IS (STATO ISLAMICO) E POLITICA DEL CAOS

 

 

 

Introduzione

 

‘Ordo ab chao ’, motto universale della massoneria

 

Non riteniamo che sia nostro compito svelare, attraverso questo articolo, i complotti misteriosi del capitale americano (a dispetto di quanto si potrebbe pensare osservando le immagini relative ai simboli e al motto iniziatico ‘ordo ab chao’). Certo, la segretezza del potere è un elemento sistemico, basico, nella funzionalità operativa del comando politico, infatti tale aspetto presenta dei caratteri ricorrenti in ambienti storico-sociali differenti, eppure riteniamo (come sempre) che sia indispensabile indagare prima di tutto i cambiamenti avvenuti nella struttura socio-economica e successivamente intraprendere una descrizione analitica dei corrispondenti processi sovrastrutturali. In ogni modo, prima di approfondire l’analisi delle dinamiche socioeconomiche strutturali che sono all’origine degli attuali sommovimenti in medio oriente, vorremmo tentare di spiegare l’apparente paradosso semantico del motto ‘ordo ab chao’: come può sorgere l’ordine dal caos si chiede una mente ingenuamente democratica, la mente di un cittadino credulone che vede l’apparato statale americano come un sincero difensore dei valori della libertà e della pace nel mondo?

Noi non siamo complottisti, ma non siamo neppure degli ingenui che fingono di ignorare il ruolo della massoneria nella sovrastruttura politica della società americana, ecco quindi svelata la connessione fra il motto massonico e l’attuale politica americana del caos. Sia ben chiaro; non vogliamo sostenere che la politica del caos derivi dal motto, ma solo che il motto rispecchia, suo malgrado, una realtà operativa del potere politico (già svelata dal Machiavelli) finalizzata all’efficacia e all’efficienza del comando di un soggetto dominante su un soggetto dominato. ‘Divide et impera’ dicevano i latini, ben prima del Machiavelli, alludendo alla necessità di separare e dividere il bersaglio delle mire imperiali, per poi meglio asservirlo e controllarlo. La politica del caos, in definitiva, svolge una funzione di consolidamento e conservazione del dominio di un apparato statale, e quindi di una classe sociale (considerando lo stato com’espressione del dominio di classe), in una determinata situazione storico-sociale. I soggetti che operano in funzione direttiva nella sfera del comando politico-statale borghese, sono costretti ad usare tutti i mezzi per conservare la dittatura di classe del capitale: la politica del caos è solo un mezzo, di sicuro fra i più estremi e disperati, cui è costretta a ricorrere la borghesia (o una sua frazione) per salvare gli affari e i profitti insidiati dalla crisi economica e dalla concorrenza feroce d’altre frazioni di borghesia nazionale e internazionale. Nell’apparato statale si condensa l’autorità e la forza pratica della borghesia sul proletariato, ma esso, non dimentichiamolo, è anche uno strumento per supportare la lotta concorrenziale con le altre borghesie nazionali. Come nell’economia capitalistica osserviamo senza dubbio di sorta i fenomeni di concentrazione e centralizzazione dei capitali, così anche nella sovrastruttura politica internazionale assistiamo alla formazione di conglomerati imperialistici sulla base di convergenze di comuni interessi geo-economici. Questi conglomerati di potere economico-politico sono interessati alla conservazione e possibilmente all’ampliamento del proprio giro d’affari, cioè alla solita conquista di quote crescenti di plus-valore ottenuti mediante lo sfruttamento degli schiavi salariati. Alla fine, il tutto si riduce ad un semplice problema di tutela degli interessi di bottega e di portafoglio, un fatto normale e prevedibile in una società basata sul valore assoluto del mercantilismo e dell’aziendalismo.

L’accaparramento e il consolidamento di quote di mercato, il possesso o il controllo di sezioni importanti di capitale costante e variabile, il possesso o il controllo delle risorse energetiche necessarie per fare proseguire il folle ciclo della produzione capitalistica, sono fatti storicamente inconfutabili, evidenze oggettive, legate al funzionamento fisiologico del sistema, esigenze e brame che sono messe in pratica attraverso i disegni politici imperiali dei due blocchi geo-politici esistenti. L’urgenza drammatica d’efficaci disegni politici di dominazione si manifesta particolarmente nei periodi di crisi, quando la sovrapproduzione di capitale costante e variabile impone la distruzione delle risorse tecniche e umane in eccesso (per consentire il successivo rilancio del ciclo d’investimenti e di valorizzazione). Nella realtà contemporanea la politica del caos si manifesta come il tentativo estremo, condotto dal blocco raggruppato intorno agli Stati Uniti d’America, di conservare e mantenere inalterato il proprio ruolo di comando all’interno della società capitalistica globale. E’un tentativo estremo, perché parte da una situazione di fatto d’indebolimento del peso economico dell’america sul mercato mondiale, una decadenza che spinge quindi il gigante americano a tentare ogni stratagemma pur di conservare il passato predominio. Gettare nel caos i territori e i mercati che vogliono liberarsi dal controllo imperiale, oppure diffondere il caos nei territori e nei mercati ancora liberi dal controllo imperiale, sono i due poli complementari della politica americana internazionale, finalizzata all’obiettivo unico del dominio globale: una tecnica antica e raffinata di dominazione, degna, oseremmo dire, delle migliori tradizioni storiche delle elite schiaviste americane. Una delle fasi più importanti attraverso cui si dispiega questa raffinata arte della dominazione è la disgregazione degli stati nazionali, intendiamo in questo caso – ovviamente – la disgregazione degli apparati statali relativi ai territori e ai mercati che vogliono liberarsi dal controllo imperiale, oppure ai territori e ai mercati ancora liberi dal controllo imperiale. La decomposizione di questi apparati statali preesistenti, nasce, generalmente, da pressioni imperiali esterne, associate, talora, a spinte interne provenienti da quelle frazioni di borghesia nazionale desiderose di accaparrarsi quote maggiori di plus-valore, cioè un ruolo economico–politico migliore dentro il quadro nazionale. Abbiamo in un precedente lavoro ipotizzato una sequenza socio-economica costante, fondata sulla lettura della realtà contenuta principalmente nel primo e nel terzo libro del Capitale di Marx, alla base delle ricorrenti vicende belliche della società contemporanea. Il meccanismo sociale capitalistico, svelato potentemente nel testo di Marx, ci induceva ad ipotizzare che la guerra svolgesse un’importante e fondamentale funzione di riequilibrio dei parametri d’operatività ‘normali’ del dominio borghese. Una risposta ricorrente alle crisi ricorrenti del capitale, dove l’eccesso di capitale costante e variabile, mezzi tecnici di produzione e forza lavoro umana, sono distrutti in qualche modo per consentire il rilancio del processo di valorizzazione, la cosiddetta crescita economica, sulle macerie del surplus appena eliminato. Questa sequenza causale ci sembra fondamentale per leggere correttamente il percorso socio-economico alla base delle turbolenze belliche contemporanee. Tuttavia abbiamo sempre pensato che accanto ad una causa principale possano ipotizzarsi, nella genealogia degli eventi storici, delle cause secondarie, derivate e collaterali, rispetto alle determinanti di base materialisticamente individuate. Le vicende belliche poste in essere nei vari teatri regionali si presentano sotto forme fenomeniche variegate, bizzarre, apparentemente legate alle rivendicazioni nazionaliste e religiose più che alla realtà del conflitto di classe fra capitale e lavoro. Eppure se noi tentiamo di vedere sotto e oltre l’apparenza dei fenomeni che emergono sulla superficie della storia, allora dobbiamo scendere nella realtà della divisione ‘strategica’ , generale e di lungo periodo della società esistente in classi contrapposte, e di seguito nella ulteriore divisione ‘tattica’, particolare e di breve periodo, che può prodursi all’interno di una stessa classe sociale. In periodi di congiuntura economica sfavorevole come quello attuale, caratterizzati da una profonda e diffusa crisi da sovrapproduzione, non appare peregrino ipotizzare delle turbolenze sociali interne alla stessa classe borghese, finalizzate alla ripartizione del residuo bottino di plus-valore ancora estraibile dal lavoro vivo della classe proletaria. Una dura e spietata resa dei conti si svolge sotto i nostri occhi, e diventa visibile al di fuori del mascheramento ideologico nazionalista e religioso, tra frazioni sociali interne alla stessa classe borghese irachena, siriana, egiziana, libica…con l’apporto determinante nella contesa delle borghesie imperialiste europee, americana, russa, cinese e così via, al puro scopo di ridefinire la quota di plusvalore da accaparrarsi e il conseguente livello di dominio politico-militare da rivendicare sulla scena globale. Osserviamo sbigottiti il proliferare di conflitti su base apparentemente religiosa in varie zone del globo, sedicenti neo-emirati contendono il dominio d’uomini e territori alle vecchie strutture di potere, spesso legate all’imperialismo a stelle e strisce. Garantendo ove possibile un minimo d’assistenza alle componenti sociali più povere e bisognose d’aiuto, e ottenendo in cambio un corrispondente consenso politico. Cercando di forare il velo dell’illusione nazionalistico-religiosa, ci accingiamo a descrivere i fattori sociali reali che si nascondono dietro questi movimenti integralisti, svelando inoltre la loro funzione al servizio delle mire di potere di componenti importanti della borghesia americana e dei suoi alleati internazionali.

 

Capitolo uno:Finanziamenti a tasso zero e politica americana del caos.

 

Paragrafo1: disagio sociale, crisi, e altri fattori (alienazione religiosa monoteistica) all’origine del reclutamento volontario e coattivo nell’is.

“L’ alchimista non deve scoprire qualcosa di nuovo, ma ritrovare un segreto”

Serge Hutin, L’ Alchimie

 

Migliaia d’esseri umani accolgono la chiamata alle armi dell’IS, essi vanno a morire e a dare la morte in luoghi lontani, in nome di una religione e di un dio di cui si sentono inflessibili combattenti. Nessun dubbio filosofico, nessuna considerazione scettica incrina la loro fede dogmatica, convinti di possedere il monopolio della verità, commettono di conseguenza azioni crudeli e violente ai danni d’altri esseri viventi, spesso deboli e indifesi. Quale dio clemente e misericordioso chiederebbe tutti questi sacrifici e tutto questo dolore? La violenza compiuta da questi fanatici ha radici sociali più che religiose, nel senso che l’interpretazione integralista e delirante di una religione monoteista, come l’Islam, ci sembra più una conseguenza dell’alienazione reale in cui è immersa la società capitalistica contemporanea, che una questione di sottigliezze teologiche o un problema d’esegesi degli antichi testi sacri.

Feuerbach ha svelato l’esistenza dell’alienazione religiosa monoteista, il meccanismo in cui il produttore è dominato dal proprio prodotto, e Marx, successivamente, ha individuato nell’alienazione capitalistica del lavoro la base reale di tutte le alienazioni conseguenti. La società divisa in classi produce la separazione dell’uomo da se stesso, vale a dire dai mezzi di produzione e dal proprio prodotto, e ha come corollario ideologico la separazione dell’uomo dal dio trascendente delle religioni monoteiste. Quando, viceversa, in alcune correnti gnostico-ermetiche si parla di ‘deus absconditus ’, vale a dire di un dio sepolto e segretamente celato nel profondo dell’essere umano, non si fa altro che ritornare al giusto rapporto fra uomo e dio, un rapporto disalienato in cui si manifesta l’immanente unità ontologica dei termini in precedenza separati e resi incomunicabili dalle società classiste e schiaviste. Questo segreto viene svelato dalla rivoluzione, cioè dalla conquista della libertà in cui consiste il superamento dell’alienazione capitalistica del lavoro, l’ultima forma di schiavitù prima del ritorno alla società comunista delle origini. Il fanatismo settario dell’Is è un tragico prodotto della società contemporanea, un frutto avvelenato di un mondo squassato da convulsioni autodistruttive di cui per ora non si riesce ad intravedere la fine. Potentemente condizionati dall’ideologia della nostra società divisa in classi, declinata nella forma specifica dell’alienazione religiosa, i fanatici criminali dell’is commettono crimini che sarebbero impensabili in una società comunista, una società in cui esistesse l’integrazione funzionale di componenti diverse e non, viceversa, lo schiacciamento e la sopraffazione di una parte sul tutto, di una classe su un’altra. La loro follia è la stessa follia che attanaglia e opprime le società classiste, e quindi non vi può essere nessuna ambiguità e incertezza nei loro confronti, poiché essi portano su di se il marchio dell’alienazione tipica del mondo che invece noi combattiamo, cui siamo già adesso interiormente estranei. Per definire la loro continuità d’azione con le società schiaviste, basterebbe pensare alla vendita delle donne dei paesi conquistati nei mercati degli schiavi di Mosul e Ninive; oppure l’arruolamento coattivo dei prigionieri in alternativa all’uccisione immediata. Il merito di questi feroci assassini e schiavisti, se di merito si può parlare, è solo quello di svelare l’aspetto fondamentale e segreto della società capitalistica, portandolo alla luce nella sua piena mostruosità (con le azioni ripetute d’assassinio e d’asservimento di esseri viventi). Potremmo analizzare altri fattori come il disagio culturale e la difficoltà di integrazione dei figli degli immigrati di religione islamica, oppure mettere nel conto la ricerca di identità religiose forti e integrali come risposta al relativismo dei valori dell’occidente. Tuttavia ci sembra che questi fattori non abbiano l’importanza decisiva, al fine di comprendere il fenomeno is, che invece può avere il fattore dell’alienazione immanente al modo di produzione capitalistico. Segniamo con precisione e includiamo, quindi, la teoria e la pratica dell’is in una piena continuità storica con le tradizioni schiaviste delle società divise in classi. Abbiamo ritrovato, al pari di un alchimista, il segreto interiore dell’is, e ora ci accingiamo a comprendere quale funzione e quali interessi superiori (molto terreni e poco trascendenti) serve un fenomeno del genere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paragrafo2: sceneggiatura e attori ;il promotore dei finanziamenti esterni (America), i finanziatori reali (Arabia saudita e paesi del golfo), il contrabbandiere di armi, scorte ed equipaggiamento (Turchia).   Pozzi di petrolio e riscatti: l’autofinanziamento dell’is.

 

‘L’ordine spesso però si ottiene solamente dopo che il disordine ha raggiunto la sua massima espansione, e a volte bisogna anche fare in modo che questo processo venga in qualche modo facilitato, affinché il Nuovo Ordine Mondiale divenga realtà ’.

Scritto da Carlo Brevi per www.luogocomune.net

“Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sopranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati .”

David Rockefeller, 1991

 

Esiste ormai un’ampia documentazione, difficilmente confutabile, sui finanziamenti pervenuti all’is da vari soggetti internazionali. Di questo fenomeno troviamo descrizione precisa perfino su alcuni quotidiani come ‘repubblica’, ‘la stampa ’ e il ‘corriere della sera ’. Ci viene quasi il sospetto che ci sia qualcosa che non quadra, o almeno una parziale autonomia di giudizio della borghesia italiana (e in parte d’altri paesi europei) verso gli errori del grande fratello americano, e dei suoi compagni di merenda del golfo. La narrazione prevalente descriverebbe l’is come il classico caso del Frankestein fuori controllo, risultato dei maldestri esperimenti geo-politici dell’America.

Un esperimento fuori controllo da riportare nell’ambito dei binari di regolamentazione ordinari. L’America pasticciona adesso cercherebbe di rimediare, bombardando le milizie terroristiche dell’is, ad un errore compiuto solo per disturbare il siriano Assad e i suoi protettori russi. Una sorta di ravvedimento operoso cui sinceramente non crediamo, così come non crediamo realistica l’ipotesi della creatura fuori controllo: la politica americana del caos diffonde disordine e divisione a piene mani fra i propri avversari, ma non è, generalmente, essa stessa preda del caos di cui si fa propagatrice.

In rete e anche da altre fonti si possono ottenere delle informazioni dettagliate e plausibili sulle ragioni della strategia americana, almeno in relazione alla sezione degli interessi economico-commerciali coinvolti. Partiamo da alcuni dati relativi alle risorse energetiche mediorientali e ai progetti di cooperazione e d’investimento finalizzati al loro utilizzo. Al largo delle coste della Siria, del Libano e d’Israele esistono dei grossi giacimenti di gas naturale, addirittura dall’anno 2000 la società russa Stroitransgaz opera in Siria per costruire due raffinerie di gas nella zona di Homs, inoltre lavora alla costruzione della sezione siriana dell’Arab gas pipeline, progetto che coinvolge anche il Libano, la Giordania e l’Egitto. Inoltre la Soiuzneftegaz, altra società russa, ha ottenuto nel 2004 un contratto dalla Siria per operare nei territori al confine con l’Iraq. Nell’ultimo biennio si sono intensificati i negoziati fra Iran, Siria e Iraq per sfruttare il più grande giacimento di gas naturale al mondo, sepolto al largo delle coste siriane. Dalla città irakena di Kirkuk sarebbe dovuto partire un gasdotto per giungere fino alla città portuale siriana di Banivas, l’opera di costruzione, anche in questo caso, doveva essere affidata alla società russa Stroitransgaz.

Questi accordi avrebbero emarginato il ruolo di Turchia e Qatar, alleati e pedine dell’America, in quanto esportatori di gas e corridoi energetici per il trasferimento delle preziose risorse estratte dal sottosuolo. I provvidenziali combattimenti in Siria e Iraq hanno sospeso i progetti, diciamo di cooperazione e sviluppo, fra questi paesi e le società russe di costruzione di impianti estrattivi. L’eventuale sconfitta completa del regime di Assad avrebbe annichilito del tutto l’intrapresa capitalistica russo-siriano-irachena. Tuttavia, almeno allo stato attuale delle cose, questa sconfitta non si è ancora verificata, e il regime siriano, anche grazie allo scudo militare russo, riesce a controllare una parte importante del territorio e dell’economia, fronteggiando le minacce esterne di intervento americano, e le minacce interne del terrorismo islamico dell’is. Eppure gli americani, proprio in nome della lotta alla minaccia globale dell’Is, peraltro da loro stessi creato, sono riusciti a intervenire sul territorio siriano con la scusa dei bombardamenti alle truppe del califfato. La Russia ha ottenuto che l’aviazione americana si impegnasse a comunicare preventivamente tempi e luoghi dei raid all’esercito siriano, in modo da evitare il pericolo di uno scontro diretto. Come ben emerge dal quadro riportato, la politica del caos americana in medio oriente, semplicemente impedendo la realizzazione degli accordi fra Siria, Iraq, Iran e Russia, aventi come oggetto lo sfruttamento delle immense risorse energetiche presenti su terraferma e al largo delle coste siriane, ha prodotto rapidamente dei risultati positivi per gli interessi economici statunitensi. Per danneggiare l’avversario commerciale i nostri eroi statunitensi non sono andati per il sottile, e hanno tirato fuori dal solito cilindro dello zio Sam i soliti fanatici integralisti islamici, finanziandoli lautamente con il denaro proveniente dalle banche del Kuwait, le donazioni da privati cittadini sauditi e le benevole donazioni dal Qatar. Tale flusso di finanziamenti ha consentito l’acquisto di materiale bellico sul mercato internazionale delle armi, il suo transito attraverso le porose e amichevoli frontiere della Turchia, e il pagamento di stipendi e di cure mediche per i mercenari del terrore provenienti dal Pakistan, dall’Arabia Saudita, dalla Cecenia, e dai paesi del nord-africa. Tali finanziamenti sono ormai di pubblico dominio: un ex collaboratore della c.i.a, Steven Kelley, in un intervista a press tv da Anaheim in California sostiene, ad esempio, che l’ISIS è un nemico totalmente creato e finanziato dagli Stati Uniti. “E’ un nemico completamente creato… I finanziamenti arrivano dagli Stati Uniti e dai suoi alleati e il fatto che le persone pensino che questo sia un nemico che deve essere attaccato in Siria o in Iraq è una farsa, dato che è chiaramente qualcosa che abbiamo creato, controlliamo, e solo ora è diventato vantaggioso attaccare questo gruppo come un nemico legittimo”, ha aggiunto l’ex agente della CIA. “Se vuoi risolvere il problema alla radice e rimuovere questa organizzazione è necessario togliere i finanziamenti e occuparsi delle entità responsabili della creazione di questo gruppo. Credo che il gruppo probabilmente andrebbe via, sarebbe sconfitto dalle armate di Bashar Assad”, ha concluso Kelley.

Solo dal Kuwait sono passate diverse centinaia di milioni dollari, le stime dei servizi segreti europei aggiornano a due miliardi di dollari il patrimonio di questa feroce organizzazione stragista e terrorista, alla cui nascita hanno contribuito c.i.a, Mossad, e M6 in funzione antirussa e antisciita. Il grande gioco del caos che sembra sfuggito di mano ai nostri eroi americani, costretti a bombardare la loro stessa creatura, in realtà ha funzionato bene, ottenendo il suo scopo principale: danneggiare il concorrente imperiale russo e cinese, mettendo nell’angolo, almeno temporaneamente, le loro ambizioni di controllo e sfruttamento delle ingenti risorse energetiche presenti nell’area. Progressivamente l’is ha cominciato a rendersi parzialmente indipendente dai finanziamenti dei paesi del golfo, cui è accomunato dalla fede sunnita-salafita, vendendo direttamente il petrolio dei pozzi sottratti ai nemici sciiti e siriani, oppure ottenendo dei riscatti dalle famiglie dei propri prigionieri. Come abbiamo tentato di dimostrare in precedenza, la teoria e la pratica scellerata di questa organizzazione stragista si inscrive a pieno titolo nell’opera di difesa degli interessi della borghesia irakena sunnita, precedentemente danneggiata dal cambio di regime causato dall’intervento americano nel 2003. Ma, soprattutto, si inscrive nel raffinato disegno della politica del caos americana. Per questi due ordini di motivi appare decisamente patetico e ridicolo l’invito a comprendere le ragioni del terrorismo stragista dell’is, proveniente dal solito ingenuo di turno e dilettante allo sbaraglio del movimento cinque stelle; il parlamentare Di Battista. Ancora più incredibile appare la discussione sollevata dalle ingenue e dilettantesche dichiarazioni del Di Battista, imperniata sulla presunta simpatia della sinistra per qualsivoglia movimento anti-americano, ignorando peraltro la natura schiettamente funzionale dell’IS alla difesa degli interessi americani.

 

 

 

 

Paragrafo3:metodologie di costituzione e affermazione della

dominazione dell’is (terrore, assistenza, ideologia).

 

 

La faina è un feroce predatore; il suo modus operandi lascia sconcertati, perché non di rado uccide tutte le galline del pollaio durante le sue attività di predatore notturno.

 

Quindi, a dispetto della prassi d’altri cacciatori naturali, sembra che la faina uccida spesso un numero di prede superiore ai suoi bisogni reali di cibo. Le eccezioni alla regola attirano spesso l’attenzione, anche le stragi e le efferatezze compiute dall’IS sui civili inermi sembrano rifiutare ogni spiegazione razionale, eppure, forse, anche in quella follia omicida c’è del metodo e uno scopo politico. Il metodo usato dall’IS è il terrore, lo scopo politico del suo impiego è l’assoggettamento delle masse umane presenti nei territori e nelle città strappate agli avversari sciiti e siriani. La storia umana presenta una gran mole di dati documentati relativi a tale tecnica di dominazione: essa si manifesta nella fase nascente di un certo potere politico, quando la conquista di un nuovo spazio deve essere consolidata stroncando in anticipo ogni tentativo di ribellione. In altre parole far capire subito a tutti chi comanda. La politica del caos americana ha creato l’IS, il quale non aveva bisogno d’essere consapevole del suo ruolo funzionale, anzi doveva auto-convincersi di essere un fiero nemico dell’America per svolgere ancora meglio il compito assegnatogli. Sta di fatto che ora l’IS inizia a consolidare un discreto controllo su una grossa fascia di territorio a cavallo fra Siria e Iraq, imponendo con il terrore il suo dominio. Tuttavia sarebbe riduttivo pensare che il consolidamento del potere dell’IS si esplichi solo attraverso le stragi e il terrore, in linea con precedenti esperienze storiche osserviamo adesso, anche nei territori conquistati, la messa in atto di politiche assistenziali a favore della popolazione di vecchia fede sunnita o di recente conversione. I gruppi che rifiutano la conversione (sciiti, yazidi e cristiani), sono generalmente perseguitati e uccisi. In questo modo, eliminando le differenze religiose, il potere dell’IS crea un’omogeneità ideologica funzionale all’efficacia e all’efficienza della dominazione. Anche i regimi totalitari borghesi come il fascismo, il nazismo e lo stalinismo hanno fatto ricorso a queste pratiche di terrore, assistenza e omologazione ideologica, perché stupirsi, quindi, se l’IS le ripete e le mette in pratica nei territori appena conquistati?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paragrafo4: la necessità economico-politica di mobilitazione permanente dell’apparato bellico americano contro il cattivo di turno, alla base della genealogia e del prevedibile tramonto dell’is. Ulteriore riflessione sulla tendenziale aggregazione di interessi borghesi arabi (sovra-nazionali )intorno al califfato.

“La vittoria della violenza poggia sulla produzione di armi, e questa poggia a sua volta sulla produzione in generale, quindi sulla “potenza economica”, sull’ “ordine economico”, sui mezzi materiali che stanno a disposizione della violenza”. Engels.

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La tabella è basata su dati del FMI, in essa possiamo leggere per intero la parabola del declino americano. Come ben evidenziato dai dati numerici, la crescita percentuale

(ma anche assoluta) del PIL cinese rispetto a quello americano assume i caratteri di una valanga economica. Nel giro di 10 anni il PIL annuo cinese è passato da 1324,81 Mld a 6988,47 Mld, giungendo a valere nel 2011 il 46,39% del PIL americano.

 

Con questi ritmi di crescita la Cina si avvia a superare economicamente il rivale statunitense, probabilmente nel giro di un decennio. Ecco spiegato il superattivismo americano condensato nella politica del caos, ecco compreso il progetto di smobilitare alcune basi militari in Europa per riposizionare mezzi e uomini nell’estremo oriente, in funzione anticinese. Il giovane capitalismo cinese ha dei ritmi di sviluppo percentuali e reali ormai superiori alla risicata crescita americana, e quindi, forte dell’appoggio militare russo, dell’alleanza commerciale con la stessa Russia, con l’India e con i paesi dell’america meridionale, sta conquistando posizioni economico-politiche importanti sullo scacchiere internazionale. L’immensa massa di lavoratori salariati, sfruttati in modo intensivo dal regime capitalista cinese, rappresenta la base materiale del successo economico-commerciale cinese e dell’incremento del PIL registrato nella tabella. L’America sta posizionando e rafforzando un sistema di basi militari intorno alla Cina, nelle acque dell’Oceano e nei paesi alleati (Corea, Giappone…) allo scopo di porre degli ostacoli alla crescita dei commerci dell’avversario capitalista cinese. Anche la strategia del caos messa in atto in medio oriente ha lo scopo di interferire con la politica espansiva dell’avversario, recidendo e ostacolando le linee di rifornimento di petrolio e metano indispensabili per sostenere l’attuale ritmo di crescita economica cinese. Il disordine terroristico è stato creato per sabotare i progetti delle società petrolifere russe, erodendo in prospettiva le regolari forniture di petrolio necessarie ad alimentare la locomotiva economica cinese. Tuttavia sarebbe ingenuo pensare che le mosse americane possano mutare, nel lungo periodo, le sorti declinanti del suo capitalismo senescente. Il saggio di profitto elevato del capitale cinese è collegato ai livelli di sfruttamento di masse enormi di proletari, quest’enorme quantità di schiavi salariati è di proprietà della borghesia cinese, mentre la borghesia americana non può attualmente disporre di un equivalente numero di salariati disposti ad accettare il regime salariale dei lavoratori cinesi, inoltre anche l’ipotesi di un’occupazione coloniale del concorrente cinese appare irrealistica (se non altro per la presenza dello scudo nucleare russo). L’America contemporanea, nella situazione dei rapporti di forza militari esistenti, molto semplicemente, non può predare e appropriarsi del capitale costante e soprattutto del capitale variabile cinese, così come non può impossessarsi delle immense risorse energetiche presenti nei territori presidiati dal colosso statale russo. L’arsenale nucleare russo, accoppiato alla sua moderna macchina bellica convenzionale, è il vero fattore di dissuasione permanente rispetto alle mire di saccheggio e di conquista americane. Pertanto, questa dura lezione, impartita dalla percezione dei rapporti di forza reali, spinge l’apparato militare industriale americano a giocare la carta del caos, nella speranza di allentare il cappio che il divenire del capitalismo globale pone intorno al suo collo. Tuttavia, giocando la carta del l’integralismo sunnita, in altre parole finanziando e facendo finanziare il nuovo mostro terrorista internazionale, l’America ha non solo rimesso in circolazione il suo prodotto migliore, cioè la guerra e le armi – campo in cui ancora mantiene margini di competitività – ma ha, forse inconsapevolmente, riattizzato l’aspirazione panaraba e sopranazionale di una parte considerevole della borghesia araba. Il califfato, cioè lo stato islamico esteso dall’oceano indiano ai Pirenei è una realtà storica realmente esistita nell’ottavo secolo d.c. Successivamente, con la decadenza dell’elemento arabo, il califfato è stato sostituito dall’impero ottomano: impero multietnico guidato politicamente e militarmente dalla componente turca. Il lento decadimento e sfaldamento di quest’impero ha prodotto una miriade di stati e nazioni, alle volte ferocemente avversarie, in altri casi tendenti a patti ed alleanze durature. In modo particolare, una parte della borghesia capitalistica araba ha tentato, fin dagli anni 50, la strada dell’unione sopranazionale attraverso il partito Baath, il nasserismo, e altre formule politiche miranti alla tutela migliore dei propri interessi di classe. Come dicevamo in precedenza, l’intervento americano in Iraq del 2003 ha danneggiato una frazione della borghesia irachena sunnita, ora però la politica del caos ha rimesso in circolo le sue aspirazioni. Sembra incredibile, eppure le aspirazioni e le tendenze strutturali di una parte della borghesia araba alla tutela dei propri interessi hanno temporaneamente trovato, attraverso lo stragismo e il terrore dello stato islamico (IS), un primo momento di realizzazione pratica. Non sarebbe realistico esprimere delle valutazioni nette e definitive sugli sviluppi futuri di questa tendenza: ci sembra, infatti, che i processi di decomposizione degli apparati statali preesistenti, innescati – come detto in precedenza – dalle dinamiche nazionali e internazionali del divenire capitalistico, possano preludere solo ad una successiva ricomposizione su basi diverse, maggiormente funzionali agli interessi della frazione di borghesia vincente. In questa logica di sviluppo e di ricomposizione degli interessi borghesi intorno ad un nuovo apparato di dominio, anche il progetto delirante del califfato ritrova una sua spiegazione razionale: sottratto al folklore e alla cronaca sensazionalista esso diventa un tassello della politica americana del caos; e insieme, ma in via subordinata, un medium degli interessi d’importanti frazioni di borghesia capitalistica sunnita irakena e siriana.

 

 

Postilla 1: piccole riflessioni sul concetto di Kaos.

 

Claude Bernard (medico francese) : “Considero che vi siano

negli esseri viventi due ordini di fenomeni: 1) i fenomeni di creazione vitale o di sintesi

organizzatrice; 2) i fenomeni di morte o di distruzione organica […]. L’esistenza di tutti

gli esseri, animali o vegetali, si regge su questi due ordini di atti necessari e inseparabili:

l’organizzazione e la disorganizzazione».

 

Gleick: “il caos è stabile, è strutturato”.

 

Alan Woods & Ted Grant: ‘Allo stato attuale delle cose è prematuro esprimere un giudizio definitivo sulla teoria del caos. Tuttavia, è chiaro che questi scienziati procedono a tentoni in direzione di una visione dialettica della natura*. La legge dialettica della trasformazione della quantità in qualità (e viceversa), ad esempio, riveste un ruolo di primo piano nella teoria del caos: [Von Neumann] riconobbe che un sistema dinamico complicato poteva avere punti di instabilità: punti critici in cui una piccola spinta poteva avere grandi conseguenze, come nel caso di una palla in equilibrio sul cocuzzolo di una collina .’

‘Può essere vero che, entro certi limiti, sia possibile incontrare ( nella società ) gli stessi schemi matematici già emersi in altri modelli o sistemi caotici ma, data per assodata la complessità quasi illimitata della società umana e dell’economia, è inconcepibile che eventi rilevanti come le guerre non producano effetti destabilizzanti su questi comportamenti. I marxisti si propongono di dimostrare che la società si presta a uno studio scientifico. In contrasto con coloro che vedono solo confusione, i marxisti concepiscono lo sviluppo umano come il prodotto di forze materiali e individuano una descrizione scientifica delle categorie sociali come le classi, e cosÏ via. Se gli sviluppi della scienza del caos porteranno ad accettare il fatto che il metodo scientifico è valido anche in politica e in economia, allora avrà prodotto un contributo di grande valore. Tuttavia, come Marx ed Engels hanno sempre sostenuto, l’economia politica non è una scienza esatta; se da un lato è possibile delineare tendenze e sviluppi di portata generale, una conoscenza dettagliata e profonda di tutte le variabili in gioco e di tutte le condizioni non è possibile .’ LA RIVOLTA DELLA RAGIONE, Filosofia marxista e scienza moderna di Alan Woods & Ted Grant.

*La legge della conversione della quantità in qualità (e viceversa): in natura le variazioni qualitative possono essere ottenute dal sommarsi graduale di variazioni quantitative che culmina con un salto (inerentemente non-graduale) di qualità; la nuova qualità è considerata altrettanto reale di quella originaria e non è più ad essa riconducibile. Più in generale, ogni differenza qualitativa è collegata ad una differenza quantitativa e viceversa: non esistono le categorie metafisiche “quantità” e “qualità” bensì esse costituiscono due poli di un’unità dialettica.

La legge della compenetrazione degli opposti (ossia dell’unità e del conflitto degli opposti) garantisce l’unità ed al tempo stesso il mutamento incessante della natura: tutte le esistenze essendo costituite di elementi e forze in opposizione hanno il carattere di una unità in divenire; l’unità è considerata temporanea, mentre il processo di mutamento è continuo. Le categorie hanno contorni sfumati ma non per questo è illusoria o meno intensa la loro contrapposizione e la dinamica evolutiva che ne deriva.

la legge della negazione della negazione: ogni sintesi è a sua volta la tesi di una nuova antitesi che darà luogo ad una nuova sintesi che risolve le contraddizioni precedenti e genera le sue proprie contraddizioni. Wikipedia.

 

 

 

Questa ricerca è incentrata su temi relativi alla cosiddetta politica internazionale, sarebbe perciò fuori luogo immergersi in questioni degne di una trattazione specifica, come la teoria del caos, o come vedremo in seguito dell’anticaos.

Resta che, parafrasando gli autori del testo citato sopra, la teoria del caos presenta delle reali analogie con la dialettica marxista. Questa circostanza deve spingerci a considerare la validità scientifica dell’impostazione teoretica marxista, anche alla luce delle successive elaborazioni del pensiero fisico-matematico. Gli autori del testo citato, tuttavia, si limitano a sostenere prudenzialmente che la scienza del caos potrebbe avere delle ricadute corrette anche nel campo economico – sociale, esprimendo con il condizionale la problematicità di un’omologazione meccanica e indistinta fra le due sfere (fisico – matematica ed economico-sociale) d’indagine. Sarebbe irrealistico postulare la non comunicabilità tra i due campi, tuttavia sarebbe altrettanto irrealistico pensare che il rapporto tra questi campi sia risolvibile in una semplice assimilazione acritica dei metodi e delle scoperte del campo fisico-matematico, al campo economico-sociale. Quest’errore è stato definito in passato con il termine ‘scientismo’, la sua radice, diciamo così filosofica, consiste nel tentativo di ridurre tutta la complessità del reale ad un principio unitario (fraintendendo il concetto d’Archè dei presocratici), non avvedendosi che la totalità dell’essere è identità con se stesso solo in quanto è lontananza dal nulla, vale a dire unità di essere ed esistenza: il principio comune alla totalità degli enti molteplici è l’essere in quanto realtà che esclude il niente, poiché il niente è l’impensabile (Parmenide), quindi la totalità dell’essere è la concretezza dei molteplici enti, diversi e uguali insieme, diversi come i colori dell’arcobaleno e uguali in quanto enti, in altre parole esistenza che si oppone alla non esistenza, al nulla. Il principio unitario è quindi l’essere nella differenza: cercare di ridurre e assimilare (come fa lo scientismo) il campo economico-sociale al campo fisico – matematico, dimostra la non comprensione delle leggi dialettiche di manifestazione della identità nella differenza. L’unità dialettica degli opposti (Eraclito) si riferisce al fatto che le coppie molteplici d’opposti, che formano la realtà dell’essere, sono unite dalla comune appartenenza all’esistenza, vale a dire al non-niente. Questa unità non significa negare la concretezza delle differenziazioni ontologiche di specie e di genere, raggruppando le caratteristiche specifiche degli enti in un’astratta unità indistinta, poiché in questo modo, cioè attraverso un movimento metafisico del pensiero astrattamente unificatore (scientista), si otterrebbe solo di demolire illusoriamente la concretezza dei modi di essere degli enti distinti. La prudenza degli autori del testo citato va intesa, forse, anche alla luce di queste nostre piccole riflessioni, e va rimarcata anche ai compagni che continuano a coltivare entusiasmi acritici ed ingenui verso l’appiattimento scientista del campo economico-sociale sul campo fisico-matematico. All’obiezione ricorrente che non si vede la ragione di evitare questo appiattimento, visto che tutto è materia e la realtà è una, in altre parole che il discreto è un illusione e il continuum quantistico è il solo reale, noi controbattiamo che questa affermazione ingenuamente monista cancella invece la realtà concreta dell’essere, che è tale solo in quanto identità nella differenza. Identità intesa come appartenenza all’unico piano di realtà ontologicamente possibile: l’essere. Differenza intesa come concretezza delle manifestazioni e dei modi di divenire diversi della molteplicità di enti in cui consiste la totalità reale dell’essere. Lo scientismo è un errore proprio per questa ragione, perché nell’apparente fedeltà ed aderenza ad una comprensione esatta dei fenomeni economico-sociali, con l’impiego ingenuo e acritico dei metodi fisico-matematici, in definitiva si incammina su un sentiero antidialettico foriero di successivi errori e cantonate teoriche. Le moderne teorie scientifiche del caos vanno quindi trattate con discernimento, oppure, come dicevano i latini: ‘cum grano salis ’.

Le società comuniste delle origini avevano sviluppato un apparato conoscitivo che, pur riconoscendo il continuum della realtà naturale, escludeva invece l’unificazione astratta della molteplicità tipica dello scientismo monista. I termini ricorrenti del cosiddetto pensiero ‘magico’ di quelle comunità ataviche erano basati sulla verifica sperimentale dei rapporti di somiglianza ed analogia, reversibilità e circolarità, sinergia e sintonia, riscontrati nell’esperienza della vita. L’esperienza pratica della vita, non certo una costruzione teorica astrattamente monista, aveva portato questi uomini a vedere e percepire la dialettica circolare dei fenomeni della natura. Questi fenomeni dati nell’esperienza della vita mostravano delle somiglianze e delle analogie, ma non erano per niente indistinti e indifferenziati; essi erano in relazione reciproca e quindi comunicavano sui vari livelli di esperienza: la loro unità non era nient’altro che il loro essere una rete di relazioni comunicative incessanti. Il continuum è questa relazione comunicativa incessante fra gli enti che formano la totalità dell’essere, una comunicazione incessante, mistica, della parte con il tutto (la fisica quantistica in fondo conferma la concezione vedantica della relazione fra Atman e Brahman, o il teorema di Anassimandro sulle catene della necessità che legano e riportano le parti ribelli nell’alveo del tutto).

Tornando al problema della politica americana del caos possiamo ipotizzare, dopo   avere dichiarato la nostra cautela metodologica nell’uso della teoria matematica del caos, che alcuni aspetti operativi dell’agire politico dell’imperialismo statunitense siano meglio comprensibili proprio attraverso un riscontro comparativo con alcune scoperte scientifiche compiute nel campo suddetto. Riportiamo alcuni passaggi di un lavoro incentrato sulle metodiche di ricerca archeologica contenenti, ad un certo punto, una efficace sintesi delle scoperte compiute nel campo scientifico della teoria del caos: ‘La ‘Chaos Theory ’ è considerata la terza grande rivoluzione scientifica di questo secolo, dopo la relatività e la meccanica quantistica. Ognuna di queste tappe ideali ha in effetti rappresentato un rovesciamento di precedenti visioni del mondo introducendovi contestualmente drastiche limitazioni…Alla base di questo nuovo edificio teoretico (Chaos Theory) sta il crollo della fiducia illuministica nelle leggi predittive e deterministiche della fisica classica…Il corrispettivo teorico di questa visione all’origine (anche) della fisica quantistica è dato dal ‘principio di indeterminazione ’… è impossibile conoscere (o più precisamente ‘misurare’) contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella, quindi lo stato presente di un sistema fisico risulta di fatto indeterminato, il che rende altrettanto inaccessibile la previsione esatta del suo stato futuro Armando De Guio, Archeologia della complessità e calcolatori. Proviamo a considerare quest’ultimo aspetto, l’indeterminazione di Bohr si collega alla difficoltà nel misurare contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella, non troviamo in questo una negazione della possibilità assoluta di conoscere tali dati, vi scorgiamo, invece, quasi un eco della kantiana differenza fra il mondo come fenomeno (relativo ai nostri sensi limitati) e il mondo come cosa in sé (non attingibile con sicurezza assoluta dai nostri sensi). In quest’ultima accezione l’indeterminismo si manifesta come una generica accettazione della limitatezza della nostra conoscenza, rispetto, invece, all’onniscienza del dio creatore postulato da tutte le religioni monoteistiche. La scienza moderna, tuttavia, non fermandosi a questo primo momento, sviluppa l’argomento relativo al dilemma determinismo-indeterminismo riservando delle sorprese paradossali ‘Il mondo reale in quanto sistema estremamente complesso presenta ubiquitariamente il fenomeno della dipendenza dalle condizioni iniziali: se quindi la nostra conoscenza dello stato iniziale di un sistema è anche di pochissimo incompleta, la previsione dello stato futuro sarà soggetta ad errori in rapida crescita. Determinismo quindi non implica simmetricamente predicibilità. Il caso si instaura in effetti nei sistemi deterministici creando un primo apparente paradosso: quello, appunto, di un ‘caos deterministico ’ .

Il secondo paradosso, in contraddizione apparente anche con il primo, è che nel caos vi è ordine: al di sotto del comportamento caotico dei sistemi dinamici ( ad esempio la turbolenza dei fluidi o il moto ‘browniano’ di un granello di polvere sulla superficie dell’acqua, il gocciolio di un rubinetto o l’andamento della borsa di Tokio) esistono eleganti forme geometriche che di fatto rendono più predicibili fenomeni comunemente considerati come aleatori e di difficile controllo come quelli succitati. La ‘geometria del caos ’ è data, appunto, dalle particolari traiettorie che un sistema dinamico percorre nello ‘spazio degli eventi ’. Tali traiettorie sono caratterizzate da particolari ‘bacini di attrazione ’ in cui il sistema tende (ciclicamente o meno) a stabilizzarsi…Un attrattore è dunque un entità topologica particolare, una regione ristretta dello spazio degli eventi, su cui converge un sistema dinamico…Nel 1963 Edward K.Lorenz scoprì, anche sulla scorta di un calcolatore digitale…il primo di un’altra classe di attrattori: gli ‘attrattori strani’. Contrariamente al comportamento dei precedenti attrattori, in cui le orbite restano vicine l’una all’altra, le orbite, ad esempio, del moto di un fluido possono divergere sensibilmente sulla spinta di una anche infinitesimale perturbazione…’. Armando De Guio, Archeologia della complessità e calcolatori Interrompiamo, momentaneamente, l’interessante citazione per rimarcare l’importanza di parole chiave come ‘geometria del caos ‘ e ‘bacini di attrazione ’, sembra dunque che la scienza moderna non consideri preclusa la conoscenza e la prevedibilità dei fenomeni del mondo (conoscenza preclusa qualora si considerasse solo la forza sovrastante del puro marasma del caos). A ben vedere, i sistemi dinamici complessi, pur essendo dipendenti dalle condizioni iniziali e quindi esposti a ricorrenti difficoltà nelle previsioni di sviluppo a causa di un sia pur piccolo errore iniziale di misurazione (caos deterministico), possono lo stesso essere resi comprensibili e indagati in qualche modo attraverso il paradosso che nel caos vi è ordine, in altre parole, oltre l’apparenza del comportamento caotico dei sistemi dinamici esistono delle geometrie che rendono predicibili i fenomeni comunemente considerati come aleatori e di difficile controllo.

I poli di attrazione, o meglio i bacini di attrazione, sono per l’appunto il nome dato a circostanze empiricamente verificate, in altre parole da cosa e come è condizionato il percorso di un sistema dinamico complesso nello spazio degli eventi. Addirittura il Lorenz, negli anni 60, ha scoperto l’esistenza di una categoria particolare di attrattori, ‘gli attrattori strani’, alla presenza di questi attrattori il percorso di sviluppo, le orbite, di due fenomeni nello spazio degli eventi, possono divergere sensibilmente sulla spinta di una anche infinitesimale perturbazione. Pensiamo ora alla trasformazione dialettica della quantità in qualità, oppure al simbolismo del germe e del seme che contengono dentro di se una realtà più ampia, così come il microcosmo contiene il macrocosmo.

Nell’apparato conoscitivo dell’umanità comunista delle origini, almeno in relazione alle tracce a noi pervenute, risulta assodata la consapevolezza che anche un’infinitesimale perturbazione, per dirla con il Lorenz, può provocare dei mutamenti giganteschi. La scienza moderna, in alcune formulazioni avanzate, dimostra, quindi, in conseguenza dei condizionamenti del movimento reale che abolisce lo stato di cose esistenti (il comunismo), di subire la forza dell’attrattore strano rappresentato dagli echi della conoscenza delle lontane società comuniste e dai primi vagiti del futuro apparato conoscitivo, pienamente umano, già in via di formazione nella stessa realtà capitalistica. (1).

 

(1). Dal punto di vista del materialismo dialettico, è una sciocchezza parlare dell’”inizio del tempo” o della “creazione della materia”. Tempo, spazio e moto sono il modo di esistere della materia, la quale non può essere né creata né distrutta. L’universo esiste dall’eternità, come materia – ed energia, che è la stessa cosa – in cambiamento, moto ed evoluzione continui. Tutti i tentativi di individuare un “inizio” o una “fine” dell’universo materiale inevitabilmente falliranno. Ma come si spiega questa strana regressione verso una visione medievale del destino dell’universo?

Non ha senso cercare un legame diretto e causale fra i processi in atto nella società, nella politica e nell’economia e lo sviluppo della scienza, poiché il rapporto non è né automatico né diretto, ma molto più sottile. Tuttavia, è difficile resistere alla conclusione che la visione pessimistica di certi scienziati in merito al futuro dell’universo non sia fortuita, ma si colleghi in qualche modo ad una sensazione generale che la società sia giunta ad un vicolo cieco: “La fine del mondo è vicina”.

Non è un fenomeno nuovo; la stessa tetra prospettiva era presente nel periodo del declino dell’Impero romano e alla fine del primo millennio. In entrambi i casi, l’idea che il mondo stesse finendo rifletteva il fatto che un determinato sistema di sociale si era esaurito ed era sul punto di estinguersi. Quello che era imminente non era la fine del mondo, ma solo il crollo della schiavitù o del feudalesimo.

LA RIVOLTA DELLA RAGIONE Filosofia marxista e scienza moderna di Alan Woods & Ted Grant.

 

 

Postilla 2: Kauffman, teoria dell’anticaos e politica imperiale americana

Gli imperi sono stati storicamente generati dalla condensazione di piccoli aggregati sociali e politici autonomi (città-Stato, villaggi, clan o tribù, ecc.) in organizzazioni territoriali più ampie, generalmente per annessione o conquista, talvolta per esigenze collettive (lavori idraulici), come nel caso degli imperi ‘potamici’ delle società orientali (v. Wittfogel, 1957). La sede spaziale degli imperi, fin dall’antichità, è stata anzitutto l’Eurasia dove la contiguità territoriale e, spesso, la scarsa densità delle popolazioni, hanno favorito l’espansione e la conquista, sia da parte dei popoli nomadi sia da quella degli insediamenti stanziali: Unni, Mongolo-Tartari, Cinesi, Russi, Turchi (v. Chaliand, 1995).
Tuttavia è possibile anche concepire dei sistemi imperiali marittimi (Atene, Cartagine, Venezia, Portogallo, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, ecc.) la cui egemonia sui popoli soggetti è certo meno diretta, ma risponde meglio alle esigenze di controllo a grande distanza (sea control) e di sicurezza della madrepatria rispetto a una periferia non contigua (v. Doyle, 1986; v. Mahan, 1890; v. Corbett, 1911).
La forma imperiale può essere considerata, in un certo senso, come la metafora storica e culturale delle moderne teorie ‘ordiniste’ ed evolutive. Essa ha una valenza teleologica significativa in quanto gli imperi o le istituzioni sovranazionali possono essere visti come prefigurazioni e modelli del ‘governo mondiale’. Carlo Maria Santoro. Relazioni internazionali. 1998. Scaricabile dalla rete.

 

Proviamo a ridefinire, alla luce delle precedenti riflessioni, il significato della politica del caos declinata nei modi dell’imperialismo americano. Il colosso americano, sceriffo globale e giudice inflessibile dei paesi canaglia, sostenitore delle guerre preventive contro le minacce d’uso di armi chimiche et similia, diffonde e favorisce al contempo il terrorismo in modo da danneggiare la concorrenza del blocco avversario. Sembrerebbe un’esagerazione, eppure i fatti sono questi, si tratta ora di comprendere se la moderna teoria del caos può aiutarci a inquadrare, con parole diverse dal lessico marxista tradizionale (ma in ultima analisi esprimendo gli stessi concetti), i processi storici reali che già il materialismo dialettico svela in modo efficace. Abbiamo seguito brevemente il percorso teorico di alcuni moderni paradigmi scientifici incentrati sul binomio ordine – caos, determinismo – indeterminismo, per evidenziare la problematicità dei tentativi di riduzione ad uno dei metodi di ricerca applicati al campo fisico- matematico e storico- sociale. Successivamente abbiamo tentato di segnalare la convergenza di alcune acquisizioni scientifiche della moderna teoria del caos con la dialettica marxista. Assodata in definitiva quest’ultima circostanza, c’è sembrato plausibile ipotizzare una lettura della politica americana del caos anche alla luce della teoria scientifica omonima. Supponiamo che il caos sia funzionale alla successiva instaurazione o meglio restaurazione di un ordine di dominio imperiale, è il caso americano che abbiamo sotto gli occhi della cronaca, allora, impiegando i mezzi conoscitivi fornitici dal materialismo dialettico e dal confronto comparativo con il paradigma dell’anticaos di Kauffman, proveremo a stabilire le linee di sviluppo della politica americana, evidenziandone punti di forza e possibili esiti catastrofici.

Riprendiamo la lettura del testo precedente: ’ Dopo quello di Lorenz si sono via via scoperti sempre più attrattori strani e si è anche rivelata una circostanza affascinante: essi sono, in effetti, dei frattali, degli oggetti matematici, cioè, che si costruiscono con processi iterativi nello spazio topologico e che mostrano particolari sempre più numerosi mano a mano che vengono ingranditi…Caos e frattali risultano dunque all’origine dell’universo stesso e di tutti i sistemi complessi: siamo cioè di fronte ad una rivoluzionata visione olistica del mondo che trova nel caos un principio di unificazione di tutte le scienze matematiche,naturali e dell’uomo…caos come ricettacolo della materia informe da cui il demiurgo – noi diremmo un ‘demone’ o attrattore strano – origina il cosmo ordinato (Platone)…la vita e l’evoluzione costruite di fatto in chiave caotica ’ Armando De Guio, Archeologia della complessità e calcolatori.

Possiamo ora soffermarci sulla vivida descrizione contenuta nel testo, la descrizione di un paradigma scientifico che ha l’ambizione di affermarsi come modello interpretativo dominante dei processi naturali e storico – sociali. Come al solito leggiamo di teoremi che racchiudono la verità ultima all’origine dell’universo e dei sistemi complessi; in questo caso specifico il caos e i frattali. Interessante può anche apparire il riferimento al demiurgo platonico, paragonato al demone ( cioè al separatore, significato etimologico della parola), e quindi all’attrattore strano, a conferma del vecchio detto ‘nulla di nuovo sotto il sole ’. Chiediamoci se tutto questo entusiasmo per il nuovo paradigma scientifico(2) ‘olistico’ è davvero ben riposto, partiamo allora da una piccola considerazione elementare: la ricerca scientifica ‘pura’, nella società reale, è finalizzata generalmente e tendenzialmente a scopi molto impuri di potere e guadagno. Al di là delle simmetrie che la teoria scientifica del caos può avere in comune con la dialettica, non possiamo evitare   di chiederci quale uso pratico ne è fatto dalla classe borghese. La borghesia, con le moderne teorie ipotetico – probabilistiche (sostitutive della ormai inefficace scienza epistemica, rigidamente deterministica ), riconosce il movimento dialettico del divenire reale, assume una certa componente di rischio indeterministico nelle previsioni di sviluppo dei fenomeni del mondo, e quindi predispone un elastico e versatile strumento di calcolo e di dominio dell’esistente. Il passaggio dalle leggi scientifiche basate sulla rigida connessione deterministica fra la causa e l’effetto, alle ipotesi predittive della geometria del caos , non è nient’altro che il passaggio dal tentativo di dominio epistemico del divenire, al tentativo di dominio ipotetico – probabilistico.(3) In campo filosofico questo passaggio è stato caratterizzato dall’affermazione della corrente del pensiero ‘debole’, così come in sociologia abbiamo assistito al successo della teoria della società liquida. In ogni caso queste elaborazioni teoriche, pur nella loro diversità, possono essere comunque funzionali alle strategie di dominio della borghesia capitalistica ( alcuni moderni corsi di formazione per top manager sono basati sulla teoria del caos), oppure utili, è il nostro caso, al perfezionamento di una critica radicale: ignorare questa circostanza ‘materiale’ può spingere ad un uso non pienamente cosciente di tali strumenti teorici. Nel nostro caso vogliamo solo ribadire l’importanza di un impiego intelligente, cum grano salis, di queste moderne scoperte del pensiero scientifico, così come il pensiero economico borghese di Smith e Ricardo è stato utilizzato da Marx, cum grano salis, per la sua critica demolitrice della società capitalistica. Kauffman, chi era costui? Come il Carneade di manzoniana memoria, fra qualche secolo o qualche decennio, il suo nome sarà sepolto nella grande massa degli esploratori dello scibile, oscuri eroi della conoscenza destinati ad essere soppiantati dal continuo divenire dei paradigmi scientifici. Abbiamo appena constatato, nella lunga nota numero due, come il paradigma deterministico classico basato sulla triade linearità, reversibilità, e ruolo asettico dell’osservatore, venga radicalmente decostruito dal nuovo paradigma fondato su una triade di valori di carattere opposto: non – linearità, irreversibilità, ruolo attivo dell’osservatore. Infine, a mo di corollario, la teoria del caos e le sue applicazioni pervadenti molteplici sfere e campi d’indagine.

Kauffman, in questo quadro di sviluppo frenetico della ricerca scientifica, ricopre un ruolo singolare: egli è il teorico dell’anticaos, il novello aedo di una regolarità immanente alla stessa vita (bios), i suoi studi, infatti, convergono sul campo della biologia e mirano a dimostrare che – ai margini del caos – dove tutto sembra vago e confuso, invece proprio lì operano da sempre le forze dell’anticaos, quasi alla stregua del logos degli antichi presocratici. Non più semplicemente ‘ordo ab chao ’, ma ordine e basta, fin dentro il caos, o meglio ai margini del caos e quindi circondante il caos dall’esterno, come un anello che avvolge il magma caotico nello spazio degli eventi: l’attrattore degli attrattori, il regolatore silenzioso, le catene della necessità di Anassimandro. Riportiamo una bella descrizione del suo teorema: Veniamo adesso al testo di Kauffman, esaminando quale sia la base del discorso a favore della possibilità di una auto-organizzazione della materia, ovvero della genesi di un ordine da un disordine primitivo, della comparsa spontanea di una regola dal caos, di una sintropia che si oppone all’entropia, e così via… Il modello matematico che viene utilizzato e’ quello costituito dalle cosiddette reti booleane, e dai sistemi dinamici (discreti) ad esse associati. I diversi geni, nei loro due stati attivo – inattivo, vengono assimilati a delle variabili binarie, e cio’ che determina lo stato complessivo del sistema in un certo istante e’ l’insieme di tutti i singoli stati in quel dato istante. L’insieme   dei possibili stati del sistema e’ molto grande (se si tratta di n variabili, si hanno 2n stati), ma e’ comunque un numero finito. Da uno stato del sistema si passa deterministicamente (e sincronicamente) allo stato successivo mediante una legge (logica) che individua lo stato in cui si va a trovare ogni singola variabile in funzione di quelli in cui si trovavano all’istante precedente le sue variabili ingresso (ovvero i suoi inputs). Vale a dire, lo stato futuro di un gene e’ determinato dallo stato di quei geni a cui esso e’ causalmente collegato. Che cosa significa affermare che il sistema e’ in certi casi ‘destinato’ ad assumere una configurazione ordinata? Ma semplicemente che, con il passare del tempo, gli stati in cui il sistema verrà a trovarsi sono soltanto quelli all’interno di un certo ristretto numero di stati, ovvero che la sua complessità potenziale si ridurrà dopo un po’ ai soli stati costituenti i cosiddetti attrattori del sistema, i quali possono essere ‘piccoli’   anche nel caso di un sistema composto da un ‘grande’ numero di variabili ’. Perugia, Aprile 1994, Umberto Bartocci, Dipartimento di Matematica.

Bene, il testo appena citato, descrive la logica binaria degli stati attivo-inattivo dei diversi geni, e la determinabilità dello stato complessivo di un certo sistema, in un certo tempo, attraverso l’insieme di tutti i singoli stati in quel dato istante. L’insieme dei singoli stati può essere molto grande, tuttavia il suo numero è comunque finito, e questa caratteristica di finitezza apre la strada alla possibilità di una conoscenza predittiva della configurazione di un certo sistema (formato da diversi stati binari attivo-inattivo). Infine la complessità potenziale di un sistema, il suo numero di stati, si ridurrà ai soli stati costituenti gli attrattori del sistema, i quali possono essere piccoli anche in un sistema costituito da un gran numero di variabili. Il biologo Kauffman ragiona sulla base della conoscenza dei processi biologici della natura, e descrive le regolarità che si svelano fenomenicamente all’indagine scientifica, queste regolarità binarie degli stati di esistenza dei geni (attivo-passivo) gli consentono di astrarre e postulare un logos ordinatore dentro il caos apparente, il nome ‘attrattore’ indica adesso questa forza ontologico – demiurgica che plasma la materia informe e aristotelicamente consente il deterministico passaggio dalla potenza all’atto degli enti che si raccolgono nel grembo della vita (bios). Gli attrattori, ai margini del kaos, raccolgono e circondano con le catene inesorabili della necessità (Anassimandro), gli enti che si manifestano nello spazio fenomenico degli eventi.

Riportiamo a conferma delle nostre parole un’altra efficace descrizione del teorema di Kauffman: L’anticaos è l’elemento ordinatore che spinge le molecole a combinarsi in modo non-casuale in molecole più grandi, complesse e capaci di produrre (“catalizzare”) sé stesse ed altre molecole. Kauffman ha studiato le molecole capaci di semplici auto-organizzazioni spontanee: non interagiscono in modo casuale ma tendono rapidamente a convergere (sono “attratte”) verso un piccolo numero di configurazioni.

Da queste osservazioni ha costruito degli algoritmi e dei modelli matematici, che ha fatto girare su potenti computer, fino a concludere che la comparsa della vita è un fenomeno che – date certe condizioni di partenza e un insieme di molecole sufficientemente complicato – non poteva non succedere!

L’evoluzione non è guidata – solo – dalla selezione naturale, ma – anche – da algoritmi ordinatori, che assesta e organizza le sequenze dei geni. Quindi non caso e necessità, ma solo necessità “statistica”: non poteva andare diversamente, l’essere-materia aveva altissime probabilità di diventare vivo. Espandendo un simile modello possiamo pensare che la coscienza sia nata come manifestazione dell’ordine intrinseco dell’esistenza… La matematica ci offre una genuina occasione di perplessità che sembra incrinare la convinzione che tutto viene per caso e dal caso. La statistica in particolare si concentra sulla natura di ciò che indichiamo come “caso”: lo definiamo così perché manca una determinazione, un rapporto chiaro di causa ed effetto; ma ancora c’è una forma di ordine, di regolarità tale che permette di fare calcoli statistici e probabilistici e ottenerne risultati corretti. Il caso è una legge empirica e non predittiva: infatti gli eventi singolarmente appaiono in modo fortuito e non possiamo prevederli. Tuttavia su più eventi possiamo scrivere un’equazione che predice quanti – non quali – di questi si presenteranno: se lanciamo una moneta venti volte cadrà più o meno 10 volte testa e 10 croce, e questo non è a caso. Se fosse a caso avremmo 17 testa e 3 croce o viceversa, invece su migliaia di lanci, più approfondiamo lo studio, più la media statistica è 50% e 50%. Perché? Che necessità interna governa questa distribuzione degli eventi? Il cervello e l’evoluzione della coscienza: Antonio Damasio e Gerald Edelman (in rete).

 

Ci chiederete, a questo punto, come si collega la teoria dell’anticaos alla politica americana del caos. Ebbene, noi riteniamo di potere formulare una ipotesi predittiva basata sulle evidenze storiche osservate nel recente passato, confrontandole poi con il teorema scientifico di Kauffamn. La logica binaria attivo – passivo opera in modo deterministico nel caos apparente dello spazio degli eventi, le forze attrattive semplificano e riducono la numerosità delle variabili e conducono verso scenari di prevedibilità sistemica (4). Il gigante capitalistico statunitense opera coattivamente, suo malgrado, anche se in modo cosciente, la parte del propagatore di disordine caotico negli spazi geo-politici refrattari al suo dominio imperiale (allo scopo di esercitare, attraverso il caos, una forma di possibile scompaginamento all’interno di un quadro sfavorevole ai propri interessi). Tuttavia, anche se questa raffinata ed astuta arte del dominio sembra finalizzata alla restaurazione dell’ordine imperiale (ordo ab chao), in realtà è così disperata e dipendente, cioè condizionata nei suoi esiti, dal mezzo impiegato (il caos), che sembra prevedibile uno scenario in cui otterrà per sé solo caos dal caos, avvantaggiando – in ultima analisi – il blocco concorrente (il quale, ed ecco la connessione con la teoria dell’anticaos, si manifesterà come forza attrattiva ai margini del caos creato dagli americani, attrattore anticaotico, come è già avvenuto in Iraq dopo il 2003, Georgia nel 2008, in Siria nel settembre 2013, e in Ucraina nell’agosto 2014 ). Dal punto di vista del conflitto di classe, la sconfitta e l’indebolimento delle mire imperiali americane, potrebbero innescare nei territori   subordinati al suo dispotismo capitalistico, in modo catastrofico, e in coerenza con la teoria sistemico-determinista del materialismo storico, una valanga di conflittualità sociale foriera di esiti liberatori.

 

 

(2). ‘’Andiamo adesso a delineare quelle tre caratteristiche del determinismo scientifico classico che più ci interessano per la nostra discussione: la linearità, la reversibilità e il ruolo dell’osservatore nel lavoro scientifico.

Linearità. In un sistema fisico, la variazione dello stato iniziale A produce una variazione dello stato finale B che è proporzionale ad A. Ovvero, una piccola variazione di A provoca una piccola variazione di B, così come una grande variazione di A comporta una grande variazione di B. Se si mutano le condizioni dello stato iniziale del sistema, quindi, le condizioni dello suo stato finale cambieranno proporzionalmente alla variazione dello stato iniziale.

Reversibilità. Ogni fenomeno fisico è reversibile. Se un dato sistema fisico è passato da uno stato iniziale A ad uno stato finale B, è sempre possibile farlo tornare esattamente allo stato A invertendo il segno delle forze che vi sono state applicate. Il sistema può muoversi indistintamente verso uno stato successivo o verso uno stato precedente.

Ruolo dell’osservatore. Lo scienziato moderno osserva la natura in modo asettico, neutrale, oggettivo. Con l’avvento della scienza moderna, la natura assume i caratteri dell’obiectum, ovvero di qualcosa che “sta di fronte” al soggetto conoscente. La presenza dello scienziato che osserva il fenomeno naturale, però, non influisce affatto sul modo in cui tale fenomeno si presenta, si manifesta.

Queste sono le tre caratteristiche del determinismo scientifico classico che più ci interessano per affrontare la nostra questione. Il graduale abbandono di ognuna di queste segnerà la crisi della concezione deterministica, conducendo verso la Teoria del Caos. Crisi della reversibilità. La prima caratteristica del determinismo scientifico classico ad essere stata messa storicamente in discussione fu la reversibilità… Non era affatto vero che, per ogni sistema fisico passato da un determinato stato iniziale A ad un determinato stato finale B, fosse possibile, invertendo il segno delle forze coinvolte in tale trasformazione, ripercorrere il cammino contrario, ritornando così dallo stato B allo stato A. Nelle trasformazioni termiche, infatti, qualcosa si perde definitivamente, in modo irreversibile. Se si brucia un pezzo di carta, si producono cenere, calore e fumo; il pezzo di carta è perduto per sempre, e non esiste alcun processo fisico inverso capace di ritrasformare questa cenere, questo calore e questo fumo nel pezzo di carta originario.

Può l’atto dell’osservazione modificare lo stato dell’oggetto osservato . Per determinare la posizione di un elettrone, per “vederlo”, dovremmo “illuminarlo” con un raggio di luce, ovvero con un fascio di fotoni. Tuttavia, l’elettrone, “colpito” dal fascio di fotoni, finirebbe per assorbirne l’energia, e ciò muterebbe la sua traiettoria, la sua posizione. In questo caso, quindi, conosceremo la posizione dell’elettrone, ma saremo del tutto incapaci di sapere dove quest’ultimo sia andato a finire dopo aver assorbito l’energia fotonica. In conclusione, quando cerchiamo di determinare la posizione di un elettrone, sappiamo che non ci sarà permesso conoscerne con esattezza la velocità; quando invece ne vogliamo conoscere la velocità, non saremo in grado di determinarne la posizione. E questo perché la nostra osservazione, e gli strumenti con cui abbiamo compiuto tale osservazione, hanno influito in modo decisivo sull’evento che volevamo conoscere e studiare

Crisi della linearità.

«Lo studio moderno del caos ebbe inizio con l’affacciarsi graduale della consapevolezza, negli anni sessanta, che equazioni matematicamente molto semplici potevano fornire modelli di sistemi violenti come una cascata. Piccole differenze in ingresso potevano generare rapidamente grandissime differenze in uscita: un fenomeno a cui è assegnato il nome di “dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali”. Nella meteorologia, per esempio, questa nozione si traduce in quello che è noto, solo a metà per scherzo, come “effetto farfalla”: la nozione che una farfalla che agiti le ali a Pechino può trasformare sistemi temporaleschi il mese prossimo a New York ’. BREVE RIFLESSIONE SULLA CRISI DEL DETERMINISMO SCIENTIFICO Leonardo Palilla. Scaricabile dalla rete.

 

(3). «La filosofia, dal tempo della sua origine, nell’Antichità, voleva essere “scienza”, conoscenza universale dell’universo di ciò che è; non conoscenza quotidiana, vaga e relativa (doxa), bensì conoscenza razionale (episteme). Ma l’antica filosofia non raggiunge ancora la vera idea della razionalità e quindi la vera idea della scienza universale – era questa almeno la convinzione dei fondatori dell’epoca moderna. Il nuovo ideale era possibile soltanto sull’esempio della nuova matematica e delle nuove scienze naturali …Conoscere il mondo “filosoficamente”, in modo seriamente scientifico: ciò ha senso ed è possibile soltanto se si riesce a trovare un metodo per costruire sistematicamente, in certo modo preliminarmente, il mondo, l’infinità delle sue causalità…Galileo, lo scopritore della fisica e della natura fisica […], scopre la natura matematica, l’idea metodica, egli apre la strada a un’infinità di scopritori e di scoperte fisiche. Egli scopre, di fronte alla causalità universale del mondo intuitivo, ciò che da allora in poi si chiamerà senz’altro (in quanto sua forma invariante) legge causale, la “forma a priori” del “vero” mondo (idealizzato e matematico), la “legge delle legalità esatta”, secondo la quale qualsiasi accadimento della “natura” – della natura idealizzata – deve sottostare a leggi esatte ‘’. Edmund Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, EST, 1997.

(4). ‘ Il criterio della potenza e il suo andamento ondulatorio sono quindi utili a spiegare le diverse forme che il sistema politico internazionale può assumere nelle diverse fasi del ciclo (v. Kennedy, 1987). Sulla base dell’esame storico, geografico, culturale e sistemico del ciclo della politica internazionale, è possibile infatti individuare almeno quattro forme primarie di sistema politico internazionale, che si sono costantemente ripetute nelle vicende della politica internazionale. Tali forme rappresentano emblematicamente le quattro modalità organizzative più frequenti del processo ciclico di concentrazione/diffusione di potenza nelle relazioni internazionali: a) frammentazione; b) equilibrio di potenza; c) sistemi di guerra o bipolari; d) ciclo degli imperi… Si è infine affermato quale principio generale interpretativo della politica internazionale il concetto-oggetto di ‘sistema internazionale ’che, nonostante le diverse e contrastanti letture, si è consolidato come lo strumento analitico primario nello studio degli eventi internazionali. La ‘scoperta’, ovvero l’invenzione del sistema politico internazionale, è stata quindi un risultato dell’evoluzione della teoria generale dei sistemi elaborata fin dagli anni cinquanta da Ludwig von Bertalanffy (v., 1950; v. Emery, 1969; v. Miller, 1978). Tale approccio ha gradualmente sostituito il più tradizionale approccio ‘riduzionista’ che, secondo la lezione e il metodo della storiografia e della meccanica razionale, impostava lo studio delle relazioni internazionali come analisi della sommatoria delle politiche estere degli Stati nazionali (v. Wight, 1978). L’approccio sistemico si propone invece di ‘globalizzare’ l’interazione fra gli attori e al tempo stesso assegna al sistema internazionale in quanto tale un ruolo indipendente, quasi di ‘super-attore’, rispetto alle politiche estere nazionali dei singoli Stati…

Sistemi di guerra o bipolari
Come hanno dimostrato anche la logica e il destino del sistema europeo dell’equilibrio di potenza, la stabilità dei sistemi politici internazionali è una condizione sempre provvisoria e imprevedibile. Ciò deriva dal fatto che la tendenza di fondo degli attori è quella espansionista (regola 1 di Kaplan e Waltz). Per ragioni di sicurezza, ovvero per ambizione, le singole unità si sforzano di aumentare il proprio peso e, al tempo stesso, di evitare il declino o il crollo. Spesso questo trend conduce alla crisi e alla guerra, con la conseguenza di produrre situazioni di duello politico o militare che generalmente si traducono in una conclusione misurabile solo nei termini radicalmente alternativi della vittoria e/o della sconfitta. La teoria ciclica delle relazioni internazionali, sulla scorta della sua verifica storica, implica che il trend di concentrazione/diffusione di potenza orienti tanto le fasi di ascesa quanto quelle di caduta del ciclo. Nelle fasi di ascesa, muovendo da situazioni di frammentazione pulviscolare, si passa a situazioni di maggiore concentrazione e addensamento della potenza attorno a un numero più ristretto di attori (o poli), che a certe condizioni e per un periodo di tempo indeterminato, possono dar luogo a sistemi che appaiono quasi stabili, come quelli definiti dell’equilibrio di potenza.
Quando però i meccanismi di stabilizzazione e di riequilibrio automatico del balance of power si inceppano per ragioni diverse e anzitutto per il mancato funzionamento delle regole essenziali – come è accaduto al sistema dell’equilibrio europeo dopo il 1914 – la rottura del sistema si risolve in un conflitto o ‘guerra generale’ (v. Levy, 1983) che sovente ha una funzione strategica costituente, è cioè in grado di gettare le basi di un nuovo sistema politico internazionale (v. Gilpin, 1981; v. Bobbio, 1966).
Il fenomeno bellico in quanto tale ha però un duplice significato, perché da un lato può rimodellare la forma del sistema internazionale, imponendo una diversa distribuzione del potere/potenza fra gli attori, mentre dall’altro lato può dar luogo a un sistema di relazioni internazionali a sé, con caratteristiche sue proprie, distinte da quelle del sistema prebellico che lo precedeva e da quelle del sistema che lo seguirà alla conclusione del conflitto. Questa forma sistemica particolare presenta delle modalità funzionali originali, che permettono di definirla come una forma autonoma di sistema politico internazionale, un vero e proprio ‘sistema di guerra’. Carlo Maria Santoro, Relazioni internazionali. 1998. Scaricabile dalla rete.

 

 

 

 

 

 

 

 

Appendice

 

Un modello della crescita di una popolazione è quello proposto da Pierre François Verhulst nel 1838.

 

Si tratta di una mappa ricorsiva non lineare nota come mappa logistica e descritta dall’equazione:

 

xn+1 = c xn (1 – xn)

 

dove c è la costante di crescita.

 

Nel 1976 il biologo Robert Mc Credie, divenuto in seguito barone di Oxford, trovò che, a seconda del valore di c, questo semplice modello matematico porta a dinamiche complicate:

 

se c è compreso tra 0 e 1 la popolazione tende ad estinguersi;

 

se c è compreso tra 1 e 3 la popolazione tende a stabilizzarsi su un valore limite;

 

quando c è uguale a 3 si verifica una biforcazione per cui la popolazione tende a oscillare tra due valori limite;

 

aumentando il valore di c i valori limite raddoppiano sempre più velocemente;

 

quando c supera il valore di circa 3,57 la popolazione, pur essendo la crescita determinata da una equazione ben precisa, la crescita diviene caotica.

 

Vedere i diagrammi tracciati per c = 2; 3; 3,5; 4 e qui allegati.

 

In particolare per c = 4 sono stati evidenziati sullo stesso piano due diagrammi con valori iniziali rispettivamente di 0.950000 e 0,950001, quindi con differenza apparentemente trascurabile.

 

Si trova che dopo la sedicesima iterazione la trascurabilissima differenza dei valori iniziali porta inaspettatamente a risultati molto diversi.

 

Questo sensibilità alle condizioni iniziali è tipica del caos deterministico.

3,5

 

c2

 

c3

 

c4

 

c4 doppio

 

 

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