Giornate capitalistiche: il caso della nave dei migranti

Una terribile calura estiva soffoca l’Italia dal nord al sud. Gli effetti del modello industriale capitalistico si ripercuotono su equilibri ambientali millenari, stravolgendoli. Inquinamento e calura estiva rendono l’aria pesante, la respirazione faticosa. Anziani e malati sono le categorie a più alto rischio.

Ma non sono solo questi i rischi dell’estate, c’è di più, molto di più. Una giovane donna, capitano di una nave piena di migranti, è entrata nel porto di Lampedusa, senza la necessaria autorizzazione, incorrendo nei rigori della legge. Eroina per alcuni, criminale per altri. E noi cosa ne pensiamo?

A fine marzo abbiamo fatto una riunione pubblica sull’argomento emigrazione, tentando di esporre in modo semplice e veritiero i motivi di sistema che spingono decine di milioni di esseri umani  a sradicarsi dalla  propria Terra, dai luoghi e dagli affetti dell’infanzia. Schematicamente le cause generali dei fenomeni migratori sono le seguenti: uno, industrializzazione capitalistica del settore primario (agricoltura innanzitutto)  e successiva creazione di una massa di proletari disoccupati nei quattro angoli del mondo. Due, bisogno di manodopera a basso costo da parte delle economie capitalistiche europee. In tal senso la massa di neoproletari disoccupati serve sia come serbatoio di manodopera a basso costo, sia come arma di pressione verso i lavoratori occupati, per moderare le richieste di aumenti salariali. Tutto fa brodo per il capitalismo. Anche la sovrastruttura politico-statale è interessata ai fenomeni migratori. Il capitalismo deve essere messo in grado di impiegare un proletariato migrante già  disciplinato nelle strutture di accoglienza, a tale scopo è fondamentale una oculata politica degli ingressi e dunque degli sbarchi che portano in Europa una certa quota di migranti. La politica del centellinare gli ingressi è funzionale alla preparazione di un nucleo proletario migrante realmente necessario all’economia, come riconosciuto ufficialmente dagli stessi governi,  e al contenimento numerico della massa proletaria disoccupata, onde depotenziare per quanto possibile la protesta sociale. La vicenda della nave dei migranti è emblematica di questa articolata e complessa dinamica sistemica. La giovane donna, capitano della nave, è solo l’ennesimo incidente di percorso all’interno di un meccanismo socioeconomico inesorabile.

Senza conoscere le leggi di sviluppo del capitalismo non è possibile fare dei discorsi sensati sui fenomeni migratori, e dunque in assenza di questa conoscenza tutte le peggiori corbellerie possono uscire dalla bocca e dalla penna di chi ignora la realtà.

Una doppia narrazione infesta il regno della mistificazione ideologica in merito al fenomeno migratorio. Razzismo e antirazzismo. Da una parte coloro che si illudono di invertire gli effetti della proletarizzazione crescente e dunque dei flussi migratori dalle aree economicamente in via di sviluppo, ricorrendo alla politica dei rimpatri e del controllo rigido delle frontiere, da un altra parte coloro che ugualmente si illudono che il capitalismo possa accogliere  tutti i migranti, ponendo così in essere l’aumento del potenziale di protesta sociale, attraverso un aumento del numero dei disoccupati.

La struttura economica può anche sentire l’esigenza di una forza lavoro migrante a basso costo, ma è la sovrastruttura politico-statale che deve vigilare per impedire una pericolosa crescita del potenziale di protesta. Personalmente auguriamo al comandante della nave dei migranti di risolvere nel modo migliore i problemi con la giustizia italiana, tuttavia se non si comprenderà che le politiche di accoglienza o respingimento rientrano nelle dinamiche di sistema del capitalismo, allora l’intero fenomeno migratorio resterà per sempre un mistero avvolto in un enigma.

Piccola postilla: una certa sinistra che non vogliamo definire e qualificare, accusa l’attuale maggioranza politica di avere inasprito le norme relative al fenomeno immigrazione. L’argomento è di dubbia verificabilità, in quanto non sono i governi a fissare gli indirizzi di gestione e amministrazione del sistema, ma sono le leggi di sviluppo del sistema a indicare ai governi di destra o di sinistra gli indirizzi di gestione e amministrazione.

Una semplice verità che può essere difficile da digerire per tutti coloro che vengono normalmente irretiti dall’ideologia dominante.

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