Report

Report riunione internazionale.

Si è svolta in modalità telematica la riunione dedicata alla discussione intorno ai compiti di Partito di fronte all’attività sindacale. Hanno partecipato compagni e delegati sindacali. In preparazione a tale riunione sono stati proposti testi della sinistra marxista che trovate pubblicati sul sito: 1) Dizionarietto dei chiodi revisionisti: Attivismo; 2) Falsa risorsa dell’attivismo; 3) Il Partito di fronte alla questione sindacale.

Nei limiti delle risorse disponibili i comunisti non disdegnano il contatto con la classe, il lavoro di propaganda e proselitismo all’interno delle organizzazioni economiche del proletariato perché non c’è contraddizione tra l’attività immediata per risultati contingenti e la più generale preparazione rivoluzionaria.

Questo difficile compito viene svolto in una fase controrivoluzionaria, che dura da decenni e che ha quasi annullato la capacità del proletariato di organizzarsi e di lottare. La borghesia esercita il suo dominio di classe attraverso le direzioni dei sindacati di regime e la loro capacità di ingabbiare le lotte o renderle assolutamente inefficaci. Nei sindacati di base i lavoratori hanno visto un’alternativa alle continue sconfitte subite ma si trovano di fronte ai limiti che tali organismi non possono superare: le compatibilità del sistema capitalistico.

Solo nella sua forza la classe proletaria troverà la capacità di invertire completamente la rotta e, sospinta deterministicamente dalle condizioni materiali, troverà le forme di organizzazione più adeguate per assurgere a classe rivoluzionaria e solo grazie all’influenza determinante delle avanguardie di Partito si legherà al programma rivoluzionario nella lotta per la propria emancipazione.

Di seguito pubblichiamo due brevi testi che hanno introdotto la discussione.

Lotta economica e lotta politica.

Principi

Abbiamo appreso dal marxismo che il proletariato, sia occupato che disoccupato, agisce sul terreno della lotta immediata prima di prendere coscienza della necessità della rivoluzione cioè del superamento del sistema capitalistico di produzione, attraverso l’abbattimento dello Stato borghese e l’instaurazione della dittatura del proletariato, con la fine del lavoro salariato e del mercantilismo.

Le grandi masse proletarie sono deterministicamente costrette a lottare e lo fanno sulla spinta delle condizioni oggettive in cui sono costrette a vivere, cioè vendendo la propria forza lavoro al capitale. Solo nel Partito, nelle avanguardie comuniste, la coscienza precede l’azione e conosce gli obiettivi immediati, intermedi e finali della lotta per il potere ed è la coscienza lo strumento, che consente loro non di fare o suscitare le rivoluzioni ma di dirigerle. Compito del Partito (dei comunisti) è portare le avanguardie di lotta dal terreno delle lotte immediate a quello della lotta generale al sistema, non respingendo quindi l’attiva partecipazione all’azione immediata, nei limiti delle contingenti possibilità. Nel Partito non sono in contraddizione tra loro l’attività immediata per risultati contingenti e la più generale preparazione rivoluzionaria. E’ quindi parte integrante del lavoro di Partito la partecipazione e l’attività di proselitismo e propaganda in tutte le organizzazioni economiche dei proletari.

Il sindacato operaio non è uno strumento di per sé rivoluzionario ma può divenire un formidabile strumento di preparazione della rivoluzione nel momento in cui il Partito ne influenza in maniera preponderante le masse proletarie che vi aderiscono e ne conquista le avanguardie di lotta al programma della rivoluzione. Tuttavia l’influenza dei comunisti nelle organizzazioni economiche della classe è determinante anche per il conseguimento dei vantaggi economici immediati.

La partecipazione dei proletari alle organizzazioni di massa economiche è la palestra dove i proletari esercitano la solidarietà di classe, si allenano alla lotta, all’uso dei metodi e degli strumenti organizzativi utili a perseguire il loro fine ultimo, l’abolizione del lavoro salariato.

Oggi.

Le lotte proletarie, nei Paesi a più vecchio sviluppo capitalistico, presentano un carattere sporadico, settoriale e corporativo. A tal proposito si possono fare alcuni esempi recenti: lotte contro le chiusure di importanti stabilimenti in Spagna e in Italia (Nissan, Arcelor-Mittal, WHIRPOOL), lotte in diversi paesi europei contro le condizioni di lavoro in presenza della pandemia da COVID-19.

Mentre nei paesi a sviluppo capitalistico più recente si manifestano lotte proletarie estese, che coinvolgono una gran parte del proletariato (es.: scioperi in Cina nei distretti industriali, in Turchia con gli scioperi dei metalmeccanici e dei minatori, sciopero generale di alcuni giorni fa in India, al quale hanno partecipato 200 milioni di lavoratori).

Tutte le lotte economiche, da troppi decenni, risentono pesantemente dello schiacciante condizionamento dell’opportunismo che si esprime nelle direzioni centrali dei sindacati istituzionali e sovvenzionati dallo Stato. L’attuale fase storica controrivoluzionaria si manifesta anche, ma non solo, nella capacità di tali sindacati di tenere la classe operaia ingabbiata e priva di prospettive, sprecando le energie dei proletari nel perseguire obiettivi parziali e con metodi inefficaci.

Nei limiti delle risorse disponibili, i comunisti ritengono loro compito partecipare attivamente alle lotte evidenziando le caratteristiche che permettono alle stesse di estendersi e affasciare le diverse categorie, aziende, territori, denunciando l’articolazione (frammentazione) delle lotte, rivendicandone l’estensione e unificazione.

Per quanto riguarda gli obiettivi è necessario orientare la classe verso obiettivi di carattere generale:

  • aumenti salariali maggiori per le categorie peggio retribuite
  • riduzione massiccia del tempo di lavoro
  • abolizione dello straordinario, dei premi e degli incentivi alla produttività come pure l’abolizione dei cottimi
  • salario pieno ai disoccupati.

E’ necessario tenere conto di qualsiasi lotta, anche quella che si svolge con obiettivi angusti e con rivendicazioni minori non rinunciando mai alla denuncia di questi limiti e al proclamazione e propaganda degli obiettivi transitori e finali del movimento proletario.

E’ compito dei comunisti portare gli operai a comprendere che anche le parziali vittorie hanno carattere temporaneo e che è impossibile per la classe proletaria emanciparsi dallo sfruttamento se non lottando per il suo fine ultimo, l’abolizione del lavoro salariato.

Sindacati di base

La lotta proletaria riprenderà senza schemi prevedibili. L’uscita dall’abisso di decenni di controrivoluzione avverrà attraverso tentativi di riscossa contro l’infame prassi opportunista. In questi anni, la costituzione di sindacati di base, sindacati combattivi alternativi alle centrali sindacali istituzionali è stato un segnale di questa necessità di riscossa. E’ certo che una ripresa delle lotte porterà alla formazione di organismi diversi, comitati di sciopero, gruppi di sostegno, organizzazioni territoriali ecc.: queste forme spontanee di organizzazione sono e saranno la reazione della classe all’impotenza in cui le ha gettate la prassi opportunista e borghese dei sindacati istituzionali.

In questi anni abbiamo assistito e assisteremo, anche in futuro, al generoso tentativo dei proletari di ricercare la via della controffensiva ma, come abbiamo più volte ribadito e verificato in questi ultimi decenni, questi tentativi (la costruzione di nuovi sindacati) hanno il limite di non produrre i risultati sperati, se la classe non troverà, nella sua forza, la via per invertire completamente la rotta politica.

A differenza dei sindacati di regime, il cui compito è di conservare il potere della classe dominante, i sindacati combattivi o sindacati di base, sorti al di fuori della cappa di controllo dei sindacati di regime, sono forme di organizzazione orientate realmente alla difesa delle condizioni di vita dei propri associati rimanendo tuttavia la loro azione dentro ai limiti imposti dalle compatibilità economiche di sistema. In essi può presentarsi per i comunisti più agevole l’azione di contatto con la classe, di propaganda e proselitismo.

E’ tuttavia da tenere presente il tentativo da parte dello Stato di inglobare anche queste strutture all’interno del suo apparato attraverso l’obbligo di sottostare a codici e normative indispensabili al loro riconoscimento come controparte nella contrattazione.

Solo i rapporti di forza favorevoli alla classe proletaria, ottenuti con le lotte generalizzate in campo economico, darà la garanzia di fatto (non il riconoscimento da parte dello Stato borghese) di agibilità alle strutture autonome di organizzazione della classe stessa.

Rappresentanti delegati

Un terreno che offre un utile saldatura tra lavoro di partito e azione sindacale è quello svolto dai compagni che sono designati dai lavoratori come delegati di reparto e simili. E’ vero che questi compagni sono esposti al rischio di lasciarsi intrappolare in una prassi minimalista e corporativa. Ma è pur vero anche che, in presenza di una fase di lotta che abbia determinato rapporti di forza favorevoli alla classe operaia, sia lecito, per i comunisti, esercitare l’azione di penetrazione in un organismo immediato, anche periferico, nel quadro di un’impostazione programmatica e politica generale rigorosa. Questa situazione offre ai militanti comunisti l’opportunità dell’organizzazione di frequenti assemblee operaie, l’estensione delle lotte nel tempo e nello spazio, la denuncia dei tentativi consociativi delle centrali sindacali ed infine, quando giungessero provvedimenti di defenestrazione (espulsione) da parte delle direzioni sindacali, questi provvedimenti non dovrebbero essere accettati passivamente ma correrebbe l’obbligo di denunciare che i soli ad avere tale autorità sono i lavoratori stessi in nome dei quali i delegati agiscono e per conto dei quali esercitano la difesa ad oltranza degli interessi di classe.

Obiettivi

Nelle lotte economiche è di fondamentale importanza l’individuazione di obiettivi il cui perseguimento faccia fare passi in avanti all’azione diretta del proletariato. E’ necessario quindi denunciare lo spreco di energie proletarie e il carattere controrivoluzionario delle lotte su obiettivi sbagliati (corporativi o votati al fallimento)

L’esempio più illuminante è l’esperienza della lotta dei minatori inglesi negli anni 80. Essi, anziché rivendicare il salario pieno e garantito, si sono battuti per il diritto al lavoro, allo “sfruttamento”, rivendicando invano il mantenimento in esercizio delle vecchie e insalubri miniere di carbone, anche quando era evidente che nessun capitalista avrebbe investito in un’attività divenuta antieconomica. Una situazione simile si sta presentando a Taranto, nella vecchia acciaieria Arcelor-Mittal dove si rivendica il lavoro in cambio della salute dei lavoratori e dell’intera città. Ieri come oggi per il capitale la vita degli operai non esiste e ciò è ancora più evidente in questo periodo di pandemia: prima il lavoro e il profitto poi la salute.

QUESTIONE SINDACALE

La riunione sulla questione sindacale si impone oggi per due ragioni, la prima è “positiva”: le condizioni imposte dalla crisi economica del capitalismo alle larghe masse sono ormai tali che le rivendicazioni economiche immediate divengono drammaticamente urgenti e vitali, ed esigono per essere efficaci un carattere di classe. In questo senso, secondo la formula di Marx e di Lenin, che assume particolare rilievo oggi che le masse sono state fuorviate dalla prassi della lotta di classe, l’attività rivendicativa sindacale può essere la “scuola “tutt’altro che intellettuale del socialismo.

La seconda ragione è “negativa”, ma altrettanto fondamentale. Essa indica i limiti delle azioni rivendicative immediate. Di per se stesso il sindacalismo è impotente a superare il quadro capitalista e non può dunque condurre all‘abbattimento del capitalismo, con la rivoluzione attraverso il partito e alla società Comunista. Può solo servire da trampolino alla più ampia e radicale azione rivoluzionaria.

La forma organizzativa sindacato è non meno, bensì più di ogni altra accessibile alla deviazione della lotta di classe e della azione rivoluzionaria…. La soluzione non sta nello scegliere l’una o l’altra delle tessiture organizzative. Decisivo è che mai i sindacati possono sormontare il capitalismo senza il partito la sua politica e il suo programma sociale del comunismo.  Il Partito rappresenta la classe proletaria in quanto ne detiene il ruolo storico rivoluzionario di spezzare l’apparato produttivo borghese.

Nello schieramento delle forze operaie il Partito è indispensabile e se esso manca o perde forza rivoluzionaria il movimento sindacale non può che ridursi all’ambito di una collaborazione col sistema borghese; ma dove le situazioni maturano e l’avanguardia proletaria è forte e decisa anche il sindacato passa da organo di conquiste parziali a organo di battaglie rivoluzionarie e la strategia della conquista  del potere politico trova la sua base nell’influenza del partito, eventualmente anche minoritaria, negli organismi sindacali, attraverso i quali si può chiamare le masse agli scioperi generali e alle grandi lotte.

Oggi i sindacati si raggruppano in congressi e consigli che nessun legame possono provare di avere con la classe operaia e che mostrano con evidenza di essere messi su’ con l’avvallo dì gruppi di partiti o addirittura di governi.  L’ampiezza stessa della controrivoluzione mostra che il problema da risolvere non è in quella o questa forma di organizzazione-sindacati coordinamenti, consigli, ecc. – ma nel rapporto di forza e nel contenuto di classe delle rivendicazioni, dello scopo e dei modi dell’organizzazione. Dopo un rinculo tanto inaudito del movimento operaio a livello internazionale, salta agli occhi di tutti che vanamente si cercherebbe il rimedio alla disfatta e la panacea per la vittoria in forme più o meno efficaci di organizzazione o addirittura in forme inedite.

L’ “originalità “ della nostra posizione è che dalla nascita del capitalismo e dalla proclamazione del Manifesto de 1848 ,le caratteristiche della lotta, delle rivendicazioni, degli scopi e dei mezzi per giungervi non sono mutate si che si debba ricorrere a nuove forme organizzative di lotta -articolate, a singhiozzo, scioperi bianchi, a ore…- quanto occorre è di sostituire all’andazzo di compromesso e di collusione col capitale e il suo Stato l’opposizione di classe che spinge al combattimento. È dall’antagonismo di classe e non dalla forma dei raggruppamenti che nasce la lotta per i veri interessi classisti. Questa è l’unica soluzione e dopo il 1848, mutata è solo l’intensità e l’ampiezza della battaglia da condurre prendendo in considerazione che il capitale è sempre più concentrato e centralizzato.

La nostra corrente ha dimostrato di non avere il feticismo dell’organizzazione dal momento che non disdegniamo di utilizzare la leva sindacale, anche se, alla fine di un lungo periodo di prosperità, in Occidente, e di generale rinculo del movimento operaio, i sindacati sono al servizio della borghesia e addirittura integrati più o meno apertamente nell’apparato statale.

La fase imperialista e senile non ha cambiato la natura del capitalismo, della classe operaia, del Partito più di quanto non lo abbia fatto per i sindacati. Tutte le critiche rivolte tanto ai sindacati e agli altri organismi economici quanto alla prassi opportunista nelle lotte rivendicative, non hanno senso che nella prospettiva futura di una battaglia in cui gli elementi rivoluzionari prevalgono alla fine in seno alle organizzazioni economiche.

Il principio è dunque: senza organismi operai intermedi tra partito e classe non vi è possibilità rivoluzionaria. Il partito non abbandona tali organismi per il solo fatto di esservi minoranza. TANTO MENO SOTTOPONE I SUOI PRINCIPI E DIRETTIVE AL VOLERE DI QUELLE MAGGIORANZE SOTTO PRETESTO CHE SIANO “OPERAIE”. Ciò è valso anche per i Soviet nel 1917.

Non è evidentemente per tattica o peggio per principio che la nostra attività nelle organizzazioni economiche è stata più che modesta in un rapporto di forza totalmente sfavorevole, con la prosperità crescente del capitalismo, la propaganda e la manipolazione dei sindacalisti di professione hanno avuto facile gioco. Le rare forze rivoluzionarie sopravvissute alla degenerazione della III Internazionale e alla sconfitta della rivoluzione russa, dalle quali, noi stessi di Schio proveniamo, rappresentavano meno di una goccia d’acqua nell’oceano inquinato.

Dicembre 2020

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