Prospettive di sviluppo del divenire storico come risultato di una valutazione dei dati della realtà di fatto

Prospettive di sviluppo del divenire storico come risultato di una valutazione dei dati della realtà di fatto

 

Nel corso della sua vita plurisecolare la teoria (storicamente) invariante marxista ha avuto delle alterne vicende. Il suo apparente trionfo nei regimi che si spacciavano per socialismo reale, coincideva nei fatti con il suo massimo disconoscimento. Tuttavia, anche al di fuori dell’uso distorto e strumentale fattone dal capitalismo di stato russo o cinese, sono sempre comparse, nel corso del tempo, in effetti Marx ancora vivo, delle deformazioni del nucleo critico vitale del marxismo. Questo dato di fatto non deve troppo meravigliare, i lettori e gli interpreti del marxismo vivono immersi nel mondo capitalistico, e dunque non sono immuni ai condizionamenti della cultura dominante (alias ideologia della classe dominante).

Nel corso di una lotta (teorica e pratica) gli avversari si affrontano utilizzando le armi e i metodi più efficaci per conquistare la vittoria, studiano il terreno e i punti deboli del nemico. La lucidità e la chiarezza della percezione sono un fattore indispensabile per evitare la sconfitta, essi sono una questione di vita o di morte, all’interno di un terreno di scontro mutevole e insidioso come il divenire storico del conflitto di classe.

L’avanguardia politica della classe proletaria non può crogiolarsi in visioni rassicuranti del corso del conflitto, poiché la lotta di classe procede sul filo rosso di prospettive (1) non di dogmi (queste prospettive derivano da una valutazione scientifica della realtà di fatto, ma noi sappiamo che anche la parola scienza, perfino la scienza rivoluzionaria, non pretende di ‘numerare l’innumerevole’, Engels).

Le svolte storiche si manifestano sulla base della costante spinta del conflitto di classe, la forza agente dietro la ruota degli eventi storici è dunque lo scontro fra le classi, in parole povere i gruppi socio-economici che occupano posizioni differenti all’interno di determinati rapporti di produzione. Queste svolte, è storicamente verificato, presentano delle alternative non univoche, questo asserto noi lo sosteniamo sulla base dello studio della realtà di fatto e non certo per dogma di fede, per meglio chiarire citiamo il testo ‘Controrivoluzione maestra’, che indubbiamente delinea tre alternative di sviluppo degli eventi, in relazione a un certo periodo di svolta: Se alla rivoluzione di Ottobre e di Lenin è succeduta una controrivoluzione apparentemente incruenta – non vi sono state invasioni restauratrici dal di fuori, né cambiamenti formali al potere e al governo, ma d’altra parte è storia che una serie di purghe tremende hanno debellato masse di militanti operai e di partito, della corrente radicale – è poco dire che, Lenin malato e impotente dal 1922, e morto poi nel 1924, Stalin ha sfigurata e tradita la rivoluzione.

Lenin, morto prima di essere battuto sui campi della guerra civile, o a sua volta trascinato in una fatale «involuzione», ha vinto teoricamente. Quello che lui volle impedire, ma che aveva preveduto, è avvenuto. Nemmeno la mano di Lenin ferma la storia; forse la sua mente poté un giorno contenerla. E non fu meno giusto che egli gridasse di andare più avanti, come nel 1848 e nel 1871 fu giusto gridare.

Si è verificata la peggiore delle tre eventualità. (1) Non la rivoluzione permanente che voleva la Lega nel 1850, e il generoso Trotzky dal 1903, che arrivasse alla dittatura europea del proletariato: solo risultato che le avrebbe dato il diritto di fermarsi. (2) Non la controrivoluzione armata che schiacciasse insieme borghesi democratici e operai socialisti, rimettendo le cose al punto di prima, al punto del 1905, quando fu chiaro che, parafrasando, «ogni rivoluzione proletaria russa avrebbe accompagnata una guerra mondiale».
(3)Si è verificato il peggio. I vincoli feudali sono stati spezzati, ma al loro posto è ingigantita la virulenza del capitalismo.

Il proletariato russo ha fatta la rivoluzione, ha tentato con Lenin di farla, per sé, ma alla fine dei conti l’ha fatta per il capitalismo.

Il capitalismo in Russia non ha avuto né fasi eroiche né ebbrezze ideologiche e filosofiche, se non nei circoli di pochi smarriti intellettuali. Come ha accettato di essere tenuto a balia dall’autocrazia, così vive oggi, elefantiaco, e cresce ancora, nella serra di un bonapartismo statolatra e totalitario irto di sbirri e di divisioni”. ‘Controrivoluzione maestra’

Nel testo appena citato abbiamo sottolineato in rosso alcuni passaggi, inizialmente ritroviamo la frase ‘Nemmeno la mano di Lenin ferma la storia’, questa frase può significare, alla luce delle righe successive, che in base alle condizioni esistenti nella realtà fattuale, si delineavano tre prospettive (eventualità) di sviluppo degli eventi. Ripetiamolo: il testo riconosce e ammette che sulla base degli stessi dati di partenza (condizioni di fatto), esistevano almeno tre possibili scenari (eventualità, prospettive). Alla fine si è affermata la peggiore delle tre eventualità. Cosa significa questo dato di fatto storico? Significa che bisognerebbe studiare in modo attento il comportamento degli attori che si muovevano (o venivano mossi) sulla scacchiera del conflitto di classe (in quel periodo storico, principalmente in Russia e in Europa), le condizioni socio-economiche in cui questi attori si muovevano (e poi, sulla base di queste condizioni socio-economiche, analizzare la maggiore o minore probabilità di successo di una delle tre eventualità precedentemente individuate, alla luce di quello che poi si è storicamente verificato).

Il testo ‘Controrivoluzione maestra’ afferma poi con nettezza che sono le nostre analisi a doversi adeguare alla comprensione degli accadimenti reali, e non i fatti reali a dover essere piegati ai nostri desideri, leggiamo: Dunque le prospettive che abbiamo precedentemente indicate sulla scorta del passo del « Manifesto dei comunisti» (pure essendo chiaro che sono le nostre spiegazioni che devono adattarsi alla storia, e non la storia che deve adattarsi ai nostri desiderii) nella autorevolissima espressione marx-engelsiana, vanno così graduate, in un paese in cui la classe feudale sia ancora al potere.

Primo: che lo scoppio della rivoluzione borghese dia immediato adito, colla sua vittoria, ad una rivoluzione del proletariato contro la borghesia, teoria svolta anche dalla circolare della Lega dei Comunisti del marzo 1850, colle parole: il grido di battaglia dei lavoratori sarà: la Rivoluzione in permanenza! – e che Trotzky svolse per la Russia come teoria della rivoluzione permanente.

Secondo: che in caso di disfatta rivoluzionaria anche la borghesia sia sconfitta con gli operai, e resti al potere la reazione feudale.

Terzo (ipotesi peggiore di tutte): che la vittoria della borghesia sulla reazione sia seguita non dalla rivoluzione proletaria ma dal consolidamento stabile del potere borghese, come in Francia nel giugno dopo la repressione dell’insurrezione operaia”. ‘Controrivoluzione maestra’.

Cosa dire, anche in questa citazione tratta dallo stesso testo ritroviamo la delineazione di almeno tre eventualità (in questo caso vengono chiamate significativamente ipotesi).

Nel corso della lettura del testo ‘Controrivoluzione maestra’ abbiamo rilevato l’utilizzo di tre termini non casuali (prospettive, ipotesi, eventualità) per definire i caratteri della lettura marxista del divenire storico, in altre parole la previsione deterministica, basata sullo studio dei dati della realtà di fatto, non significa che un percorso univoco debba necessariamente (meccanicisticamente) verificarsi, poiché come ben dimostrato dalle citazioni, nella realtà storica le condizioni di partenza possono sfociare in prospettive, ipotesi, eventualità non univoche. I tre termini posseggono un significato indubbiamente lontanissimo da ogni assolutismo metafisico, e rimandano invece alla concretezza di un metodo di indagine che individua dei dati della realtà di fatto, ne studia la genesi, l’interiore articolazione e infine il rapporto con l’insieme di cui sono un elemento componente. Da questo studio vengono dedotte delle possibilità di sviluppo storico, i nomi dati a queste possibilità (come si evince inconfutabilmente dal testo ‘Controrivoluzione maestra’) sono i seguenti: prospettive, ipotesi, eventualità. Possiamo sbagliarci, ma non ci sembra proprio che tali termini coincidano con il concetto di verità assoluta (o meglio ancora di determinismo assoluto).

Ultima considerazione; il vecchio vizio del meccanicismo, sinonimo di materialismo volgare, ritorna anche ai nostri giorni sotto forma di fatalismo collassista, per alludere ad una inevitabile scomparsa del capitalismo, immemore del fatto che le previsioni scientifiche sono condizionate, cosi come gli antichi oracoli che avevano, al pari di Giano bifronte, almeno due risvolti, o sentenze (2).

 

 

 

 

 

(1)”Ma se le controrivoluzioni del secolo scorso insegnarono quanto è consegnato nella storia della Comune, e della rivoluzione soviettista, questa controrivoluzione di oggi non potrà nemmeno essa passare invano; e se avrà portato il capitalismo verso gli Urali e verso i mari del Levante, anche questo segnerà la strada per la rivoluzione proletaria, che batterà dall’Atlantico al Pacifico le forze mostruose del Capitale; sola prospettiva storica che esso debba finalmente, e dopo tanti bestiali ritorni, piegare la testa”.

‘Controrivoluzione maestra’ «Battaglia comunista», n. 18 del 1951.

(2) Per ulteriori approfondimenti invitiamo i lettori a leggere due testi pubblicati nel giugno 2015: ‘Storia e dialettica’ e ‘Alcune considerazioni sulla lettura meccanicistica -collassista’ dei fenomeni sociali e politici contemporanei’, e inoltre il testo dal titolo ‘Conoscenza’ pubblicato nel mese di agosto 2017.

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