Una delle questioni più delicate affrontate dalla Sinistra Comunista riguarda il rapporto tra partito e organizzazioni economiche della classe proletaria. Le Tesi di Roma del 1922 non sviluppano ancora una teoria completa dell’assorbimento dei sindacati nell’apparato statale, che verrà elaborata più compiutamente negli anni successivi, ma pongono già i fondamenti teorici necessari per comprendere tale evoluzione.
Il punto di partenza è la distinzione tra il compito storico del partito e il compito immediato delle organizzazioni economiche della classe.
Il Partito Comunista è definito dalle Tesi come l’organo politico della classe proletaria, depositario del programma rivoluzionario e della continuità storica della lotta comunista.
Le organizzazioni economiche, invece, sorgono dalla necessità immediata di difendere le condizioni di esistenza dei lavoratori all’interno della società capitalistica.
Confondere queste due funzioni significa cadere alternativamente nel sindacalismo o nel volontarismo.
La distinzione tra partito e organizzazione economica
Le Tesi affermano che: «L’organo indispensabile della lotta rivoluzionaria del proletariato è il partito politico di classe.» Questa formulazione non attribuisce ai sindacati o alle organizzazioni economiche una funzione storica equivalente a quella del partito.
La ragione è semplice. L’organizzazione economica riunisce lavoratori che possono possedere livelli molto differenti di coscienza politica.
Al suo interno convivono lavoratori privi di orientamento politico definito, elementi influenzati dall’ideologia borghese, democratici, comunisti, timorati di dio, fascisti.
Il sindacato non può dunque essere costruito sul programma comunista. La sua funzione è un’altra: organizzare la difesa immediata della forza-lavoro.
Il partito, invece, si fonda sull’adesione ad un programma storico preciso e rappresenta la continuità politica della classe.
Il partito non crea gli organismi economici
Un errore frequente consiste nell’immaginare che il partito possa creare artificialmente organizzazioni di massa mediante la sola volontà dei militanti. La concezione materialista esposta dalla Sinistra Comunista è opposta.
Le organizzazioni economiche sorgono in risposta a condizioni materiali determinate. Nessun militante può creare un sindacato vivo e radicato nella classe se non esistono le condizioni sociali che lo rendono necessario.
I sindacati, i comitati di sciopero e gli organismi immediati della classe nascono per la pressione del Capitale, dall’intensificazione dei ritmi di lavoro, dalla concentrazione proletaria. Sono sempre il prodotto del movimento reale della società.
Una buona immagine per descrivere questo processo è quella dell’acqua che bolle. Le singole bolle che compaiono nella pentola non producono il calore. Sono invece l’effetto dell’energia accumulata nell’intera massa liquida.
Allo stesso modo gli organismi immediati della classe non sono la causa della ripresa della lotta di classe. Essi ne rappresentano una manifestazione. Sono le contraddizioni del capitalismo e la crescente pressione sociale a dar vita alla nascita di organismi economici e all’estensione delle lotte
La funzione del partito non consiste nel sostituirsi a tale processo ma nell’intervenirvi dal punto di vista del programma comunista.
Fase di riflusso della lotta di classe
Nelle fasi storiche di sconfitta o arretramento del movimento proletario si verifica una progressiva integrazione delle organizzazioni economiche nei meccanismi di conservazione dell’ordine capitalistico.
La storia del Novecento mostra come il fascismo abbia portato alle estreme conseguenze questa tendenza attraverso il sistema corporativo. Tuttavia il fenomeno non si esaurisce con il fascismo.
Anche nelle forme democratiche del capitalismo sviluppato le organizzazioni sindacali tendono ad assumere funzioni di mediazione e regolazione sociale.
In queste condizioni l’azione sindacale rimane confinata entro limiti compatibili con la conservazione dell’ordine esistente.
L’ arretramento della lotta di classe porta alla stabilizzazione dell’ordine borghese.
Integrazione degli organismi economici all’interno del sistema con una funzione corporativa e contrattuale. Le lotte economiche sono dunque limitate,
In questa situazione il partito non costruisce artificialmente nuove organizzazioni di massa.
Può soltanto conservare il programma, difendere la continuità teorica e intervenire nelle lotte esistenti quando si sviluppano per preparare le condizioni future della ripresa.
È importante comprendere che neppure in questa fase la prospettiva rivoluzionaria si trasferisce altrove. Essa continua a rimanere nel partito.
Fase di ascesa della lotta di classe
Quando le contraddizioni del capitalismo si aggravano e la lotta proletaria riprende vigore, possono sorgere nuove forme organizzative. Scioperi generalizzati, organismi territoriali, comitati di lotta e altre forme di associazione immediata compaiono come espressione del movimento reale della classe.
Ma anche in questa situazione il programma comunista non nasce da tali organismi. Le funzioni di queste organizzazioni di difesa economica rimangono diverse da quelle del partito.
La differenza rispetto alla fase precedente non consiste in un cambiamento della natura del partito.
Il partito continua a svolgere la stessa funzione ciò che cambia è il terreno materiale sul quale esso opera. Nella fase di ascesa le sue posizioni possono trovare una maggiore rispondenza nel movimento reale delle masse.
Il partito non coincide con la classe
Questo problema si collega direttamente a un’altra questione affrontata dalle Tesi di Roma.
Il partito non coincide mai con l’intera classe proletaria. La classe è una realtà economica e sociale. Il partito è una realtà politica e storica.
Milioni di proletari possono partecipare ad una lotta senza possedere una chiara visione degli obiettivi finali del movimento.
Essi combattono spesso per esigenze immediate che sono salario, occupazione, condizioni di lavoro, difesa da licenziamenti e repressione.
Il partito, invece, mantiene sempre la prospettiva generale dell’abbattimento dello Stato borghese; della dittatura del proletariato e del comunismo Per questo motivo la prospettiva rivoluzionaria non passa dal partito agli organismi economici nelle fasi di ascesa della lotta.
Essa rimane patrimonio del partito in ogni fase storica.
Criteri di orientamento dell’azione sindacale
l comunista non si pone fuori dalle lotte economiche della classe, ma nemmeno si confonde con esse. Egli sa che nessuna rivendicazione salariale, nessuna conquista contrattuale e nessuna vittoria sindacale possono di per sé superare i rapporti capitalistici di produzione. Per questo partecipa alla lotta immediata senza trasformarsi nell’amministratore delle sue illusioni, sostenendone le necessità ma denunciandone costantemente i limiti.
Questo porta a una conseguenza politica importante:
In questa prospettiva il militante comunista non misura il successo della propria attività dal numero di deleghe sindacali ottenute o dalle cariche conquistate nell’apparato. Lo misura dalla capacità di mantenere vivo il collegamento tra la lotta immediata e il programma storico del comunismo.
Quando il comunista diventa il miglior gestore dell’equilibrio tra capitale e lavoro rischia di cessare di svolgere una funzione comunista e di trasformarsi, magari involontariamente, in un funzionario della conservazione sociale.
Per questo motivo la sua posizione è sempre contraddittoria e difficile: deve essere dentro la lotta, ma senza identificarsi completamente con le sue rivendicazioni immediate; deve sostenere la difesa economica dei lavoratori, ma senza presentarla come una via progressiva verso il socialismo; deve partecipare all’organizzazione della classe, ma senza sostituire il programma rivoluzionario con l’obiettivo della semplice gestione del conflitto sindacale. Questa è probabilmente una delle lezioni più profonde che la Sinistra Comunista ricava dalla distinzione tra partito e organizzazione economica di classe.
L’intervento dei comunisti nel campo delle lotte economiche non può essere guidato dal criterio del massimo vantaggio immediato né dalla ricerca del consenso più facile.
Ogni rivendicazione deve essere valutata non soltanto per il beneficio che può produrre nel breve periodo, ma soprattutto per il suo significato nei confronti dell’unità e dell’organizzazione della classe.
Il comunista tende quindi a sostenere tutte quelle rivendicazioni che favoriscono la convergenza degli interessi proletari su un terreno comune e a denunciare invece quelle che contribuiscono alla frammentazione della classe in categorie, aziende o gruppi separati.
Da questo punto di vista la difesa del salario diretto mantiene un significato più generale rispetto alle molteplici forme di salario differito, premialità aziendale e welfare d’impresa che tendono a legare il lavoratore alla specifica impresa e a differenziare le sue condizioni da quelle degli altri proletari.
Allo stesso modo, la difesa della sanità generale, della previdenza in generale e comunque e delle condizioni collettive di esistenza della classe operaia rappresenta un terreno più favorevole all’unificazione proletaria rispetto alla moltiplicazione di trattamenti particolari concessi a singoli gruppi di lavoratori.
Un analogo criterio vale per le questioni dell’orario di lavoro e dello straordinario. La tradizione storica del movimento operaio ha sempre individuato nella riduzione dell’orario una rivendicazione generale della classe, mentre l’estensione dello straordinario tende ad accentuare la dipendenza dal salario, a favorire l’intensificazione dello sfruttamento e a rafforzare la concorrenza tra lavoratori.
Più in generale, il comunista tende sempre a favorire ogni sviluppo della lotta che conduca dal terreno aziendale a quello territoriale, dal problema particolare al problema generale, dall’interesse di categoria all’interesse della classe.
Ciò non significa che tali sviluppi possano essere prodotti artificialmente dalla propaganda o dalla volontà dei militanti. Significa piuttosto individuare, all’interno delle lotte immediate, quei punti che possono favorire l’incontro e la convergenza di esperienze proletarie diverse.
Il criterio fondamentale rimane dunque invariato: sostenere ciò che unifica la classe e denunciare ciò che la divide; favorire ciò che tende alla generalizzazione e criticare ciò che rinchiude il proletariato nei limiti del particolarismo aziendale e corporativo.
Dalle rivendicazioni particolari agli interessi generali della classe
Se il comunista non deve identificarsi con la semplice gestione delle vertenze immediate, ciò non significa affatto che egli debba limitarsi ad una generica propaganda rivoluzionaria.
Anche nelle fasi di riflusso esistono criteri pratici di intervento che consentono di orientare le lotte verso terreni più favorevoli all’unità della classe e meno esposti alla frammentazione corporativa.
Il problema non consiste nello scegliere parole d’ordine astrattamente rivoluzionarie, ma nell’individuare rivendicazioni che tendano spontaneamente ad unificare i lavoratori al di sopra delle divisioni aziendali, professionali e territoriali.
Ogni volta che una lotta resta confinata entro i cancelli di una fabbrica o gli interessi di una singola categoria, essa tende infatti a riprodurre i limiti dell’organizzazione corporativa.
Al contrario, il comunista ricerca continuamente i punti attraverso cui una rivendicazione particolare può essere collegata agli interessi generali del proletariato.
Contro il welfare aziendale
Uno degli esempi più evidenti è rappresentato dal welfare aziendale.
La propaganda padronale lo presenta come una conquista del lavoratore. In realtà esso tende a sostituire quote di salario diretto con forme differite e vincolate di consumo.
Il risultato è duplice: frammentazione delle condizioni salariali tra azienda e azienda e rafforzamento del legame tra lavoratore e impresa.
Invece di elevare il salario generale della classe, il welfare aziendale differenzia i proletari e li lega sempre più strettamente alle sorti della singola impresa.
Dal punto di vista comunista la rivendicazione generale non è la crescita del welfare aziendale, ma la crescita del salario monetario diretto e uniforme.
Contro i ticket restaurant e l’inganno del pseudo salario
Lo stesso ragionamento vale per i buoni pasto, i premi individuali, i benefit e tutte le forme di salario mascherato. La questione non è morale ma politica.
Ogni quota di retribuzione legata all’azienda aumenta la dipendenza del lavoratore dall’impresa e riduce la trasparenza del rapporto salariale. Il comunista non rivendica ticket più alti. Rivendica salari pieni. Ne denuncia il carattere truffaldino. In generale non rivendica premi individuali. Rivendica aumenti uguali per tutti.
Difesa del salario differito
Anche la questione della sanità mostra chiaramente la differenza tra approccio corporativo e approccio di classe. La sanità aziendale e le polizze private tendono a dividere i lavoratori in categorie differenti.
La difesa della sanità pubblica agisce invece su un terreno comune all’intera classe lavoratrice. La stessa logica può essere applicata alla previdenza pubblica, e all’istruzione gratuita.
Si tratta di terreni che superano immediatamente la dimensione aziendale e investono milioni di proletari.
Riduzione dell’orario di lavoro
Tra le rivendicazioni storiche del movimento operaio, la riduzione dell’orario di lavoro mantiene una particolare importanza.
L’aumento salariale migliora le condizioni immediate del lavoratore. La riduzione dell’orario colpisce invece direttamente l’organizzazione dello sfruttamento capitalistico.
Essa interessa l’intera classe; riduce il tempo di lavoro ceduto al capitale; favorisce l’ingresso di nuova forza lavoro; contrasta l’intensificazione dello sfruttamento.
Per questa ragione rappresenta una rivendicazione fortemente unificante.
Contro gli straordinari
Nello stesso modo il comunista mantiene una posizione critica verso l’uso sistematico dello straordinario.
Dal punto di vista individuale esso può apparire vantaggioso.
Dal punto di vista generale produce effetti opposti: aumenta la dipendenza dal lavoro salariato; rafforza i ritmi produttivi; riduce la necessità di nuove assunzioni; divide occupati e disoccupati. Tendenzialmente lo straordinario riduce il salario reale, il piccolo beneficio a fine mese viene presto eroso dall’inflazione quindi si lavora di più a parità di salario reale.
Per questo la battaglia storica del movimento operaio non è mai stata per lavorare di più, ma per lavorare meno.
Favorire organismi territoriali e interaziendali
L’obiettivo più importante rimane tuttavia il superamento dei limiti aziendali.
La fabbrica e l’azienda rappresentano infatti la forma attraverso cui il capitale divide materialmente la forza lavoro. Ogni lotta deve collegare lavoratori di aziende diverse, settori diversi, territori diversi: questa è l’unica strada che passo dopo passo sostituisce l’isolamento corporativo.
Naturalmente tali organismi non possono essere creati artificialmente. Come insegna il materialismo, essi sorgono soltanto quando il movimento reale della classe li rende necessari. Ma il comunista ne favorisce sempre la spinta materiale.
In questo modo il militante comunista non smette di operare sul terreno immediato della lotta economica, ma cerca continuamente di orientarlo verso forme sempre più ampie di solidarietà e organizzazione di classe, preparando le condizioni future per la ricomposizione del proletariato su un terreno che vada oltre gli angusti limiti del corporativismo.
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