Report riunione 26 nov 2021

La riunione sul tema della guerra di Spagna si è svolta con profitto. La prima relazione ha illustrato gli avvenimenti relativi alla rivolta nelle Asturie, 1934 come introduzione al tema principale cioè la Guerra di Spagna, 1936. La seconda relazione, di cui pubblichiamo qui la sintesi, è entrata nel merito delle questioni politiche fondamentali affrontate nel documento “Cronologia e storia della guerra di Spagna” già pubblicato su questo sito.

Per comprendere la guerra di Spagna dobbiamo analizzare il periodo che va dal 1930 al 1939, dalla fine della dittatura di Rivera alla vittoria di Franco attraverso i tre metodi di governo della borghesia: la fine dello stato dittatoriale monarchico, lo stato democratico, lo stato dittatoriale fascista. Forme diverse di dominio del capitale ma sempre borghesi, facce diverse della stessa medaglia, con un unico scopo: la controrivoluzione sociale preventiva.

Il percorso di lavoro per arrivare alla guerra di Spagna è stato il seguente:

  • Rivoluzione bolscevica del 1917.
  • Fondazione della III Internazionale (1919), I e II congresso della III Internazionale (1920)
  • Fondazione del Partito Comunista d’Italia (1921)
  • Battaglia politica del PCd’I al terzo congresso dell’Internazionale sul fronte unico, governo operaio, astensionismo.
  • Degenerazione della III Internazionale.
  • Bolscevizzazione dei partiti comunisti.

Su Sollecitazione dei compagni spagnoli abbiamo affrontato i fatti di Spagna, dal 1930 al 1939. In questi fatti troviamo confermata la correttezza dell’analisi svolta dalla nostra corrente nei precedenti anni 20 cioè la lotta contro il fronte unico e il governo operaio e la lotta contro la degenerazione dell’Internazionale comunista.

Questa breve relazione sulla guerra di Spagna da per scontata la lettura del materiale inviato e tradotto e la conoscenza dei fatti spagnoli dal 1930 al 1939.

La relazione potrà solo mettere in evidenza le questioni politiche fondamentali per la comprensione degli eventi in Spagna, per la comprensione dei fattori che contribuirono all’esito disastroso della rivolta nelle Asturie e della guerra di Spagna. Infatti nonostante la generosità e il valore delle forze proletarie in campo una serie di fattori determinarono l’esito degli scontri. Questi fattori sono da ricercare, prima di tutto, nella ormai definitiva degenerazione della III Internazionale, nel processo di bolscevizzazione dei partiti comunisti (il partito comunista spagnolo nasce già bolscevizzato, considerato il partito peggiore dell’Internazionale), nel feroce attacco staliniano ai principi del marxismo che si è tradotto nell’annientamento della avanguardia bolscevica in Russia e nel massacro dei militanti antistalinisti durante la guerra di Spagna.

La frazione all’estero del Partito Comunista d’Italia (formata da militanti profughi in Francia e Belgio) seguendo il metodo del marxismo invariante, formulò, già all’epoca dei fatti, una chiara analisi.

  1. In Spagna, nel 1936, è all’ordine del giorno una rivoluzione puramente proletaria, poiché la Spagna è un paese entrato completamente nella sfera del capitalismo. L’arretratezza del capitalismo spagnolo dipende da diversi fattori (come analizzato nel capitolo “Struttura del capitalismo spagnolo” in Cronologia e storia della guerra di Spagna), la borghesia spagnola nasce già decrepita (già vecchia, quasi cadavere che ancora cammina), non passa attraverso una rivoluzione antifeudale ma attraverso l’adattamento delle caste feudali e dello Stato alle esigenze dell’economia borghese. Non regge la crisi economica mondiale del 1929. La sua debolezza e le numerose ribellioni sociali nelle aree industrializzate e nelle campagne la sollecita a trovare una strategia per non rischiare di perdere il potere: essa userà la sua arma migliore, la socialdemocrazia.
  2. Le parole d’ordine democratiche (Repubblica, diritti civili, libere elezioni ecc.) sono un ostacolo sul cammino del proletariato verso la rivoluzione. I marxisti sono per l’abbattimento dello Stato borghese e tutte le sue istituzioni, per l’instaurazione della dittatura del proletariato. Qui si può chiarire meglio. I comunisti appoggiano ovunque e senza riserve le parole d’ordine immediate di difesa degli operai sul terreno economico e politico. Al contrario, le parole d’ordine democratiche in senso proprio (Repubblica, libertà di pensiero, di associazione e propaganda, separazione tra Stato e Chiesa, libere elezioni, autodeterminazione nazionale) cioè la lotta per un regime borghese democratico al posto di un regime borghese dittatoriale o fascista sono un’altra cosa, i comunisti le respingono in un paese capitalista come la Spagna. I comunisti non lottano per i diritti in generale, i comunisti esortano gli operai a difendere i loro organi di stampa e le loro sedi, non solo il loro salario ma anche i loro strumenti di lotta, fino al momento in cui avranno la forza di togliere alle altre classi il potere e di instaurare la loro dittatura. Questa difesa ha carattere rigidamente classista e antidemocratico. Tuttavia, la rivendicazione democratica della distribuzione delle terre ai contadini nella Spagna capitalista del 1930 ha un senso proprio a causa dell’estrema arretratezza di alcune zone rurali: questa è una valutazione articolata e attenta a commisurare l’azione del partito con la dinamica sociale in situazioni differenti.
  3. Il proletariato iberico lottò eroicamente nei moti insurrezionali del dicembre del 1933, ottobre 1934 e luglio 1936, ma la controrivoluzione potè vincere proprio a causa della mancanza di un partito di classe, cioè un partito che guidasse la rivolta proletaria contro lo Stato borghese, anche quando quest’ultimo, assunse caratteristiche democratiche, progressiste, repubblicane e socialistoidi, il governo repubblicano con la presenza di ministri socialisti, anarchici e stalinisti.
  4. La controrivoluzione vinse perché la lotta contro il fascismo e per la democrazia sviò il proletariato dalla lotta contro il capitalismo e per il potere. Il nemico principale fu il fascismo, una delle forme del dominio borghese capitalista. Il tradimento della socialdemocrazia, di cui era stato sperimentato da tempo il carattere controrivoluzionario nei tentativi rivoluzionari in Germania e in Ungheria,  fu affiancato dal tradimento dell’anarchismo e del trotzkismo che guidarono il proletariato nella difesa dello Stato democratico borghese.
  5. La guerra di Spagna fu il banco di prova dell’imminente scontro interimperialistico perché si delineavano già i contrapposti blocchi di alleanze borghesi future. In Spagna le potenze mondiali sperimentarono nuovi armamenti e la loro capacità di repressione del proletariato. E’ un errore definire la guerra di Spagna guerra civile. Non ci fu scontro fra classi, cioè borghesia e proletariato. Si scontrarono due frazioni borghesi, quella più arretrata e clericale da una parte e quella progressista rappresentata dalla borghesia delle zone industrializzate. I partiti operai hanno condotto il proletariato in armi a collaborare con quest’ultimo settore borghese, in difesa dello stato borghese repubblicano.
  6. Le spinte centrifughe rappresentate dal separatismo basco e catalano sono state ulteriori cause del mancato affasciamento del proletariato spagnolo e dei salariati agricoli nella lotta per la propria classe.

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