Governo e sindacato

 

Come si usa dire: tutto cambia perché nulla cambi, il governo giallo verde è
diventato giallo rosso. Ma, se i toni del nuovo capo di governo sono più
distesi anzi melliflui, le dichiarazioni del ministro delle finanze giallo
rosso sono le medesime del ministro delle finanze giallo verde. Si
preannuncia una nuova fase recessiva che sicuramente la borghesia farà
come sempre gravare sulle spalle del proletariato e in questo nuovo
scenario di prossimi nuovi sacrifici riappare il protagonismo del sindacato tricolore o istituzionale come siamo soliti definirlo, cioè Cgil-Cisl-Uil.
Il segretario generale della Cgil si era già espresso per un cambio di
governo prima della crisi e ora, entusiasta, ha accolto il Conte bis. Il
premier ha subito ricambiato con una sollecita convocazione della triplice
sindacale a cui ha chiesto la collaborazione in questa nuova congiuntura economica, leggi anche recessione, come evidenziano i dati macroeconomici e la realtà quotidiana di chi deve lavorare per vivere.
Aldilà del “politichese” (linguaggio astruso ma non tanto) che viene utilizzato, si chiede al sindacato tricolore di essere parte attiva nella difesa degli interessi della
nazione, cioè come storicamente già avvenuto, di essere il complice degli
interessi borghesi nazionali, di essere il “primo attore” nel bloccare sul nascere
ogni possibile protesta da parte della classe lavoratrice. Iniziamo col
pubblicare un testo della corrente che ripercorre storicamente la nascita
e la degenerazione di tali organizzazioni di massa, i sindacati.

 

Le Internazionali Sindacali (Battaglia Comunista, n. 26 del 1949)

Nei primi movimenti proletari non era ben chiara la distinzione tra
organizzazioni di difesa degli interessi economici dei salariati e i primi
gruppi circoli e partiti politici. Tuttavia già nell’indirizzo inaugurale
della Prima Internazionale dei lavoratori è ben chiaro il concetto che si
tratta di una Associazioni mondiale di partiti politici. L’indirizzo
infatti, dopo aver ricordata la strada percorsa fin allora dalle classi
operaie nella difesa dei loro interessi contro lo sfruttamento borghese,
il bill delle dieci ore strappato al parlamento inglese, e i risultati
delle prime cooperative di produzione, utilizza tale materiale di
propaganda nel campo critico, e sottolinea la smentita ai teorici della
economia borghese secondo i quali la produzione sarebbe crollata
paurosamente ove fosse stata ridotta la estorsione di lavoro ai salariati
riducendo la giornata ed elevando l’età minima dell’operaio, come li
sbugiarda nella tesi che possa esservi produzione senza «una classe di
imprenditori che dà da lavorare ad una classe di operai» in grandi
proporzioni secondo i precetti della scienza moderna. Ma subito dopo
l’indirizzo afferma che movimento sindacale e lavoro cooperativo non
saranno mai al caso di fronteggiare «il monopolio che cresce in
progressione geometrica, di liberare le masse o di alleviare soltanto
l’abisso della loro miseria». Il lavoro cooperativo dovrebbe essere fatto
a scala nazionale a per conseguenza con mezzi dello stato. «Ma
all’incontro i padroni della terra e del capitale adopereranno sempre il
loro potere politico a difendere ed eternare il loro monopolio economico».
Quindi il grande dovere delle classi operaie è di conquistare il potere
politico. La quistione del potere politico e dello stato determinò lunghe battaglie
prima tra socialisti marxisti e libertari, con la scissione della prima
Internazionale, poi tra marxisti rivoluzionari e socialdemocratici. Lenin
ha data la dimostrazione storica irrevocabile che «la tendenza ad eludere
la questione dell’atteggiamento della rivoluzione nei confronti dello
Stato» fu «la cosa più caratteristica del processo di crescenza
dell’opportunismo della II Internazionale (1889-1914), che ha condotto al
suo fallimento». I cardini della posizione marxista che Lenin ristabiliva in “Stato e
Rivoluzione” a base della dottrina della Terza Internazionale Comunista di
Mosca erano: distruzione con la violenza dell’apparato di stato borghese –
dittatura rivoluzionaria del proletariato armato per il progressivo
smantellamento del sistema sociale capitalistico e la repressione dei
borghesi controrivoluzionari – sistema statale operaio senza burocrati
di carriera, ma con i lavoratori «periodicamente chiamati alle funzioni di
controllo e sorveglianza» amovibili in ogni momento e con lo stesso
trattamento economico — infine dissolvimento del nuovo apparato statale
man mano che la produzione avviene su base comunista.

* * *

La riunione dei sindacati operai in un organismo unico internazionale
avviene tardi, poiché anche nazionalmente essi si raggruppano assai più
tardi dei gruppi di propaganda che si trasformano in veri partiti.
Dapprima si formano le federazioni di categoria professionale e poi queste
si riuniscono in confederazioni nazionali. Questa rete della organizzazione economica è sempre ben distinta da quella
politica di partito, ma vi fa eccezione, arrecando spesso confusione nei
rapporti internazionali, il sistema inglese del Labour Party che accetta
le adesioni sia di gruppi e partiti politici operai che delle Trade Unions
economiche. Il Labour Party non è e nemmeno si dichiara socialista e
marxista, aderisce tuttavia alla Internazionale politica, ai cui
successivi congressi mondiali in maniera più o meno diretta parteciparono
delegazioni delle confederazioni sindacali dei vari paesi. Se il processo dell’opportunismo denunciato ed affrontato da Lenin ebbe il
suo aspetto politico in seno alla seconda Internazionale coll’abbandono di
ogni seria preparazione del proletariato alla rivoluzione, la inserzione
nel sistema parlamentare ed infine il tradimento finale con l’appoggio
di guerra alle borghesie nazionali in aperto dispregio delle decisioni dei
congressi socialisti mondiali di Stoccarda e Basilea, l’opportunismo ebbe
non meno gravi aspetti nel campo sindacale. I capi delle grandi
organizzazioni operaie di mestiere e delle confederazioni sindacali si
burocratizzarono in una prassi di contatti e di accordi con gli organismi
padronali che li condussero a respingere sempre più la diretta battaglia
delle masse salariate contro il padronato. Man mano che di fronte alle
organizzazioni operaie si ponevano sindacati di industriali i quali
educavano i borghesi a superare per ragioni di classe l’autonomia
aziendale e la concorrenza in una doppia lotta monopolistica, diretta
contro il consumatore da un lato e dall’altro contro lo schieramento
sindacale operaio, i bonzi sindacali costruirono il metodo della
collaborazione economica per il quale gli operai anziché lottare in ogni
azienda e in campo più vasto contro il datore di lavoro, ne ottengono
limitati vantaggi a condizione di sorreggerne l’impresa produttiva con
l’evitare gli scioperi e spostarsi sul piano della cointeressenza alla
“produttività” e al “rendimento” del lavoro industriale. Se i parlamentari socialisti vergognosamente tradiscono la classe operaia
votando i crediti militari ed entrando nei ministeri di guerra del 1914, i
capi sindacali tengono degno bordone proclamando il dovere degli operai
industriali di intensificare il lavoro per produrre mezzi bellici
necessari alla salvezza della patria, e li adescano al compromesso
vantando l’ottenimento di esenzioni dal servizio militare. La ventata di crisi e di smarrimento che passò sul movimento proletario
sospese durante tutta la guerra la vita degli uffici internazionali
operai, quello politico di Bruxelles, quello sindacale di Amsterdam. Per
colmo le stesse confederazioni dissidenti da quelle riformiste, e
capeggiate da libertari o da sindacalisti della scuola di Sorel, nemmeno
avevano tutte resistito alle seduzioni del socialpatriottismo; classico
esempio quella francese di Jouhaux gettatasi in pieno nella politica
sciovinista e nell’union sacreé.

* * *

I rinnegati e i socialtraditori che durante la guerra si erano fieramente
combattuti tra loro sotto le rispettive bandiere nazionali si tornarono a
riunire dopo di essa nelle internazionali gialle, e l’ufficio sindacale
internazionale di Amsterdam stabilì i migliori rapporti con l’Ufficio
Internazionale del Lavoro fondato a Ginevra a fianco della Società delle
Nazioni. I comunisti leninisti attaccarono a fondo tutti questi istituti,
espressioni dell’imperialismo mondiale e dello sforzo controrivoluzionario
capitalistico che si schierava disperatamente contro il risollevarsi del
proletariato mondiale vittorioso nella dittatura rossa di Ottobre. La linea della lattica sindacale dei comunisti, che nel 1919 fondavano a
Mosca il Comintern, va però ricordata nei punti essenziali per esser
chiaramente intesa. Nessun dubbio nel campo della organizzazione politica
proletaria sulla esigenza di rompere definitivamente non solo con gli
opportunisti del socialnazionalismo ma anche con i centristi esitanti di
fronte alla parola della lotta contro la democrazia parlamentare, per la
dittatura rivoluzionaria in tutti i paesi. Quindi, come fu ripudiata la
internazionale di Bruxelles ed il raggruppamento poi formatosi e indicato
ironicamente col nome di Internazionale due e mezzo, vennero invitati i
comunisti di ogni nazione a rompere con i locali partiti socialisti Nel campo sindacale, mentre era non meno chiara la dichiarazione di guerra
ai gialli servitori del capitale di Amsterdam e di Ginevra, diretta
materiale emanazione degli stati monopolisti borghesi e senza alcun legame
con gli strati della classe lavoratrice, venne risolto in modo coerente ma
non formalmente identico il problema delle organizzazioni locali e
nazionali. La quistione dette luogo a non pochi dibattiti tra i giovani partiti
comunisti. In non pochi di questi si sostenne la tattica dell’abbandono
dei sindacati diretti dai gialli per passare alla formazione di nuovi
sindacati economici secessionisti raggruppanti i lavoratori disgustati
dallo opportunismo dei funzionari socialdemocratici. Si ritenne da questi
gruppi, tedeschi olandesi e di altri paesi, che alla lotta rivoluzionaria
fosse necessario non solo un partito comunista autonomo ma anche una rete
sindacale autonoma e collegata col partito. La critica di Lenin provò che una simile veduta implicitamente e talvolta
esplicitamente conteneva una svalutazione del compito del partito e quindi
della necessità politica rivoluzionaria e che si imparentava con vecchie
preoccupazioni operaistiche partecipi degli errori di destra. Ad essa si
ricollegavano le tendenze, rappresentate anche in Italia, a svalutare lo
stesso sindacato di categoria e di industria a base nazionale rispetto
agli organismi di fabbrica costituiti tra gli operai, o Consigli di
Azienda, che venivano considerati non come organi di lotta inseriti in una
rete generale, ma come cellule locali di un nuovo ordine produttivo che
avrebbe rimpiazzo nella gestione quello borghese lasciando sussistere
l’autonomia della azienda sotto la direzione dei suoi operai. Questa
concezione conduceva ad una visione non marxista della rivoluzione,
secondo la quale il nuovo tipo economico si sarebbe sostituito a quello
capitalistico cellula per cellula con un processo più importante di quelli
riguardanti il potere centrale e la pianificazione generale socialista. La
dottrina del Comintern eliminò tutte queste deviazioni e precisò la
importanza, nella situazione storica di allora, del sindacato economico in
cui i lavoratori affluivano in tutti i paesi in masse compatte imponendo
vaste lotte nazionali di categoria e impostando le premesse di battaglie
politiche. Per Marx e Lenin nello schieramento delle forze operaie il
partito è indispensabile, se esso manca o perde di forza rivoluzionaria il
movimento sindacale non può che ridursi all’ambito di una collaborazione
col sistema borghese, ma dove le situazioni maturano e l’avanguardia
proletaria è forte e decisa anche il sindacato passa da organo di
conquiste ad organo di battaglia rivoluzionaria, e la strategia della
conquista del potere politico trova la sua base nella decisa influenza del
partito, eventualmente anche minoritaria, negli organismi sindacali
traverso i quali si può chiamare le masse agli scioperi generali ed alle
grandi lotte. Il secondo congresso del Comintern del 1920, nelle sue tesi sindacali, che
sono tra le più espressive, volle dunque che i partiti comunisti
lavorassero nelle confederazioni sindacali tradizionali cercando di
conquistarle, ma in caso che non potessero strapparne la direzione agli
opportunisti, non traessero da tale situazione motivo per dare agli operai
la consegna di abbandonarli e fondare altri sindacati in campo nazionale. Questa tattica ebbe fedele applicazione ad esempio in Italia, ove i
comunisti parteciparono a tutte le lotte sindacali e fecero intenso lavoro
nelle fabbriche nelle leghe nelle Camere del Lavoro, molte delle quali
erano da essi dirette, nelle federazioni di mestiere, di cui controllavano
alcune sebbene la Confederazione Generale del Lavoro fosse nelle mani dei
riformisti anticomunisti Rigola, d’Aragona, Buozzi e simili.

* * *

Nel campo della organizzazione internazionale, ferma restando tale tattica
nei singoli paesi, i comunisti fondarono la Internazionale dei Sindacati
Rossi – Profintern — con sede a Mosca, che riuniva le Centrali nazionali
dirette da comunisti, e in prima linea i sindacati russi. Fu il tempo
della parola Mosca contro Amsterdam nel movimento operato. Dopo alcuni anni questo metodo chiaro e netto subì una prima rettifica
regressiva. Verificatisi, per le ragioni di situazione generale del mondo
capitalistico che non occorre richiamare in esteso, ritorni ed insuccessi
del movimento rivoluzionario in Europa, se ne trasse pretesto, in rapporto
alle esigenze dello Stato russo, per modificare la tattica sindacale
internazionale e sopprimere il Profintern, arrivando fino a chiedere che i
sindacati russi fossero accettati come confederazione nazionale
nell’Ufficio dei gialli di Amsterdam, e si invitarono gli operai comunisti
a lottare per questo obiettivo e protestare per il rifiuto prevedibilmente
opposto dagli opportunisti ad accettare tale iscrizione. Era un primo
passo sulla via liquidazionista. La politica dei fronti popolari e della
difesa della democrazia, parallela alle evoluzioni di politica estera
dello Stato sovietico, ormai entrato nel circuito mondiale
dell’imperialismo ed allineatosi sulle barricate dell’imperialismo,
completava il processo di liquidazione della autonomia politica ed
organizzativa del proletariato, a cominciare dal partito per finire con
gli organismi sindacali e di massa, e la trasformazione di questi in
strumenti della conservazione borghese e dell’imperialismo.

* * *

Il problema dell’ingranamento tra organi politici ed organi sindacali di
lotta proletaria nella sua impostazione deve tenere conto di fatti storici
della più grande importanza sopravvenuti dopo la fine della prima guerra
mondiale. Tali fatti sono da una parte il nuovo atteggiamento degli stati
capitalistici rispetto al fatto sindacale, dall’altra lo scioglimento
stesso del secondo conflitto mondiale, la mostruosa alleanza tra Russia e
stati capitalisti e i contrasti tra i vincitori. Dal divieto dei sindacali economici, coerente conseguenza della pura
dottrina liberale borghese, e dalla loro tolleranza, il capitalismo passa
alla terza fase della loro inserzione nel suo ordine sociale e statale.
Politicamente la dipendenza si era già ottenuta nei sindacati opportunisti
e gialli, e aveva fatto le sue prove nella prima guerra mondiale. Ma la
borghesia per la difesa del suo ordine costituito doveva fare di più. Fin
dal primo tempo la ricchezza sociale ed il capitale erano nelle sue mani,
e li andava concentrando sempre più col continuo respingere nella
nullatenenza gli avanzi delle classi tradizionali di liberi produttori.
Nelle sue mani fino dalle rivoluzioni liberali era il potere politico ed
armato dello stato, e più perfettamente nelle più perfette democrazie
parlamentari, come con Marx ed Engels dimostra Lenin. Nelle mani del
proletariato suo nemico, i cui effettivi crescevano col crescere della
espropriazione accumulatrice, era una terza risorsa: l’organizzazione, la
associazione, il superamento dell’individualismo, divisa storica e
filosofica del regime borghese. La borghesia mondiale ha voluto strappare
al suo nemico anche questo suo unico vantaggio, ha sviluppata la propria
coscienza e organizzazione di classe interna, ha fatto inauditi sforzi per
reprimere le punte di individualismo economico nel suo seno e darsi una
pianificazione. Ha dal primo momento nello stato un organismo di inganno e
di repressione poliziesca, si sforza negli ultimi decenni di farne,
parimenti al proprio servizio, un organismo di controllo e di
reggimentazione economica. Poiché il divieto del sindacato economico sarebbe un incentivo alla lotta
di classe autonoma del proletariato, in questo metodo la consegna è
divenuta del tutto opposta. Il sindacato deve essere inserito
giuridicamente nello Stato e deve divenire uno dei suoi organi. La via
storica per arrivare a tale risultato presenta molti aspetti diversi e
anche molti ritorni, ma siamo in presenza di un carattere costante e
distintivo del moderno capitalismo. In Italia e Germania i regimi totalitari vi giunsero colla diretta
distruzione dei sindacati rossi tradizionali e perfino di quelli gialli, Gli stati che in guerra hanno sconfitto i regimi fascisti si muovono con
altri mezzi nella medesima direzione. Temporaneamente nei loro territori e in quelli conquistati hanno lasciato
agire sindacati che si dicono liberi e non hanno vietato e non vietano
ancora agitazioni e scioperi. Ma ovunque la soluzione di tali movimenti confluisce in una trattativa in
sede ufficiale con gli esponenti del potere politico statale che fanno da
arbitri tra le parti economicamente in lotta, ed è ovviamente il padronato
che fa per tal modo la parte di giudice e di esecutore. Ciò sicuramente prelude alla eliminazione giuridica dello sciopero e della
autonomia di organizzazione sindacale, già di fatto avvenuta in tutti i
paesi, e crea naturalmente una nuova impostazione dei problemi dell’azione
proletaria. Gli organismi internazionali riappaiono come emanazione di poteri statali
costituiti. Come la seconda Internazionale rinacque col permesso dei
poteri vincitori di allora in forma di addomesticati uffici, così abbiamo
oggi uffici dei partiti socialisti nell’orbita degli stati occidentali, e
un cosiddetto ufficio di informazioni comunista al posto della gloriosa
terza Internazionale che fu. I sindacati si raggruppano in congressi e consigli che nessun legame
possono provare di avere con la classe operaia, e che ad evidenza palmare
mostrano di essere messi su da un gruppo o dall’altro di governi. La salvezza della classe operaia, la sua nuova ascesa storica dopo lotte e
traversie tremende, non è presso nessuno di tali organismi. Essa è sulla
via che saprà riunire il riordinamento teorico delle vedute sui più
recenti fenomeni del mondo capitalistico e la nuova impostazione
organizzativa in tutti i paesi a scala mondiale, che saprà raggiungere un
piano più alto del contrasto militare degli imperialisti, rimettendo la
guerra delle classi al posto della guerra degli stati.

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