Primo Maggio 2020: la lotta di classe non si sospenda

Dallo scoppio della pandemia di COVID-19 la borghesia usa la terminologia bellica: “siamo in guerra, dobbiamo restare uniti nella lotta contro questo virus nel superiore interesse nazionale, la produzione deve riprendere, l’economia non può fermarsi”.

La guerra dei proletari è contro l’attuale sistema di produzione, contro lo sfruttamento dissennato e senza limiti delle risorse naturali e umane che è alla base dello scoppio della pandemia di coronavirus. Il salto di specie effettuato dal virus è stato reso possibile per le condizioni di ipersfruttamento dell’allevamento intensivo di animali e per le condizioni miserrime del lavoro umano. Il virus corre alla velocità con cui il capitale produce merci, in rapporto al suo frenetico sviluppo, si propaga con l’accelerazione forsennata della circolazione delle merci commercializzate lungo le vie della seta.

Gli scioperi spontanei di marzo, contro l’obbligo di lavorare in condizioni non sicure per i lavoratori, sono stati un segnale importante: i sindacati istituzionali, tentando di contenere le proteste, concordavano un protocollo che di fatto avallava le decisioni di Confindustria e Governo riguardo alle condizioni in cui la produzione poteva continuare e quelle invece in cui la produzione avrebbe dovuto fermarsi temporaneamente. La lista delle aziende autorizzate a continuare la produzione era infinita e presto sarà riavviata la produzione totalmente.

ll capitale ha bisogno dei suoi morti, vuole lo scalpo dei proletari. Ancora una volta cade il velo borghese della democrazia, si svela il vero volto del potere: uso della decretazione d’urgenza, limitazioni della libertà di movimento, di manifestazione, di sciopero, gestione autoritaria di ferie, obbligo di rientro al lavoro senza garanzie effettive, estensione della settimana lavorativa e delle turnazioni, lavoro da casa non regolamentato.

Cosa ci dobbiamo ancora attendere?

In Portogallo, in seguito a proteste e scioperi contro i licenziamenti e per le condizioni di lavoro in sicurezza, il 18 marzo è stato decretato lo “stato di emergenza” (l’ultima volta era stato il 24 ottobre 1975 quando il governo militare provvisorio temeva un colpo di stato da parte dei sostenitori dell’ex dittatore Salazar). In parlamento il decreto è stato votato dalla destra, dal partito socialista e dal blocco di sinistra (formazioni trotzkiste, sinistra anticapitalista), Verdi e Partito Comunista si sono astenuti. Il decreto sospende il diritto allo sciopero, il diritto all’assemblea e alla manifestazione, autorizza il sequestro dei lavoratori e avvia la polizia per reprimere i recalcitranti. Il capo del Governo, il socialista Costa, ha dichiarato che lo stato di emergenza è indispensabile per obbligare le aziende a funzionare.

La pandemia di Covid-19 avviene in una fase di crisi del sistema di produzione capitalista, aggrava le contraddizioni insite nel modo di produzione, rallenta la produzione, fa crollare i PIL nazionali, mette i fratelli-coltelli borghesi in spietata concorrenza per la sopravvivenza. Ecco allora tutte le forze politiche e sindacali istituzionali unite nell’appello all’unione nazionale.

Per i proletari la difesa della vita umana è il primo obiettivo. La rivendicazione è salario per tutti.

Nessuna “union sacreè” per far ripartire l’economia nazionale.

Le lotte non si sospendano, perché non è venuta meno la necessità della LOTTA DI CLASSE.

La guerra dei proletari è quella contro il sistema capitalistico di produzione e contro la classe che ne trae profitto, la borghesia e i suoi governi. La guerra dei proletari è contro il devastante bisogno del capitale di produrre per produrre, di eruttare come un vulcano in piena fase attiva, una smisurata quantità di merci che non segue un piano di produzione che risponda ai veri bisogni umani, merci che inondano il mercato globale e al contempo rimangono impantanate (invendute) nella palude del mercato. Il sistema capitalistico di produzione non ha un piano di specie e per questo, con le sue devastazioni, mette in pericolo l’esistenza stessa del genere umano e del pianeta.

Il proletariato è la classe che seppellirà il cadavere capitalista che ancora cammina e che ammorba l’umanità con la sua sete di plusvalore, di profitti, di distruzioni e guerre.

I limiti del sistema capitalista sono evidenti: alla formidabile capacità produttiva del lavoro associato e al livello dello sviluppo tecnologico raggiunto (che consentirebbe di ridurre drasticamente il lavoro – la durata della giornata lavorativa – e la fatica umana) fa da contraltare la miseria di gran parte della popolazione in tutto il pianeta.

Il sapere scientifico, essendo al servizio del capitale, non è in grado di contrastare gli effetti devastanti della sua sete di profitto: lo sciupio delle risorse naturali, la mineralizzazione del pianeta.

L’umanità ha di fronte un’alternativa: COMUNISMO O BARBARIE.

Il proletariato costituito in classe per sè, guidato dal partito comunista mondiale, abbatterà il potere della borghesia e instaurerà la sua dittatura di classe, abolirà il lavoro salariato, cioè lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Nella società di specie l’uomo vivrà in armonia con la natura e con i suoi simili, non conoscerà frontiere perché il proletariato non ha nazione.

 

23/04/20

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