Giornate capitalistiche : il vento della scissione che minaccia la grande famiglia del PD

”Ogni volta che è tolto agli uomini il combattere per necessità, essi combattono per ambizione, la quale è tanto potente nei loro petti che mai, a qualunque grado salgano, li abbandona” 

Machiavelli

 

 

Nel luglio 2015 abbiamo dedicato qualche riga ai problemi interni al PD. All’epoca si verificò una piccola scissione a ‘sinistra’, il cui peso specifico nei successivi eventi della politica nazionale è di difficile valutazione. In realtà, lungi da essere seriamente minacciato da eventuali dinamiche interne al suo partito, il capo dell’esecutivo (Renzi) ha risentito del normale logorio di immagine a cui sono esposti tutti gli amministratori politici del sistema. Non potendo elargire al popolo ‘pane e pesci’, se non in misura mirata e limitata, mentre si è costretti a decidere tagli alla spesa pubblica e aumenti fiscali, un governo e il suo premier perdono smalto e appeal. Abbiamo analizzato nel mese di dicembre le principali ragioni della sconfitta referendaria di Renzi, e i motivi delle successive dimissioni. I dati economici negativi (aumento del debito pubblico e della pressione fiscale) sono una delle cause principali della disaffezione verso la politica renziana (tuttavia nell’agosto 2016 ricordavamo che questi aumenti sono funzionali alla valorizzazione del capitale finanziario). Dunque il buon Renzi non ha trasgredito nessun dogma capitalistico, il suo punto debole, a nostro avviso, è stato solo l’inevitabile appannamento di immagine indotto dal tempo e dal feedback negativo dei provvedimenti messi in opera per il bene del sistema economico capitalistico. Dopo le dimissioni di Renzi è toccato a Gentiloni proseguire sulla strada delle riforme necessarie alla conservazione dell’attuale modello di organizzazione economico-sociale. Un compito non proprio semplice quando devi garantire delle ‘riforme’ per consentire una adeguata valorizzazione del capitale in una situazione economica di caduta del saggio di profitto, e di miseria crescente. La buona volontà e la professionalità, anche quelle del migliore timoniere politico, sono messe a dura prova di fronte alla legge della miseria crescente e della caduta del saggio di profitto. Gli attuali scissionisti del PD si muovono su un apparente terreno di critica da ‘sinistra’ alla maggioranza che governa il partito. Evidentemente essi pensano di potere occupare uno spazio politico nuovo, in vista delle prossime elezioni, uno spazio aperto dal grado di scontento sociale prodotto dal combinato di processi economici capitalistici e correlate politiche governative. Una mossa politica (quella dei critici) che scommette sull’incapacità, o meglio sul deficit di credibilità dell’attuale maggioranza del partito nell’impostare una campagna politica sugli stessi temi di ‘sinistra’, attenti al sociale, verso cui intendono orientarsi i critici di Renzi. Bisognerà verificare il grado di consenso delle due proposte politiche, anche alla luce della prevedibile maggiore potenza mediatica della squadra renziana. Probabilmente anche i cosiddetti poteri forti (economico-finanziari) avranno qualche reticenza nel cambiare un cavallo vincente (Renzi), forte del suo bottino di riforme, per l’alternativa di un possibile salto nel buio con i critici del leader. I maggiori quotidiani nazionali descrivono con toni negativi la tempesta scissionista, parlando di assenza di motivazioni politiche serie e profonde nei vari attori coinvolti. Sembra quasi che chi scrive queste cose non si renda conto che la politica (in questo tipo di società) deve fare i conti con le esigenze del capitale, in primo luogo, e in funzione di questo scopo, secondariamente, fare da collettore dell’ambizione di singole personalità, che così potranno essere utilizzate come funzionari politici del capitale. Secondo la pura logica del marketing politico andrebbe calcolata la maggiore o minore capacità, di una certa forza, di captare il consenso dei ‘cittadini’ intorno a un ‘programma’, attento ai temi sociali e ai problemi della crescita e del contenimento della spesa (al di là della inconciliabilità pratica delle prime due parti di questo programma con il contenimento della spesa). Il PD parte svantaggiato dalla permanenza al governo, e inoltre deve affrontare dei rivali politici che da anni battono sui temi ‘sociali’ su cui ora dovrebbe svolgersi la futura campagna elettorale. Questa condizione di svantaggio coinvolge sia la maggioranza sia la minoranza del partito. Si prospettano dunque tempi duri per le fortune politiche del partito democratico (o per chi ne esce), a dispetto o proprio in ragione delle tante riforme realizzate. Negli anni sessanta, di fronte a una imprevista debacle elettorale, un noto esponente del partito socialdemocratico individuò nel destino cinico e baro l’origine della sconfitta. Non vogliamo fare i profeti di sventura per nessuna delle compagnie politico-parlamentari esistenti sulla scena italiana, tuttavia visto che non è possibile che tutte cantino vittoria dopo il voto, allora, in mancanza di fantasia, di tempo, di risorse di immaginazione, suggeriamo di attribuire al destino cinico e baro la causa di eventuali sconfitte. In fondo si tratta solo di un gioco scenografico, diciamo un alternanza fra gli amministratori in carica logorati dal nobile impegno al servizio del bene pubblico, e i candidati alla loro sostituzione. Le prossime elezioni probabilmente solleveranno dai gravosi impegni di governo, e dal distruttivo superlavoro parlamentare, alcuni membri delle compagnie politiche in apparente agone, indirizzandoli (al pari di novelli Cincinnato), verso la meritata pensione, verso la giusta cura degli affetti familiari, della casa, dell’eventuale giardino, delle piante e dei fiori. L’ambizione del singolo svolge una funzione importante, anche se non fondamentale, nella costruzione di un impalcatura politico-amministrativa al servizio dell’organizzazione socio-economica capitalistica. Questa ambizione (ma possiamo anche chiamarla spirito di servizio, altruismo, volontà di realizzare un programma), si scontra ad un certo punto con il logorio e l’appannamento conseguenziali all’attività di governo e alle correlate misure impopolari, e quindi viene tristemente ridimensionata (l’ambizione) dagli effetti prodotti dalle cause stesse che le avevano spalancato le porte del potere (di servire una certa organizzazione socio-economica ).

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