Voucher e riduzionismo ideologico

Nelle ultime settimane si è sviluppato in campo politico e sindacale un animato dibattito sui voucher. Il focus della questione è la valutazione della maggiore o minore elusione fiscale realizzata dalle imprese grazie a questo mezzo di pagamento. E poi in secondo luogo il maggiore o minore grado di precarietà del lavoro conseguente alla massiccia diffusione di questo strumento. Tralasciando il problema dell’elusione fiscale, su cui non abbiamo elementi di valutazione oggettivi, pensiamo che la crescita della precarietà del lavoro sia un fatto assodato, perché l’economia capitalistica italiana ha un bisogno vitale di ridurre i costi aziendali per fronteggiare la concorrenza (e dunque…).
Un particolare curioso è dato dalla valutazione di merito formulata sui voucher in certi ambienti politico – culturali. Dunque proviamo a presentare il contenuto di questa valutazione: i voucher sono una forma di retribuzione non monetaria, e quindi, in un certo senso, possono essere interpretati come una anticipazione della abolizione del denaro e del salario monetario tipici di una fase di transizione al comunismo. Anche in questo caso l’interpretazione del fenomeno è sfacciatamente tendenziosa, in quanto il fenomeno viene letto con la lente di una idea (assioma) precostituito in modo astratto, senza il supporto di una base di dati storicamente verificabile. La forzatura ideologica giunge fino al punto di confondere la mera esigenza di riduzione dei costi aziendali, realizzata con i voucher, con l’anticipazione di un elemento dell’economia comunista. Siamo come al solito di fronte al feticismo delle formule, al tentativo di ridurre la complessità sociale nella gabbia di tre o quattro idee guida. Vediamo come funziona questo riduzionismo: se il comunismo è il movimento reale che abolisce lo stato di cose esistente, ergo anche i voucher, ma a questo punto ogni fenomeno della vita, può essere interpretato come una parte del movimento reale. L’errore in questo caso consiste nella lettura tautologica del fenomeno voucher, che viene assimilato astrattamente al suo contrario (comunista), ignorando volutamente le condizioni concrete (socio-economiche) in cui oggigiorno trova spiegazione realistica la diffusione dei voucher. Come in passato per altri fenomeni, la lettura deformante, ripetuta ossessivamente, diventa una macchina della deformazione. La prima vittima di questa macchina è una lucida approssimazione conoscitiva  della realtà, ovvero la teoria invariante intesa come strumento di lotta.

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