Piccole riflessioni sul concetto di Kaos

Nota redazionale: nel dicembre 2014 abbiamo pubblicato un lavoro sulla politica imperiale del caos dal titolo ‘IS e politica imperiale del caos’ ( in seguito, nel novembre 2015, abbiamo ulteriormente sviluppato l’argomento in ‘Chaos Imperium’),  su entrambe le ricerche abbiamo poi tenuto delle conferenze pubbliche. Il testo che andiamo a ripubblicare è la parte finale del lavoro pubblicato nel dicembre 2014. Esso contiene delle riflessioni sul significato (anche differente) assunto dal concetto di caos nelle teorizzazioni di alcuni scienziati (Lorenz, Kauffman). Inoltre il testo del 2014 cerca di indagare sui rapporti ravvisabili, con un certo grado di approssimazione, fra le teorizzazioni in oggetto e la dialettica. Proponiamo un ultima considerazione, alla luce delle recenti vicende mediorientali. In chiusura del lavoro del 2014, avevamo pronosticato che la politica imperiale del caos si sarebbe ritorta contro i suoi stessi artefici. Infatti scrivevamo:Ci chiederete, a questo punto, come si collega la teoria dell’anticaos alla politica americana del caos. Ebbene, noi riteniamo di potere formulare una ipotesi predittiva basata sulle evidenze storiche osservate nel recente passato, confrontandole poi con il teorema scientifico di Kauffamn. La logica binaria attivo – passivo opera in modo deterministico nel caos apparente dello spazio degli eventi, le forze attrattive semplificano e riducono la numerosità delle variabili e conducono verso scenari di prevedibilità sistemica. Il gigante capitalistico statunitense opera coattivamente, suo malgrado, anche se in modo cosciente, la parte del propagatore di disordine caotico negli spazi geo-politici refrattari al suo dominio imperiale (allo scopo di esercitare, attraverso il caos, una forma di possibile scompaginamento di un quadro sfavorevole ai propri interessi). Tuttavia, anche se questa raffinata ed astuta arte del dominio sembra finalizzata alla restaurazione dell’ordine imperiale (ordo ab chao), in realtà è così disperata e dipendente, cioè condizionata nei suoi esiti, dal mezzo impiegato (il caos), che sembra prevedibile uno scenario in cui otterrà per sé solo caos dal caos, avvantaggiando – in ultima analisi – il blocco concorrente (il quale, ed ecco la connessione con la teoria dell’anticaos, si manifesterà come forza attrattiva ai margini del caos creato dagli americani”.

Particolare importanza predittiva ha avuto la frase ” uno scenario in cui (l’america)otterrà per sé solo caos dal caos”. 

Pensiamo alla situazione siriana, in particolare all’attacco della Turchia all’enclave curda di Afrin (la Turchia è un membro della NATO, e quindi è alleato de facto degli USA, che a loro volta proteggono e armano le milizie curde, ovviamente in funzione di disturbo alla presenza russa e iraniana in Siria). I curdi sono alleati degli USA, eppure i turchi un membro della NATO (alleanza militare a guida USA) li attacca, in ragione della difesa dei propri interessi nazionali (rischiando così di mandare all’aria il complesso, ma caotico, disegno strategico degli americani rivolto contro le potenze avversarie russe e iraniane in Siria). In definitiva la mossa americana di utilizzare i curdi, solleticandone le mire indipendentiste, e quindi favorendo la costituzione di uno stato curdo ai confini con la Turchia, si è rivelata per quello che era: una mossa caotica, dunque azzardata, con un elevata possibilità di trasformarsi in catastrofe per i suoi stessi ideatori. Probabilmente lo scenario iniziale prevedeva l’utilizzo dei curdi (dopo il fallimento dei vari ribelli ‘moderati’) in funzione di disturbo verso la presenza delle potenze rivali, ormai vincitrici sul campo di battaglia. Tuttavia questa era una mossa disperata, destinata ad entrare  in collisione con gli interessi di un alleato NATO (Turchia), addirittura foriera di potenziali scontri armati (incidentali) con questo stesso alleato. In definitiva, considerando anche il riavvicinamento della Russia con la Turchia, il Qatar, l’Egitto e la Libia, sembra proprio che le mosse americane abbiano indebolito gli stessi americani, invece di erodere e contenere significativamente gli avversari. Tali sviluppi, per quanto paradossali, non erano a nostro avviso imprevedibili, considerate le forze statali-militari in campo, e il quadro economico generale favorevole alle cosiddette economie emergenti (BRICS e altro). Gleick: “il caos è stabile, è strutturato”.   

 

 

Piccole riflessioni sul concetto di Kaos

Claude Bernard (medico francese) : “Considero che vi siano negli esseri viventi due ordini di fenomeni: 1) i fenomeni di creazione vitale o di sintesi organizzatrice; 2) i fenomeni di morte o di distruzione organica […]. L’esistenza di tutti gli esseri, animali o vegetali, si regge su questi due ordini di atti necessari e inseparabili: l’organizzazione e la disorganizzazione».

Gleick: “il caos è stabile, è strutturato”.

Alan Woods & Ted Grant: ‘Allo stato attuale delle cose è prematuro esprimere un giudizio definitivo sulla teoria del caos. Tuttavia, è chiaro che questi scienziati procedono a tentoni in direzione di una visione dialettica della natura*. La legge dialettica della trasformazione della quantità in qualità (e viceversa), ad esempio, riveste un ruolo di primo piano nella teoria del caos: [Von Neumann] riconobbe che un sistema dinamico complicato poteva avere punti di instabilità: punti critici in cui una piccola spinta poteva avere grandi conseguenze, come nel caso di una palla in equilibrio sul cocuzzolo di una collina .’

Può essere vero che, entro certi limiti, sia possibile incontrare ( nella società ) gli stessi schemi matematici già emersi in altri modelli o sistemi caotici ma, data per assodata la complessità quasi illimitata della società umana e dell’economia, è inconcepibile che eventi rilevanti come le guerre non producano effetti destabilizzanti su questi comportamenti. I marxisti si propongono di dimostrare che la società si presta a uno studio scientifico. In contrasto con coloro che vedono solo confusione, i marxisti concepiscono lo sviluppo umano come il prodotto di forze materiali e individuano una descrizione scientifica delle categorie sociali come le classi, e così via. Se gli sviluppi della scienza del caos porteranno ad accettare il fatto che il metodo scientifico è valido anche in politica e in economia, allora avrà prodotto un contributo di grande valore. Tuttavia, come Marx ed Engels hanno sempre sostenuto, l’economia politica non è una scienza esatta; se da un lato è possibile delineare tendenze e sviluppi di portata generale, una conoscenza dettagliata e profonda di tutte le variabili in gioco e di tutte le condizioni non è possibile .’ LA RIVOLTA DELLA RAGIONE, Filosofia marxista e scienza moderna di Alan Woods & Ted Grant.

*La legge della conversione della quantità in qualità (e viceversa): in natura le variazioni qualitative possono essere ottenute dal sommarsi graduale di variazioni quantitative che culmina con un salto (inerentemente non-graduale) di qualità; la nuova qualità è considerata altrettanto reale di quella originaria e non è più ad essa riconducibile. Più in generale, ogni differenza qualitativa è collegata ad una differenza quantitativa e viceversa: non esistono le categorie metafisiche “quantità” e “qualità” bensì esse costituiscono due poli di un’unità dialettica.

La legge della compenetrazione degli opposti (ossia dell’unità e del conflitto degli opposti) garantisce l’unità ed al tempo stesso il mutamento incessante della natura: tutte le esistenze essendo costituite di elementi e forze in opposizione hanno il carattere di una unità in divenire; l’unità è considerata temporanea, mentre il processo di mutamento è continuo. Le categorie hanno contorni sfumati ma non per questo è illusoria o meno intensa la loro contrapposizione e la dinamica evolutiva che ne deriva.

La legge della negazione della negazione: ogni sintesi è a sua volta la tesi di una nuova antitesi che darà luogo ad una nuova sintesi che risolve le contraddizioni precedenti e genera le sue proprie contraddizioni. Wikipedia.

Premessa

Questa ricerca è incentrata su temi relativi alla cosiddetta politica internazionale, sarebbe perciò fuori luogo immergersi in questioni degne di una trattazione specifica, come la teoria del caos, o come vedremo in seguito dell’anticaos.

Resta che, parafrasando gli autori del testo citato sopra, la teoria del caos presenta delle reali analogie con la dialettica marxista. Questa circostanza deve spingerci a considerare la validità scientifica dell’impostazione teoretica marxista, anche alla luce delle successive elaborazioni del pensiero fisico-matematico. Gli autori del testo citato, tuttavia, si limitano a sostenere prudenzialmente che la scienza del caos potrebbe avere delle ricadute corrette anche nel campo economico – sociale, esprimendo con il condizionale la problematicità di un’omologazione meccanica e indistinta fra le due sfere (fisico – matematica ed economico-sociale) d’indagine. Sarebbe irrealistico postulare la non comunicabilità tra i due campi, tuttavia sarebbe altrettanto irrealistico pensare che il rapporto tra questi campi sia risolvibile in una semplice assimilazione acritica dei metodi e delle scoperte del campo fisico-matematico, al campo economico-sociale. Quest’errore è stato definito in passato con il termine ‘scientismo’, la sua radice, diciamo così filosofica, consiste nel tentativo di ridurre tutta la complessità del reale ad un principio unitario (fraintendendo il concetto d’Archè dei presocratici), non comprendendo che la totalità dell’essere è identità con se stesso solo in quanto è lontananza dal nulla, vale a dire unità di essere ed esistenza: il principio comune alla totalità degli enti molteplici è l’essere in quanto realtà che esclude il niente, poiché il niente è l’impensabile (Parmenide), quindi la totalità dell’essere è la concretezza dei molteplici enti, diversi e uguali insieme, diversi come i colori dell’arcobaleno e uguali in quanto enti, in altre parole esistenza che si oppone alla non esistenza, al nulla. Il principio unitario è quindi l’essere nella differenza: cercare di ridurre e assimilare (come fa lo scientismo) il campo economico-sociale al campo fisico – matematico, dimostra la non comprensione delle leggi dialettiche di manifestazione della identità nella differenza. L’unità dialettica degli opposti (Eraclito) si riferisce al fatto che le coppie molteplici d’opposti, che formano la realtà dell’essere, sono unite dalla comune appartenenza all’esistenza, vale a dire al non-niente. Questa unità non significa negare la concretezza delle differenziazioni ontologiche di specie e di genere, raggruppando le caratteristiche specifiche degli enti in un’astratta unità indistinta, poiché in questo modo, cioè attraverso un movimento metafisico del pensiero astrattamente unificatore (scientista), si otterrebbe solo di demolire illusoriamente la concretezza dei modi di essere degli enti distinti. La prudenza degli autori del testo citato va intesa, forse, anche alla luce di queste nostre piccole riflessioni, e va rimarcata anche ai compagni che continuano a coltivare entusiasmi acritici ed ingenui verso l’appiattimento scientista del campo economico-sociale sul campo fisico-matematico. All’obiezione ricorrente che non si vede la ragione di evitare questo appiattimento, visto che tutto è materia e la realtà è una, in altre parole che il discreto è un illusione e il continuum quantistico è il solo reale, noi controbattiamo che questa affermazione ingenuamente monista cancella invece la realtà concreta dell’essere, che è tale solo in quanto identità nella differenza. Identità intesa come appartenenza all’unico piano di realtà ontologicamente possibile: l’essere. Differenza intesa come concretezza delle manifestazioni e dei modi di divenire diversi della molteplicità di enti in cui consiste la totalità reale dell’essere. Lo scientismo è un errore proprio per questa ragione, perché nell’apparente fedeltà ed aderenza ad una comprensione esatta dei fenomeni economico-sociali, con l’impiego ingenuo e acritico dei metodi fisico-matematici, in definitiva si incammina su un sentiero antidialettico, foriero di successivi errori e cantonate teoriche. Le moderne teorie scientifiche del caos vanno quindi trattate con discernimento, oppure, come dicevano i latini: ‘cum grano salis ’.

Le società comuniste delle origini avevano sviluppato un apparato conoscitivo che, pur riconoscendo il continuum della realtà naturale, escludeva invece l’unificazione astratta della molteplicità tipica dello scientismo monista. I termini ricorrenti del cosiddetto pensiero ‘magico’ di quelle comunità ataviche erano basati sulla verifica sperimentale dei rapporti di somiglianza ed analogia, reversibilità e circolarità, sinergia e sintonia, riscontrati nell’esperienza della vita. L’esperienza pratica della vita, non certo una costruzione teorica astrattamente monista, aveva portato questi uomini a vedere e percepire la dialettica circolare dei fenomeni della natura. Questi fenomeni, dati nell’esperienza della vita, mostravano delle somiglianze e delle analogie, ma non erano per niente indistinti e indifferenziati; essi erano in relazione reciproca e quindi comunicavano sui vari livelli di esperienza: la loro unità non era nient’altro che il loro essere una rete di relazioni comunicative incessanti. Il continuum è questa relazione comunicativa incessante fra gli enti che formano la totalità dell’essere, una comunicazione incessante, mistica, della parte con il tutto (la fisica quantistica in fondo conferma la concezione vedantica della relazione fra Atman e Brahman, o il teorema di Anassimandro sulle catene della necessità che legano e riportano le parti ribelli nell’alveo del tutto).

Prima parte: Chaos Theory

Riportiamo alcuni passaggi di un lavoro incentrato sulle metodiche di ricerca archeologica contenenti, ad un certo punto, una efficace sintesi delle scoperte compiute nel campo scientifico della teoria del caos: ‘La ‘Chaos Theory ’ è considerata la terza grande rivoluzione scientifica di questo secolo, dopo la relatività e la meccanica quantistica. Ognuna di queste tappe ideali ha in effetti rappresentato un rovesciamento di precedenti visioni del mondo introducendovi contestualmente drastiche limitazioni…Alla base di questo nuovo edificio teoretico (Chaos Theory) sta il crollo della fiducia illuministica nelle leggi predittive e deterministiche della fisica classica…Il corrispettivo teorico di questa visione all’origine (anche) della fisica quantistica è dato dal ‘principio di indeterminazione ’… è impossibile conoscere (o più precisamente ‘misurare’) contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella, quindi lo stato presente di un sistema fisico risulta di fatto indeterminato, il che rende altrettanto inaccessibile la previsione esatta del suo stato futuro ‘Armando De Guio, Archeologia della complessità e calcolatori.

Proviamo a considerare quest’ultimo aspetto, l’indeterminazione si collega alla difficoltà nel misurare contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella, non troviamo in questo una negazione della possibilità assoluta di conoscere tali dati, vi scorgiamo, invece, quasi un eco della kantiana differenza fra il mondo come fenomeno (relativo ai nostri sensi limitati) e il mondo come cosa in sé (non attingibile con sicurezza assoluta dai nostri sensi). In quest’ultima accezione l’indeterminismo si manifesta come una generica accettazione della limitatezza della nostra conoscenza, rispetto, invece, all’onniscienza del dio creatore postulato da tutte le religioni monoteistiche. La scienza moderna, tuttavia, non fermandosi a questo primo momento, sviluppa l’argomento relativo al dilemma determinismo-indeterminismo riservando delle sorprese paradossali, vediamo di cosa si tratta ‘Il mondo reale in quanto sistema estremamente complesso presenta ubiquitariamente il fenomeno della dipendenza dalle condizioni iniziali: se quindi la nostra conoscenza dello stato iniziale di un sistema è anche di pochissimo incompleta, la previsione dello stato futuro sarà soggetta ad errori in rapida crescita. Determinismo quindi non implica simmetricamente predicibilità. Il caso si instaura in effetti nei sistemi deterministici creando un primo apparente paradosso: quello, appunto, di un ‘caos deterministico ’ .

Il secondo paradosso, in contraddizione apparente anche con il primo, è che nel caos vi è ordine: al di sotto del comportamento caotico dei sistemi dinamici ( ad esempio la turbolenza dei fluidi o il moto ‘browniano’ di un granello di polvere sulla superficie dell’acqua, il gocciolio di un rubinetto o l’andamento della borsa di Tokio) esistono eleganti forme geometriche che di fatto rendono più predicibili fenomeni comunemente considerati come aleatori e di difficile controllo come quelli succitati. La ‘geometria del caos ’ è data, appunto, dalle particolari traiettorie che un sistema dinamico percorre nello ‘spazio degli eventi ’. Tali traiettorie sono caratterizzate da particolari ‘bacini di attrazione ’ in cui il sistema tende (ciclicamente o meno) a stabilizzarsi…Un attrattore è dunque un entità topologica particolare, una regione ristretta dello spazio degli eventi, su cui converge un sistema dinamico…Nel 1963 Edward K.Lorenz scoprì, anche sulla scorta di un calcolatore digitale…il primo di un’altra classe di attrattori: gli ‘attrattori strani’. Contrariamente al comportamento dei precedenti attrattori, in cui le orbite restano vicine l’una all’altra, le orbite, ad esempio, del moto di un fluido possono divergere sensibilmente sulla spinta di una anche infinitesimale perturbazione…’. Armando De Guio, Archeologia della complessità e calcolatori

Interrompiamo, momentaneamente, l’interessante citazione per rimarcare l’importanza di parole chiave come ‘geometria del caos ‘ e ‘bacini di attrazione ’; sembra dunque che la scienza moderna non consideri preclusa la conoscenza e la prevedibilità dei fenomeni del mondo (conoscenza preclusa qualora si considerasse solo la forza sovrastante del puro marasma del caos). A ben vedere, i sistemi dinamici complessi, pur essendo dipendenti dalle condizioni iniziali e quindi esposti a ricorrenti difficoltà nelle previsioni di sviluppo a causa di un sia pur piccolo errore iniziale di misurazione (caos deterministico), possono ugualmente essere resi comprensibili e indagati in qualche modo attraverso il paradosso che nel caos vi è ordine, in altre parole, oltre l’apparenza del comportamento caotico dei sistemi dinamici esistono delle geometrie che rendono predicibili i fenomeni comunemente considerati come aleatori e di difficile controllo.

I poli di attrazione, o meglio i bacini di attrazione, sono per l’appunto il nome dato a circostanze empiricamente verificate, in altre parole, ”da cosa e come è condizionato il percorso di un sistema dinamico complesso nello spazio degli eventi”. Addirittura il Lorenz, negli anni 60, ha scoperto l’esistenza di una categoria particolare di attrattori, ‘gli attrattori strani’, alla presenza di questi attrattori il percorso di sviluppo, le orbite, di due fenomeni nello spazio degli eventi, possono divergere sensibilmente sulla spinta di una anche infinitesimale perturbazione. Pensiamo ora alla trasformazione dialettica della quantità in qualità, oppure al simbolismo del germe e del seme che contengono dentro di se una realtà più ampia, così come il microcosmo contiene il macrocosmo.

Nell’apparato conoscitivo dell’umanità comunista delle origini, almeno in relazione alle tracce a noi pervenute, risulta assodata la consapevolezza che anche un’infinitesimale perturbazione, per dirla con il Lorenz, può provocare dei mutamenti giganteschi. La scienza moderna, in alcune formulazioni avanzate, dimostra, quindi, in conseguenza dei condizionamenti del movimento reale che abolisce lo stato di cose esistenti (il comunismo), di subire la forza dell’attrattore strano rappresentato dagli echi della conoscenza delle lontane società comuniste e dai primi vagiti del futuro apparato conoscitivo, pienamente umano, già in via di formazione nella stessa realtà capitalistica. (1).

(1).”Dal punto di vista del materialismo dialettico, è una sciocchezza parlare dell’inizio del tempo” o della “creazione della materia”. Tempo, spazio e moto sono il modo di esistere della materia, la quale non può essere né creata né distrutta. L’universo esiste dall’eternità, come materia – ed energia, che è la stessa cosa – in cambiamento, moto ed evoluzione continui. Tutti i tentativi di individuare un “inizio” o una “fine” dell’universo materiale inevitabilmente falliranno. Ma come si spiega questa strana regressione verso una visione medievale del destino dell’universo?

Non ha senso cercare un legame diretto e causale fra i processi in atto nella società, nella politica e nell’economia e lo sviluppo della scienza, poiché il rapporto non è né automatico né diretto, ma molto più sottile. Tuttavia, è difficile resistere alla conclusione che la visione pessimistica di certi scienziati in merito al futuro dell’universo non sia fortuita, ma si colleghi in qualche modo ad una sensazione generale che la società sia giunta ad un vicolo cieco: “La fine del mondo è vicina”.

Non è un fenomeno nuovo; la stessa tetra prospettiva era presente nel periodo del declino dell’Impero romano e alla fine del primo millennio. In entrambi i casi, l’idea che il mondo stesse finendo rifletteva il fatto che un determinato sistema di sociale si era esaurito ed era sul punto di estinguersi. Quello che era imminente non era la fine del mondo, ma solo il crollo della schiavitù o del feudalesimo”.

LA RIVOLTA DELLA RAGIONE Filosofia marxista e scienza moderna di Alan Woods & Ted Grant.

Seconda parte: Kauffman, teoria dell’anticaos e politica imperiale americana

Proviamo a ridefinire, alla luce delle precedenti riflessioni, il significato della politica del caos declinata nei modi dell’imperialismo americano. Il colosso americano, sceriffo globale e giudice inflessibile dei paesi canaglia, sostenitore delle guerre preventive contro le minacce d’uso di armi chimiche et similia, diffonde e favorisce al contempo il caos, in modo da danneggiare la concorrenza del blocco avversario. Sembrerebbe un’esagerazione, eppure i fatti sono questi, si tratta ora di comprendere se la moderna teoria del caos può aiutarci a inquadrare, con parole diverse dal lessico marxista tradizionale (ma in ultima analisi esprimendo gli stessi concetti), i processi storici reali che già il materialismo dialettico svela in modo efficace. Abbiamo seguito brevemente il percorso teorico di alcuni moderni paradigmi scientifici incentrati sul binomio ordine – caos, determinismo – indeterminismo, per evidenziare la problematicità dei tentativi di riduzione ad uno dei metodi di ricerca applicati al campo fisico- matematico e storico- sociale. Successivamente abbiamo tentato di segnalare la convergenza di alcune acquisizioni scientifiche della moderna teoria del caos con la dialettica marxista. Assodata in definitiva quest’ultima circostanza, c’è sembrato plausibile ipotizzare una lettura della politica americana del caos anche alla luce della teoria scientifica omonima. Supponiamo che il caos sia funzionale alla successiva instaurazione o meglio restaurazione di un ordine di dominio imperiale, e questo è il caso americano, allora, impiegando i mezzi conoscitivi forniti dal materialismo dialettico e dal confronto comparativo con il paradigma dell’anticaos di Kauffman, proveremo a stabilire le linee di sviluppo della politica americana, evidenziandone punti di forza e possibili esiti catastrofici.

Riprendiamo la lettura del testo precedente: ’ Dopo quello di Lorenz si sono via via scoperti sempre più attrattori strani e si è anche rivelata una circostanza affascinante: essi sono, in effetti, dei frattali, degli oggetti matematici, cioè, che si costruiscono con processi iterativi nello spazio topologico e che mostrano particolari sempre più numerosi mano a mano che vengono ingranditi…Caos e frattali risultano dunque all’origine dell’universo stesso e di tutti i sistemi complessi: siamo cioè di fronte ad una rivoluzionata visione olistica del mondo che trova nel caos un principio di unificazione di tutte le scienze matematiche,naturali e dell’uomo…caos come ricettacolo della materia informe da cui il demiurgo – noi diremmo un ‘demone’ o attrattore strano – origina il cosmo ordinato (Platone)…la vita e l’evoluzione costruite di fatto in chiave caotica  Armando De Guio, Archeologia della complessità e calcolatori.

Possiamo ora soffermarci sulla vivida descrizione contenuta nel testo, la descrizione di un paradigma scientifico che ha l’ambizione di affermarsi come modello interpretativo dominante dei processi naturali e storico – sociali. Come al solito leggiamo di teoremi che racchiudono la verità ultima che starebbe all’origine dell’universo e dei sistemi complessi; in questo caso specifico il caos e i frattali. Interessante può anche apparire il riferimento al demiurgo platonico, paragonato al demone ( cioè al separatore, significato etimologico della parola), e quindi all’attrattore strano, a conferma del vecchio detto ‘nulla di nuovo sotto il sole ’. Chiediamoci se tutto questo entusiasmo per il nuovo paradigma scientifico ‘olistico’ è davvero ben riposto, partiamo allora da una piccola considerazione elementare: la ricerca scientifica ‘pura’, nella società reale, è finalizzata, generalmente e tendenzialmente, a scopi molto impuri di potere e guadagno. Al di là delle simmetrie che la teoria scientifica del caos può avere in comune con la dialettica, non possiamo evitare di chiederci quale uso pratico ne è fatto dalla classe borghese. La borghesia, con le moderne teorie ipotetico – probabilistiche (sostitutive della ormai inefficace scienza epistemica, rigidamente deterministica ), riconosce il movimento dialettico del divenire reale, assume una certa componente di rischio indeterministico nelle previsioni di sviluppo dei fenomeni del mondo, e quindi predispone un elastico e versatile strumento di calcolo e di dominio dell’esistente. Il passaggio dalle leggi scientifiche basate sulla rigida connessione deterministica fra la causa e l’effetto, alle ipotesi predittive della geometria del caos, non è nient’altro che il passaggio dal tentativo di dominio epistemico del divenire, al tentativo di dominio ipotetico – probabilistico (2). In campo filosofico questo passaggio è stato caratterizzato dall’affermazione della corrente del pensiero ‘debole’, così come in sociologia abbiamo assistito al successo della teoria della società liquida. In ogni caso queste elaborazioni teoriche, pur nella loro diversità, possono essere comunque funzionali alle strategie di dominio della borghesia capitalistica ( alcuni moderni corsi di formazione per top manager sono basati sulla teoria del caos), oppure utili, è il nostro caso, al perfezionamento di una critica radicale: ignorare questa circostanza ‘materiale’ può spingere ad un uso non pienamente cosciente di tali strumenti teorici. Nel nostro caso vogliamo solo ribadire l’importanza di un impiego intelligente, cum grano salis, di queste moderne scoperte del pensiero scientifico, così come il pensiero economico borghese di Smith e Ricardo è stato utilizzato da Marx, cum grano salis, per la sua critica demolitrice della società capitalistica. Kauffman, chi era costui? Come il Carneade di manzoniana memoria, fra qualche secolo o qualche decennio, il suo nome sarà sepolto nella grande massa degli esploratori dello scibile, oscuri eroi della conoscenza destinati ad essere soppiantati dal continuo divenire dei paradigmi scientifici. Abbiamo appena constatato, nella lunga nota numero due, come il paradigma deterministico classico basato sulla triade linearità, reversibilità, e ruolo asettico dell’osservatore, venga radicalmente de-costruito dal nuovo paradigma fondato su una triade di valori di carattere opposto: non – linearità, irreversibilità, ruolo attivo dell’osservatore. Infine, a mo di corollario, la teoria del caos e le sue applicazioni pervadenti molteplici sfere e campi d’indagine.

Kauffman, in questo quadro di sviluppo frenetico della ricerca scientifica, ricopre un ruolo singolare: egli è il teorico dell’anticaos, il novello aedo di una regolarità immanente alla stessa vita (bios), i suoi studi, infatti, convergono sul campo della biologia e mirano a dimostrare che – ai margini del caos – dove tutto sembra vago e confuso, invece proprio lì operano da sempre le forze dell’anticaos, quasi alla stregua del logos degli antichi presocratici. Non più semplicemente ‘ordo ab chao ’, ma ordine e basta, fin dentro il caos, o meglio ai margini del caos e quindi circondante il caos dall’esterno, come un anello che avvolge il magma caotico nello spazio degli eventi: l’attrattore degli attrattori, il regolatore silenzioso, le catene della necessità di Anassimandro. Riportiamo una bella descrizione del suo teorema: ‘Veniamo adesso al testo di Kauffman, esaminando quale sia la base del discorso a favore della possibilità di una auto-organizzazione della materia, ovvero della genesi di un ordine da un disordine primitivo, della comparsa spontanea di una regola dal caos, di una sintropia che si oppone all’entropia, e così via…Il modello matematico che viene utilizzato e’ quello costituito dalle cosiddette reti booleane, e dai sistemi dinamici (discreti) ad esse associati. I diversi geni, nei loro due stati attivo – inattivo, vengono assimilati a delle variabili binarie, e ciò che determina lo stato complessivo del sistema in un certo istante e’ l’insieme di tutti i singoli stati in quel dato istante. L’insieme dei possibili stati del sistema e’ molto grande (se si tratta di n variabili, si hanno 2n stati), ma e’ comunque un numero finito. Da uno stato del sistema si passa deterministicamente (e sincronicamente) allo stato successivo mediante una legge (logica) che individua lo stato in cui si va a trovare ogni singola variabile in funzione di quelli in cui si trovavano all’istante precedente le sue variabili ingresso (ovvero i suoi inputs). Vale a dire, lo stato futuro di un gene e’ determinato dallo stato di quei geni a cui esso e’ causalmente collegato. Che cosa significa affermare che il sistema e’ in certi casi ‘destinato’ ad assumere una configurazione ordinata? Ma semplicemente che, con il passare del tempo, gli stati in cui il sistema verrà a trovarsi sono soltanto quelli all’interno di un certo ristretto numero di stati, ovvero che la sua complessità potenziale si ridurrà dopo un po’ ai soli stati costituenti i cosiddetti attrattori del sistema, i quali possono essere ‘piccoli’ anche nel caso di un sistema composto da un ‘grande’ numero di variabili ’. Perugia, Aprile 1994, Umberto Bartocci, Dipartimento di Matematica.

Bene, il testo appena citato, descrive la logica binaria degli stati attivo-inattivo dei diversi geni, e la determinabilità dello stato complessivo di un certo sistema, in un certo tempo, attraverso l’insieme di tutti i singoli stati in quel dato istante. L’insieme dei singoli stati può essere molto grande, tuttavia il suo numero è comunque finito, e questa caratteristica di finitezza apre la strada alla possibilità di una conoscenza predittiva della configurazione di un certo sistema (formato da diversi stati binari attivo-inattivo). Infine la complessità potenziale di un sistema, il suo numero di stati, si ridurrà ai soli stati costituenti gli attrattori del sistema, i quali possono essere piccoli anche in un sistema costituito da un gran numero di variabili. Il biologo Kauffman ragiona sulla base della conoscenza dei processi biologici della natura, e descrive le regolarità che si svelano fenomenicamente all’indagine scientifica, queste regolarità binarie degli stati di esistenza dei geni (attivo-passivo) gli consentono di astrarre e postulare un logos ordinatore dentro il caos apparente, il nome ‘attrattore’ indica adesso questa forza ontologico – demiurgica che plasma la materia informe e aristotelicamente consente il deterministico passaggio dalla potenza all’atto degli enti che si raccolgono nel grembo della vita (bios). Gli attrattori, ai margini del kaos, raccolgono e circondano con le catene inesorabili della necessità (Anassimandro), gli enti che si manifestano nello spazio fenomenico degli eventi.

Riportiamo a conferma delle nostre parole un’altra efficace descrizione del teorema di Kauffman: ‘L’anticaos è l’elemento ordinatore che spinge le molecole a combinarsi in modo non-casuale in molecole più grandi, complesse e capaci di produrre (“catalizzare”) sé stesse ed altre molecole. Kauffman ha studiato le molecole capaci di semplici auto-organizzazioni spontanee: non interagiscono in modo casuale ma tendono rapidamente a convergere (sono “attratte”) verso un piccolo numero di configurazioni.

Da queste osservazioni ha costruito degli algoritmi e dei modelli matematici, che ha fatto girare su potenti computer, fino a concludere che la comparsa della vita è un fenomeno che – date certe condizioni di partenza e un insieme di molecole sufficientemente complicato – non poteva non succedere!

L’evoluzione non è guidata – solo – dalla selezione naturale, ma – anche – da algoritmi ordinatori, che assesta e organizza le sequenze dei geni. Quindi non caso e necessità, ma solo necessità “statistica”: non poteva andare diversamente, l’essere-materia aveva altissime probabilità di diventare vivo. Espandendo un simile modello possiamo pensare che la coscienza sia nata come manifestazione dell’ordine intrinseco dell’esistenza…La matematica ci offre una genuina occasione di perplessità che sembra incrinare la convinzione che tutto viene per caso e dal caso. La statistica in particolare si concentra sulla natura di ciò che indichiamo come “caso”: lo definiamo così perché manca una determinazione, un rapporto chiaro di causa ed effetto; ma ancora c’è una forma di ordine, di regolarità tale che permette di fare calcoli statistici e probabilistici e ottenerne risultati corretti. Il caso è una legge empirica e non predittiva: infatti gli eventi singolarmente appaiono in modo fortuito e non possiamo prevederli. Tuttavia su più eventi possiamo scrivere un’equazione che predice quanti – non quali – di questi si presenteranno: se lanciamo una moneta venti volte cadrà più o meno 10 volte testa e 10 croce, e questo non è a caso. Se fosse a caso avremmo 17 testa e 3 croce o viceversa, invece su migliaia di lanci, più approfondiamo lo studio, più la media statistica è 50% e 50%. Perché? Che necessità interna governa questa distribuzione degli eventi? Il cervello e l’evoluzione della coscienza: Antonio Damasio e Gerald Edelman (in rete).

 

Ci chiederete, a questo punto, come si collega la teoria dell’anticaos alla politica americana del caos. Ebbene, noi riteniamo di potere formulare una ipotesi predittiva basata sulle evidenze storiche osservate nel recente passato, confrontandole poi con il teorema scientifico di Kauffamn. La logica binaria attivo – passivo opera in modo deterministico nel caos apparente dello spazio degli eventi, le forze attrattive semplificano e riducono la numerosità delle variabili e conducono verso scenari di prevedibilità sistemica. Il gigante capitalistico statunitense opera coattivamente, suo malgrado, anche se in modo cosciente, la parte del propagatore di disordine caotico negli spazi geo-politici refrattari al suo dominio imperiale (allo scopo di esercitare, attraverso il caos, una forma di possibile scompaginamento di un quadro sfavorevole ai propri interessi). Tuttavia, anche se questa raffinata ed astuta arte del dominio sembra finalizzata alla restaurazione dell’ordine imperiale (ordo ab chao), in realtà è così disperata e dipendente, cioè condizionata nei suoi esiti, dal mezzo impiegato (il caos), che sembra prevedibile uno scenario in cui otterrà per sé solo caos dal caos, avvantaggiando – in ultima analisi – il blocco concorrente (il quale, ed ecco la connessione con la teoria dell’anticaos, si manifesterà come forza attrattiva ai margini del caos creato dagli americani, attrattore anticaotico, come è già avvenuto in Iraq dopo il 2003, Georgia nel 2008, in Siria attualmente e in Ucraina nell’agosto 2014).

(2). ‘’Andiamo adesso a delineare quelle tre caratteristiche del determinismo scientifico classico che più ci interessano per la nostra discussione: la linearità, la reversibilità il ruolo dell’osservatore nel lavoro scientifico.

LinearitàIn un sistema fisico, la variazione dello stato iniziale A produce una variazione dello stato finale B che è proporzionale ad A. Ovvero, una piccola variazione di A provoca una piccola variazione di B, così come una grande variazione di A comporta una grande variazione di B. Se si mutano le condizioni dello stato iniziale del sistema, quindi, le condizioni dello suo stato finale cambieranno proporzionalmente alla variazione dello stato iniziale.

ReversibilitàOgni fenomeno fisico è reversibile. Se un dato sistema fisico è passato da uno stato iniziale A ad uno stato finale B, è sempre possibile farlo tornare esattamente allo stato A invertendo il segno delle forze che vi sono state applicate. Il sistema può muoversi indistintamente verso uno stato successivo o verso uno stato precedente.

Ruolo dell’osservatore. Lo scienziato moderno osserva la natura in modo asettico, neutrale, oggettivo. Con l’avvento della scienza moderna, la natura assume i caratteri dell’obiectum, ovvero di qualcosa che “sta di fronte” al soggetto conoscente. La presenza dello scienziato che osserva il fenomeno naturale, però, non influisce affatto sul modo in cui tale fenomeno si presenta, si manifesta.

Queste sono le tre caratteristiche del determinismo scientifico classico che più ci interessano per affrontare la nostra questione. Il graduale abbandono di ognuna di queste segnerà la crisi della concezione deterministica, conducendo verso la Teoria del Caos. Crisi della reversibilità. La prima caratteristica del determinismo scientifico classico ad essere stata messa storicamente in discussione fu la reversibilità… Non era affatto vero che, per ogni sistema fisico passato da un determinato stato iniziale A ad un determinato stato finale B, fosse possibile, invertendo il segno delle forze coinvolte in tale trasformazione, ripercorrere il cammino contrario, ritornando così dallo stato B allo stato A. Nelle trasformazioni termiche, infatti, qualcosa si perde definitivamente, in modo irreversibile. Se si brucia un pezzo di carta, si producono cenere, calore e fumo; il pezzo di carta è perduto per sempre, e non esiste alcun processo fisico inverso capace di ritrasformare questa cenere, questo calore e questo fumo nel pezzo di carta originario.

Può l’atto dell’osservazione modificare lo stato dell’oggetto osservato . Per determinare la posizione di un elettrone, per “vederlo”, dovremmo “illuminarlo” con un raggio di luce, ovvero con un fascio di fotoni. Tuttavia, l’elettrone, “colpito” dal fascio di fotoni, finirebbe per assorbirne l’energia, e ciò muterebbe la sua traiettoria, la sua posizione. In questo caso, quindi, conosceremo la posizione dell’elettrone, ma saremo del tutto incapaci di sapere dove quest’ultimo sia andato a finire dopo aver assorbito l’energia fotonica. In conclusione, quando cerchiamo di determinare la posizione di un elettrone, sappiamo che non ci sarà permesso conoscerne con esattezza la velocità; quando invece ne vogliamo conoscere la velocità, non saremo in grado di determinarne la posizione. E questo perché la nostra osservazione, e gli strumenti con cui abbiamo compiuto tale osservazione, hanno influito in modo decisivo sull’evento che volevamo conoscere e studiare

Crisi della linearità.

«Lo studio moderno del caos ebbe inizio con l’affacciarsi graduale della consapevolezza, negli anni sessanta, che equazioni matematicamente molto semplici potevano fornire modelli di sistemi violenti come una cascata. Piccole differenze in ingresso potevano generare rapidamente grandissime differenze in uscita: un fenomeno a cui è assegnato il nome di “dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali”. Nella meteorologia, per esempio, questa nozione si traduce in quello che è noto, solo a metà per scherzo, come “effetto farfalla”: la nozione che una farfalla che agiti le ali a Pechino può trasformare sistemi temporaleschi il mese prossimo a New York ’. BREVE RIFLESSIONE SULLA CRISI DEL DETERMINISMO SCIENTIFICO Leonardo Palilla. Scaricabile dalla rete.

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