L’immagine e il potere (Capitolo quinto: immagini riflesse – conclusioni)

 

Capitolo quinto: immagini riflesse (conclusioni)

Una linea di pensiero che trova il suo precursore maggiore in Michel Foucault, pone grande attenzione all’analisi del potere come generica capacità di vedere e di sapere. Se non separiamo queste due capacità dalla capacità fondamentale di controllare i processi materiali, economici, di produzione dei beni e dei servizi indispensabili alla riproduzione biologica, allora avremo un quadro realistico della simbiosi funzionale delle tre capacità, che potremmo pure definire capacità di dominazione. In se stessa questa simbiosi non è negativa, essa diventa negativa quando il controllo dell’economia e della sfera del sapere, si trasforma nella prerogativa di una classe sociale parassitaria, anacronisticamente legata alla conservazione di se stessa. Un cadavere che ancora cammina, eppure in grado di vedere, sapere, e controllare i processi economici, in grado di affrontare (per usare la terminologia di Machiavelli)  le ‘rivolte/ingiurie’ dei popoli, e le ‘sedizioni’ dei soldati e dei potenti.  Nel corso del presente lavoro abbiamo riassunto l’equazione del potere suggerita da Machiavelli: controllo dei fattori popolo, potenti e soldati uguale conservazione del potere esistente. Tale equazione è tipica delle società divise in classi, mentre la simbiosi funzionale fra capacità di vedere, sapere e controllare i processi economici pure entrando nel novero delle proprietà/dotazioni indispensabili di una classe dominante, non è un aspetto tipico del dominio di classe. Il controllo generico dei processi economici è presente anche nelle società di condivisione non ancora divise in classi, quello che caratterizza invece la società capitalistica è il controllo dei processi economici al fine di estrarre plus-lavoro/plusvalore dal lavoro umano, per valorizzare il capitale investito nel processo produttivo in un modo tendenzialmente illimitato (e al servizio del parassitismo di una minoranza di borghesi).

Abbiamo iniziato l’attuale ricerca, ricordando che nelle società di condivisione erano presenti manufatti artistici, statuine, medaglie, o anche reliquie, la cui funzione sociale era di natura antitetica a quella che questi stessi oggetti hanno rivestito nelle successive formazioni sociali. 

Nella parte finale del capitolo quarto abbiamo riportato le righe scritte da Machiavelli sugli imperatori deposti o uccisi da rivolte di popolo, congiure di potenti, o colpi di mano militari. Abbiamo poi sottolineato come nel discorso di Machiavelli sia presente la figura della fortuna, che per quanto assimilata dall’autore al caso o alla cieca potenza di un destino insondabile, in realtà è il riconoscimento (di fatto) di una dimensione storico-oggettiva da cui l’azione ”sovrana’ del principe, per quanto ispirata alla doppia virtù del lione e della volpe, non può prescindere, o meglio non può rendersi totalmente indipendente. In fondo, quando in ”Dialogato con i morti’ si ricorda che il partito è prodotto e al contempo fattore di storia, non si fa altro che riconoscere questa realtà di fatto.

Nella caduta di alcuni imperatori, ma generalmente nella caduta di un determinato assetto di potere, l’immagine del potere, la sua rappresentazione, viene capovolta, e al suo posto si afferma il riflesso contenuto nello sguardo dei soggetti che, fino ad allora, erano scrutati dallo sguardo del potere.

L’immagine riflessa del potere, contenuta negli occhi di chi era privo di potere, si afferma come rappresentazione sostitutiva della precedente rappresentazione.

Nella società contemporanea, il grado zero raggiunto dalla relazione fra lo sviluppo attuale delle forze produttive e i rapporti di produzione capitalistici, ovvero la insostenibilità di tali rapporti di produzione, causa di disoccupazione, miseria crescente e guerre, determina un perdurante movimento di svelamento delle maschere/immagini utilizzate dal potere, tuttavia da un altro lato, la residua energia di dominazione della classe borghese, impiegando lo strumento statale, e la sua capacità di violenza latente/cinetica, riesce a neutralizzare sia le ‘congiure’ dei popoli, sia (in parte) il movimento di svelamento delle maschere/immagini utilizzate dal potere. In questo processo gioca un ruolo fondamentale la metamorfosi del pensiero e dell’azione del proletariato, indotta dalla sconfitta dei vari tentativi storici di oltrepassare i rapporti di produzione capitalistici (comune di Parigi, rivoluzione di ottobre), e l’inglobamento conseguente delle organizzazioni operaie nella logica di conservazione/durata del sistema.

Quindi, come sempre, sono le sconfitte pratiche subite nel corso della lotta di classe dal proletariato, e dal suo organo energetico (il partito formale che si muove sulla dorsale del partito storico), a determinare il successivo esito degli eventi storici controrivoluzionari. Le vicende storiche non sono il risultato del cieco caso, per quanto un fattore di imponderabilità non possa mai essere escluso nella tessitura dell’ordito, che è l’antico nome dato dai greci al dipanarsi e intrecciarsi degli eventi, lo strumento del materialismo storico (a patto di saperlo maneggiare) ci consente un grado di approssimazione conoscitiva della realtà, adeguato alle esigenze della lotta di classe.

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