Avanguardia proletaria o avanguardia tecnico-scientifica?

Lo scientismo è una corrente di pensiero che nasce dal seguente equivoco: ovvero la scienza, o almeno una sua componente minoritaria, perseguirebbe il sapere per il sapere, e in questa ricerca disinteressata convergerebbe di volta in volta con le scoperte tipiche del marxismo. Questo equivoco/credenza si fonda a sua volta sul misconoscimento della  procedura che sovraintende il finanziamento (interessato) della ricerca scientifica, sia in campo industriale, sia in campo militare. Inoltre, tale credenza non considera neppure lo stretto collegamento fra questi due campi e la stessa ricerca accademica. La scienza e le sue scoperte sono funzionali, in questa società, al gioco della concorrenza che si svolge nella struttura economica, e alla potenza del complesso militare industriale che consente a una determinata sovrastruttura statale di difendere gli interessi della propria borghesia nazionale.

Al di fuori di questa presa d’atto della funzione essenziale della scienza nella società capitalistica, esiste solo l’ideologia dominante, che pretende di vedere nella scienza la manifestazione di una libera attività del pensiero. In effetti la società borghese già in origine pretendeva di essere il regno della dea ragione, e quindi del libero pensiero, del libero commercio, della tolleranza religiosa, della libertà della scienza e delle arti. Lo scientismo dunque, erede di tale ideologia, è nella sua essenza una  deformazione della realtà proprio in quanto continuatore dei falsi miti che la borghesia ha in origine rivendicato per marcare le differenze dal mondo teocratico feudale, e dal suo pretesto oscurantismo illiberale. Noi invece sappiamo che sia la società borghese che quella feudale sono società basate sul dominio di classe, e quindi nessuna delle due è stata o è realmente libera. Nel mondo reale esiste una inevitabile simbiosi fra le varie componenti del sistema, dunque fra la struttura economica, il complesso militare industriale e l’apparato di ricerca scientifico. L’organismo socio-economico capitalistico per conservarsi deve essere dotato di un proprio apparato di conoscenza, come accade per ogni forma di vita conosciuta.

Già nel novembre 2015 abbiamo pubblicato un lungo articolo sull’argomento: ‘Scienza, tecnologia, e apparato militare industriale’.

In quell’articolo, presente anche in home page, si tentava di sfatare il mito scientista dell’autonomia della ricerca scientifica pura, astrattamente distaccata dagli interessi della classe dominante. Ovviamente nessuno ha mai negato che possano esservi degli scienziati interessati alla ricerca pura, al sapere per il sapere, o addirittura al bene dell’umanità, tuttavia siamo davvero certi che tali soggetti saranno finanziati adeguatamente da qualche istituzione, da qualche mecenate, o da qualunque altra fonte?

Ammettiamo che uno scientista, che pretenda pure di essere marxista, indichi in una minoranza di ricercatori scientifici l’avanguardia del movimento reale che abolisce lo stato di cose esistente. Dunque il comunismo in marcia, la vecchia talpa. La sua anticipazione in quanto movimento reale.

Come prima  impressione ci verrebbe da dire: ben strana posizione questa, poco marxista,  ma di sicuro coerente con il mito borghese del progresso scientifico, e della positività generale della ricerca scientifica. Riassumiamo, mentre per noi la scienza correttamente intesa è innanzitutto una funzione accessoria dell’apparato capitalistico, per gli scientisti non è affatto così, in quanto essi credono nella indipendenza di una avanguardia di ricercatori dagli interessi del capitale. Tuttavia, in base a quale processo reale tali ricercatori dovrebbero essere liberi dai condizionamenti borghesi, e quindi dall’assillo dei finanziamenti, non è dato ancora saperlo. Come al solito si sostiene qualcosa senza sentire il bisogno di mostrare una documentazione, dei riscontri, delle prove. Il lettore deve avere fede nel verbo profetico e non mettere mai in dubbio la proposizione apodittica che gli viene presentata. Una prassi davvero poco scientifica, almeno per quelli come noi che pur criticando la funzione della scienza nella società capitalistica, ritengono tuttavia importante il metodo scientifico, e quindi l’obbligo della dimostrazione e della verifica sperimentale di una presunta teoria.

Ma veniamo al titolo del presente articolo. Per marxisti retrò, d’antan, magari dogmatici e inevitabilmente settari, come qualcuno ci definisce, il principale fattore di mutamento sociale è la lotta di classe, non la ricerca pseudolibera di una avanguardia di scienziati.

Si consideri un aspetto ulteriore: la presunta avanguardia scientifico-tecnica è strettamente derivata, volente o nolente, dal  mito della tecnocrazia neutrale, una sua variante è il governo dei tecnici, l’esperto professionale che risolve con perizia tecnica tutti i problemi. Abbiamo un problema? La lotta di classe ristagna? Bene, si consultano le pagine gialle et voilà, ecco i numeri telefonici di tecnici e scienziati adatti a fare da avanguardia al sempiterno movimento reale. Potremmo a questo punto coniare un neologismo: il movimento scientifico-tecnico che abolisce il residuo contatto della mente con la storia reale. Torniamo con i piedi per terra. Chiariamo senza ironie ulteriori cosa intendiamo per movimento…

Il movimento reale è prodotto dalla lotta della classe dominata contro la classe dominante, quindi dalla lotta della avanguardia sociale operaia (e del suo partito) contro l’apparato capitalistico simbiosi di struttura e sovrastruttura. In questa lotta riveste un ruolo importante la demistificazione della ideologia della classe dominante, potente strumento di confusione e offuscamento della capacità di giudizio del corpo sociale dominato. Lo scientismo, in quanto espressione della ideologia borghese, svolge dunque un compito di confusione e offuscamento della corretta percezione delle cose. L’attuale querelle sulla sostituzione della avanguardia proletaria con una avanguardia di ricercatori scientifici borghesi, sarebbe da considerare surreale, se non fosse per il fatto che più di qualcuno presta ascolto alle narrazioni scientiste. Il mondo è sempre stato pieno di gente disposta a credere. Tuttavia credere implica un atto di fede, mentre il metodo scientifico prevede la presentazione di prove e la possibiltà di ripetere l’esperimento di laboratorio, in cui si è presuntamente dimostrata una data teoria o scoperta, anche da parte degli altri scienziati. Lo scientismo, in quanto errore fideistico, è una forma di semplice feticismo nei confronti dell’idea astratta della scienza.

Da questo feticismo, il passaggio alla sostituzione dell’avanguardia proletaria con una avanguardia di ricercatori scientifici è breve. Lo scientismo è in fondo una malinconica utopia nata dal bisogno di distogliere lo sguardo dalla realtà del capitalismo trionfante. Lo scientismo pseudomarxista nasce dall’incapacità di guardare in faccia la realtà nuda e cruda della società contemporanea, quello che abbiamo definito il film horror del capitalismo.

Guardare altrove, distogliere lo sguardo dalle visioni perturbanti, smettere di soffrire per la distanza fra i nostri ideali e la realtà, negando che il mondo sia solo una valle di lacrime dove è necessario lottare con tanti ostacoli per ottenere qualcosa. Il rifiuto della lotta conduce sostanzialmente al rifugio nei miti già predisposti dall’ideologia borghese. Elenchiamone alcuni: il comunismo esiste già, la scienza borghese è pronta a dare ragione al marxismo, una minoranza di scienziati rappresenta l’avanguardia sociocognitiva, gli stati borghesi si stanno estinguendo, il poliamore è un segnale del comunismo in atto, i buoni pasto sono un segnale del superamento del denaro e quindi del comunismo in atto. In fondo, da questi movimenti di fuga dalla realtà, che rivestono il film horror del capitalismo con gli abiti del comunismo, non si giunge forse a dare ragione a Leibniz quando sosteneva che viviamo nel migliore dei mondi possibili?

 

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