Divisione manifatturiera del lavoro e negazione della legge del valore

Nota redazionale: pubblichiamo in prima pagina la premessa del lungo lavoro esposto in forma di relazione il 27 giugno 2015 a Schio (VI), nella sede del partito comunista internazionale. Il testo completo è reperibile nella pagina del sito denominata ‘ testi marxisti’.

 

 

Divisione manifatturiera del lavoro e negazione della legge del valore (1)

 
“All’interno della società borghese fondata sul valore di scambio si generano rapporti di traffico e di produzione che sono altrettante mine per farli saltare […] D’altro canto se nella società così com’è non trovassimo già nascoste le condizioni materiali di produzione e i rapporti di traffico ad esse corrispondenti, adeguati ad una società senza classi, tutti i tentativi di farla saltare sarebbero donchisciotteschi”.
Marx, Grundrisse
“Che cos’è che produce il nesso fra i lavori indipendenti dell’allevatore, del conciatore, del calzolaio? L’esistenza dei loro rispettivi lavori come merci. E invece che cos’è che caratterizza la divisione del lavoro di tipo manifatturiero? Che l’operaio parziale non produce nessuna merce. È solo il prodotto comune degli operai parziali che si trasforma in merce”.
Marx, Il Capitale, Libro I, cap. XII.4
Premessa
Questa relazione non tratterà dei caratteri della crisi che da anni attanaglia il mondo borghese che annaspa sempre più nel vano tentativo di frenare la sua parabola mortale. Molti sono gli studi sull’attuale crisi catastrofica del Capitale mondiale. Da parte della borghesia, soprattutto allo scopo di rassicurare più che altro se stessa ed allontanare dalla propria mente l’esistenza dello spettro del comunismo di secolare memoria; di contro, da parte di pur piccoli, per ora, gruppi di comunisti, esistono altrettanti studi interessanti che, pur non foraggiati da strumenti finanziari di notevole spessore, si sforzano – e molte volte con ottimi risultati, di supportare la tesi contraria all’eternità della esistenza di questo mercantile mondo: vale a dire, la inevitabile affermazione futura del movimento reale del comunismo. (2) Non si affronteranno dunque temi scoppiettanti che possano far vibrare corde di entusiasmi giovanili o quelle di vecchi entusiasmi forse un po’ sopiti. Non si parlerà di inderogabili necessità relative al problema della ‘costruzione’ di partiti (‘costruzione’: termine da imprenditore edile, si diceva una volta), né della ‘costruzione’ di organizzazioni a carattere sindacale per “difendere le immediate condizioni di esistenza del proletariato”. Nel corso dell’esposizione, ci si servirà di qualche centrale citazione di Marx e di qualche breve riferimento alla storia del movimento comunista. In fondo, qualche mirata citazione aiuta a semplificare il discorso, nel momento in cui si invita ad osservare con attenzione il presente della propria classe, studiarne il passato, al fine di riuscire a coglierne la proiezione futura. Così da racchiudere il tutto in una grandiosa visione di un presente millenario all’interno del quale la contingente attualità storica si riveli immediatamente subordinata alle leggi della deterministica successione dei diversi modi di produzione. (3) È in questo modo che possiamo cogliere la potenza di quello sguardo d’insieme raccolto là dove veniva scritto mezzo secolo fa: “… è compagno militante comunista e rivoluzionario chi ha saputo dimenticare, rinnegare, strapparsi dalla mente e dal cuore la classificazione in cui lo iscrisse l’anagrafe di questa società in putrefazione, e vede e confonde se stesso in tutto l’arco millenario che lega l’ancestrale uomo tribale lottatore con le belve al membro della comunità futura, fraterna nella armonia gioiosa dell’uomo sociale”. (4)
In tale esposizione, inoltre, si farà ricorso a schematizzazioni che forse potrebbero annoiare in più di qualche momento. Non è possibile evitarlo e per tal motivo si può sperare più sulla buona volontà di quanti vogliano seguire lo sviluppo dei concetti esposti, che sulle qualità formali del lavoro fin qui svolto. Il tema qui trattato si concentrerà sul meccanismo della produzione di valore e sulla mortale contraddizione insita in esso. Nell’elaborazione di un tema diventa per lo meno utile anticipare la tesi che si vuol dimostrare, al fine di permettere all’eventuale ascoltatore (o lettore) di porre una ferma attenzione sulle consequenziali (se tali) parti del discorso. Nel far ciò, avendo un’importanza pari a zero l’immediato riscontro oggettivo di una enunciazione, è bene che questa sia posta in maniera netta, tagliente, addirittura presentata nel modo più paradossale possibile. In sintesi, dati per acquisiti certi presupposti, quali la volontà di legarsi al programma del comunismo, va definito quest’ultimo (5) come il supera-mento inevitabile e positivo dell’attuale forma sociale capitalistica: superamento caratterizzato da un piano centralizzato della produzione e distribuzione a livello mondiale delle risorse utili ad una vita finalmente umana: piano che vedrà via via la scomparsa di ogni rapporto mercantile, quindi della sua basilare legge del valore o legge dello scambio di equivalenti. Se questo è corretto – e lo è – la tesi che si vuole enunciare e, di seguito dimostrare, è quanto di più apparentemente assurdo possa presentarsi non solo – e non tanto – alla mentalità bottegaia della borghesia, ma anche – ed è questo che più si dovrebbe colpire – all’ immediatismo concretista’ di molti comunisti.
Questa dunque la paradossale tesi:
il comunismo esiste già! (6)

1) Rileggendo l’articolo apparso in n+1, n. 1 del settembre 2000, Operaio parziale e piano di produzione. Il fatto di non fare parte di precisi raggruppamenti di lavoro, non impedisce di far propri concetti sviluppati in questa o quella sede.
2) Non un movimento reale sui generis e tantomeno un movimento esclusivamente ‘potenziale’, dunque, ma uno specifico movimento – con specifiche e ben individuabili caratteristiche materiali – interno non solo all’attuale forma sociale capitalistica, ma pure a tutto il movimento storico del genere umano.
3) Non è un caso che nella storia della Sinistra Comunista “italiana” e del lontano ‘il programma comunista’, alcune pubblicazioni e molti riferimenti si rifacciano all’antico mito di Prometeo (colui che anti-vede, che pre-vede).
4) Considerazioni sull’organica attività del partito …, P.C.Int., il programma comunista, tesi 11, 1965.

5) Con Engels, è utile ripetere che non si tratta di proporre un ricettario dove si cerca di precisare la quantità di prezzemolo e di sale utile per la ‘pignatta comunista’ delle patate.
6) A quei più o meno giovani che con sorriso ironico chiedono “ma esistono ancora dei comunisti?”, va risposto: anche ammettendo di non conoscere alcun comunista, si può affermare tranquillamente che il comunismo esiste, come esiste il non casuale movimento delle stelle, seppure molti non ne conoscano le leggi.

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