Ripresa economica e danza di fantocci televisivi

Viviamo in una società capitalistica, quindi non dovremmo stupirci se il prodotto dei mezzi di informazione dovesse  risentire di questa circostanza. Eppure, alle volte, il prodotto mediatico che ci viene propinato ( anche sotto specie di pseudo informazione) è così indigesto, stucchevole e falso, che si prova comunque un senso inatteso di fastidio e di nausea al suo cospetto. Il mese di agosto è ricco di dibattiti televisivi in vista della ripresa dei lavori parlamentari post-vacanze, può quindi accadere di incappare in uno di questi dibattiti, magari in un  momento di relax dalle fatiche delle vacanze. Siamo rimasti colpiti, non possiamo negarlo, dalla dogmatica e ossessiva riproduzione di tutti i luoghi comuni aziendalisti, e perfino dalle peggiori mistificazioni liberal-liberiste, scatenatesi liberamente nell’aria, al pari di mefitiche flatulenze, in uno di questi pseudo dibattiti agostani. Innanzitutto i partecipanti, equamente distribuiti fra le varie chiese politiche, di governo e di opposizione, la conduttrice furba e scafata, il presidente di una categoria economica, l’intellettuale, l’artista di successo e via dicendo. Questo bel consesso era riunito per discutere, con l’insostenibile leggerezza di chi non ha il  problema di far quadrare il pranzo con la cena, di economia, crisi, rilancio delle imprese, debito pubblico. Nella apparente divergenza  delle  analisi  sui punti da discutere,  emergeva un comune gracidamento aziendalista, preoccupato di  ridurre i cosiddetti ‘costi di produzione’. Un termine alquanto improprio e vago, non impiegato neanche nei manuali di economia aziendale, dove si parla di configurazioni di costo (primo, industriale, complessivo, economico-tecnico). I partecipanti al dibattito parlavano quindi di ‘costo di produzione’ alludendo fondamentalmente al costo del lavoro, che a loro parere avrebbe potuto essere ulteriormente ridotto. Quando si ragiona in termini di economia di mercato, viene messo al centro di tutto il discorso l’azienda, e il suo bisogno di vendere e fare profitti. Tuttavia i partecipanti alla trasmissione di ‘approfondimento’, coesi e concordi nel sostenere le ragioni delle aziende, hanno trascurato il fatto che proprio queste aziende da loro sostenute, sono concorrenti spietate una dell’altra, e che proprio la concorrenza impone una rincorsa sfrenata a ridurre i cosiddetti ‘costi di produzione’, in un circolo ricorsivo teoricamente illimitato. In questa rincorsa infinita, i singoli capitali aziendali muoiono e rinascono incessantemente, concentrandosi (crescendo) o centralizzandosi (assorbiti da capitali superiori, o assorbenti capitali inferiori). Il demenziale e stucchevole appello televisivo alla riduzione dei costi di produzione, ignorava dunque, e sottaceva, il dettaglio della divisione concorrenziale, strutturalmente caratteristico del libero mercato borghese. Tanta solerte premura, da parte di tutti i partecipanti al vomitevole dibattito televisivo, per le intoccabili esigenze di profitto del capitalismo, per poi  dimenticare di proferire una sola parola sulla concorrenza spietata dei ‘fratelli coltelli’ (Marx), che formano il mondo concreto del capitale. Certo, è anche vero che questi ‘fratelli coltelli’  si ricompattano in fretta, quando la ripresa dello scontro di classe incombe, e attraverso la propria attrezzatura statale si difendono dal nemico sociale proletario, con tutti i mezzi possibili. Anche i dibattiti televisivi a senso unico sono un mezzo di lotta ‘teorica’ della classe borghese, preludio di future censure coercitive pratiche del pensiero non allineato ai dogmi del capitale. Per ora, tuttavia, al sistema borghese basta l’imbonimento mediatico, l’occultamento sistematico della protesta sociale, la ripetizione ossessiva del mantra capitalistico del taglio della spesa pubblica, della lotta agli sprechi, della riduzione dei costi di produzione e via blaterando. Al momento opportuno, invece, quando le favole borghesi perderanno presa sulle menti degli oppressi, sulla spinta di fattori sociali potenti, allora la minoranza borghese parassitaria passerà dall’arma della critica alla critica con le armi, attraverso il suo apparato militare-industriale e scientifico di oppressione. La danza di fantocci televisiva a cui abbiamo assistito, l’ultima di una lunga serie, ci ha regalato il sapore di un film già visto; perché uno pseudo dibattito, in cui non esiste un opinione diversa, un punto di vista discordante, è già il segnale di preludio di un  passaggio ai metodi di contenimento ( della minaccia di acutizzazione dello scontro di classe ) apertamente fascisti del prossimo futuro.

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