Volantino

ISIS, cronaca di un inganno

Sabato 31 gennaio 2015, ore 17,00, riunione pubblica nella sede di Schio, via Porta di Sotto 43.

Giganteschi apparati statali caratterizzano il panorama sociale dei nostri tempi.
Negli stati si condensa l’autorità e la forza pratica della borghesia sul proletariato, ma essi, non dimentichiamolo, sono anche uno strumento per supportare la lotta concorrenziale con le altre borghesie nazionali. Come nell’economia capitalistica osserviamo senza dubbio di sorta i fenomeni di concentrazione e centralizzazione dei capitali, così anche nella sovrastruttura politica internazionale assistiamo alla formazione di conglomerati imperialistici sulla base di convergenze di comuni interessi economici. Questi conglomerati di potere economico-militare sono interessati alla conservazione e possibilmente all’ampliamento del proprio giro d’affari, cioè alla conquista di quote crescenti di plus-valore ottenuti mediante lo sfruttamento degli schiavi salariati.
L’accaparramento e il consolidamento di quote di mercato, il possesso o il controllo di sezioni importanti di capitale costante e variabile, il possesso o il controllo delle risorse energetiche necessarie per fare proseguire il folle ciclo della produzione capitalistica, sono fatti storicamente inconfutabili, evidenze oggettive, legate al funzionamento fisiologico del sistema, esigenze e brame che sono messe in pratica attraverso i disegni politici imperiali dei blocchi economico-militari esistenti. L’urgenza drammatica d’efficaci disegni politici di dominazione si manifesta particolarmente nei periodi di crisi, quando l’eccedenza di merci, di capitale costante e di capitale variabile (cioè di masse umane improduttive) impone la distruzione delle risorse tecniche e umane in eccesso (per consentire il successivo rilancio del ciclo d’investimenti e di valorizzazione). Nella realtà contemporanea la politica del caos si manifesta come il tentativo estremo, condotto dal blocco raggruppato intorno agli Stati Uniti d’America, di conservare e mantenere inalterato il proprio ruolo di comando all’interno della società capitalistica globale. E’un tentativo estremo, perché parte da una situazione, di fatto, d’indebolimento del peso economico dell’America sul mercato mondiale, una decadenza che spinge quindi il gigante americano a tentare ogni stratagemma pur di conservare il passato predominio. Gettare nel caos i territori e i mercati che vogliono liberarsi dal controllo imperiale, oppure diffondere il caos nei territori e nei mercati ancora liberi dal controllo imperiale, sono i due poli complementari della politica americana internazionale, finalizzata all’obiettivo unico del dominio globale: una tecnica antica e raffinata di dominazione, degna, oseremmo dire, delle migliori tradizioni storiche delle élite schiaviste americane. Una delle fasi più importanti attraverso cui si dispiega questa raffinata arte della dominazione è la disgregazione degli stati nazionali, intendiamo in questo caso – ovviamente – la disgregazione degli apparati statali relativi ai territori e ai mercati che vogliono liberarsi dal controllo imperiale, oppure ai territori e ai mercati ancora liberi dal controllo imperiale. La decomposizione di questi apparati statali preesistenti, nasce, generalmente, da pressioni imperiali esterne, associate, talora, a spinte interne provenienti da quelle frazioni di borghesia nazionale desiderose di accaparrarsi quote maggiori di plus-valore, cioè un ruolo economico–politico migliore dentro il quadro nazionale. Una dura e spietata resa dei conti si svolge sotto i nostri occhi, e diventa visibile al di fuori del mascheramento ideologico nazionalista e religioso, tra frazioni sociali interne alla stessa classe borghese irachena, siriana, egiziana, libica…con l’apporto determinante nella contesa delle borghesie imperialiste europee, americana, russa, cinese e così via, al puro scopo di ridefinire la quota di plusvalore da accaparrarsi e il conseguente livello di dominio politico-militare da rivendicare sulla scena globale.

Partito Comunista Internazionale Schio, Via Porta di Sotto 43

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