Coronavirus: quanti morti vuole il capitale?

Comunicato.

 

L’Italia si blocca… l’industria no.

Da oggi 27.980 malati complessivi e 2.158 morti, questi sono gli implacabili numeri della pandemia.

Landini & co (Cgil, Cisl, Uil) firmano un accordo con Governo e Confindustria nel quale si ribadisce che “l’Italia non si ferma” o con più precisione l’industria non si ferma.

Gli operai DEVONO continuare a produrre, il profitto non può essere interrotto.

Ipocrite sono le misure concordate per “lavorare in sicurezza”: la distanza minima, le mascherine ecc. per chi lavora in fabbrica, in catena, nelle isole di produzione sono misure non attuabili (mancano le mascherine persino per gli operatori sanitari!).

Ma il modo di produzione capitalista ha le sue leggi. La concorrenza tra capitali impone che la produzione non si fermi: ogni borghesia nazionale tergiversa nel prendere le misure necessarie al contenimento della pandemia perché la priorità è la difesa dell’economia nazionale. La valorizzazione del capitale non conosce rallentamenti causa pandemia. Come sempre ribadito, il capitale necessita di distruzione e morte per sopravvivere, distruzione dell’ambiente e morti tra i proletari (incidenti sul lavoro, disastri ambientali, guerre). Qual è la “soglia socialmente accettabile” da questo sistema? Quali “ragionevoli rischi” sono disposti a correre gli operai per salvare l’economia nazionale, già in forte crisi, dal baratro della recessione imminente?

In tale logica patriottica, sindacati tricolori, governo e padronato chiamano alla concordia nazionale e Landini a nome di tutti, visto l’accordo raggiunto, chiede di sospendere gli scioperi programmati e quelli spontanei, organizzati dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali di base, in barba all’ammonimento di non scioperare proclamato dalla Commissione di Garanzia.

Il governo, rappresentante del potere borghese, vara un decretone che prevede tra altre cose nove settimane di cassa integrazione, congedi al 50% dello stipendio, 600 euro una tantum per i lavoratori autonomi, garantendo in tal modo che a pagare questa crisi non siano i padroni.

Per i comunisti la priorità è la salute umana, della specie e del suo futuro, la salvaguardia delle condizioni di buona salute per tutti i proletari. Nelle galere borghesi, nelle galere aziendali e a casa propria stesse condizioni di contenimento della pandemia.

Blocco della produzione non essenziale, salario integrale per i lavoratori sospesi dal lavoro causa coronavirus, dotazioni di sicurezza per i lavoratori obbligati alla produzione e ai servizi essenziali.

Piena solidarietà ai lavoratori in sciopero.

 

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