Riunione pubblica il 13 febbraio 2016, dalle ore 17 alle ore 20, nella sede del partito comunista internazionale, a Schio, via Porta di Sotto 43.

Riunione pubblica il 13 febbraio 2016, dalle ore 17 alle ore 20, nella sede del partito comunista internazionale, a Schio, via Porta di Sotto 43

La invarianza storica del marxismo

‘La negazione materialista che un «sistema» teorico sorto a dato momento (e peggio ancora sorto nella mente e ordinato nell’opera di un dato uomo, pensatore o capo storico o tutte e due le cose insieme) possa contenere tutto il corso del futuro storico e le sue regole e principii in modo irrevocabile, non va capita nel senso che non vi siano sistemi di principii stabili per un lunghissimo corso storico. Anzi la loro stabilità e la loro resistenza ad essere intaccati e perfino ad essere «migliorati» è un elemento principale di forza della «classe sociale» a cui appartengono e di cui rispecchiano il compito storico e gli interessi. La successione di tali sistemi e corpi di dottrina e di prassi si lega non più all’avvento degli uomini-tappa, ma al succedersi dei «modi di produzione» ossia dei tipi di organizzazione materiale della vita delle collettività umane’…. Per quanto dunque la dotazione ideologica della classe operaia rivoluzionaria non sia più rivelazione, mito, idealismo, come per le classi precedenti, ma positiva «scienza», essa tuttavia ha bisogno di una formulazione stabile dei suoi principii e anche delle sue regole di azione, che assolva il compito e abbia la decisiva efficacia che nel passato hanno avuto dogmi, catechismi, tavole, costituzioni, libri-guida come i Veda, il Talmud, la Bibbia, il Corano, o le Dichiarazioni dei diritti. I profondi errori sostanziali e formali contenuti in quelle raccolte non hanno tolto, anzi in molti casi hanno contribuito proprio per tali «scarti», alla enorme loro forza organizzativa e sociale, prima rivoluzionaria, poi controrivoluzionaria, in dialettica successione. Proprio in quanto il marxismo esclude ogni senso della ricerca di «verità assoluta», e vede nella dottrina non un dato dello spirito sempiterno o della astratta ragione, ma uno «strumento» di lavoro ed un’ «arma» di combattimento, esso postula che nel pieno dello sforzo e nel colmo della battaglia non si abbandona per «ripararlo» né lo strumento né l’arma, ma si vince in pace e in guerra essendo partiti brandendo utensili ed armi buone. Una nuova dottrina non può apparire in qualunque momento storico, ma vi sono date e ben caratteristiche – e anche rarissime – epoche della storia in cui essa può apparire come un fascio di abbagliante luce, e se non si è ravvisato il momento cruciale ed affisata la terribile luce, vano è ricorrere ai moccoletti, con cui si apre la via il pedante accademico o il lottatore di scarsa fede’…. Quando Marx disse nelle famose tesi su Feuerbach che abbastanza i filosofi avevano interpretato il mondo e si trattava ora di trasformarlo, non volle dire che la volontà di trasformare condiziona il fatto della trasformazione, ma che viene prima la trasformazione determinata dall’urto di forze collettive, e solo dopo la critica coscienza di essa nei singoli soggetti. Sì che questi non agiscono per decisione da ciascuno maturata ma per influenze che precedono scienza e coscienza.

il passare dall’arma della critica alla critica con le armi sposta appunto il tutto dal soggetto pensante alla massa militante, in modo che arma siano non solo i fucili e cannoni, ma soprattutto quel reale strumento che è la comune uniforme monolitica costante dottrina di partito, cui tutti ci siamo subordinati e legati, chiudendo il discutere pettegolo e saputello‘.Citazioni tratte da ‘la invarianza storica del marxismo’.

Sintetizziamo in forma libera alcune recenti critiche al concetto di invarianza: (‘In ogni caso, un tale pensatore “marxista” , afferma che il marxismo è invariante, mentre per noi il mondo reale è variante. La riflessione non è il rifiuto del marxismo rivoluzionario! Marx ed Engels, Lenin e Trotsky, hanno modificato i loro pareri, per tutta la vita, e non hanno mai avuto punti di vista ossificati. Marx ed Engels non hanno mai sostenuto che la loro conoscenza era universale e che le loro posizioni erano definitive.

 Invece, hanno cambiato le loro analisi… per tutta la vita, seguendo così le trasformazioni della realtà … Rimasero costantemente al corrente delle nuove scoperte (scientifiche) e delle trasformazioni del mondo capitalista’).

Proviamo a dare qualche risposta.

Una formazione sociale possiede dei caratteri invarianti, o se vogliamo degli aspetti prevalenti e ricorrenti, e fintanto che non trapassa in qualcosa di altro tipo (negazione della negazione), è sensato ipotizzare una conoscenza essenzialmente invariante (riferita ai suoi caratteri prevalenti), intesa quindi come conoscenza delle leggi tendenziali dei suoi invarianti (prevalenti) processi di esistenza socio-economici. Il ‘panta rei’ non viene negato dall’invarianza storica della dottrina marxista, bensì riaffermato nel suo essere flusso e forma, potenza e atto, e quindi non semplice orizzonte caotico, ma successione di sistemi ordinati in orizzonti di eventi guidati da attrattori, leggi tendenziali ( è la modernissima teoria del caos a convergere su questo assunto dialettico). In definitiva l’errore dei critici della parola ‘invarianza’, è nel non riuscire a cogliere il significato che essa assume nella concezione marxista: essa è ‘storica invarianza’, e quindi non significa il ritorno a verità assolute, ossificate e cristallizzate, sottratte alla vita reale, storica, degli esseri umani. L’invarianza postulata nel testo degli anni 50 (‘La invarianza storica del marxismo’) è innestata anch’essa nel ‘panta rei’ della storia, non certo in un limbo teorico astratto, come invece pensano i critici.

Le lezioni apprese nei momenti di massima intensità dello scontro pratico con l’avversario non devono essere dimenticate, in nome dell’assioma per cui ‘il mondo è cambiato quasi in ogni aspetto, anche se è ancora capitalismo’. Allora se il mondo è ancora capitalismo (nella sua essenza socio-economica), a dispetto dei suoi cambiamenti ( puramente formali), questo deve necessariamente significare che questo mondo può essere conosciuto e criticato sulla base delle esperienze pregresse (vittorie e sconfitte). Questo significa che è possibile fare delle previsioni, basate sulla conoscenza storicamente invariante (sintetizzata nel marxismo), che non è una metafisica o la fine dell’attività di indagine critica e di pensiero, ma la bussola che ci consente di navigare nel mare dell’apparente caos capitalistico. C’è un ordine e una geometria nel caos, le leggi tendenziali di sviluppo del modo di produzione capitalistico sono state svelate, esse formano, nel marxismo rivoluzionario, la più efficace approssimazione conoscitiva (quindi non la verità assoluta) alla realtà sociale. Un modello euristico, inevitabilmente contenente astrazioni e generalizzazioni, proprio in quanto modello, e tuttavia in grado di fornire un valido strumento di lotta alla classe oppressa. Esso è astratto e concreto insieme, poiché individua le invarianti caratteristiche degli attrattori sistemici, ovvero lo scheletro e gli organi che formano l’organismo socioeconomico capitalistico, senza i quali questo organismo non potrebbe nemmeno esistere.

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