Per un 1° maggio di lotta

Tempo di crisi, tempo di guerra, tempo di mobilitazione proletaria.

Capitalismo e guerra non sono separabili. Il capitalismo genera inevitabilmente la guerra. Questo sistema sociale, giunto ormai da tempo alla sua fase senile, è in profonda crisi.       La crisi economica dura ormai da decenni e si aggrava sempre di più, erodendo i margini di profitto delle classi dominanti. La crisi sanitaria dovuta al Covid19 non ha fatto altro che aggravare la situazione, accelerando la crisi economica, nonostante tutte le classi dominanti abbiano fatto ben poco per contrastarla efficacemente perché la produzione viene prima di tutto.   Le varie borghesie nazionali, in questa fase, hanno bisogno della guerra con la quale possono contrastare la crisi di sovrapproduzione, contrastare o eliminare le borghesie concorrenti dal mercato, intruppare i proletari sotto le varie bandiere nazionali, mettendoli gli uni contro gli altri, impedendo la solidarietà internazionale della classe lavoratrice. “Gli operai non hanno patria. Non si può toglier loro ciò che non hanno”(Marx, Engels).

La crisi economica si è trasformata in crisi bellica e il capitale cerca in essa il suo bagno di giovinezza, principalmente distruggendo lavoro vivo e lavoro morto: esseri umani per la gran parte non più produttivi e merci prodotte ormai in grande eccedenza che il mercato non può più assorbire. La borghesia si è ridotta, per evitare rivolte sociali, a mantenere una parte della popolazione non più produttiva. Oggi il capitalismo non riesce nemmeno più a mantenere i suoi schiavi salariati. Essi vanno dunque eliminati. A milioni.       I morti nelle prime due guerre interimperialiste -20 milioni nella prima (che diventano 65 milioni, calcolando anche i morti per la “spagnola”), 80 milioni nella seconda- tenendo conto della popolazione mondiale di allora – furono una quantità enorme ma è niente rispetto ai morti che produrrebbe una guerra oggi. E non parliamo di guerra nucleare perché la borghesia non è interessata a distruggere territori in maniera permanente, eliminandoli dal mercato. Ovviamente, l’ipotesi non va scartata completamente.                 In un sistema demente e dissipativo come questo, che distrugge sistematicamente il pianeta, perché il profitto viene prima di tutto, qualche cosa può sfuggire di mano – vista anche la presenza pletorica di sistemi di “intelligenza artificiale” che in realtà sono molto stupidi – come abbiamo anche visto nell’economia finanziaria dove le trattazioni di borsa vengono decise in gran parte da algoritmi.

Quando la crisi economica diviene crisi bellica le condizioni di vita del proletariato peggiorano immediatamente.  L’aumento vertiginoso dei prezzi erode i già magri salari, le condizioni di lavoro peggiorano, lo sfruttamento aumenta. Il primo nemico delle borghesie in lotta tra di loro è il proletariato. “I governi nazionali sono tutti confederati contro il proletariato». (Marx). Se il gigante proletario, ancora dormiente, si dovesse svegliare dal suo torpore ultradecennale e cominciare a lottare per i suoi interessi e per quelli dell’intera specie umana cioè per il comunismo (per la distruzione di questo sistema sociale in decomposizione prima che trascini l’intera specie umana verso l’estinzione e il passaggio ad un sistema sociale di specie), allora tutte le classi dominanti nazionali si coalizzerebbero contro il loro nemico storico. I lavoratori del mondo non debbono cadere nel tranello della propaganda borghese delle varie parti in guerra. Non si tratta di sostenere questo o quello Stato in guerra o addirittura di aderire a delle partigianerie che affianchino gli eserciti regolari. Non si tratta nemmeno di essere neutrali o di invocare la pace; si tratta di essere contro tutte le classi dominanti che mandano a scannarsi tra di loro i proletari. Nelle guerre imperialiste non ci sono aggressori o aggrediti. L’unico ad essere aggredito è il proletariato e il pianeta.

In questi frangenti gli specialisti del pensiero dominante, gli ideologi, si mettono al lavoro per sviare il proletariato dai suoi compiti storici.  Gli operai e il proletariato in generale, invece, debbono cominciare a difendere le loro condizioni di vita immediate, non cedendo di un millimetro su piano delle condizioni di vita e non cadendo nella trappola della guerra (con i sacrifici che essa comporta) o della pace (impossibile in questo sistema sociale), entrambe vie senza via uscita. Occorre invece opporsi senza compromessi alla guerra della borghesia, preparando la guerra di classe.

Più di un secolo fa, durante la prima guerra imperialista, la posizione dei comunisti era molto chiara: “Il rifiuto di prestare servizio militare, lo sciopero contro la guerra, ecc., un sogno misero di una lotta disarmata contro la borghesia armata, l’illusione di distruggere il capitalismo senza un’accanita guerra civile, o una serie di tali guerre. La propaganda della lotta di classe è un dovere del socialista anche nell’esercito; il lavoro volto a trasformare la guerra tra i popoli in guerra civile è l’unico lavoro socialista nell’epoca del conflitto imperialista armato delle borghesie di tutti i paesi. Abbasso i pii voti sentimentali e sciocchi sulla “pace a tutti i costi”! Leviamo la bandiera della guerra civile! L’imperialismo ha messo in giuoco le sorti della civiltà europea: se non vi sarà una serie di rivoluzioni vittoriose, a questa guerra ne seguiranno presto altre; la favola dell’”ultima guerra” è una favola vana e dannosa, è un “mito” piccolo borghese. Se non è oggi, sarà domani, se non durante questa guerra, dopo la guerra, se non in questa guerra, nella prossima, la bandiera proletaria della guerra civile raccoglierà intorno a sé non solo centinaia di migliaia di operai coscienti, ma anche milioni di semiproletari e di piccoli borghesi ora ingannati dallo sciovinismo, e che gli orrori della guerra non solo spaventano e abbrutiscono, ma illuminano, istruiscono, destano, organizzano, temprano e preparano alla guerra contro la borghesia del “proprio” paese e dei paesi “altrui”.(Lenin, 1914, Sotsial-Demokrat, n. 33).

Contro la guerra della borghesia imperialista!

Rifiutarsi di appoggiare una delle borghesie assassine in lotta!

Praticare la fraternizzazione tra i proletari mandati al macello!

Preparare la guerra di classe contro la borghesia mondiale!

Mobilitazione proletaria in difesa delle condizioni di vita e di lavoro (forti aumenti di salario, salario garantito ai disoccupati, drastica riduzione della giornata lavorativa a parità di salario).

Durante la prima guerra mondiale, soldati tedeschi e inglesi fraternizzano, rifiutandosi di combattere.

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