Giornate capitalistiche: Ancora manifestazioni contro l’alternanza scuola lavoro

Ancora manifestazioni contro l’alternanza scuola lavoro

Oggi, 24 novembre 2017, si è svolta la terza manifestazione nazionale (nell’arco di tempo di 40 giorni), di una parte degli studenti della scuola media superiore, sono inoltre da registrare le occupazioni di alcuni istituti scolastici. Il disagio che si nasconde dietro queste azioni nasce dall’attuale normativa in materia di alternanza scuola-lavoro, che prevede per lo studente lo svolgimento di 400 ore di ASL nel triennio finale, per poter completare il percorso di studi con il relativo esame di stato. In concomitanza con le manifestazioni degli studenti delle scuole medie superiori, sono in agitazione, negli atenei, docenti e ricercatori precari. I lavoratori precari

dell’università affermano che i fondi previsti nell’attuale Legge di stabilità non riescono a garantire il diritto allo studio, inoltre rilevano che il numero chiuso blocca sempre di più l’accesso ai corsi di laurea. Gli studenti delle scuole medie superiori, o almeno alcune organizzazioni che ad essi fanno riferimento, chiedono uno statuto degli studenti aggiornato in base alla tematica dell’ASL: quindi in grado di garantire un percorso di tirocinio qualitativamente adeguato alle esigenze formative previste dal corso di studi specifico. Qualche sindacato nazionale di peso giunge ad affermare che l’ASL non dovrebbe essere obbligatoria, né tanto-meno materia curriculare.

Questo è lo stato dell’arte, seppure sinteticamente espresso. Ora proviamo a fare qualche ragionamento sulle dinamiche economiche che sottintendono le mosse dell’attuale maggioranza parlamentare, maggioranza che ha votato la riforma della buona scuola (al cui centro troviamo il conferimento di maggiori competenze discrezionali ai presidi, e l’obbligo dell’alternanza scuola-lavoro).

La caduta tendenziale (storica) del saggio medio di profitto, che si manifesta dentro la cornice dell’economia capitalistica, viene sempre contrastata da alcune controtendenze, che entro un certo arco di tempo possono risultare efficaci per rallentare la tendenza principale alla caduta del saggio di profitto (almeno fino a quando il calo non diventa così potente da poter essere contrastato solo dalla distruzione massiccia del capitale costante e della forza-lavoro in eccesso, prodotte peraltro dal ciclo forsennato di accumulazione/valorizzazione del capitale). Il sovrappiù di capitale costante, merci e forza-lavoro viene distrutto normalmente in vari modi (guerre, fame, malattia, deperimento dei macchinari a causa dell’inutilizzo, estinzione anticipata della vita umana a causa della nocività dell’organizzazione capitalistica del lavoro,e più in generale del sistema capitalistico …). In sostanza si tratta di una distruzione rigeneratrice funzionale alla ripresa del ciclo di valorizzazione del capitale, distruzione che fa da sfondo permanente al sistema, e che in certe fasi può raggiungere dei picchi parossistici.

Tuttavia nella situazione contemporanea non assistiamo ancora alle immani distruzioni che furono provocate dalle due ultime guerre mondiali, mentre è rilevabile, viceversa, un certo numero di guerre locali, asimmetriche, che avvengono spesso su procura e mandato dei due maggiori blocchi militari-industriali capitalistici. Insieme a queste guerre ‘minori’ il morente organismo capitalistico ricorre anche al rimedio delle tradizionali controtendenze alla caduta del saggio di profitto, ad esempio l’aumento del grado di sfruttamento/parassitismo delle energie lavorative umane ( alias forza-lavoro) attraverso l’aumento della produttività del lavoro (plus-valore relativo) o l’aumento del tempo di lavoro a parità retributiva (plus-lavoro assoluto).

In fondo che cosa sono l’innalzamento dell’età pensionabile, e l’alternanza scuola-lavoro, se non un temporaneo rimedio (plus-lavoro assoluto) al tarlo storico della caduta tendenziale del saggio medio di profitto?

Le organizzazioni studentesche, i comitati dei precari dell’università, i sindacati, possono essere sicuri che dentro il recinto dell’attuale ‘modello di sviluppo’ nessuna delle loro richieste otterrà soddisfazione duratura. Perché per il capitalismo è semplicemente una questione di sopravvivenza precarizzare e gratuitificare le energie del lavoro umano, al fine di garantire il parassitismo della minoranza sociale borghese, che per ora conduce il balletto della storia.

Forse bisognerebbe iniziare a rimettere in discussione non solo certi stratagemmi impiegati dalla borghesia per rallentare la caduta del saggio di profitto ( precarizzazione  e gratuitificazione del lavoro), ma il fatto stesso che una minoranza parassitaria continui ad avere il monopolio dell’economia. 

 

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