentimento (maldiretto) “anticomunista”, si mostravano inclini ad effettuare azioni aggressive ed unilaterali ovunque nel mondo. Dopo l’episodio della Baia dei Porci, Kennedy licenziò il direttore della CIA Allen W. Dulles, ed i suoi vicedirettori Charles P. Cabell, Richard Bissell, rivolgendo quindi le proprie attenzioni al Vietnam. Kennedy prese inoltre misure per disciplinare le operazioni paramilitari e di Guerra Fredda condotte dalla CIA stendendo una Direttiva Presidenziale (NSAM, National Security Action Memorandum) che spostava le competenze per le operazioni relative alla Guerra Fredda agli Stati Maggiori Riuniti e al Pentagono, oltre a imporre un notevole cambiamento di ruoli alla CIA, destinandola ad occuparsi esclusivamente della raccolta di informazioni. Poco dopo Kennedy venne assassinato. Va detto che i militari (come i sinistri) sono sempre quelli che capiscono di meno ciò che avviene. Mentre le teste pensanti della borghesia sapevano benissimo che non esisteva nessun pericolo comunista, gli ottusi militari credevano veramente ai loro deliri paranoici e potevano costituire un pericolo. Certamente Cuba era una spina nel fianco degli Stati Uniti (una testa di ponte dell’URSS) che se ne sarebbero liberati volentieri ma in questo caso i rischi erano troppo elevati. Il complotto –troppo articolato e complicato- poteva essere scoperto con conseguenze politiche devastanti. L’azione di Kennedy e dei suoi collaboratori fu quella di ricondurre i militari al loro ruolo di meri esecutori. I complotti vanno bene ma debbono essere decisi altrove non dagli ottusi militari. Vi si deve ricorrere quando è veramente necessario e quando vi sono buone possibilità di farla franca.

L’ “incidente del Golfo del Tonchino” nel 1964 fu organizzato, simulando un attacco a navi americane, per avviare l’intensificazione delle ostilità nel Vietnam. Sempre in

Vietnam furono organizzati dalla CIA attentati con esplosivi attribuendone la responsabilità al Vietnam del nord.

Il governo Bush avrebbe saputo in anticipo dell’ attentato al World Trade Center; inoltre, quando gli aerei erano palesemente fuori rotta, non si fece nulla per abbatterli prima della collisione. Per quanto riguarda l’attacco al Pentagono, ci sono forti riscontri oggettivi che si sia trattato di un autoattentato, utilizzando una bomba. Così facendo il governo USA aveva un “valido motivo” per iniziare l’invasione dell’Afganistan prima e dell’ Iraq successivamente (con la scusa delle armi di distruzione di massa inesistenti ma mostrate in TV).

In Irlanda il terrorismo nazionalista dell’IRA ed i complotti del servizio segreto britannico hanno congelato la lotta di classe per decenni, consegnando i proletari delle due fazioni al nazionalismo piccolo-borghese con reciproca soddisfazione delle due borghesie. L’IRA gestiva i territori controllati con metodologie degne della mafia e gli Inglesi tolleravano. Naturalmente se non si usciva dal seminato.

In Palestina è noto come una frazione della borghesia israeliana abbia fatto in modo di rafforzare la frazione borghese di Hamas, a scapito della frazione della borghesia palestinese che si riconosceva nell’OLP, perché più funzionale politicamente. E’ altrettanto noto come si serva degli attentati palestinesi per stringere attorno a se la piccola-borghesia terrorizzata ed il suo proletariato che –se si unisse con quello palestinese – sancirebbe la fine di entrambe le borghesie. Parimenti le azioni militari israeliane che provocano (non incidentalmente, come in qualunque guerra) molti morti civili stringono attorno all’autorità palestinese il suo proletariato, rafforzando la borghesia palestinese, una delle più infingarde, reazionarie e corrotte al mondo. I soliti idioti democratici elevano critiche alla politica ottusa dei due contendenti, non capendo che quello che fanno è fatto con cognizione di causa per mantenersi al potere, ingabbiando il proletariato –israeliano e palestineseattraverso il veleno nazionalista e religioso, con reciproca soddisfazione delle due borghesie. Questo spiega gli inutili lanci di razzi palestinesi sulle città israeliane che fanno pochi danni e la spropositata – inutile militarmente e dannosa politicamente a livello internazionale- risposta di Israele che provoca molti morti tra i civili, aumentando l’appoggio alla borghesia palestinese. Naturalmente ognuna delle due borghesie cerca di avvantaggiarsi a scapito dell’altra ma entrambe, quando è necessario, sono unite e solidali contro il proletariato che è l’unica cosa che temono veramente.

Per l’Italia (che è sempre il laboratorio politico della borghesia ), basti ricordare la cosiddetta “strategia della tensione” che utilizzava bombe da far esplodere in mezzo alla gente (banche, pubbliche piazze, treni) per generare terrore e rafforzare il potere, cercando inoltre di far ricadere la responsabilità a sinistra. Tutto ciò, servendosi di manovalanza fascista (che almeno sa chi sono i suoi padroni anche se si illude di perseguire i suoi scopi deliranti nonostante quelli). Analogamente, ricordiamo anche le trame della loggia massonica P2 in collaborazione con i servizi segreti (che non erano affatto deviati ma che si muovevano sulla retta via del mantenimento dello statu quo).

Sempre in l’Italia si è cercato di pilotare fenomeni sociali esistenti come, ad esempio, il cosiddetto “terrorismo”. La borghesia trova sempre degli utili idioti da utilizzare per i suoi scopi. Basti pensare al fenomeno Brigate Rosse, le quali certamente non furono create a tavolino ma che, altrettanto certamente, furono infiltrate e utilizzate dai servizi segreti italiani e dalla CIA per colpire la parte europeista e antiamericana della borghesia italiana con l’assassinio di Moro; non occorreva essere dei geni per capire che lasciare vivo Moro avrebbe creato dei problemi al governo. E’ chiaro che l’operazione fu pilotata. Ciò vale per ogni forma di “terrorismo” (di destra, di “sinistra”, di matrice islamica o religiosa in genere). In particolare il cosiddetto terrorismo rosso recupera eventuali proletari che cercano di uscire dalla legalità borghese, spingendoli in una strada senza uscita.

Naturalmente il terrorismo vero è quello esercitato massicciamente e direttamente dagli stati, che la contabilità dei morti la fanno a milioni. In questo settore si complotta a man salva. Per fare una sola notazione ricordiamo quanto accadde ad uno scrittore britannico che, sotto lo pseudonimo di Robert Payne pubblicò a Londra, nel lontano 1951, un’opera intitolata “Zero. The story of terrorism”. Payne cercò di dimostrare che la strategia del terrore ha abili registi dietro le quinte dei governi apparenti. All’uscita della pubblicazione si verificarono tutta una serie di strane “coincidenze”. Tutte la copie del libro furono acquistate da misteriosi personaggi prima ancora che venisse messo in vendita. I giornali ignorarono l’opera, nonostante il carattere sensazionale delle rivelazioni in essa contenute. La casa editrice Wingate, una delle più importanti di Londra fallì improvvisamente. Lo scrittore morì qualche mese dopo in circostanze a dir poco misteriose. Evidentemente il giornalista aveva scoperto delle prove concernenti l’esistenza di manovre dei servizi segreti per utilizzare il fenomeno del terrorismo ai fini della conservazione dello statu quo. Se le cose stavano così negli anni ’50, possiamo ben immaginare come stiano oggi.

L’operazione “Mani pulite” fu avallata dalla CIA e da settori della borghesia italiana per liberarsi di un governo che perseguiva una politica troppo indipendente. Analogamente a quanto avvenne con l’eliminazione di Mattei e di Moro. E’ chiaro che, se così non fosse stato, l’operazione sarebbe presto abortita e i “moralizzatori” avrebbero fatto una brutta fine.

Recentemente sono stati abbattuti dagli iracheni due aerei britannici che trasportavano armi destinate all’ISIS nella provincia di Al Anbar. Analogamente si ha notizia di aerei americani impegnati in missioni simili. Per mantenere l’area nel caos, si aiutano quelli che vengono descritti come nemici implacabili.

Un discorso a parte meriterebbe la pratica di esperimenti su cavie umane praticata a scopi pseudoscientifici. Il pensiero corre subito agli esperimenti dei medici nazisti che però avevano imparato le pratiche eugenetiche da Inghilterra, America, Svezia, Finlandia,Norvegia, Danimarca, Canada e Svizzera (che effettuarono sterilizzazioni di massa sulla popolazione improduttiva). I democratici, dunque, non furono da meno, sottoponendo cavie umane inconsapevoli ad agenti patogeni o radioattivi per osservare i risultati. Per fare un solo esempio: Lo studio sulla sifilide non curata

effettuato sulla popolazione maschile nera di Tuskgee in Alabama durato cinquant’anni. Le cavie non solo non erano al corrente dell’esperimento ma, inoltre, non venne detto loro che la malattia non veniva curata. L’utilizzo di cavie umane inconsapevoli per esperimenti medici segreti fu utilizzata a lungo negli, Stati Uniti finché il Presidente Clinton chiese ufficialmente scusa nel 1994. Per noi è chiaro che la pratica è ancora in vigore e si seguita a complottare nei confronti dell’ignara popolazione civile. Ovunque.

Si potrebbe proseguire all’infinito con questo elenco. Limitiamoci a questa nota – illuminante sui futuri sviluppi del fenomeno- che i compagni de “Il partito comunista” riportano: “Riferisce il “Quadriennal Defense Review” appena pubblicato, la più autorevole fonte pubblica del settore, del cambio di impostazione strategica delle forze armate americane, avendo il ministero della difesa completamente abbandonato la precedente, basata sulla necessità di prepararsi a combattere contemporaneamente due conflitti convenzionali su due differenti teatri di guerra. La nuova strategia è alquanto vagamente descritta: fronteggiare più e molteplici attacchi e pericoli per la sicurezza degli Usa, comprendendo il terrorismo su larga scala, con armi chimiche, biologiche e nucleari, gli attacchi informatici, la ricaduta sul piano politico e militare dei “cambiamenti climatici” in atto e futuri (sic). Per questa pochezza, però, è stato stanziato un investimento record di 700 miliardi di dollari. Nella Q.D.R. la Cina viene implicitamente assunta come la principale origine dei più insidiosi e pericolosi “attacchi informatici” verso gli Usa i quali, in aggiunta alle irrisolte e molto meno virtuali questioni di Tibet, Taiwan, Pakistan e Corea del Nord, hanno indotto gli strateghi americani a delineare un conflitto bellico convenzionale su larga scala tra Washington e Pechino. Questi piani possono essere ben altro che fantasie o esercitazioni accademiche dello Stato Maggiore”. La borghesia dunque, ha sempre ordito complotti, è nella sua natura e, per difendersi, non si ferma davanti a nulla; basti pensare che nel XX secolo i morti fatti direttamente da essa (guerre, controrivoluzioni, repressione dei movimenti proletari, ecc. ecc.) ammontano a oltre 150 milioni. Quelli fatti indirettamente superano il miliardo. Per noi è chiaro che la Storia procede secondo impersonali meccanismi anche se, in certe svolte storiche è possibile (solamente al partito di classe) “il rovesciamento della prassi”. Questo non significa, come dicevamo, che la borghesia non tenti di volgere gli avvenimenti a suo favore e che essa non ordisca complotti di varia natura a tal fine e anche contro altre frazioni della sua stessa classe. Se il sistema sociale capitalista, massimamente nella sua fase senescente, è un sistema completamente demente, non altrettanto si può dire delle teste pensanti della borghesia la quale, non potendo, come si diceva sopra, auto-negarsi, cerca disperatamente di mantenere il suo potere con ogni mezzo. La malconcia nave della borghesia si trova nella corrente impetuosa del fiume della Storia; non può modificarne il corso, tantomeno può risalire la corrente; viene sballottata da una riva all’altra, perdendo pezzi. In plancia di comando si tenta di evitare il naufragio e, con interventi ad hoc, si cerca di influire un minimo sulla rotta e sulla stabilità della nave. Il fiume nel suo cammino verso il mare -dove la nave è destinata sicuramente ad affondare travolta dalla tempesta sociale- si dirama in tanti corsi d’acqua che procedono nella stessa direzione, seguendo però strade diverse. La borghesia con le sue azioni cerca di far prendere alla nave il corso che ritiene più favorevole ad essa o come classe nella sua totalità o come una frazione della classe in competizione con altre che in quel momento prevale sulle altre frazioni. Questa è una visione materialista della questione. Al contempo è una visione dialettica e non meccanicista. La storia può essere modificata, ma all’interno di condizioni date ed all’interno del flusso dominante. Così come il proletariato può operare il rovesciamento della prassi tramite il partito di classe quando si presenterà la giusta singolarità storica. L’idealista invece -sia che sostenga l’attuale ordinamento sociale, sia che lo contrasti ritiene che il corso della storia sia un qualche cosa di completamente casuale sul quale si possa agire liberamente in un senso o in un altro. Dal punto di vista della classe dominante, riportiamo un brano di un articolo del “Times” (10 marzo 1920) dove si legge: “Si può considerare ormai come accettato che la rivoluzione bolscevica del 1917 è stata finanziata e sostenuta principalmente dall’alta finanza ebraica attraverso la Svezia”. La borghesia (una parte almeno) si illude che le rivoluzioni siano frutto di complotti che basti sventare per impedirle e non il risultato delle determinazioni materiali alle quali essa stessa deve soggiacere.

Sul fronte opposto, si pensa analogamente che la Storia si possa pilotare, votando in un modo o in un altro, facendo questa o quella cosa, convincendo la gente, come dicono, a fare una cosa invece di un’altra e smascherando i complotti del potere per un’autentica e trasparente democrazia. O magari, per i più audaci, illudendosi di farne di propri. Possiamo constatare come gli oppositori del sistema e massimamente i sinistri sono doppiamente cretini. Mentre la borghesia sa benissimo dove il movimento storico la conduce e cerca disperatamente di arrestarlo, deviarlo, rallentarlo, costoro si illudono che la storia possa avere un corso diverso. Basta volerlo. Noi non abbiamo bisogno delle prove per capire quando un complotto è in atto e quale è il suo scopo. Quando scoppiò la bomba di piazza Fontana i comunisti non hanno dovuto aspettare la contro-inchiesta di turno per sapere chi e perché aveva messo la bomba. Gli elementi messi in luce successivamente non hanno fatto altro che confermare quanto era chiaro poche ore dopo l’esplosione.

Strettamente legati all’attitudine complottarda della borghesia sono i cosiddetti programmi di controllo mentale. Ci sono montagne di documenti che ci dimostrano che tali programmi datano da molto tempo. Già ai tempi della guerra fredda vennero condotti esperimenti in tal senso principalmente in URSS e in USA. L’atteggiamento scientifico corretto, anche in questo caso, è quello di verificare se un fenomeno esiste o meno. Se esiste, va indagato documentandosi adeguatamente. Se non è utile approfondire il problema, va benissimo, ma questo non significa che il fenomeno non esista. Magari è irrilevante ma esiste. Che il fenomeno esista è stato ammesso già nel 1977 dal direttore della CIA di allora Stans Field Turner che sintetizzo gli 11 anni del progetto MK ultra, così: “Il programma diede lavoro esterno a 80 istituzioni, tra cui 44 college universitari, 15 società o istituti di ricerca privati, 12 ospedali o cliniche e 3 istituiti penali”. Va aggiunto che esperimenti di controllo mentale furono già compiuti dai nazisti (progetto Mind kontrolle da cui deriva il progetto MK ultra americano sopra citato). Notiamo per inciso che questi programmi prevedono, oltre a raffinate tecniche di suggestione mentale, anche la violenza sessuale per la creazione di passivi esecutori di ordini, comportando a volte anche il suicidio dell’esecutore dopo che ha compiuto la sua missione. Nelle strutture religiose integraliste, massimamente in quelle islamiche, è anche più semplice e basta il veleno religioso per condizionare i sottoposti ad immolarsi per la causa (della borghesia).

Per quanto riguarda le strutture religiose, in primis la chiesa cattolica, esse fanno parte integrante, in questa fase di capitalismo senescente, della struttura sociale del potere che si compatta in vista dello scontro epocale che si preannuncia. Da una parte ci sarà il proletariato, in costante aumento, tornato ad essere classe per sé, dall’altra tutto il resto.

Per quello che riguarda la necessità che ha la borghesia di distruggere lavoro vivo e lavoro morto, è chiaro –come è stato ampiamente descritto nel lavoro sulla mineralizzazione del pianeta- che l’ultima ratio è la guerra generalizzata. Tuttavia, in questa fase del capitalismo esso, al momento, non è ancora in grado di imboccare questa strada. Il capitalismo più forte militarmente, quello americano, non ha ancora trovato il suo nemico d’elezione e ci vorrà ancora del tempo. Pertanto esso è costretto a limitarsi a guerre locali e a consolidare ed estendere la sua area di influenza militare. Se il capitalismo avesse una macchina in grado di provocare artificialmente delle catastrofi ambientali con grande distruzione di uomini e strutture, vi ricorrerebbe senza remore. Per il momento approfitta delle catastrofi ambientali che il suo stesso sviluppo demenziale e distruttivo nei confronti dell’ambiente provoca frequentemente. In una fase come quella che stiamo vivendo, nella quale il capitalismo mostra la corda e la borghesia si deve liberare delle eccedenze umane e di merci questi aspetti diventano ancora più marcati. Non si capisce per quale motivo essa dovrebbe rifuggire da mezzi “estremi” come l’avvelenamento degli acquedotti o l’utilizzazione di eventi naturali per aggravarli artatamente per il soddisfacimento delle sue esigenze. Non è detto che accada necessariamente ma è certo che è già accaduto in passato ed è parimenti certo che si progetta di rifarlo ove si presenti la necessità (basta leggere i manuali della CIA che si trovano on line). Come sappiamo, nel caso che sia troppo rischioso attuare questi progetti direttamente, si trova sempre un cretino che faccia il lavoro sporco. In tal caso poi si può anche accusare il mostro di turno ottenendo lo scopo prefissato e indirizzando l’odio della popolazione colpita verso il capro espiatorio prescelto.

Non si tratta dunque di aggiornare la teoria ma di usarla per analizzare forme diverse degli stessi fenomeni o fenomeni apparentemente nuovi generati dal corso del capitalismo senescente. La realtà va analizzata utilizzando il nostro metodo dialettico, rifuggendo da forme di materialismo volgare e dualistico.

 

Sui complotti che la borghesia ordisce per eliminare le conoscenze tecniche e scientifiche che mal si accordano con gli imperativi dell’economia capitalista.

In questa società non manca la scienza, ma è una scienza particolare, parcellizzata. Anche nel campo scientifico la conoscenza è stata parcellizzata per meglio aderire alle necessità della produzione. Manca dunque la visione globale che indichi cosa razionalmente farsene di tutte le scoperte scientifiche. Inoltre, la logica che la guida non è scientifica e razionale ma ovviamente economica. Qualcuno potrebbe obiettare che la scienza nell’ultimo secolo ha fatto progressi inimmaginabili. In realtà, non si comprende quanto poco si sia progredito rispetto alle enormi potenzialità reali. E poi, di quale progresso scientifico si tratta? Per fare pochi esempi: si clonano organismi animali che replicano all’infinito quei caratteri utili alla produzione ma poi si deve combattere la debolezza di questi organismi con trattamenti medici massicci che poi assumiamo, alimentandoci; si assembla DNA di tabacco con quello di topo, per superare l’assuefazione indotta dalla chimica dei pesticidi nei parassiti che infestano la pianta, per fabbricare poi sigarette cancerogene nelle quali si aggiungono additivi che aumentano artificialmente l’assuefazione del fumatore; si progettano automobili sempre più potenti ed inquinanti che stanno ferme la maggior parte del tempo e che, quando si muovono, sono condannate nelle città a viaggiare meno velocemente di una bicicletta e che fanno direttamente ogni anno 300.000 morti (senza contare i morti per inquinamento), quando prototipi di automobili elettriche, ad aria compressa, ad aria liquida, a idrogeno od anche a combustione interna ma ad alto rendimento (100 km con 2 litri già negli anni ’40) sono già realtà da molti decenni. Alla logica mercantile non interessa se l’irrazionale ed inquinante circolazione automobilistica (che da sola esprime benissimo la demenza, l’attitudine dissipativa e l’irrazionalità del sistema) provoca un aumento del tasso di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre e conseguente surriscaldamento del pianeta con tutto ciò che drammaticamente ne consegue. La medicina si è ridotta ad un catalogo di malattie correlato ad un catalogo di farmaci che cambia a seconda dei profitti che si ricavano dalla loro vendita. Del resto, un numero crescente di giovani si ammala di cancro e sono in aumento i casi di leucemie infantili derivanti da ciò che si mangia, dall’aria che si respira e da un inquinamento ambientale generalizzato. Questo è il progresso che ormai può offrire il capitalismo; è come se, per fabbricare un unico fiammifero, si abbattesse un intero albero. Non solo, il 90% di ciò che si produce è inutile quando non è dannoso. Questa società, inoltre, è incapace di utilizzare correttamente anche le conoscenze scientifiche ormai socialmente acquisite. Quello che fa è distruttivo, il rimedio alle devastazioni che vengono prodotte è peggiore del male ed inoltre ciò che non si accorda alla sua logica demenziale viene soppresso. Al tempo dei “Lumi” la scienza era ancora rivoluzionaria. Oggi, in una società che è affetta da grave e terminale patologia sociale (tanto più pericolosa, quanto più le potenzialità scientifiche e tecniche sono enormi), la scienza non è solo asservita al potere ed alla logica del profitto ma non è strutturalmente in grado di riconoscere meritevole di indagine tutto ciò che non si accordi immediatamente alle esigenze della produzione e con un sapere accademico cristallizzato. Non è inutile ricordare, inoltre, che la scienza accademica, quando si è pronunciata, ha regolarmente sbagliato le previsioni non solamente su ciò che sarebbe accaduto ma anche su ciò che invece non si sarebbe dovuto verificare. Stendiamo un velo pietoso sulle cosiddette

scienze sociali” le cui previsioni sull’evoluzione della società, anche a breve termine, sono regolarmente e clamorosamente smentite dai fatti. Inoltre, non appena una nuova scoperta o invenzione mette in discussione l’attuale ordinamento sociale (sia dal punto di vista economico, sia da quello politico ma, anche più semplicemente, da quello dei rapporti di potere consolidati nel mondo accademico), immediatamente si mette in moto il meccanismo per eliminare il corpo estraneo dalla società. Ciò è valido anche per un singolo inventore o ricercatore che si avventuri su questo pericoloso terreno. In prima istanza si vedrà rifiutare il brevetto con la motivazione che la sua invenzione viola (apparentemente) qualche legge della fisica. In seconda istanza –se il brevetto fosse incontestabilmente valido- l’inventore si vedrebbe offrire un assegno sostanzioso per cedere la sua invenzione che poi sarebbe distrutta. In caso di ostinato rifiuto, farebbe una brutta fine, sperimentando personalmente il cambiamento di stato della materia. Naturalmente, non sempre è necessario arrivare a tanto; normalmente basta il silenzio, la derisione e la disinformazione. Lo stesso Galileo si lamentava del fatto che nessuno avesse voluto guardare nel suo cannocchiale e si narra che prese un cane che passava e lo pose davanti all’oculare dicendo: “potrò dire che almeno un cane ha guardato attraverso il mio cannocchiale”. Non comprendeva pienamente che non era in discussione solamente una visione del cosmo ma la stabilità stessa dell’ordine costituito. Giordano Bruno aveva già fatto, ben più drammaticamente, la stessa esperienza.

Non si pensi che ciò accada solamente quando si tratta di questioni importanti: un oggetto prodotto oggi (anche quello di uso più banale) potrebbe essere indistruttibile e invece dura molto meno di un analogo oggetto prodotto nel passato e se anche così dura troppo si interviene ulteriormente per accorciarne la vita mediante la cosiddetta “obsolescenza programmata”; è stata inventata una calza che non si smaglia ed una importante marca di collant ha comprato il brevetto per distruggerlo; esiste un pneumatico antiscoppio che non viene prodotto a prezzo di molte migliaia di incidenti mortali all’anno che si potrebbero facilmente evitare; esistono cure mediche sperimentalmente rivelatesi efficaci che vengono osteggiate perché andrebbero a ledere i profitti delle società farmaceutiche; e così via.

Quanto alla cosiddetta “ricerca scientifica”, essa è completamente assoggettata agli imperativi economici sia strutturali, come è ovvio, ma anche contingenti. Nell’uomo fare e sapere sono, generalmente, coincidenti con la differenza sostanziale che l’ “homo oeconomicus” traduce questa unione dialettica in qualche cosa di totalmente triviale che chiama, senza vergognarsene, “ricerca sperimentale”. Molto spesso lo scienziato procede in modo casuale per vedere se trova qualche cosa (in particolare un finanziamento che gli garantisca un buon guadagno) stando ben attento a non uscire dal seminato. Quanti cattedratici sono disposti a rischiare il loro lauto stipendio o la loro reputazione -faticosamente conquistata a prezzo di molteplici compromessi- per sostenere teorie normalmente non accettate? Ci si trova di fronte a chiusure contrassegnate da una superficialità liquidatoria e da un’ignoranza veramente notevoli anche in presenza di prove schiaccianti che mettono in discussione le loro miserabili certezze accademiche. Questi signori non sono diversi dagli inquisitori che non vollero guardare attraverso il cannocchiale di Galileo. Quelli che si oppongono a costoro (e che, in genere, sono fuori dalle accademie di cui, forse, vorrebbero far parte) lo fanno utilizzando un approccio metafisico anche peggiore. L’approccio corretto non sta nel mezzo ma sta altrove; lontano da una scienza che vaneggia sulla “falsificabilità” delle teorie scientifiche -dimostrando quanto sia “debole” il suo pensiero- e da una “scienza alternativa” che di scientifico ha ben poco e che, per capire qualche cosa, sconfina nell’antiscienza. Se una nave fa acqua da tutte le parti, è irrilevante stare a prua o a poppa; parimenti irrilevante è anche stare in plancia di comando. Occorre stare su un’altra nave in grado di solcare sicura gli oceani. In ogni caso, ai fatti non interessa di essere in accordo con questa o quella teoria più o meno scientifica e seguitano a verificarsi a dispetto di ciò che pensano questi signori; sia nella società (sconfessando puntualmente le loro previsioni) , sia nella natura (dove si verificano, incontrovertibilmente, fenomeni che non sanno o non vogliono spiegare). Del resto, per rendersi conto dell’atteggiamento antiscientifico degli accademici, basta leggere quello che scrivono quando debbono contestare qualche teoria scomoda; dopo aver letto le loro critiche, che a volte sconfinano nel ridicolo, ci si convince senza sforzo della correttezza di ciò che contestano. L’unico atteggiamento corretto è quello classico galileiano per muoversi attraverso il “tenebroso labirinto” che era il mondo -secondo Galileo- per coloro che non erano in grado di decifrarlo con l’aiuto del linguaggio dei matematici. Se un fenomeno esiste lo si indaga e se al momento non si trova una spiegazione non è detto che non la si trovi successivamente. La scienza non è democratica e, per dirla con Galileo: “In questioni di scienza, l’autorità di mille non vale l’umile ragionare di un singolo”

Tutto il resto sono inutili chiacchiere accademiche.

Tutto quello che ha a che fare con teorie scientifiche e con tecnologie rivoluzionarie una volta, non tanto tempo fa, veniva negato. Oggi si fa a gara a scovare complotti del potere non solo nel campo strettamente politico (come abbiamo visto) ma anche in quello tecnico e scientifico. I fatti sono talmente evidenti che non possono essere semplicemente negati. Quindi se ne parla ma si arriva al massimo (da parte dei soliti democratici e sinistri assortiti), a parlare di interessi economici che agiscono in tal senso, lasciando intendere che sia possibile, in questo sistema, una storia diversa. Vogliono un capitalismo che non funzioni come capitalismo; è la fase suprema dell’idealismo. Non si tratta semplicemente di brama di profitto; è il normale funzionamento del capitalismo e non ci si può fare nulla, se non sbarazzarci del cadavere capitalista che ancora cammina.

Come dicevamo, oggi non si nega più la realtà dei fatti. E’ istruttivo leggere un articolo tratto non da una rivista “alternativa”o ecologista, ma da uno dei giornali della borghesia italiana, La Stampa: “Ci sono un migliaio di persone nel 2001 a Livermore, California, per festeggiare un insolito compleanno. La lampadina della locale stazione dei vigili del fuoco compie un secolo d’ininterrotto servizio e l’evento viene celebrato con tanto di torta, banda e canzoncina d’auguri. Con questo episodio apre “La cospirazione della lampadina”, film franco-spagnolo (…). Attraverso la lampadina è descritto come la società moderna si sia sviluppata in modo non sostenibile. Il tutto ha inizio nel 1924, quando il cartello mondiale dei produttori di lampadine, Phoebus, decide di ridurre la durata della vita dei bulbi a incandescenza da 2.500 a 1.000 ore. Il primo esempio di obsolescenza programmata garantisce ai produttori un evidente beneficio economico, grazie alle vendite che in breve tempo raddoppiano, a cui

si contrappone però un maggiore impatto ambientale per la duplicazione dell’uso delle risorse naturali e della quantità di rifiuti prodotti. Sono gli anni in cui la produzione di massa inizia a immettere nel mercato grandi quantità di prodotti che i cittadini, embrione dell’attuale società dei consumi, iniziano ad acquistare più per piacere che per reale bisogno. Nel 1928 un articolo su una rivista per pubblicitari interpreta i prodotti di qualità che non si logorano come una tragedia per il business, perché non in grado di garantire la continuità delle vendite. (…) Sono gli anni ’40 e la Dupont inventa una fibra resistentissima, il nylon, materiale di base per collant che si dimostrano però essere troppo robusti, tanto da costringere il colosso chimico ad assegnare a un gruppo di ingegneri il compito di trovare come ridurne la resistenza e quindi la vita utile. (…) La logica dell’obsolescenza programmata era già argomento di grande discussione nel ‘29, quando Brendon London negli USA proponeva di renderla obbligatoria per legge, con l’intento di alimentare la ripresa dell’economia attraverso questo meccanismo di forzato sostegno dei consumi. La proposta non ebbe successo, ma si gettavano intanto le basi per introdurre un sistema indiretto e più raffinato per rendere obsolescenti i prodotti, agendo sui bisogni del consumatore. Il designer Brooks Stevens, negli anni ’50, propagandava la propria strategia basata su un consumatore interessato a possedere “un oggetto più nuovo e prima di quanto fosse realmente necessario” e di fatto i volubili desideri dei consumatori iniziano a diventare il meccanismo più semplice per rendere obsolescenti i beni. Quando l’Europa cercava di distinguersi con prodotti caratterizzati da resistenza e durata, Brooks pensava a realizzare beni sempre più attraenti in grado di favorire la sostituzione di quelli acquistati in precedenza. L’opposto di quanto sarebbe accaduto nella Germania dell’est qualche decina d’anni più tardi, dove i frigoriferi dovevano garantire per legge una durata di 25 anni. Ma le lampade a lunga durata prodotte dalla Narva di Berlino o l’industrializzazione di modelli innovativi che promettono una vita utile perfino di 100.000 ore continuavano a non trovare spazio nel mercato occidentale. “ (Naturalmente questo non significa che l’economia della DDR non fosse mercantile ma più semplicemente che, in quel momento storico, le esigenze economiche in quell’area erano diverse).

Produzione di energia

Per quanto concerne il fabbisogno energetico, esistono innumerevoli fonti alternative ai combustibili fossili:  Eolico  Fotovoltaico  Olio combustibile vegetale  Geotermica  Biomassa  Energia dal mare (correnti, moto ondoso, maree, gradiente termico, principio di Archimede)  Energia da osmosi

Energia dagli infrarossi  Energia da foglie artificiali  Torri eoliche che sfruttano i moti convettivi

Se qualcuna di queste fonti si accorda -ad un certo punto del ciclo economico capitalista con la logica mercantile essa viene usata (sempre molto tempo dopo la fase ideativa) ma può produrre effetti anche peggiori; basti pensare al fotovoltaico che sottrae terreni all’agricoltura, essendo molto più redditizio usare i terreni per alloggiare i pannelli solari. Analogamente per i combustibili vegetali destinati ad alimentare i motori a combustione interna. La legge della rendita non ammette deroghe. Si potrebbero, a tale proposito, portare numerosi altri esempi. L’ottuso ecologista questo non lo può comprendere e ad ogni fallimento trae nuova forza come un novello Anteo per proporre altre soluzioni egualmente fallimentari. Attendiamo l’Ercole proletario…

Alcune scoperte scientifiche particolarmente importanti subiscono un ostracismo pubblico radicale ma vengono utilizzate per scopi militari che sono tenuti rigorosamente segreti. E’ il caso delle invenzioni più rivoluzionarie di Nicola Tesla. Ciò che era compatibile con la logica mercantile è stato ampiamente utilizzato: gli alternatori, l’uso della corrente alternata nella distribuzione dell’energia elettrica invece dell’assurdo sistema di Edison basato sulla corrente continua, la radio, il microscopio elettronico e molto altro ancora. Ma le invenzioni che mettevano in discussione l’assetto economico sono cadute nel dimenticatoio: la trasmissione di energia senza fili, utilizzando la Terra o la ionosfera; l’utilizzazione di energia presente nell’atmosfera; l’utilizzazione di elevate tensioni oscillanti dell’ordine di milioni di volt; la telegeodinamica (trasmissione di onde meccaniche attraverso la Terra) ed altro ancora. Tesla effettuò numerosi esperimenti, dimostrando la correttezza delle sue teorie e provocando anche involontariamente un terremoto a Manhattan come effetto secondario di un suo esperimento con le altissime tensioni che produceva con la sua bobina. Tesla fu screditato dal sistema di potere, basandosi su episodi marginali riguardanti la sua vita, pur utilizzando ampiamente le sue scoperte e invenzioni. Tuttavia alla sua morte, avvenuta due giorni dopo che aveva parlato con un colonnello di una sua invenzione che poteva essere usata per scopi militari. L’FBI requisì tutto il materiale dello scienziato riempiendo, un grosso camion sul cui contenuto impose il segreto di Stato. Tesla riteneva che: “La scienza è solo una perversione se non ha come fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità”. La società borghese gli ha dato ampiamente ragione.

Un analogo destino ha dovuto subire Wilhelm Reich un medico e psicanalista comunista già messo all’indice dalla società psicoanalitica e dal partito comunista tedesco stalinizzato per le sue teorie psicologiche eterodosse e per la sua simpatia per Trockij. Rifugiato prima in Austria, poi in Scandinavia e infine, nel 1939, negli Stati Uniti intraprese le sue ricerche sull’energia che chiamava orgonica, conducendo vari esperimenti con successo sulla modificazione del clima , sulla cura del cancro e su molto altro. Venne condotto un esperimento con la collaborazione di Einstein che al principio si dimostrò interessato; successivamente con argomentazioni pretestuose si tirò indietro, rifiutandosi di partecipare ad ulteriori esperimenti. Probabilmente qualcuno gli aveva suggerito di abbandonare questa strada pericolosa. Sta di fatto che l’esperimento che proponeva Reich

avrebbe fugato ogni dubbio, nel bene o nel male, sulla correttezza delle sue intuizioni. Anche in questo caso come per Tesla, basandosi su episodi secondari e irrilevanti e su atteggiamenti psicotici con manie di persecuzione, sviluppati da Reich negli ultimi anni di vita (anche causa delle persecuzioni subite), venne orchestrata una campagna denigratoria, fino ad arrivare all’incarcerazione ed alla morte avvenuta nel penitenziario di Lewisbourg, ufficialmente per arresto cardiaco. Il suo compagno di cella era sicuro che fu avvelenato. Gran parte del materiale di Reich (scritti e attrezzature) venne distrutta dall’ FBI –replicando il rogo dei libri già visto in Germania- e parte sequestrata compresi dei manoscritti redatti in carcere. “L’amore, il lavoro e la conoscenza sono la fonte della nostra vita. Dovrebbero anche governarla” scriveva Reich. Anche in questo caso il capitalismo, al negativo non lo ha smentito. L’elenco di scienziati, inventori e ricercatori messi a tacere o eliminati dal potere sarebbe lungo. Esistono comunque numerosi lavori a tale riguardo ricchi di informazioni ai quali rimandiamo. Concludiamo questa breve disamina parlando brevemente della cosiddetta fusione fredda in quanto si tratta di un caso emblematico. Il 23 marzo del 1989 due professori Martin Fleischmann e Stanley Pons annunciarono di essere riusciti a produrre energia pulita a basso costo mediante il processo elettrochimico denominato “fusione fredda”. Si può immaginare cosa avvenne nei consigli di amministrazione delle compagnie petrolifere. Pochi mesi dopo furono costretti a ritirarsi a vita privata. Tutta la scienza accademica attaccò compatta i due malcapitati scienziati (fino a quel momento stimatissimi) definendoli ciarlatani. Solo un anno dopo il premio nobel Julian Schwinger dichiarò che tutti si erano adeguati alle pressioni negative degli ambienti accademici. Successivamente uno stimato fisico Eugene Mallowe del MIT, dichiarò in pubblico che la relazione definitiva sulla fusione fredda era stata manipolata dai ricercatori. I risultati positivi dei test erano stati occultati, falsificando i documenti. Mallowe, persona onesta e rigoroso scienziato si dimise dall’incarico al MIT, compromettendo la sua brillante (fino a quel momento) carriera. Nel 1999 pubblicò il libro “Fire from ice” nel quale denunciava dettagliatamente tutto il complotto. Mallowe risultava particolarmente scomodo perché era uno scienziato di spicco nel mondo accademico. Il 14 maggio 2004 degli sconosciuti lo uccisero a bastonate; la polizia archiviò il caso come un tentativo di rapina finito male. Successivamente il procedimento della “fusione fredda” ha trovato innumerevoli conferme in varie parti del mondo (Giappone, Stati Uniti, Israele) e anche in Italia presso il laboratorio dell’ENEA di Frascati dove furono condotti esperimenti con risultati incontestabilmente positivi. All’inizio ci fu molto entusiasmo ma poi, inspiegabilmente (non per noi), calò il velo della censura accademica. Le riviste Science e Nature rifiutarono di pubblicare il cosiddetto Rapporto 41 sull’esperimento senza entrare nel merito e con motivazioni pretestuose del genere che “per motivi editoriali non avevano posto”. Nel 2010 a Bologna è stato collaudato un reattore a fusione fredda con buoni risultati convalidati da due fisici svedesi. Concludiamo, riportando la notizia che nel 2002 il laboratorio della Marina USA di San Diego in California pubblicò una relazione nella quale si confermavano i risultati di Fleischmann e Pons. E’ lecito pensare che, anche se la “fusione fredda” ufficialmente non funziona in qualche laboratorio militare essa venga studiata e usata per la creazione di nuove armi. Infatti l’utilizzo della “fusione fredda”, impiegando l’uranio anziché il palladio (come è stato fatto in laboratorio), potrebbe permettere l’innesco di reazioni nucleari superando il problema della massa critica cioè tramite qualunque quantità di uranio, anche per esempio quello contenuto in un proiettile. Quindi sarebbe possibile realizzare armi di tipo nucleare con un potere distruttivo enorme ma localizzato in piccole porzioni di spazio. Probabilmente esse sono già state usate in Medio Oriente a partire dalla Guerra del Golfo.

Concludendo, abbiamo ampiamente descritto come la classe dominante ordisca ogni genere di complotti per cercare di procrastinare il momento, inevitabile, della redde rationem. Abbiamo visto come questa pratica aumenti in maniera parossistica l’aspetto dissipativo, già pletorico, e demenziale del sistema capitalista. Il sistema, giunto al suo capolinea storico, implode su se stesso. Il capitalismo è destinato a morte certa e la borghesia non potrà fare molto per evitare il suo destino ma provocherà catastrofi devastanti, illudendosi di evitarlo. I comunisti pertanto non debbono temere di affrontare temi che possono, se male affrontati, condurre fuori dal giusto binario. Si tratta di analizzare tutto ciò che è utile analizzare con il giusto metodo dialettico. “Bisogna rendere l’oppressione reale ancora più pesante, aggiungendovi la coscienza dell’oppressione, rendere la vergogna ancora più infamante pubblicandola (…) bisogna costringere questo stato di cose pietrificato a entrare in ballo, cantandogli la sua propria canzone”. (K. Marx)

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