Una tavola imbandita per il capitale

Il post referendum ha confermato la nostra ipotesi. Un nuovo governo fotocopia ha preso il posto del precedente, dopo le inevitabili dimissioni di Renzi, e già riprende il mantra del controllo della spesa e dell’aumento della competitività del sistema paese. Tuttavia i dati ufficiali parlano di un aumento della spesa degli enti locali di molti miliardi di euro, e quindi di una crescita del debito (le entrate tributarie, a fronte del calo del reddito medio nazionale annuo, non sono più sufficienti a coprire tutta la spesa precedente). In effetti si può ipotizzare che anche in un contesto di peggioramento medio i delle condizioni di vita, il sistema ritenga opportuno continuare a spendere una porzione del plusvalore nazionale in welfare, una sorta di carota residuale da somministrare alle masse prima di fare ricorso all’inevitabile bastone. Dunque prima di ricorrere alle maniere forti, possiamo ipotizzare delle fasi intermedie, in cui pur riducendosi la spesa sociale, viene comunque mantenuta una parvenza di welfare. Diciamo che si tratta di una via gradualista alla vera e propria povertà assoluta, che sembra per ora riguardare oltre sei milioni di italiani. Alcuni recenti accordi sindacali inneggiano al salvataggio di alcuni posti di lavoro, di fronte alla minaccia di licenziamenti totali, e al ricorso alla cassa integrazione per quelli che non hanno lavoro. Strana soddisfazione sindacale, ma chi continua a lavorare in condizioni più faticose e con un salario ridotto, e chi si ritrova in cassa integrazione a termine con il 60% del vecchio salario sarà veramente soddisfatto? Un segno dei tempi, evidentemente, questa esultanza per avere ricevuto solo quattro randellate invece di otto. Qualcuno ci potrà obiettare che quattro randellate sono meglio di otto, e forse non ha neppure torto. Tuttavia seguendo questa logica si va a finire nella totale disponibilità a discendere tutti i gradini della miseria/pauperismo crescente,  un destino che attende al varco la maggioranza degli uomini (permanendo sulla scena della storia il grottesco spettacolo del capitalismo, il cadavere che ancora cammina). Le masse sembrano attendere rassegnate ogni ulteriore peggioramento, incapaci di sognare, e quindi progettare una società diversa dal feroce giogo parassitario che le opprime. I vacui balletti politici che hanno preceduto e seguito il referendum non potevano mutare di un millimetro la funzione gestionale della sovrastruttura politica, inevitabilmente correlata alla conservazione della sottostante struttura economico-sociale capitalistica. Un unico organismo vivente parassitario, struttura e sovrastruttura, materialmente tenuto in vita dalla negromantica sussunzione quotidiana del lavoro vivo dentro il lavoro morto (capitale aziendale costante). Una classe sociale parassitaria, attraverso il controllo dei mezzi di produzione, controlla la stessa vita della specie umana, trascinando la storia nel vicolo cieco dell’autodistruzione. Il debito pubblico italiano continua a crescere, in un mix di spese e indebitamento delle amministrazioni locali per garantire i servizi sociali indispensabili a contenere il malcontento popolare, provocando la crescita del debito totale. I segnali che provengono dal governo Gentiloni fanno presagire ulteriori inasprimenti fiscali (forse di tipo patrimoniale) e una corposa serie di rincari dei prezzi dei beni e dei servizi. Dunque un nuovo aumento del costo medio della vita e una ulteriore caduta nella povertà relativa e assoluta, in fondo una crescita della miseria reale. L’innalzamento dell’età pensionabile e la diffusione del lavoro giovanile gratuito sotto forma di alternanza scuola lavoro, indicano che l’economia capitalistica ha bisogno di raschiare il fondo del barile pur di contrastare la caduta tendenziale del saggio di profitto che ne mina dall’interno il suo funzionamento. Tuttavia, quando le strade ordinarie di salvaguardia del parassitismo borghese non saranno più sufficienti, allora sarà giocoforza distruggere in modo straordinario il surplus di capitale costante e variabile in eccesso (in aggiunta alla regolare, ordinaria, distruzione di capitale ‘vivo’ attuata dal modo di produzione capitalistico).
Microcosmo e macrocosmo, ovvero quello che tende a verificarsi nel piccolo ambito di una economia nazionale come quella italiana, può aiutarci a capire le tendenze in atto nel resto dell’economia globale. Il nuovo governo parla di combattere la delocalizzazione dei capitali, aumentando la produttività del lavoro, in America Trump vagheggia propositi simili. Diciamo che i governi al servizio dell’economia di mercato sono paragonabili a dei cuochi, sempre pronti a imbandire una tavola piena di ricche pietanze per il capitale. Elenchiamo le raffinate pietanze una ad una: flessibilità del lavoro, maggiore produttività e riduzione del costo del lavoro, innalzamento dell’età pensionabile e alternanza scuola lavoro, libertà di licenziamento concessa alle imprese e ridotta agibilità politica e sindacale per i soggetti che non hanno capito come funziona la società borghese, crescita senza limite della pressione fiscale per pagare gli interessi sul debito pubblico. Quanti  appetitosi bocconcini vengono serviti sullo stesso piatto, essi sono preparati utilizzando un ingrediente principale, a basso costo: l’energia vitale del proletariato.

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